Il 21 febbraio 2020 in Italia iniziarono ad essere identificati i primi casi di Coronavirus e l’11 marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la pandemia globale da COVID-19.

Da queste due significative date, ognuno di noi ha dovuto affrontare delle sfide per sostenere la situazione. Il distanziamento sociale ha portato ad un maggior avvicinamento da parte dei giovani verso l’illimitato mondo di internet e dei social network, l’unico modo per rimanere in contatto con chi è attorno a noi.

Se si riflette sulle ripercussioni del distanziamento sociale italiano, iniziato l’8 marzo 2020, si possono osservare cambiamenti psicologici e comportamentali in tutti gli individui, soprattutto nei giovani. 

L’aumento dei social network al tempo del Covid-19

Secondo il Digital Report 2021 di We Are Social e Hootsuite dedicato all’Italia, sono oltre 1 milione le persone che si sono connesse ad internet per la prima volta nel corso del 2020, un incremento del 2,2% che fa superare la soglia dei 50 milioni.

Per quanto riguarda le piattaforme social, sono presenti oltre 2 milioni di nuovi utenti con un incremento quasi del 6% che fa raggiungere quota 41 milioni. Si può osservare come il 97% degli utenti abbia uno smartphone, mentre 3 persone su 4 utilizzano un computer desktop o laptop. Cresce anche il possesso delle console e raddoppia l’accesso nelle case degli italiani di device per la smart home.

Importante è prendere in considerazione le ore di connessione: siamo connessi per oltre 6 ore al giorno ad internet, e passiamo quasi due ore sui social. Questo numero è aumentato a causa della quarantena forzata che ha incrementato la dipendenza tecnologica degli individui.

Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, un rapporto McKinsey ha osservato che il 64% degli italiani ha aumentato del 62% la fruizione di chat e videogiochi online e oltre il 50% di essi ha usato degli strumenti digitali per l’istruzione. Infine, l’accesso a Facebook tramite desktop da pc è aumentato del 43% rispetto al mese di febbraio 2020, mese in cui l’emergenza Coronavirus non era ancora così sentita in Italia, tanto che ancora non si parlava di quarantena forzata.

Un nuovo social network

Durante la fase di lockdown un’altra piattaforma ha preso piede in internet: si tratta dell’esclusivo social network Clubhouse, basato sulle conversazioni vocali in diretta. Secondo i dati diffusi dalla società di analisi SensorTower, a gennaio la sua applicazione era stata scaricata circa 2,4 milioni di volte e a febbraio ben 9,6 milioni di volte.

Questo grande interesse da parte degli utenti è nato perché Clubhouse ha saputo trovare un modo nuovo di far interagire e comunicare gli utenti di diversi Paesi, in un periodo in cui erano in vigore restrizioni sugli spostamenti.

Sebbene questa piattaforma abbia avuto un grande successo iniziale, riscontra oggi difficoltà: i download hanno avuto un crollo drastico e sono sempre in numero minore gli utenti che utilizzano Clubhouse in modo attivo.

Questo perché se inizialmente si aveva tempo per ascoltare e conversare con gli altri, ora, che ci si avvicina sempre più alla normalità questo tempo inizia a diminuire.

I social ti rendono solo?

I social media, per definizione, sono piattaforme virtuali che permettono di creare, pubblicare e condividere contenuti generati direttamente dagli utenti. Infatti, proprio perché sono ‘social’, chiunque può interagire con essi e in essi, creando nuove relazioni dietro uno schermo.

Essere presenti e immersi nell’era dell’onlife, in questa continua connessione tra reale e virtuale che nasce per accettarsi e accrescere la propria autostima, comporta dei rischi.

Il costante giudizio da parte degli altri utenti e l’isolamento, in cui si vive una vita costantemente mediata dallo smartphone e che comporta la perdita della concezione di spazio e tempo e delle relazioni sociali reali, sono due tra questi.

