Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia invade ogni angolo della nostra vita e della nostra quotidianità. Dispositivi IoT e Intelligenza Artificiale sono ormai una presenza costante all’interno delle nostre case e, con l’inesorabile espansione dei grandi centri urbani, diventano fondamentali anche per la gestione delle città stesse.
Come sottolinea il Corriere della Sera, infatti, entro il 2050 la popolazione passerà da 8 a 9,5 miliardi di persone, grazie soprattutto all’enorme crescita demografica che sta interessando e che interesserà i paesi in via di sviluppo. Secondo le previsioni de Il Sole 24 Ore quasi il 70% della popolazione si sposterà nei centri urbani dando luogo a delle vere e proprie megalopoli, soprattutto in Africa dove le città ospiteranno 950 milioni di cittadini in più rispetto a quelli odierni.
Le tecnologie, dunque, diventeranno sempre più importanti per gestire una situazione simile e controllare gli effetti che una tale concentrazione di persone potrà avere su tutto ciò che ci circonda. È proprio qui che si inserisce il concetto di Smart City.

 

La Smart City: cos’è e cosa comporta nella vita di tutti i giorni

La Treccani definisce la Smart City come “l’insieme delle strategie di pianificazione urbanistica correlate all’innovazione e in particolare alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie della comunicazione per migliorare la qualità della vita dei cittadini”.
In altre parole, come suggerisce Economy Up, la Smart City è una Città Intelligente che sfrutta sensori e high tech per garantire la sostenibilità economica ed essere autosufficiente a livello energetico, cercando allo stesso tempo di permettere a tutti i cittadini uno stile di vita eccellente e di venire incontro ad ogni tipo di bisogno. Trasporti, rifiuti, illuminazione, mobilità, sicurezza e manutenzione pubblica sono solo alcune delle aree che, nelle odierne e future Smart City, verranno favorite dalle nuove tecnologie dell’Internet of Things e dall’AI.
Come sottolinea Laura Baronchelli la Smart City è una città in cui il capitale infrastrutturale, il capitale umano, quello ambientale e quello sociale, legandosi tra loro, si potenziano a vicenda. Dare la possibilità ai cittadini di segnalare ventiquattr’ore su ventiquattro eventuali problemi grazie ad una potente rete informatica, creare edifici smart che prevedano soluzioni che vadano dallo smart parking ad una maggiore sicurezza e garantire una migliore efficienza energetica e sostenibilità ambientale permetterà ad un numero elevato di persone di lavorare, collaborare e convivere con l’ambiente in modo sicuro, partecipativo ed efficiente garantendo, allo stesso tempo, alti standard di vita. 
Sebbene possa sembrare qualcosa di futuristico e utopico, è necessario rendersi conto che tutto ciò sta avvenendo attorno a noi in maniera silenziosa e repentina: sistemi di illuminazione intelligente, contatori di energia elettrica, semafori coordinati non sono altro che il primo passo di un lungo processo che porterà le nostre città, finora parzialmente sconnesse, a diventare degli ecosistemi in grado di autogestirsi e adattarsi a diverse situazioni per migliorare la quotidianità di ogni singolo cittadino. 

Smart City e Green City: l’eco-friendly per il futuro delle città

Ricapitolando, dunque, parlare di Smart City significa ripensare allo sviluppo urbano in modo sempre più sostenibile, tenendo conto dell’ambiente, delle dinamiche economiche, sociali e culturali. Smart City è quindi sinonimo di Città Intelligente, proprio perché essa gestisce le risorse in modo differente, diventando economicamente sostenibile ma anche autosufficiente dal punto di vista energetico, soprattutto grazie a fonti rinnovabili come l’energia solare ed eolica. La Smart City, in breve, è ciò che Luciana Maci definisce come “una città che sa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale”. 
Ciò che maggiormente contraddistingue la Smart City, infine, è la sua attenzione per la qualità della vita ed i bisogni dei propri cittadini. La città, infatti, grazie alla rivoluzione smart, diventerà anche sempre più sostenibile: in essa sarà possibile produrre alimenti in maniera innovativa e praticare una mobilità fatta di bike sharing, car sharing o auto elettriche. Ne deriverà, di conseguenza, un tipo di “polis” che sarà anche molto green grazie alla sua attenzione per l’ambiente nella sua totalità. Non è un caso che negli ultimi anni si sta assistendo ad una crescente attenzione alla sostenibilità in diversi settori tra i quali, appunto, quello legato alle Città Intelligenti. 
Ogni anno, infatti, in Italia viene redatto lo Smart City Index che, nel 2020, ha rielaborato i suoi indicatori prendendo in considerazione quattro driver: sostenibilità, resilienza, accessibilità e inclusività. La classifica indica Trento come la città più sostenibile d’Italia a livello infrastrutturale, seguita da Torino, che si posiziona al secondo posto, e da Bologna, al terzo.

Nel 2020 Verona si colloca alla 35° posizione della classifica Smart City Index, ma essa ha iniziato il suo viaggio verso le Città Intelligenti nel 2016, quando l’amministrazione comunale ha riconosciuto l’importanza del tema della città come base per la crescita economica e sociale del Paese. Il Comune di Verona ha infatti stabilito di dover dare nuova manutenzione alle aree urbane e quindi di dover adottare un nuovo modello di progettazione, costruzione e visione del futuro. Proprio per questo ha deciso di avviare il progetto Verona Smart City, un progetto realizzato in collaborazione con Unionecamere Veneto, partendo dall’idea di una città capace di assolvere alla funzione di “Spazio alla Vita” attraverso il suo rapporto con il territorio. 
Già dal  2008 la città di Verona ha aderito al Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) promosso dalla Commissione Europea, che incoraggia i comuni ad un macro processo di innovazione, promuovendo misure di sostenibilità ambientale, efficienza energetica ed uso delle fonti rinnovabili. Non a caso il Patto dei Sindaci è considerato in Europa un fattore fondamentale per disegnare le basi di una Smart City. 
In seguito a questo patto, Verona si è dotata di un “Piano d’azione per l’energia sostenibile” (Paes), finalizzato a contenere le emissioni di CO2 per quanto riguarda l’illuminazione pubblica, il settore residenziale, il terziario, le attività produttive, i trasporti, il verde pubblico e così via. Tutto ciò per rendere la città non solo più smart, ma anche più green e sostenibile. 
Le Smart City non possono quindi essere considerate come un mondo a sé stante rispetto alle Green City. Possiamo al contrario dire che esse ne fanno parte, proprio grazie alla grande attenzione per l’ambiente e l’utilizzo di risorse energetiche rinnovabili che le contraddistinguono. 

Ad oggi in Italia si può parlare di una nuova pianificazione urbana che, a partire dagli anni ’70, è diventata sempre più controllata e sensibile verso il territorio con l’obiettivo di raggiungere una sostenibilità soprattutto da un punto di vista ambientale. 
Anche l’introduzione del concetto di “rigenerazione urbana”, termine con il quale si fa riferimento ad un’urbanistica green, punta a ridare capacità d’attrazione alle città con il riutilizzo e l’uso efficiente del patrimonio edilizio esistente e delle aree già urbanizzate, evitando così il consumo di nuovo suolo agricolo e naturale.
Appare quindi sempre più evidente come la salvaguardia della natura e la limitazione dello sfruttamento del suolo e delle sue risorse siano centrali, tanto che, persino l’Onu, con la sua Agenda 2030, propone molti approcci positivi rivolti alla sostenibilità delle città, ed in particolare delle Green City, dando degli obiettivi e priorità ambientali su cui focalizzarsi.
Come evidenziato nell’Agenda, serve un un approccio che rilanci con più forza le tematiche della qualità ecologica, della sostenibilità e della resilienza delle città, alla luce dei più recenti sviluppi della Green Economy (l’economia dello sviluppo sostenibile) e della Circular Economy nell’era della crisi climatica.
Sono quindi state fornite delle linee guida per le Green City che qui di seguito riportiamo:

  • puntare sulla qualità urbanistica e architettonica delle città;
  • garantire un’adeguata dotazione di infrastrutture verdi urbane e periurbane; 
  • assicurare una buona qualità dell’aria;
  • rendere più sostenibile la mobilità urbana;
  • utilizzare le risorse in modo efficiente e circolare;
  • adottare misure per contrastare il cambiamento climatico;
  • promuovere l’eco-innovazione, la Green Economy e il miglioramento della governance.

