Prima di capire qual è il valore del tempo nell’epoca postmoderna e come viene considerato, è utile avere un’idea di che cos’è il tempo nel mondo Occidentale e quali sono le teorie che hanno influito sulla nostra idea.

Cos’è il tempo

Molti filosofi, scienziati, poeti e artisti hanno cercato di dare una qualche risposta al significato del tempo, uno dei grandi interrogativi irrisolti dell’uomo.

La percezione del tempo è la presa di coscienza che la realtà di cui siamo parte si è materialmente modificata.

Molto di ciò che riguarda la percezione del tempo sembra dipendere dalla mente:

  • Il passato è un ricordo, derivato dalla memoria del vissuto;
  • Il presente una comprensione, una lettura del reale secondo i valori adottati dal soggetto al momento della percezione;
  • Il futuro una previsione, una proiezione dei costrutti intellettuali, sia razionali che passionali, da cui spesso ci si lascia guidare.

L’idea comune del tempo è probabilmente dato dalle teorie di Newton ed Einstein.
Una delle grandi rivoluzioni della fisica moderna: la relatività, è incentrata sul tempo. Einstein fonde il tempo con lo spazio per creare uno spazio-tempo a quattro dimensioni.
Nella relatività lo scienziato ha eliminato il concetto Newtoniano di spazio e tempo assoluti. Gran parte della difficoltà a comprendere la teoria della relatività, proviene dalla riluttanza umana a riconoscere che il senso del tempo, come ad esempio quello del colore, è solo un modo di percepire le cose che accadono.

Einstein spiegava la soggettività del tempo con queste parole: “le esperienze di un individuo ci appaiono ordinate in una serie di singoli avvenimenti, che noi ricordiamo apparire ordinati secondo il criterio di anteriore e posteriore. Esiste quindi per l’individuo un tempo suo proprio soggettivo che in se stesso non è misurabile”.

Una persona seduta sulla poltrona di un dentista avverte sicuramente in modo diverso il tempo scandito dall’orologio atomico di Bonn, rispetto ad un individuo seduto in poltrona mentre ascolta una sinfonia di Mozart.

La successiva teoria quantistica, attribuisce alla nostra mente un ruolo determinante. Sono tre le proprietà che caratterizzano il mondo dei quanti: la granularità, l’indeterminazione e l’aspetto relazionale delle variabili fisiche. Ciascuna di esse contribuisce a distruggere la nostra idea di tempo:

  •  Il tempo non è infinitamente divisibile
  • Nel tempo la distinzione tra passato, presente e futuro è fluttuante quindi indeterminabile.
  • Sono le interazioni a determinare la durata temporale degli eventi perché non esiste una durata di tempo in sé.

Mentre la fisica quantistica ha dato impulso ad una nuova concezione scientifica del tempo, l’analisi sociologica di Baumann ha una familiarità con questo concetto parlando del tempo nella nostra società come un big bang: una serie di momenti che l’uomo deve cogliere nel preciso attimo in cui avvengono e che possono dar vita a tantissimi altri momenti. Questo porta l’uomo a vivere la propria vita in modo più frenetico, alla continua ricerca del momento giusto, che in fondo non sarà mai così appagante come previsto, ad una memoria più frammentata e a vivere in un eterno presente nel quale passato e futuro diventano meno rilevanti perché è solo l’attimo fuggente che conta. Insomma se Orazio con Carpe Diem intendeva “cogli il giorno”, non è un caso che oggi sia inteso come “cogli l’attimo”.

 

Il tempo nell’era postmoderna

Non essendo possibile alterare il tempo della fisica o della biologia, la percezione del tempo è manipolata su due piani distinti:

  • Da un lato l’idea di invecchiamento è contrastata. Viene venduta l’illusione che sia possibile rimuovere dal nostro corpo i segni del tempo. Inoltre, la loro presenza viene percepita come fonte di sensi di colpa.
  • Dall’altro, l’idea di Storia è soppressa. L’evidenza del passato non è rimossa, anzi forse il passato non è mai stato così accessibile. La storia ha perso la sua funzione didattica, se una volta le persone di raccontavano storie per apprendere, oggi ha perso la capacità di tramandare le tradizioni.

L’intrattenimento e la tecnologia contribuiscono a questo processo, le reti sociali e i dispositivi mobili permettono di registrare ogni istante, ogni pensiero, ogni immagine. Eppure inconsciamente si sa che l’ultimo post sarà dimenticato da tutti appena scorrerà oltre il bordo inferiore della pagina.

Viviamo in un’epoca di trasformazione. Il suo impatto su visioni del mondo consolidate e rassicuranti sta producendo una serie di disagi che vanno a toccare stili di vita, modelli etici, criteri culturali con i quali si è finora costruito la realtà sociale e le corrispettive identità religiose, sociali e di genere.