La sociologa e autrice del libro “Insieme ma soli”, Sherry Turkle spiega come i device elettronici, essendo totalmente immersivi, ci portano ad estraniarci dalla realtà e a sviluppare un nuovo modo di essere soli, insieme.

I giovani nati nell’era dell’always on, chiamati millennials, sono alla ricerca di un numero sempre maggiore di follower, pensando di avere effettivamente e realmente quegli amici; in realtà i mi piace che si ottengono, i follower che si hanno, non sono relazioni e amicizie che si possono definire reali.

Si pensi all’utente che scrive un pensiero sui social, egli non sta effettivamente conversando con qualcuno, ma con sé stesso, e quando crea un contenuto e lo pubblica ricerca esclusivamente conferma nel destinatario attraverso il “mi piace” o il commento.

L’era dell’always on e la scuola

Vivere nell’era dell’always on porta a velocizzare la comunicazione con più utenti e la reperibilità dei dati, ma al tempo stesso ci assorbe all’interno di una bolla piena di informazioni in cui non siamo più in grado di verificarle e assimilarle.

Questa conseguenza deriva dal continuo overload informativo a cui siamo esposti, questo continuo “bombardamento” di notificazioni che comporta un indebolimento dell’attenzione e di concentrazione.

Si pensi anche al periodo scolastico: il periodo vissuto legato all’emergenza sanitaria da Covid-19 ha costretto gli studenti a seguire le lezioni da casa in modalità virtuale, a non avere relazioni e dialogo con i compagni in presenza e a rifugiarsi nei social network per sopperire questa mancanza fisica.

Questo, soprattutto per gli adolescenti, ha indebolito le vere relazioni dando maggiore importanza alla percezione che gli altri hanno su di sé, portando ad un carico di stress, ansia, depressione e bassa autostima.

La conseguenza dei social network sui giovani 

Come in tutte le invenzioni dell’uomo, anche nei social network ci sono degli aspetti positivi. Alcuni di questi sono la velocità e facilità nella ricerca delle informazioni, la globalizzazione che permette di conoscere le vicende in tempo reale, la possibilità di ricevere aiuto in tempi molto brevi.

Il dilemma viene a crearsi nel momento in cui questi vengono utilizzati in maniera irresponsabile e senza un’adeguata educazione all’utilizzo.

Una ricerca condotta dall’Università della Pennsylvania, a Philadelfia, e pubblicata nel dicembre 2018 sulla rivista Journal of Social and Clinical Psychology, ha voluto dimostrare come la relazione tra social network e stati d’animo negativi come ansia, depressione e solitudini fossero direttamente collegati.

Ha considerato tre social network: Facebook, Instagram e Snapchat e ha coinvolto 143 studenti universitari, dai 18 ai 22 anni, dell’Università della Pennsylvania.

All’inizio dell’indagine, l’umore dei partecipanti è stato rilevato tramite test standardizzati, mentre l’uso delle tre piattaforme è stato monitorato per una settimana, per conoscere le loro abitudini.

In seguito, i volontari sono stati assegnati in maniera casuale a due gruppi. Il primo doveva utilizzare questi tre social in maniera molto ridotta rispetto all’usuale, ovvero soltanto per 10 minuti al giorno per ciascuna piattaforma e per un periodo di tre settimane. Il secondo gruppo poteva trascorrere su queste piattaforme lo stesso tempo di prima, senza introdurre alcuna variazione.

Le conclusioni ottenute dall’esperimento affermano che esiste un “chiaro collegamento causale” fra la diminuzione dell’uso dei social e un minor senso di solitudine perché, come spiega Melissa G. Hunt, primo autore dello studio:

“Quando si osservano le vite degli altri, soprattutto su Instagram, è facile concludere che siano più interessanti o migliori della propria”.