La città, però, è in primis composta da edifici, che ne costituiscono il centro nevralgico e che, in futuro, dovranno tradursi in comfort abitativo, efficienza energetica e rispetto ambientale.
In Italia sono nate molte realtà e progetti legati alle Green City ed al loro sviluppo, tra i quali possiamo citare un esempio molto noto e riconosciuto nel Belpaese, il Bosco Verticale di Milano, realizzato dall’architetto Stefano Boeri. 
Il concept del Bosco Verticale ruota attorno all’essere “una casa per alberi che ospita anche umani e volatili”, ridefinendo non solo le caratteristiche urbanistiche e tecnologiche ma anche il linguaggio architettonico e le qualità espressive del progetto. Le facciate del palazzo non sono solo superfici, ma possono essere viste come spazi tridimensionali sia per lo spessore e la funzione del verde, sia per i volumi delle piante che lo ridefiniscono sul piano estetico-temporale. L’insieme di queste soluzioni addirittura supera il concetto di “sostenibilità” nella direzione di una nuova diversità biologica: a pochi anni dalla sua costruzione, il Bosco Verticale ha dato vita a un habitat colonizzato da numerose specie di animali (tra cui circa 1.600 esemplari di uccelli e farfalle), stabilendo una ricolonizzazione vegetale e faunistica della città di Milano.

Il Bosco Verticale rappresenta solo una delle numerose opere di architettura green ed ecosostenibile che si stanno concretizzando sempre di più non solo in Italia ma anche nel mondo. A tal proposito è opportuno citare il caso della Smart Forest City, che dimostra come i concetti di Smart e Green City vadano a braccetto. Il progetto, in fase di approvazione, sarà situato appena fuori da Cancun (Messico), ed è stato disegnato con cura da Stefano Boeri in modo che la natura si trovi in perfetta armonia tra le aree verdi e l’architettura costruita. La Smart Forest City andrebbe ad occupare 500 ettari di terreno precedentemente destinati ad un centro commerciale. 
Il nucleo di Smart Forest City è nel verde con 7,5 milioni di piante, ovvero 2,3 alberi per ogni residente nell’area. Si tratta di un progetto che ha l’ambizione di cambiare il concetto tradizionale di fruizione turistica, che può diventare una vera e propria minaccia per i diversi tipi di ecosistema, cercando maggior equilibrio con la natura e l’ambiente. Smart Forest City propone l’integrazione di esperienza, innovazione e qualità ambientale, per creare una città autosufficiente, nel cibo e nell’energia, sorretta da un’economia completamente circolare e circondata da un anello di pannelli solari e campi agricoli da irrigare con le acque reflue. La volontà vorrebbe essere quella di trasformare la Smart Forest City in un centro di ricerca avanzata, con sei strutture dedicate ciascuna a uno dei principali problemi della società: area bio-sanitaria, area astrofisica e scienza planetaria, restauro della barriera corallina,  agricoltura di precisione e tecnologia rigenerativa, mobilità, ricerca sulla robotica e sull’Intelligenza Artificiale. Smart Forest City sarebbe quindi un centro specializzato per le aziende tecnologiche ed una nuova realtà che coniuga sempre di più al suo interno il green e lo smart, ponendo le basi per una nuova concezione di città e di vita quotidiana. 

Smart City

Fonte: Pexels (Peng LIU)

Smart City e tecnologie: strumenti tech per la rivoluzione urbana

Le tecnologie ICT: innovazione, comunicazione e nuove tecnologie

Le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (dall’inglese ICT, Information and Communications Technology) sono “l’insieme dei metodi e delle tecniche utilizzate nella trasmissione, ricezione ed elaborazione di dati e informazioni”. 
Le ICT sono quindi l’unione di tecnologie dell’informazione e di tecnologie della comunicazione che, fondendo differenti componenti, come la Computer Technology, le telecomunicazioni, l’elettronica, i media, hanno definito l’uso attuale di Internet e degli smartphone. 
Il compito delle ICT è quello di manipolare i dati in maniera affidabile tramite la conversione, la protezione, la trasmissione e il recupero in caso di perdita degli stessi. L’aspetto fondamentale, che riprende la vera essenza del mondo delle ICT, è l’unione, cioè l’integrazione della classica informatica, fatta di algoritmi e codici, con il resto delle discipline, quali scienze economiche, sociali e giuridiche, in modo da creare un unico percorso interdisciplinare. 
L’intero settore delle ICT si sta sviluppando in questi ultimi anni “dalle ormai tradizionali e consolidate applicazioni quali l’Automazione Industriale e la Robotica, le Telecomunicazioni, l’Informatica Gestionale, soprattutto nella Pubblica Amministrazione a tutti i livelli, la Bioingegneria e la Biomedicina, l’Ambiente e l’Energia, a tanti altri ambiti produttivi, commerciali e sociali dove la capacità di elaborazione delle informazioni può essere miniaturizzata e incorporata in un qualsiasi prodotto che acquista così una sua propria fisionomia digitale” (Alfonso Miola, Presidente del consorzio CASPUR). 
Nello specifico nuove tipologie di ICT offerte a sostegno in diversi contesti di utilizzo: big data, open data, siti web, app mobile e tecnologie di cloud computing. 
Lo sviluppo delle ICT ha consentito da un lato l’abbattimento dei confini geografici e l’ampliamento dell’offerta dei servizi e prodotti e, dall’altro, l’aumento della quantità di informazioni a disposizione dei cittadini dando vita a una nuova tipologia di utente finale, più informato, attento ed esigente. 
Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono una notevole risorsa per la sostenibilità e pongono le basi per lo sviluppo delle Smart City. Qui le ICT sono adoperate per migliorare la qualità, le prestazioni e l’interattività dei servizi urbani, per ridurre i costi e il consumo di risorse, ma soprattutto per migliorare la relazione tra i cittadini e gli operatori della città. 

Si è tenuta recentemente la conferenza sul tema Smart City, Smart Energy e ICT a Bruxelles, dove si è discusso di high tech, digital transformation e sostenibilità. 
Durante questa conferenza sono emersi tre punti focali:

  • l’ottimizzazione delle risorse in una Città Smart non compromette la qualità della vita. Le ICT sono indispensabili per l’automatizzazione dei consumi, per i controlli e per la gestione delle risorse e si ritiene necessario trarne beneficio per l’uomo e per la Terra;
  • in una Città Smart sono le telecomunicazioni a fare da protagonista creando un network di infrastrutture;
  • nascono le Green Ict, ossia “tecnologie che mirano a risolvere il problema dell’impronta ecologica direttamente alla fonte”. Attualmente le ICT consumano in Europa fino al 10% dell’energia e si prevede un raddoppiamento con il potenziamento di Internet, “per questo risulta essere necessario sviluppare strategie che ne riducano i consumi”.

Le tecnologie sono quindi la base su cui poggia tutto il sistema: un insieme di strumenti che consentono di realizzare soluzioni intelligenti a disposizione dei cittadini e delle città, come ad esempio trasporti, energia e pianificazione urbana. Inoltre l’infrastruttura per la comunicazione e la trasmissione dei dati è sicuramente ciò che rende possibile il funzionamento di tutto il processo. In un’ottica olistica, persone, industrie, impianti e dispositivi devono generare e ricevere continuamente e in tempo reale un flusso continuo di informazioni affinché avvenga la progettazione intelligente di infrastrutture ICT per fornire alla rete scalabilità e flessibilità. In assenza di queste tecnologie l’idea stessa di Smart City non potrebbe esistere. 
Questo progetto globale si può realizzare basandosi su alcuni principi fondamentali:

  • la gestione di una rete automatizzata aiuta a semplificare le reti vaste e ingombranti richieste per sostenere la Smart City. La rete, gestita come una singola entità, riduce la complessità e aumenta l’efficienza;
  • l’isolamento e la risoluzione automatica delle minacce di sicurezza include una soluzione di Software Defined Network (SDN); 
  • le reti wireless possono ridurre i costi di installazione fornendo al tempo stesso facilità di implementazione per i dispositivi IoT;
  • robustezza e scalabilità sono le caratteristiche della rete adatta per la Smart City.