 

Il Valore del Tempo

“Il tempo è gratis ma è senza prezzo.
Non puoi possederlo ma puoi usarlo.
Non puoi conservarlo ma puoi spenderlo.
Una volta che l’hai perso non puoi più averlo indietro”.
Harvey MacKay

Il tempo è una risorsa democratica. Tutti abbiamo a disposizione sempre la stessa quantità. Che uno sia ricco o povero, che sia una persona di successo o no, ha sempre 86400 secondi ogni giorno. Non si può conservare, non si può possedere, ma sta ad ogni individuo scegliere come usarlo.
Il valore del tempo, nostro o degli altri, è soggettivo, e possiamo valutarlo sotto diversi aspetti.

Un aspetto interessante con cui analizzare il tempo è quello economico. Il suo valore economico è dato dal guadagno nell’unità di tempo.
Se si guadagna 2000 euro netti al mese, significa che il tempo vale 2000 € al mese / 30gg / 24h = 2.77 €/h

Conoscere il valore economico del proprio tempo è importante per valutare precisamente cosa significa spendere tempo con gli strumenti digitali.

D’altro canto i social guadagnano proprio sul tempo che le persone utilizzando per interagire con essi. Prendendo ad esempio Facebook e analizzando i dati del report per gli investitori di Q1 2019, scopriamo che: il reddito medio da pubblicità per utente (ARPU) per l’Europa è di 9,55$, mentre per US e Canada è di 30,12$.

Per approfondire la riflessione è interessante capire quanto tempo in media le persone trascorrono su Facebook.

Questa è una cifra più contestata, ed è piuttosto difficile ottenere una ripartizione specifica del tempo che le persone trascorrono sul social network.

The Motley Fool suggerisce che il tempo trascorso su Facebook è di 40 minuti per utente americano al giorno nel 2018.

È improbabile che le entrate di Facebook siano solo una funzione del tempo trascorso sul sito: in altre parole 30,12$ ARPU per gli Stati Uniti non è il risultato di una permanenza sulla piattaforma tre volte superiore rispetto a quella degli utenti europei.

Quindi prendiamo 40 minuti come una cifra adeguata per un utilizzo medio al giorno e facciamo due conti:

40 minuti al giorno sono circa 3.650 minuti al trimestre.

$ 30,12 / 3.650 minuti fa approssimativamente 0.80¢ al minuto speso su Facebook per un utente americano.

Se sei in Europa, il numero è circa 0,3¢ al minuto.

Se da un lato è importante capire quanto vale il tempo che spendiamo su questi mezzi, è altrettanto importante essere consapevoli di come l’utilizzo eccessivo di questi strumenti influisce sul nostro benessere e sulla nostra vita.

 

La perdita di senso del tempo

Negli ultimi due decenni Internet ha rivoluzionato il modo in cui si lavora, il modo in cui si acquista, come si comunica e come si consumano i media. Per molti aspetti ha reso la vita più facile e veloce, ma ha anche portato sfide ed effetti collaterali. La tecnologia può aver semplificato molti compiti, ma ha anche aumentato le distrazioni.

Come si può vedere dai dati del Global Digital Report 2019 di We Are Social

Passiamo oltre 6 ore al giorno connessi, di cui circa un terzo sui social, contro le meno di 3 in cui guardiamo la tv. Quasi 9 persone su 10 (l’88%) accedono ad internet almeno una volta al giorno: 6 ore al giorno, tutti i giorni, quasi tutti.

Il rischio maggiore riguarda infatti i giovani: in Italia la ricerca “Vita da social” svolta dall’Università cattolica di Milano in collaborazione con skuola.net e la Sapienza di Roma per conto della Polizia Postale ha accertato che i ragazzi tra gli 11 e i 25 anni passano online più di 6 ore al giorno.

Nel 2004 il telefonino veniva controllato 9 volte all’ora, oggi più di 15 volte, cioè una volta ogni 3-4 minuti.

Forse anche per questo la società di Mark Zuckerberg ha lanciato, oggi, nuovi strumenti per aiutare le persone a gestire meglio il loro tempo su Facebook e Instagram.
«Abbiamo la responsabilità di aiutare le persone a capire quanto tempo trascorrono sulle nostre piattaforme – scrivono in un comunicato Ameet Ranadive, product management director di Instagram e David Ginsberg, director of research di Facebook, in modo che possano gestire meglio la loro esperienza».

Le persone sono distratte da troppe cose sui social network, alla ricerca perenne del click e della gratifica della condivisione apprezzata. Si ha un overload di informazioni non filtrate che nulla aggiungono e nulla tolgono alla formazione personale e non offrono approfondimenti di qualità.

La gestione della quantità e della qualità del tempo trascorso sulle piattaforme social per i giovani diventa sempre più importante. Le nuove generazioni, per l’uso eccessivo di questi mezzi, hanno paura di perdere contenuti importanti tanto da sviluppare stati ansiogeni che gli spinge ad abbandonare questi luoghi interattivi.

 

Il tempo alimenta il lato oscuro di internet

Attraverso la digitalizzazione che negli ultimi 20 anni ha caratterizzato e modificato profondamente la nostra società anche il nostro concetto di tempo ha assunto un significato diverso.
Di fatto si passa da una società materiale basata su cose e sul concetto di possessione ad una società immateriale.

Informazioni che per mezzo di algoritmi vengono continuamente proposte in un overload informativo che non si riesce a gestire determinando un sovraccarico cognitivo che si traduce in uno scarico cognitivo delegando sempre più compiti ai dispositivi tecnologici.