Una dipendenza da non sottovalutare 

Secondo la ricerca condotta dall’Osservatorio scientifico della no-profit Movimento Etico Digitale, il 79% dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni trascorre più di 4 ore al giorno sui social: due interi mesi in un anno. Questo periodo di tempo non è utilizzato solo per essere connessi ai loro coetanei, anche per vedere film o ascoltare musica fino a tarda notte. E qualsiasi tipo di interruzione o interferenza comporta in loro atteggiamenti tipici di una possibile dipendenza.

Davide Dal Maso, fondatore del Movimento etico digitale e insegnante spiega che i giovani sono:

“Talmente assorti mentre sono online da percepire ogni interferenza esterna come intromissione indebita o attacco personale. Hanno necessità di portare lo smartphone con sé ovunque si vada. Hanno difficoltà a lavorare, concentrarsi, relazionarsi con gli altri a causa dell’uso continuativo dello smartphone che usano per sopperire a sensazioni di ansia e tristezza”.

Il 52% del campione ha tentato invano di ridurre il tempo online e il 33% è abbastanza consapevole di fare un utilizzo eccessivo dello smartphone.

Ansia, Depressione e Solitudine: Fear Of Missing Out

La preoccupazione più rilevante è quella legata al sonno; il 40% degli intervistati dichiara di perdere ore di sonno perché rimane connesso e attivo online anche di notte, il che riduce benessere e produttività.

Legato a questa abitudine da parte dei giovani è presente un importante concetto delineato con l’acronimo “FOMO”, Fear Of Missing Out.

La Fear of Missing out è una esperienza comune, in cui la persona sperimenta emozioni negative al pensiero di non partecipare a esperienze piacevoli e gratificanti che coinvolgono persone conosciute.

Sul piano scientifico, la FOMO risulta essere composta da due elementi:

  • l’ansia relativa alla possibilità che gli altri possano avere delle esperienze piacevoli e gratificanti dalle quali si è assenti;
  • il desiderio persistente di essere in contatto con gli altri attraverso i social network.

Queste due componenti possono essere viste come conseguenti l’una all’altra. Infatti, pensieri relativi all’esclusione possono generare ansia (la prima componente) che si traduce in un comportamento (controllare i social network) finalizzato a ridurre lo stato di ansia stesso.

Esempi di comportamenti tipici della FOMO

Le manifestazioni comportamentali della FOMO assumono carattere compulsivo e ripetitivo. Ne sono un esempio il controllo della presenza di connessione internet, l’aggiornamento ripetuto delle pagine web, l’uso prolungato dello smartphone, lo sfuggire dalle relazioni sociali.

Sul piano cognitivo l’esperienza di FOMO è caratterizzata da pensieri del tipo:

  • “Non mi sta rispondendo al messaggio, forse mi ha risposto e non l’ho visto?”.
  • “Ho la connessione instabile, perderò le storie dei miei amici”.
  • “Ho lasciato il cellulare a casa, non saprò cosa fanno i miei amici”.
  • “Vorrei chiudere la conversazione, ma potrei ferire i sentimenti del mio amico”.
  • “Vorrei dormire, ma potrei perdermi qualcosa di importante”.

Risulta quindi evidente come tali pensieri facilitino l’emergere dello stato di ansia.

Come combattere la dipendenza

Esistono delle possibilità per evitare la dipendenza e la no-profit Social Warning – Movimenti etico digitale, ha elaborato quattro consigli utili per le famiglie:

  • Attenzione al tempo di uso. Esistono numerose funzionalità e app che permettono di tenere traccia delle ore passate davanti allo schermo. È possibile anche impostare notifiche o blocchi quando si eccede un determinato numero di ore.
  • Stabilire delle “no-smartphone-zones”: creare delle vere e proprie zone della casa dove il telefono “non può entrare” può dare un aiuto significativo nel limitarne l’uso. Vietato tenere il telefono sul tavolo durante i pasti.
  • Tenere lontano il telefono quando si è alla guida.
  • Disattivare le notifiche.