Marco Conti, Direttore del Dipartimento di Ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e trasporti di Pisa, ha affermato in un’intervista: “La Città Intelligente prevede una gestione armonica dei suoi servizi (trasporti, energia, illuminazione, gestione dei rifiuti, intrattenimento, ecc) attraverso l’uso delle tecnologie ICT che forniscono un’infrastruttura logica/virtuale che controlla e coordina le infrastrutture fisiche quali, ad esempio, la rete elettrica, gli acquedotti e la rete dei trasporti urbani”. 
Utilizzare gli strumenti forniti dalle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione consente di apprendere i comportamenti e i bisogni dei cittadini allo scopo di conformare i servizi della città alle loro effettive esigenze in modo tale da diminuire gli sprechi e rendere la città più sostenibile. Contemporaneamente, l’integrazione di tecnologie sia fisiche che virtuali favorisce l’emergere di comportamenti sostenibili tra i cittadini. Tuttavia, per misurare l’impatto degli abitanti di una città è necessario disporre i professionisti di strumenti d’analisi scientifici. Riguardo a ciò, i servizi ICT hanno un ruolo fondamentale per il monitoraggio, l’elaborazione e l’ottimizzazione delle infrastrutture fisiche da controllare. 
In questo periodo storico l’utilizzo della rete ha un impatto contenuto, ma nel momento in cui le Smart City diventeranno una realtà concreta e tangibile, allora i dispositivi connessi aumenteranno sicuramente e di conseguenza anche i dati da analizzare. I Big Data saranno quindi indispensabili in quanto, come sostiene Marco Conti, essi “rappresentano un proxy del comportamento umano nella città reale e, applicando tecniche di data mining, sarà possibile estrarre dei dati informazioni sul comportamento dei cittadini, sui loro spostamenti, relazioni sociali, acquisti e, partendo da queste informazioni, sarà possibile ottimizzare i servizi delle città in funzione delle esigenze degli stessi”. 
In generale le soluzioni tradizionali non sono più sufficienti per risolvere e affrontare i problemi delle attuali reti cittadine. Per queste ragioni le infrastrutture ICT e l’ideazione di Smart City sono un valore aggiunto per le grandi area urbane e per il futuro delle città.

Internet of Things: l’high tech alla base dell’innovazione urbana

Per poter sopravvivere ed essere viste come piattaforme che consentono benessere economico, sociale e ambientale ai cittadini, le città devono quindi affermarsi come enti intelligenti. In quanto tali le Smart City utilizzano al meglio le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni per rendere i loro servizi e la loro gestione più consapevole, interattiva ed efficiente. 
Come precedentemente accennato l’Internet of Things (IoT), o Internet delle Cose, è fondamentale per lo sviluppo e l’evoluzione delle odierne e future Smart City.
L’IoT rappresenta una radicale evoluzione dell’attuale Internet in una rete onnipresente di oggetti interconnessi che non si limita a raccogliere le informazioni dagli ambienti (sensing) e ad interagire con il mondo fisico (actuation/command/control), ma utilizza anche gli standard di Internet esistenti per fornire servizi per il trasferimento di informazioni, la loro analisi e le loro applicazioni. L’IoT, dunque, sta cercando di rivoluzionare le attuali infrastrutture delle reti fisse e mobili per creare un Internet futuro completamente rinnovato. 

Le reti di sensori wireless (WSN), come braccio di rilevamento-attivazione dell’IoT, si integrano perfettamente nell’infrastruttura urbana creando una sorta di “pelle digitale” che avvolge le città stesse. Le informazioni che, grazie ad esse, vengono raccolte possono poi essere condivise tra diverse piattaforme e applicazioni per sviluppare un quadro operativo comune (COP), per mezzo del quale si cercherà di venire incontro ai bisogni della società. 
I dati, grazie alle specifiche funzionalità di rilevamento e calcolo, sono dunque raccolti e valutati in tempo reale per estrarre le informazioni, che successivamente vengono convertite in conoscenze utilizzabili. Tutto ciò potrebbe essere utilizzato per migliorare la gestione della città e dei cittadini e per raggiungere l’obiettivo prefissato: rendere la Città Intelligente. 
Secondo Mauro Bellini siamo infatti arrivati in una fase storica in cui “i dispositivi connessi in rete sono in grado di rilevare dati, selezionarli, trasmettere solo quelli necessari ai progetti dentro cui sono coinvolti, di effettuare azioni sulla base delle indicazioni ricevute e di attuare azioni in funzione di una capacità elaborativa locale”.

Sono molte le applicazioni di Smart City, all’interno dell’ambiente urbano, che possono trarre vantaggio dall’IoT. Esse possono, infatti, essere raggruppate in base all’impatto che hanno su:

  • cittadini, in cui si va a valutare il loro stato di salute e benessere; 
  • trasporti, che comprendono la mobilità urbana, la produttività e l’inquinamento ambientale; 
  • servizi, che comprendono tutte quelle infrastrutture viste con un occhio critico dalla società. 

Inoltre, sono stati identificati diversi domini applicativi specifici che potrebbero utilizzare l’infrastruttura IoT delle Città Intelligenti per intervenire, ad esempio, a livello di servizi sanitari, qualità del rumore, dell’aria e dell’acqua, pianificazione strategica, sostenibilità e utilizzo di energia, turismo, business e sicurezza della città.

Gli studiosi del centro di ricerca IoT Iran sottolineano come l’IoT, generando una grande quantità di dati, renda necessario procedere anche alla loro raccolta, alla loro elaborazione, alla loro archiviazione e, infine, alla loro visualizzazione.
Per quanto riguarda la raccolta dei dati, oltre ai paradigmi di rilevamento comuni legati ai classici sensori di piccole e grandi dimensioni, il crowdsourcing si sta affermando come un nuovo modello di rilevamento in cui le persone si assumono la responsabilità di raccogliere e condividere dati sensoriali. Questa modalità offre la possibilità di un rilevamento tempestivo e a basso costo di dati che potrebbero poi essere integrati con quelli provenienti da altre fonti. Tuttavia una caratteristica saliente e, allo stesso tempo, un lato negativo del cosiddetto “rilevamento partecipativo” è che le persone non sono obbligate a svolgere determinati compiti. Questo comporta una certa difficoltà nel garantire la qualità dei dati forniti.
Per quanto concerne l’elaborazione e archiviazione dei dati, invece, bisogna dire che l’estrazione di informazioni significative dai dati grezzi non è mai banale. Per una Città Intelligente, infatti, l’adattabilità e la robustezza degli algoritmi sono essenziali per poter confrontare una tale quantità e diversità in termini di big data. In sintesi, per dare un’ulteriore chiarezza alle informazioni e convertirle in conoscenza, sono necessarie tecniche di intelligenza computazionale all’avanguardia.
Infine, il terzo passaggio fondamentale è rappresentato dall’interpretazione dei dati. Si tratta di uno step estremamente delicato in quanto la rappresentazione di dati così eterogenei in una forma comprensibile per l’utente può comportare notevoli difficoltà.

Il ruolo della Blockchain nella gestione delle future Smart City 

Il concetto di Smart City, come abbiamo avuto modo di capire, si evolve con lo sviluppo di nuove tecnologie e con l’introduzione di importanti novità in diversi campi quali l’Artificial Intelligence, l’Internet of Things, i Big Data e la Data Science. Negli ultimi anni si sta facendo strada l’idea per la quale anche la Blockchain sia in grado di dare una grande mano nella gestione delle Città Intelligenti. 
Prima di proseguire facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa è la Blockchain. 
Secondo Wikipedia la Blockchain, o catena di blocchi, “è una struttura dati condivisa e immutabile. È definita come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in blocchi, concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia… il suo contenuto una volta scritto non è più né modificabile né eliminabile, a meno di non invalidare l’intera struttura… la Blockchain è considerata pertanto un’alternativa in termini di sicurezza, affidabilità, trasparenza e costi alle banche dati e ai registri gestiti in maniera centralizzata da autorità riconosciute e regolamentate”. 
Come sottolinea Mauro Bellini, proprio per le sue caratteristiche, la Blockchain potrebbe rappresentare un valore aggiunto per le Smart City. Milioni di persone concentrate in un unico centro urbano, infatti, comporterebbero milioni di dati sensibili che, in un ecosistema così connesso e fondato sulla trasmissione di informazioni, potrebbero generare problemi di privacy e sicurezza. La Blockchain sarebbe quindi in grado di assicurare maggiore trasparenza e protezione in tutte le interazioni tra e con i cittadini (contratti, transazioni, votazioni politiche…). Tutto ciò non solo contribuirebbe a migliorare la vita delle persone velocizzando processi che sono, ad oggi, dispendiosi anche in termini di tempo, ma garantirebbe inoltre una gestione più efficace della Pubblica Amministrazione

Smart City e Covid-19: il ruolo di applicazioni e piattaforme

L’emergenza Coronavirus sta sperimentando e testando le diverse tecnologie, infrastrutture e leggi. Dalla corsa frenetica contro il tempo per combattere il Coronavirus saranno ereditate conoscenze scientifiche e tecnologiche che potrebbero rendere le città più intelligenti e meglio attrezzate per affrontare una crisi globale in futuro.
Dalla crisi di Covid-19 appare evidente una trasformazione storica delle nostre città; questa emergenza infatti ha stimolato lo sviluppo di nuove tecnologie e la collaborazione tra paesi, dimostrando l’importanza della condivisione dei dati e mettendo alla prova le infrastrutture e i quadri legislativi, soprattutto nel settore della privacy.

Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab, sottolinea la drammaticità della crisi attuale, ma anche il fatto che può essere vista come un laboratorio di test globale, ricordando una citazione di Rahm Emanuel, ex sindaco di Chicago e capo di gabinetto del presidente Barack Obama: “Mai permettere che una crisi vada sprecata”.
“Stiamo assistendo ad un uso diffuso di tecnologie intelligenti per tracciare i movimenti delle persone nelle città, per misurare il rispetto delle regole del social distancing, app per monitorare le persone infette. Quindi c’è stata un’accelerazione in questo senso. Tutte queste misure, probabilmente necessarie a breve termine, saranno presto messe in discussione, soprattutto dal punto di vista della privacy. La risposta a lungo termine alla crisi dipenderà dal modo in cui le città reagiranno alla necessità di soddisfare esigenze essenziali ma in parte conflittuali: sicurezza e libertà, privacy e accesso ai dati”.

Emanuele Piasini è CEO e fondatore di Webtek, un’azienda italiana che fin dall’inizio dell’emergenza ha sviluppato in pochissimo tempo “Stop Covid 19”, un’applicazione gratuita per mappare i contatti delle persone infette e ha messo questo strumento a disposizione delle autorità, avvertendo la necessità di registrare i dati per fermare la trasmissione del virus.
Piasini sottolinea: “Le app di tracciamento dei contatti utilizzate in Cina interagiscono direttamente con gli utenti, dando loro un segnale quando si avvicinano a persone potenzialmente infette da Covid-19. Inoltre, l’installazione di questi strumenti è obbligatoria laggiù. Abbiamo invece sviluppato un’app conforme al Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’UE, che è volontaria e dovrebbe essere gestita dalle autorità governative. Usa le coordinate GPS degli smartphone e le invia a un server. Qui un sistema di Intelligenza Artificiale raccoglie questi dati, li confronta e rileva i contatti avvenuti tra le persone (che hanno precedentemente installato l’applicazione)”.
Diverse aziende private e istituzioni pubbliche stanno sviluppando applicazioni per il tracciamento dei contatti in molti paesi europei. Il rischio, però, è la proliferazione di piattaforme incompatibili che raccolgono informazioni frammentate e trattano i dati personali in modi diversi. Pertanto, gli Stati membri dell’UE, sostenuti dalla Commissione, hanno pubblicato un toolbox comune, che fornisce una guida pratica nell’attuazione di app per la ricerca dei contatti e per gli avvisi. 
Le app devono essere pienamente conformi al GDPR, installate volontariamente, approvate dalle autorità sanitarie e smantellate una volta terminata la crisi. Dovrebbero sfruttare le più recenti soluzioni per migliorare la privacy, (come la tecnologia bluetooth, che consente di monitorare se due dispositivi bluetooth sono troppo vicini) basate su dati anonimi, per avvisare le persone che sono state in prossimità di infetti ma senza rivelarne l’identità. Un altro aspetto fondamentale infine è l’interoperabilità delle applicazioni in tutta l’UE, per consentire la comunicazione e proteggere i cittadini anche quando attraversano le frontiere.
 
L’Agenzia delle Nazioni Unite per le Telecomunicazioni Internazionali (ITU) ha selezionato Valencia, in Spagna, per guidare una task force internazionale che condividerà soluzioni innovative e best practice nelle città di tutto il mondo.
Ernesto Faubel, Chief Analyst del Servizio Innovazione-Progetto ICT del Comune di Valencia, spiega che l’obiettivo dell’iniziativa, chiamata “Emergency Response of Covid-19 cities”, è quello di monitorare l’evoluzione della malattia, analizzare quali segni possono aiutare a prevedere, anticipare il comportamento dei cittadini e quindi cercare di rallentare la diffusione del virus. Per questo è stata creata una piattaforma  globale di condivisione dei dati, che provengono da mobilità, consumo di acqua e dalla raccolta di rifiuti durante il confinamento, per sviluppare un quadro politico per una gestione intelligente delle emergenze sanitarie nelle città.
Faubel aggiunge: “Stiamo anche sviluppando strumenti di intelligenza artificiale che potrebbero spiegare i comportamenti di movimento delle persone e identificare i luoghi in cui tendono a convergere troppo. Con tutto questo, saremo in grado di progettare dashboard con stime sulla mobilità dei cittadini e costruire modelli epidemiologici del virus”.
Tra le iniziative realizzate durante la crisi, la città spagnola ha sviluppato un portale Internet che offre una mappa dell’evoluzione delle malattie e risorse per assistere le persone nell’emergenza. Informazioni in tempo reale sui servizi pubblici sono inoltre fornite anche da un’app, inviando avvisi relativi alla diffusione di Covid-19.
Valencia è inoltre una delle città faro del progetto europeo MAtchUP, che sta testando soluzioni intelligenti nel campo della mobilità, dell’efficienza energetica e delle ITC. L’Europa ha anche lanciato, insieme ad altri 16 progetti di smart city sostenuti dall’UE, la campagna sui social media #Smartcitieshelp, con cui le città possono condividere le proprie esperienze durante la crisi sanitaria.

Per quanto riguarda la mobilità, “avere accesso ai dati di localizzazione dei telefoni cellulari è stato cruciale” afferma Emanuele Massaro, ricercatore del Laboratorio per le Relazioni Uomo-Ambiente nei Sistemi Urbani dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, che lavora per studiare la diffusione spaziale delle epidemie e per informare i modelli basati sull’agente. Dice: “Finora, i modelli basati sugli agenti nell’epidemiologia computazionale sono stati sviluppati su larga scala, a livello nazionale e globale. Elaborano informazioni in tempo reale su come le persone si muovono nelle macro-aree, e quindi sono in grado di fare stime abbastanza precise di come si sviluppano le epidemie. La sfida ora, è di andare su scale urbane più piccole, per realizzare modelli molto più raffinati utilizzando i dati di localizzazione GPS. L’obiettivo di comprendere meglio come la mobilità e le interazioni su scala urbana possono influenzare la diffusione del virus, e valutare in che modo le diverse politiche e metodi hanno un impatto non solo sugli scenari epidemiologici ma anche sull’ambiente dell’inquinamento e sull’economia”. Le nuove tecnologie quindi, implementate senza violare il quadro GDPR, saranno fondamentali per sbloccare progressivamente le città e tornare alla normalità e in ottica di un futuro migliore, più efficiente e sostenibile.

Come facilmente immaginabile le ricerche relative al tema Smart City e Coronavirus si stanno susseguendo con una certa frequenza.
La rivista statunitense Forbes ha pubblicato un articolo intitolato “How Smart Cities Are Protecting Against Coronavirus But Threatening Privacy” nel quale si evidenzia come le Città Intelligenti possono aiutare a combattere la pandemia di Coronavirus e come questo stia accadendo in un numero crescente di Paesi. II governi e le autorità locali stanno utilizzando le tecnologie delle Smart City, sensori, piattaforme per tenere traccia dei dati dei contatti di persone infette dal Coronavirus e allo stesso tempo verificare se le regole di allontanamento sociale sono state seguite.
L’Università inglese di Newcastle, che lavora con governo e autorità locali per rendere smart le città, ha di recente riferito come sono state utilizzate una serie di tecnologie della Smart City per monitorare l’efficacia delle misure di allontanamento sociale del governo britannico. In particolare, il team dell’Osservatorio Urbano dell’Università di Newcastle ha analizzato dati osservativi raccolti nella città di Newcastle, utilizzando il riconoscimento automatico tramite telecamere e un sistema di indicatori di semaforo che hanno permesso di identificare anonimamente ed etichettare le persone che mantengono le distanze di sicurezza, e segnalare le violazioni. Questi dati sono stati forniti al governo britannico durante la pandemia. 
Il Regno Unito, tuttavia, non è l’unico paese a sfruttare la tecnologia delle Città Intelligenti come questa nella lotta contro il Coronavirus. In Corea del Sud, il Ministero del Territorio, delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero della Scienza e delle ITC hanno utilizzato un sistema chiamatoSmart City Data Hub, a fini di tracciamento dei contatti. Il governo sudcoreano utilizza lo Smart City Data Hub dal 16 marzo e, grazie alle applicazioni delle tecnologie smart, è riuscito a mantenere i numeri di casi Covid-19 relativamente bassi.
 