Il tempo assume un valore più ludico, tanto è vero che oggi anche mentre le persone lavorano sono continuamene distratte dai device, mentre in passato era impensabile che accadesse. Viene favorito un atteggiamento multitasking: si decodificano tante informazioni ma per un tempo più limitato e in modo più superficiale.

In un tempo in cui tutto è just in time, con poche attese e molta velocità, le persone perdono la percezione di passato presente e futuro. Prima una lettera rappresentava il mio messaggio presente e il messaggio futuro del mio destinatario, ora invece con le instant chat un messaggio è sia il mio presente che il presente del mi destinatario.

Se internet ha favorito la velocità di comunicazione tra le persone, il tempo trascorso su questo mezzo determina diverse problematiche.

Uno studio condotto dall’Università della Pennsylvania, a Filadelfia evidenzia che un uso di Facebook, Instagram e Snapchat entro i 30 minuti al giorno riduce depressione e ansia.
In base ai risultati, dopo tre settimane di uso ridotto dei social i giovani hanno mostrato una significativa riduzione rispetto alla sensazione di solitudine, intesa come percezione dell’isolamento sociale e della depressione, ottenuta con una misura clinica dei sintomi depressivi. È stato rilevato un calo dell’ansia e della paura di rimanere esclusi dall’esperienza social. Potrebbe sembrare un controsenso, sottolineano gli autori, che proprio i social network, reti che servono a connettere le persone, possano contribuire invece ad aumentare il loro senso di solitudine.
“Quando si osservano le vite degli altri […] è facile concludere che siano più interessanti o migliori della propria”, spiega Melissa G. Hunt, autore dello studio.

Tramite social network e altri prodotti tecnologici, le persone desiderano allargare la cerchia dei propri contatti, cercano un confronto e tentano di rafforzare l’immagine ideale che hanno di sé, caricando messaggi, foto e video. In qualche caso, queste persone finiscono per isolarsi, perdendo la cognizione del tempo e tendono a sostituire il mondo reale con il mondo virtuale.

È per questo cambiamento culturale che in Giappone, ma un po’ in tutto il mondo, si assiste alla nascita degli Hikikomori, persone che vivono in casa incollate davanti ad uno schermo. Molti di questi ragazzi, ma anche la percentuale di ragazze è in aumento, passano gran parte della loro giornata su Internet o giocando ai videogiochi. Rifiutandosi di parlare con amici, o persino familiari. Ma intrattenendo rapporti virtuali attraverso uno schermo. Creando quindi una realtà parallela facilmente gestibile dalla loro camera. Dove hanno anche occasione di riscatto.

Vi è anche la dipendenza da Internet, descritta come un abuso di questa tecnologia, con delle conseguenze negative importanti sulla propria vita. Nel 1995, lo psichiatra americano Ivan Goldberg ha coniato l’espressione “Internet Addiction Disorder” (I.A.D.), prendendo come modello di riferimento il gioco d’azzardo patologico.

 

In conclusione

I benefici di Internet sono numerosi e contribuiscono al progresso e alla prosperità degli esseri umani in tutte le aree. Offre un rapido accesso alle informazioni e facilita le comunicazioni. È facilmente accessibile e per questo, un uso non ponderato, lo rende piuttosto pericoloso, specialmente per i giovani. Gli utenti devono essere consapevoli e affrontare in modo critico le informazioni fornite ai siti Web, in modo da delimitarne l’uso eccessivo. L’uso logico e l’equilibrio sono la chiave per massimizzare i benefici di Internet.

Indipendentemente da come ognuno di noi decide di spendere il proprio tempo, quello che conta è spenderlo senza rimpianti. Anche l’ozio, così tanto denigrato come una perdita di tempo nell’attuale società, può stimolare la produttività e il benessere della persona. Senza una discreta quantità di distrazione, si perde la produttività. Il cervello umano ha bisogno di distrazione, tempo, spazio, prospettiva, al fine di elaborare meglio tutti gli input.

Come anticipava il filosofo e saggista Francis Bacon “il tempo è denaro”: oggi nel vero senso della parola è una moneta preziosa che va investita al meglio delle nostre possibilità e con molta consapevolezza.

Per i professionisti del digitale una sfida futura sarà produrre valore per le persone, facendo percepire la profonda differenza tra tempo speso e tempo ben speso, tra generare connessioni e generare connessioni di valore. È vero che viviamo sempre di più in una iper realtà, nella quale reale e virtuale si mescolano, ma siamo sicuri che enfatizzare questo processo senza prima creare consapevolezza sia la strada giusta per le persone? Alla fine internet è come una bicicletta, se impari a pedalare puoi andare lontano e utilizzarlo al massimo delle sue potenzialità, se lo usi senza consapevolezza rischi di cadere; peccato che non te la cavi con una semplice sbucciatura.

 

Spero che questo articolo ti sia piaciuto e che stimoli una bella riflessione.

E tu cosa ne pensi del tuo tempo? Fammelo sapere nei commenti.

 

Autore:

biografia di federico andreani