E per aiutare i ragazzi che durante la pandemia Covid-19 hanno dovuto seguire le lezioni a distanza esistono dei comportamenti da seguire che possono aiutare nello studio, nella concentrazione di esso e nel benessere psico-fisico.

È infatti necessario darsi delle regole: continuare a prendere appunti, organizzare il tempo dello studio in determinati orari fissi per mantenere la concentrazione verso lo studio, avere un programma per l’esercizio fisico e la cura di sé.

 

 

AUTRICE

immagine dell'autrice

Sono Elisa Masiero, studentessa magistrale all’università IUSVE con indirizzo Web marketing e digital communication.

Sono una ragazza curiosa con l’ambizione di crescere e migliorarmi costantemente per raggiungere traguardi importanti nella vita.

Amo stare a contatto con le persone e conoscere le loro storie.

 

Sitografia e bibliografia

Starri M., «Digital 2021- I dati italiani», URL: wearesocial.com/it/blog/2021/02/digital-2021-i-dati-italiani, (10.02.2021)

Vincosblog, «Come il virus ha cambiato le abitudini digitali degli italiani», URL: vincos.it/2020/04/21/come-il-virus-ha-cambiato-le-abitudini-digitali-degli-italiani/, (21.04.2021)

Lai M., «Clubhouse: successo e decadenza dell’app simbolo del 2020», URL: tech.everyeye.it/articoli/speciale-clubhouse-successo-decadenza-app-simbolo-2020-53227.html, (05.06.2021)

Il Post, «Clubhouse è durato poco, sembra. Dopo alcune settimane di grandi attenzioni, i download e gli utenti attivi del social network dove si parla e ascolta sono crollati», URL: ilpost.it/2021/05/05/clubhouse-social-network-calo-utenti/, (05.05.2021)

Ceron A., Curini L., Iacus S.M., Social Media e Sentiment Analysis: L’evoluzione dei fenomeni sociali attraverso la Rete, Springer, 2014

Casale S., Fioravanti G., Satisfying needs through Social Networking Sites: A pathway towards problematic Internet use for socially anxious people?, Addictive Behaviors Reports 12(C), Aprile 2015

Hunt M.G., Marx R., Lipson C., Young J.,No More FOMO: Limiting Social Media Decreases Loneliness and Depression, Guilford Publications Inc., 2018

Viola R., «Uno studio trova un nesso causa-effetto tra social network e solitudine», URL: wired.it/internet/social-network/2018/11/12/facebook-instagram-snapchat-social-network-solitudine-depressione/, (12.10.2018)

Di Cristofaro C., «Adolescenti sui social più di 4 ore al giorno. Non riescono a ridurre tempo online. Usano lo smartphone per contattare gli amici, ascoltare musica e vedere film. Reagiscono male se interrotti», URL: ilsole24ore.com/art/adolescenti-social-piu-4-ore-giorno-non-riescono-ridurre-tempo-online-AD9Y7/, (05.12.2020)

Elhai J., Levine J., Dvorak R., Hall B., Fear of missing out, need for touch, anxiety and depression are related to problematic smartphone use., Elsevier Ltd., 2016

Baroni D., «La paura di essere disconnessi. Cosa è la Fear Of Missing Out (FOMO)», URL: ipsico.it/news/la-paura-di-essere-disconnessi-cosa-e-la-fear-of-missing-out-fomo/, (10.06.2021)

Di Cristofaro C., «Adolescenti sui social più di 4 ore al giorno. Non riescono a ridurre tempo online. Usano lo smartphone per contattare gli amici, ascoltare musica e vedere film. Reagiscono male se interrotti», URL: ilsole24ore.com/art/adolescenti-social-piu-4-ore-giorno-non-riescono-ridurre-tempo-online-AD9Y7/, (05.12.2020)

La Gatta W., « La scuola e i giovani al tempo del Covid-19», URL: psicolinea.it/la-scuola-e-i-giovani/, (30.10.2020)