In conclusione, durante il webinar Il Coronavirus spingerà verso un nuovo modello di Smart City in Italia?”, organizzato dalla redazione di Lumi 4 Innovation, il Professore Davide Chiaroni del Politecnico di Milano, ha riportato alcuni dati interessanti: il segmento delle Smart City ha visto nel 2019 investimenti per 520 milioni di euro con un crescita del 32% rispetto al 2018.
“È interessante notare come sia aumentata la diffusione del concetto di “Smart City”: ce lo dimostra il numero di progetti esecutivi avviati dai Comuni italiani con più di 150mila abitanti, pari al 42%. Interventi concreti e sperimentazioni sul campo che dimostrano una maggiore propensione all’innovazione e all’utilizzo di nuove tecnologie da parte delle Pubbliche Amministrazioni”. 
In questo scenario, in cui si muovono sperimentazioni per città più smart, l’emergenza Covid-19 sta spingendo verso alcuni modelli in cui efficienza energetica, sostenibilità ambientale e digital transformation restano cruciali.
Infine, Nicoletta Gozo di ENEA parla di Smart City come “città digitalizzata e quindi più sicura”, sottolineando come il tema del monitoraggio sia assolutamente centrale così come lo è la necessità della creazione di piattaforme che possano comunicare tra di loro per ottimizzare la raccolta e la gestione dei dati per il miglioramento delle realtà urbane. Secondo la Gozo “una Smart City è una città monitorata, conscia del proprio stato di salute, delle proprie esigenze e in grado di cambiare in funzione di queste esigenze”.

Smart City Platform: nuovi strumenti per la gestione dei Big Data

Lumi 4 Innovation si sofferma su un altro punto centrale per la sopravvivenza delle Città Intelligenti: come facilmente prevedibile un tale numero di sensori e dispositivi smart andrà inevitabilmente a produrre un’enorme quantità di dati che dovranno essere necessariamente raccolti, analizzati e gestiti in maniera ottimale per garantire dei servizi eccellenti. Da qui nasce l’importanza di piattaforme che, fungendo da centrali operative, siano in grado di elaborare e valorizzare nel miglior modo possibile i big data provenienti dall’ambiente urbano. 
Secondo il sito Blockchain 4 Innovation la Smart City Platform è una piattaforma in grado di convogliare al suo interno i processi di innovazione e di controllo dell’innovazione in modo tale da garantire l’integrazione, l’interoperabilità e la comunicazione di conoscenze e dati. Larry O’Brein sottolinea come, in un certo senso, le Smart City Platform svolgano un ruolo fondamentale nel supportare decisioni relative alla Pubblica Amministrazione. Come facilmente intuibile non solo è importante gestire i dati provenienti da diverse fonti, tra le quali gli innumerevoli sensori IoT di cui abbiamo precedentemente parlato, ma è anche essenziale fornire informazioni rilevanti e utili alle persone giuste nel momento più opportuno. È proprio qui che le Smart City Platform entrano in gioco permettendo interventi mirati volti allo sviluppo e al miglioramento dell’ambiente cittadino. 
Le Smart City Platform, infatti, consentono di monitorare e gestire in un unico luogo le informazioni provenienti da quelli che lo stesso autore definisce “Smart City Systems“, ovvero quei sistemi che raccolgono i dati relativi allo stesso campo semantico, come ad esempio quello legato al controllo delle emergenze e della sicurezza, oppure quello inerente ai trasporti in senso lato (traffico, parcheggi, mobilità…).

Schema Smart City Platform

Fonte: IIoT World

La sostenibilità ambientale alla base dello sviluppo di Smart City

La realizzazione di una Smart City si basa sull’innovazione tecnologica che mira a migliorare la qualità dei servizi nel rispetto dell’ambiente e della società. Una Città Intelligente punta ad essere il più sostenibile possibile dal punto di vista economico, energetico, ambientale e sociale: un’attenzione particolare alla qualità della vita dei cittadini che grazie a tecnologie 4.0, high-tech e dati, vivono in città gestite in modo efficiente e altruista.
Un ruolo fondamentale per lo sviluppo di una Smart City lo svolge la comunità, costituita dai cittadini, i quali contribuiscono proattivamente allo sviluppo e alla gestione della città in cui vivono. Si instaura così una cultura partecipativa per la sostenibilità del Pianeta che porta a una maggiore consapevolezza alle istituzioni e ai cittadini e in generale intende migliorare la governance di una città attraverso nuove tecnologie high tech. 
Infine, una Città Intelligente dispone degli strumenti adatti per valutare e garantire la sostenibilità socio-ambientale grazie al monitoraggio di dati reali: lo scopo finale è preservare la Città Smart e l’ambiente naturale prevenendo e reagendo ad eventuali criticità e difficoltà.

Per molto tempo l’uomo ha urbanizzato ed edificato il territorio senza valutare gli impatti ambientali per il fatto che il sistema era in grado di sostenere le azioni dell’uomo. Oggi invece assistiamo a una globalizzazione che ha forti conseguenze sul territorio naturale e sulla qualità della vita umana. A fronte di ciò viene richiesta maggiore attenzione nelle fasi di costruzione di spazi urbani: serve responsabilità, competenza, conoscenza e soprattutto intelligenza. Un’intelligenza che non proviene da un singolo individuo ma che sia partecipata, collettiva e trasparente. 
La ricerca della sostenibilità è il primo passo per le città del futuro, le cosiddette Città Intelligenti, che si impegnano a convivere con gli ecosistemi e a garantire benessere economico, sociale e ambientale per tutte le persone.
La Smart City promuove la sostenibilità ambientale e viceversa: i due concetti sono interconnessi e dialogo tra di loro avendo come base comune l’attuazione di processi etici e orientati al futuro. Lo strumento necessario per la realizzazione di questo progetto globale è la nuova tecnologia informatica e della rete che grazie all’aiuto della comunità scientifica potrà analizzare gli impatti e gli sviluppi futuri per la realizzazione di Città Intelligenti.
Quando si cerca di delineare il concetto di Smart City capita spesso di fare riferimento solamente all’high tech, al digital e ai big data tralasciando il tema dell’ambiente e della sostenibilità. Per comprendere al meglio questa tematica è necessario partire da un presupposto: le Smart City si sviluppano nel territorio e la sostenibilità è il territorio stesso. Due aspetti inscindibili, dipendenti l’uno dall’altro, necessari per la progettazione di Città Intelligenti.

Come afferma Chiara Testoni nel libro “Towards Smart City, Amministrazione Pubblica e città di media dimensione: strategie di governance per uno sviluppo intelligente, sostenibile e inclusivo del territorio”, una Smart City, “affinché si qualifichi come realmente attrattiva e sostenibile è necessaria un’evoluzione verso modelli di smart governance consapevoli ed evoluti in senso innovativo, attenti all’uso razionale delle risorse energetiche e materiche, all’adozione di strategie di incremento della resilienza urbana in rapporto alle emergenze economico-ambientali e agli eventi critici indotti dai cambiamenti climatici, mediante il miglioramento passivo delle condizioni di comfort e sicurezza dei sistemi urbani”.
In parole più semplici, una Città Intelligente prevede uno sviluppo etico dello spazio naturale grazie a una digitalizzazione volta a ottimizzare le risorse umane e ambientali per garantire uno sviluppo sostenibile del territorio. La tutela ambientale rientra nel grande progetto di Smart City che intende adottare strategie pianificate e digitali per lo sviluppo urbano ponendo al centro la salvaguardia dell’ambiente.

L’intelligenza Ambientale per una progettazione smart e sostenibile

Una Città Intelligente che guarda al futuro e che intende autosostenersi si avvale di tecnologie d’avanguardia per l’integrazione sostenibile di persone e ambiente nella società moderna e digitale. Per raggiungere questo risultato è necessario un cambiamento culturale che si traduce nella gestione cooperativa e inclusiva della società e del territorio tra gli organi di governo, le Pubbliche Amministrazioni, l’economia e la mobilità per lo sviluppo sostenibile della città.

Come si vede in questo grafico, il concetto di Smart City comprende quello di Smart Environment, ossia “un ambiente e/o un territorio in cui l’unione di diverse infrastrutture e strumenti di monitoraggio o di “sensing”, già esistenti, latenti o in divenire, collaborano per permettere a profili diversi di utenti l’accesso ad una serie di informazioni e temi che rappresentano le sue criticità e le sue peculiarità. In questo scenario è possibile individuare quel livello di “intelligenza ambientale” di fatto riconducibile al concetto di Smartness” (Niccolò Iandelli, dottorando dell’Università IUAV di Venezia). 

Schema sostenibilità

Fonte: Chiara Testoni

Alla base di una progettazione smart vi è quindi la sostenibilità ambientale che coinvolge e riguarda l’economia, le risorse, le energie e la mobilità urbana col fine di garantire ai cittadini una qualità della vita presente e futura.
Al concetto di Smart City si aggiunge quello di “Intelligenza Ambientale” che prevede un’interazione tra utenti (in primis cittadini) con il territorio che viene monitorato da strumenti tecnologici per osservare attentamente, misurare e infine comprendere le dinamiche in corso nell’ambiente che ci circonda. Questo passaggio è fondamentale per la costruzione di una Smart City, in quanto l’Intelligenza Ambientale, che consente di rilevare potenziali criticità manifestate dal territorio, risulta essere una nuova conoscenza indispensabile per comprendere le dinamiche complesse durante la costruzione e la gestione della Smart City. 

Smart City Platform: Q-Cumber propone una governance partecipata

Il punto di partenza per una pianificazione smart sono le piattaforme, ossia l’adozione di misure scientifiche e tecnologiche su piattaforme per lo sviluppo intelligente e sostenibile delle città. 

Da questo presupposto nasce in Italia Q-Cumber, piattaforma la cui mission è “contribuire alla sostenibilità grazie alle nuove tecnologie”. Q-Cumber si pone l’obiettivo di dotare le città e i cittadini di strumenti di valutazione della sostenibilità del territorio. Grazie all’Internet of Things e ai dati raccolti in tempo reale sul territorio, Q-Cumber promuove un nuovo modo di governance condiviso per l’amministrazione cittadina locale. Q-Cumber si inserisce nella società odierna dove si sente l’esigenza di attivare strategie basate sulla responsabilità sociale e sull’identificazione degli impatti ambientali e dove è sempre più essenziale il monitoraggio pro-attivo delle performance ambientali delle aziende, delle PA e dei cittadini.
L’ingegnere italiano Giuseppe Magro, CEO Q-Cumber, nel suo libro “Open data e ambiente. Una rivoluzione digitale per la sostenibilità” (2015) spiega che la piattaforma nasce come “una mappa della sostenibilità in cui ciascuno può conoscere il livello di qualità ambientale di un territorio e contribuire in modo collaborativo a migliorarlo”. 
Una piattaforma che si inserisce nel panorama Smart City proprio per il fatto che consente a tutti i cittadini di essere informati sull’ambiente in cui vivono avendo la possibilità di condividere conoscenze per una migliore pianificazione del territorio. Sulla piattaforma i cittadini possono sia informarsi sia condividere fatti e informazioni segnalando sulla mappa della sostenibilità la presenza di qualcosa da tutelare e/o rimuovere: uno spazio digitale trasparente collaborativo dove è possibile trasmettere informazioni e dati. Sicuramente i dispositivi di monitoraggio sono indispensabili per la gestione del territorio ma non sono sufficienti: Q-Cumber nasce con l’obiettivo di raccogliere e condividere le informazioni delle persone che quotidianamente abitano l’ambiente. Si può quindi affermare che Q-Cumber stimoli la partecipazione sociale nella costruzione di Smart City dove la pianificazione territoriale deriva da previe conoscenze e esperienze condivise in un ambiente virtuale, ossia la piattaforma online.

Il libro di Giuseppe Magro sopracitato definisce Q-Cumber come “un sistema per la promozione della sostenibilità e della responsabilità sociale delle aziende e dei processi di governance territoriali e delle Smart City, funzionale al supporto nelle scelte di pianificazione/progettazione/gestione/acquisto di beni/servizi di qualità, basato sulla patrimonializzazione dell’esperienza collettiva e la business knowledge. Qcumber rappresenta inoltre una piattaforma tecnologica online per il monitoraggio del territorio che impiega 1) dati ufficiali (dati ambientali/autorizzativi/pianificatori); 2) dati crowd (dati derivanti dalla partecipazione diretta dei cittadini) e 3) open data. La piattaforma è costituita da una sezione “social” per la partecipazione dei cittadini ai processi di trasformazione, governo e gestione del territorio e la condivisione dei dati e delle informazioni territoriali-ambientale, e da una sezione “computazionale”.
Questa definizione racchiude tutta l’importanza di piattaforme tecnologiche come Q-Cumber per la costruzione di una Smart City perché:

  1. la rete diventa lo strumento per condividere dati e informazioni collettive per rendere sia i cittadini sia gli enti governamentali più consapevoli del presente e del futuro;
  2. la rete diventa uno spazio trasparente e collettivo dove attuare il proprio senso di responsabilità sociale e dove collaborare con le istituzioni per incentivare soluzioni etiche e concrete;
  3. la rete diventa un aggregatore dove le comunità possono discutere e far sentire la propria voce in caso di problemi gestionali del territorio.

In conclusione si può dire che Q-Cumber, promuovendo un “percorso partecipato e condiviso con gli attori del territorio per confrontarsi sui temi fondamentali della governance e della sostenibilità ambientale e sociale” sostiene e orienta i lettori a una “condivisione di percorsi di governance partecipata” per costruire una Smart City fondata sulla sostenibilità, sulla collaborazione sociale e sull’intelligenza ecologica (Giuseppe Magro, Open data e ambiente. Una rivoluzione digitale per la sostenibilità).
Una concezione di Smart City che promuove comportamenti, spazi e governance più sostenibili con un sistema di business intelligence volto a dare valore al benessere delle persone e alla qualità della vita. Giuseppe Magro nel su libro specifica che per Business Intelligence si intende “un sistema integrato di modelli matematici e metodologie di analisi che consentono di ottenere, dai dati disponibili, informazioni a supporto delle decisioni”. 
In ottica futura gli umani, ritenuti dalla scienza animali intelligenti, dovranno sfruttare le Smart City Platform per costruire Città Intelligenti intese come un ecosistema digitale e naturale il più sostenibile possibile.

Casi studio e best practice nazionali nel campo delle Smart City

Un prototipo di Smart City Platform in Italia: il caso di ENEA

Il programma Horizon Europe sta spingendo i Comuni a porsi in un’ottica di innovazione per dotare le città di una “infrastruttura digitale diffusa e sinergica”, favorendo quindi l’interazione tra i servizi urbani. 
Mauro Annunziato, Direttore Divisione Smart Energy di ENEA, in “Smart City Platform: Una proposta programmatica per la trasformazione in chiave smart [..] del Sistema Paese” scrive: “oggi mobilità, turismo, energia, illuminazione pubblica ed elettrificazione sono profondamente connesse e soltanto con un approccio sistemico ed integrato è possibile gestire e affrontare le nuove sfide evolutive. Risulta quindi necessario avviare e guidare la transizione dei Comuni nell’adozione di un sistema digitalizzato per la gestione dei dati urbani, favorendo la riorganizzazione urbana – in ottica di integrazione digitale – dei processi gestionali delle infrastrutture e servizi che, rispettivamente, governano e animano città e territori in ottica di d’integrazione digitale”. 

ENEA, l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile, ha approfondito un modello di città del futuro con soluzioni e strumenti high tech per abitazioni e ambiente urbano mantenendo concetti di riferimento come risparmio energetico e idrico, sicurezza, salute, economia circolare e monitoraggio ambientale. 
L’Agenzia, collaborando con i principali istituti universitari nazionali, nell’ambito del progetto “Sviluppo di un modello integrato di Smart District Urbano” dell’Accordo di Programma con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha testato queste soluzioni in alcuni quartieri romani, in Comuni italiani e nello Smart Village del Centro ENEA Casaccia. 
È stata sviluppata una piattaforma ICT di integrazione, una Smart City Platform, in grado di connettere tutti i servizi urbani alla piattaforma e di integrare i prototipi e le soluzioni innovative realizzate.

Le tecnologie integrate del modello replicabile di città del futuro, riportate in “Innovazione: da ENEA un modello per la Smart City del futuro”, sono: smart home, smart building, smart street, lampioni intelligenti, software per previsioni di rischio delle infrastrutture energetiche e idriche, sistema basato su droni per il monitoraggio energetico degli edifici, gestione delle acque e degli scarti organici, piattaforma nazionale per il monitoraggio e la valutazione dei consumi delle infrastrutture pubbliche energivore e Social Urban Network
Tutte queste tecnologie inviano dati alla SCP simulando una “città” e questo rende il modello effettivamente replicabile in un contesto urbano. La responsabile del progetto Claudia Meloni della divisione ENEA Smart Energy sottolinea: “nell’ambito del progetto, oltre allo sviluppo di veri e propri prototipi per la gestione in tempo reale di servizi urbani integrati e agevolare la gestione operativa della città, sono state implementate soluzioni adattive, sistemi di valutazione delle prestazioni, diagnostica, ottimizzazione e software di comunicazione dati in tempo reale”.

ENEA ha realizzato un prototipo di piattaforma aperta, standardizzata e replicabile nei diversi contesti urbani, installata e sperimentata presso lo Smart Village ENEA Casaccia.
La piattaforma ICT è un “software raccoglitore di dati che serve per monitorare e gestire in modo più efficiente i contesti applicativi della città. Basata su una metodologia comune, che permette di integrare i servizi del territorio urbano su scala scala distrettuale, cittadina o nazionale, la Smart City Platform utilizza sistemi di gestione interoperabili, che, pur rimanendo autonomi, sono in grado di scambiare tra di loro informazioni utili in maniera efficace. Tutto questo è possibile grazie all’aderenza dei sistemi a specifiche tecniche, ovvero le Smart City Platform Specification (SCPS)”.

In particolare, la Smart City Platform di ENEA è stata pensata per essere utilizzata dall’amministrazione cittadina e punta a due importanti traguardi: fornire uno strumento alla municipalità, per osservare e gestire i contesti applicativi della città, liberandosi da soluzioni proprietarie chiuse e creando così un ponte per far comunicare le diverse piattaforme già utilizzate a livello urbano.
Il modello è stato sperimentato prima presso i centri di ricerca ENEA ed in seguito in alcune realtà urbane come Livorno, Reggio Emilia e si prevede di ampliare la sperimentazione del progetto anche all’Umbria e al Comune di Bologna. ENEA, durante il percorso, supporta le città, affiancandole nella definizione dell’approccio generale e nel trasferimento della cultura smart, aiutando a connettere le piattaforme locali urbane alla piattaforma nazionale dell’Agenzia.

 

ENEA

Fonte: Key4biz

Torino: l’esperienza del caso MiraMap strumento di IT governativo

Per riprendere quanto detto prima, nell’ultimo decennio ci sono state attenzioni e aspettative sul ruolo che le soluzioni di tecnologia dell’informazione e della comunicazione (TIC) svolgono nell’aumentare la responsabilità, la partecipazione e la trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Inoltre l’attenzione alla partecipazione dei cittadini è sempre più al centro del dibattito sulle Città Intelligenti. Tuttavia, sono state spesso proposte soluzioni tecnologiche senza considerare le esigenze del primo cittadino e il disallineamento socio-tecnico all’interno della città e concentrato nell’area periferica. Ciò aumenta il divario digitale tra chi ha accesso alle tecnologie e chi ne è parzialmente o totalmente escluso.
La domanda allora sorge spontanea: come creare una soluzione IT per una Smart City per facilitare l’interazione tra i cittadini e l’amministrazione nelle periferie urbane? Per rispondere è d’esempio il caso MiraMap, strumento di IT governativo, a dimostrazione di quanto la struttura processuale, l’impianto metodologico e il supporto delle nuove tecnologie 2.0 abbiano giocato un ruolo essenziale per affrontare in modo inclusivo la complessità e le dinamiche di sviluppo urbano.

Si tratta di un progetto di innovazione sociale del Dipartimento DAD del Politecnico di Torino, che si avvale di una piattaforma digitale collaborativa per favorire la comunicazione, la partecipazione e l’interazione tra cittadini e amministratori. MiraMap coniuga modalità online e offline e consiste in una mappa interattiva georiferita, utilizzata dai cittadini per riportare problemi e proposte riguardo lo spazio pubblico, e in un sistema di back-office a disposizione del personale tecnico-amministrativo per gestire le segnalazioni degli utenti. In questo modo si rafforza il ruolo di partecipazione attiva dei cittadini e di governance del territorio della PA, che diventa soggetto in grado di gestire contributi di natura diversa, in un’ottica di co-progettazione e co-produzione di servizi. 

Ma prima di trattare il caso MiraMap è necessario fare un passo indietro e accennare una fase precedente: il progetto infatti si sviluppa nel solco di un’esperienza pilota, Crowdmapping Mirafiori Sud, nata nel 2013 nell’ambito di un bando per la progettualità studentesca promosso dal Politecnico di Torino e rivolto alle nuove tecnologie per il sociale. Obiettivo principale era verificare quanto l’utilizzo di tecnologie digitali, in particolare il metodo della mappatura partecipata (crowdmap), potesse facilitare il coinvolgimento dei cittadini nell’identificare problemi e possibili soluzioni per quanto riguarda la fruizione dello spazio pubblico. Crowdmapping Mirafiori Sud, realizzato grazie ad un finanziamento 5×1000 per la progettualità studentesca del Politecnico di Torino, ha prodotto, nell’arco temporale di sei mesi, una mappatura partecipata (crowdmap) su un’area campione di Torino, coinvolgendo specifici target della popolazione appartenenti a fasce sociali deboli (anziani, persone sole e con handicap) nell’individuazione di problematiche di accessibilità e fruibilità degli spazi pubblici. Il progetto ha avuto grandissima rilevanza, tanto da essere insignito del Premio Europeo SIforAGE, per la capacità di favorire l’inclusione sociale delle fasce più deboli. L’area campione utilizzata per il progetto pilota, come sarà per MiraMap, è stata Mirafiori Sud, quartiere situato nel quadrante sud-ovest di Torino nella Circoscrizione 10. La scelta del luogo è da ricercare nella storia e nella sua attuale configurazione: un tempo centro nevralgico della città grazie all’attività degli stabilimenti Fiat e oggi, dopo la crisi del settore automobilistico, protagonista di importanti trasformazioni urbane. Dal punto di vista sociale, Mirafiori Sud presenta alcuni aspetti specifici: una composizione demografica estremamente eterogenea per l’alta percentuale di stranieri, ma molto stazionaria per quanto riguarda l’età, la cui media è tra le più alte di Torino e una fitta rete di associazioni attive, sostenute e coordinate dalla Fondazione della Comunità di Mirafiori Onlus. Facendo riferimento ai dati ISTAT (ultimo censimento 2011), la quota di stranieri residenti nella Circoscrizione risulta l’8,9% della popolazione totale del quartiere e il 3% della città. Dai dati emerge anche che l’area è caratterizzata da una bassa densità abitativa con una popolazione di circa 38 mila residenti, il 4,3% della popolazione totale torinese. In particolare, è significativa la distribuzione per età: l’indice di vecchiaia è pari al 230,3% su una media cittadina del 202,7%: 51,6% sono gli abitanti tra i 20 ed i 59 anni e 18,5% tra i 60 e i 74 anni. Ciò che differenzia Crowdmapping Mirafiori Sud dalla maggior parte delle altre piattaforme collaborative, è la compresenza di due modalità di interazione, off-line e on-line. La prima prevede un’interazione diretta con i cittadini e la PA nell’allineamento al metodo e all’uso dello strumento. Per tutta la durata del progetto infatti, si sono organizzati incontri con la cittadinanza, per aggiornarla costantemente, per avere un riscontro sul lavoro svolto e per pianificare insieme le tappe successive. La seconda, mediata attraverso la piattaforma tecnologica, ha permesso ai cittadini di effettuare le segnalazioni. Per tutte le fasi del progetto le due modalità sono state alternate, una ad integrazione dell’altra. Per quanto riguarda la modalità off-line, particolare attenzione è stata dedicata alla messa in atto di un percorso di “alfabetizzazione digitale” che ha favorito l’inclusione di soggetti attivi ma non esperti nell’uso delle tecnologie, per minimizzare il digital divide di natura culturale. Attraverso le “transectwalks”, passeggiate nel quartiere, le interviste, le assemblee e i focus group, sono state raccolte informazioni utili a definire le categorie interessate dalla mappatura (aree verdi, attraversamenti, percorsi, etc.); di queste ne sono state definite le priorità e sono state infine strutturate in gruppi di elementi omogenei, coerentemente con le competenze dell’amministrazione della Circoscrizione 10. È stata la piattaforma Ushahidi a realizzare la crowdmap col fine di identificare, categorizzare e segnalare in modo puntuale la natura, la localizzazione e la consistenza di alcune problematiche che impediscono alle categorie vulnerabili di percorrere e vivere con qualità gli spazi del quartiere. Attraverso campagne di mappatura le segnalazioni sono state quindi inviate dai cittadini attraverso telefoni cellulari o Internet (sms, messaggio vocale, mail o sito web) e trasformate in punti su una mappa geografica, costruendo un archivio temporale e geospaziale degli eventi. Le segnalazioni sono state raccolte in tre categorie principali: problema (presenza di criticità), proposta (potenziale soluzione) e realtà positiva (elemento da rilevare positivamente). I problemi più numerosi riguardano:

  • la presenza di barriere architettoniche (gradini, rampe troppo ripide, assenza di soste adeguate lungo i percorsi ecc.) che impediscono la corretta fruizione dello spazio pubblico;
  • la mancanza di arredo urbano nelle aree comuni;
  • la presenza di numerose aree abbandonate o in disuso.

Criticità che comportano interventi che ben si presterebbero all’attivazione di processi partecipativi con modesto budget. Tra le realtà positive, invece, è stata segnalata la presenza di aree verdi collettive o di pertinenza delle scuole, e di negozi di quartiere che soddisfano le esigenze degli abitanti. A seguito della positiva risposta degli abitanti e dell’interesse della PA ad adottare lo strumento in via sperimentale, Crowdmapping Mirafiori Sud è stato oggetto di ulteriore sviluppo, che ha portato nel 2015 alla definizione appunto di MiraMap, piattaforma collaborativa in grado di facilitare un nuovo rapporto tra cittadini e PA, favorire un dialogo più trasparente, costruire una visione maggiormente condivisa di gestione degli spazi pubblici, orientare la pianificazione di interventi e favorire forme di collaborazione tra gli abitanti in termini di co-progettazione e co-gestione. L’obiettivo della seconda fase è stato dunque sviluppare una piattaforma collaborativa che sperimentasse un nuovo rapporto cittadinanza/PA assegnando ad entrambi un ruolo proattivo. 
Anche in questo caso si sfruttano le modalità di interazione off-line e on-line ma mentre in Crowdmapping Mirafiori Sud il focus è il coinvolgimento dei cittadini attraverso la definizione di una crowdmap, in MiraMap si è deciso di costruire una piattaforma sulla base dei processi di gestione amministrativa, in modo da garantire una partecipazione attiva ed efficace della PA. Il processo di ricerca coinvolge un team interdisciplinare, composto da architetti, informatici, ingegneri, geografi ed esperti legali, con la partecipazione diretta di amministratori locali e cittadini. La novità dell’approccio sta nel collegare un nuovo social network locale basato su una mappa interattiva, chiamata First Life, con un sistema di gestione dei processi aziendali (BPM) open source. Pertanto, l’architettura MiraMap prevede:

  • una mappa interattiva, che viene utilizzata dai cittadini per segnalare reclami e proposte situati nel vicinato e renderli visibili a tutti;
  • un BPM utilizzato dal personale amministrativo per gestire reclami e proposte. La mappa mostra automaticamente lo stato di avanzamento dei processi amministrativi man mano che il flusso di lavoro procede nel BPM e fornisce ai cittadini e ai responsabili politici una visione completa dei problemi e delle opportunità del vicinato;
  • un sito web interattivo funzionale al monitoraggio del processo, alla consultazione e divulgazione.

L’interazione con i partecipanti è stata messa al primo posto e il flusso di lavoro e l’interfaccia del BPM sono stati sviluppati in stretta collaborazione con l’amministrazione. I cittadini possono accedere correttamente a First Life tramite il sito web ufficiale del progetto https://www.miramap.it/ e iniziare a creare e condividere rapporti georeferenziati sulla mappa basata sul web. I report inviati individualmente vengono mostrati sulla mappa pubblica e tutti coloro che sono connessi possono venire a conoscenza degli avanzamenti della gestione dei report mediante marcatori grafici e infine commentare e condividere. Ogni fase del processo amministrativo viene comunicata al cittadino via e-mail e, allo stesso tempo, può essere vista come un cambiamento di stato sulla mappa.

Gli obiettivi a medio-lungo termine che il progetto identifica sono quelli di proporre un modello di sostenibilità amministrativa che possa essere replicabile mediante:

  • la semplificazione e la trasparenza del processo di gestione del dato di segnalazione;
  • la creazione di un sistema “smart” a basso costo, accessibile e inclusivo;
  • l’ideazione e il perfezionamento tramite sperimentazione applicativa di una metodologia di lavoro che possa coinvolgere rappresentanti della società civile, della Pubblica Amministrazione e dell’associazionismo locale sin dalle prime fasi;
  • la costruzione di interesse e capacità sul territorio di uso delle nuove tecnologie per una identificazione, mappatura e monitoraggio di elementi (puntuali e di sistema) connessi o influenti su problematiche esistenti o potenziali;
  • la capacità da parte di tutti gli attori coinvolti di consultare tempestivamente i dati ed intervenire con soluzioni, offrendo una risposta accessibile e rapida alle segnalazioni ricevute;
  • la disponibilità di uno strumento a supporto delle decisioni.

In conclusione, il progetto MiraMap, così come Crowdmapping Mirafiori Sud, è stato concepito per favorire il coinvolgimento dal basso e nel contempo rendere la PA più consapevole dei bisogni dei cittadini e più trasparente verso i cittadini nelle decisioni di investimento, facilitando di conseguenza l’attivazione di processi inclusivi e di micro-progettualità sul territorio. Entrambe le fasi del progetto sono una testimonianza di come l’impiego delle ICT, quando utilizzate come fattore abilitante e non di esclusione, possa favorire processi di trasparenza, partecipazione attiva e inclusione sociale. Le prossime fasi di lavoro riguarderanno la replicabilità del metodo e del modello alle altre circoscrizioni e la scalabilità alla scala metropolitana, con un sostanziale impegno nell’ampliamento di interoperabilità con gli altri strumenti amministrativi e nella comunicazione dei dati ai cittadini. Ulteriore approfondimento sarà dedicato alla sperimentazione di modelli specifici di valutazione di impatto delle macroazioni previste finalizzate alla riqualificazione degli spazi pubblici secondo le dimensioni delle infrastrutture, del verde e del suolo, del sostegno diffuso all’insediamento di microimprese innovative, della produzione culturale e della progettualità sociale della comunità urbana. 

Conclusione

Oggi giorno il capitale infrastrutturale, umano, ambientale e sociale si legano insieme, silenziosamente, potenziandosi a vicenda, con l’obiettivo di migliorare la quotidianità di ogni singolo cittadino. Un percorso che in un futuro ormai prossimo si traduce nella progettazione di Città Intelligenti, le cosiddette Smart City, in grado di autogestirsi e adattarsi a diverse situazioni. Un contesto moderno, supportato da una governance smart, dove le nuove tecnologie dell’Internet of Things e dell’AI favoriscono e incrementano il processo. Nelle Città Intelligenti le tecnologie ICT sono la base a sostegno di tutto il sistema con l’obiettivo di migliorare la qualità, le prestazioni e l’interattività dei servizi urbani, ridurre i costi e il consumo di risorse, ma soprattutto migliorare la relazione tra i cittadini e gli operatori della città.

La chiave vincente per la costruzione di Città Smart è l’adozione di pratiche sostenibili dal punto di vista economico, energetico, ambientale e sociale. Come emerso dall’analisi ciò si traduce nella gestione cooperativa e inclusiva della società e del territorio tra gli organi di governo, le Pubbliche Amministrazioni, l’economia e la mobilità per lo sviluppo sostenibile della città. 

In un mondo dove l’obiettivo è promuovere l’innovazione a 360 gradi, è d’obbligo avere una visione più inclusiva e proattiva. Le Smart City Platform nutrono il desiderio così dirompente di integrazione di processi e strumenti dove, co-creazione, co-produzione e co-management diventano i concetti chiave per garantire il benessere, l’efficienza e la sostenibilità dell’intera struttura. Un’alleanza partecipativa che permette ad ogni cittadino di vivere in prima persona gli spazi urbani sfruttando a pieno le risorse naturali, gli strumenti digital e le proprie capacità intellettuali.

Un futuro smart è alle porte e spetta solo all’uomo varcare la soglia. 

 

 

Questo articolo è stato scritto da:

Eleonora Stelluti Scala: digital,viaggi e creatività. Laureata in Scienze della Comunicazione e studentessa in Web Marketing & Digital Communication presso IUSVE di Verona.
Edoardo Soliveri: cinema, musica e e-commerce. Laureato in Scienze Psicosociali della Comunicazione e studente in Web Marketing & Digital Communication presso IUSVE di Verona.  
Letizia Testa: lingue, innovazione e design. Laureata in Economia Aziendale e studentessa in Web Marketing & Digital Communication presso IUSVE di Verona. 
Anna Tombolan: digital, sport e cultura. Laureata in Scienze della Comunicazione e studentessa in Web Marketing & Digital Communication presso IUSVE di Verona.
Camilla Turco: viaggi, musica, sorriso. Laureata in Scienze della Comunicazione e studentessa in Web Marketing & Digital Communication presso IUSVE di Verona.
Sara Vavassori: digital, moda e sport. Laureata in ICT Innovazione sociale, Comunicazione e Nuove Tecnologie e studentessa in Web Marketing & Digital Communication presso IUSVE di Verona.  
Irene Viviani: montagna, bicicletta e libri. Laureata in Scienze della Comunicazione e Cultura e studentessa in Web Marketing & Digital Communication presso IUSVE di Verona.