Dalla gif animata a 8 bit di un gattino digitale che disegna dietro di sé un arcobaleno, al quadro digitale composto da un collage di 5mila immagini, passando per il primo tweet della storia, oggi in rete tutto ciò che viene creato può essere venduto sotto forma di NFT

Gli NFT, acronimo di “non-fungibile token”, sono dei token crittografati dotati di una specificità che li rende unici. Contraddistinti da un attestato di autenticità, una volta acquistati, diventano automaticamente di proprietà dell’acquirente, registrando la transazione all’interno di una blockchain. 

Il mercato degli NFT sta crescendo in maniera vertiginosa, tanto che nel 2020 si è calcolato un giro d’affari superiore ai 250 milioni di dollari: quasi il quadruplo rispetto all’anno precedente, come riportato dai dati registrati di NonFungible Corporation.  Probabilmente l’origine di questo nuovo trend fonda le sue radici sulla popolare mania sviluppata dal canadese Rapper Labs, conosciuta con il nome di CryptoKitties.

Si tratta di un gioco che, tramite la blockchain Ethereum, permette di comprare, allevare e rivendere gattini virtuali ognuno di proprietà di un singolo utente. Così come il mercato azionario, il valore del micetto varia in base all’andamento del mercato. Nel giro di poco tempo dal momento dell’apertura di CryptoKitties, nel 2017, Ethereum ha calcolato un giro di traffico d’affari aumentato del 25%, con una somma che supera i 19,6 milioni di dollari. 

Blockchain e il concetto di “non fungibile”

É tramite l’esempio di questi animaletti digitali, che possiamo meglio approfondire il significato della parola “infungibile” o “non-fungibile”. Un “bene infungibile” è infatti dotato di specifica individualità definita su base economico-sociale che non permette la sua sostituzione. A contrario, una banconota, potrà sempre essere intercambiabile con un’altra banconota dal suo stesso valore. 

Un NFT è quindi un elemento non fungibile ed è per tanto non intercambiabile essendo unico nel suo genere. 

Ciò di cui potranno vantare gli acquirenti, sarà la consapevolezza che la loro copia di un artefatto digitale, anche se replicabile, è quella originale. 

NBA Top Shop e figurine digitali

Altri esempi di token digitali per cui vale la pena spendere alcune parole, includono una clip di LeBron James mentre fa una schiacciata memorabile durante una partita di pallacanestro dei Lakers e alcune opere di Beeple, un emergente artista digitale. 

La prima sopracitata, la clip che vede come protagonista il campione di basket LeBron James, è stata venduta per 400 mila dollari, tramite la piattaforma NBA Top Shot. Questo programma, permette di vendere e acquistare dei brevi highlights delle partite di basket americano, approvati dalla lega e resi unici e in edizione limitata, tramite la tecnologia delle blockchain

Gli acquirenti possono in questo modo collezionare dei veri e propri “momenti digitali” che vengono venduti come le figurine del basket con la possibilità di acquistare anche dei pacchetti di più micro-video.  Ovviamente, chiunque può prendere visione in qualsiasi momento a questi contenuti mediatici, che si mantengono a disposizione su qualsiasi piattaforma come YouTube, Facebook, Sky o Twitter. Restando però che solo uno il proprietario della clip, certificato tramite la blockchain. 

Come in tutti i mercati, più un highlight è limitato, maggiore è il suo valore economico, dando così il via ad aste e rilanci per i più appassionati. 

La logica resta, almeno per il momento, quella legata alla macroeconomia: i frame di Top Shop acquistano valore in quanto la domanda supera, e di gran lunga, l’offerta.

Per acquistare queste “figurine digitali” ci sono due possibilità: comprare set di pacchetti venduti sulla base dell’esclusività del contenuto, gli americani parlano di “few printings” ossia un ridotto numero di stampe, dove il costo di vendita parte da un minimo di 9 dollari per quelle più popolari.

L’acquisto di questi pacchetti è però molto complicato. Infatti, essi vengono rilasciati sulla piattaforma di Top Shot NBA ad una determinata ora ma per entrarne in possesso è necessario accodarsi ed aspettare una lunga lista d’attesa che quasi sempre risulta fallimentare.

Il secondo metodo è quello classico delle aste digitali, che vede come protagonista l’accanimento degli utenti della piattaforma per entrare in possesso degli highlights, un modo sicuramente più veloce ma certamente molto più costoso.

Sia la Lega che l’associazione giocatori hanno già stretto un accordo con questa piattaforma digitale. Per ogni transazione avvenuta su Top Shop viene addebitata una tassa del 5%, la quale viene poi suddivisa in parti uguali tra la piattaforma stessa, l’NBA e la National Basketball Players Association.

I guadagni, però, non entreranno direttamente nelle tasche dei singoli giocatori o delle singole squadre, ciò per evitare che i giocatori stessi speculino sulle proprie giocate.

Beeple: nuovi artisti digitali

Un altro esempio di token non fungibili di cui è necessario spendere alcune parole, sono le opere digitali di Mike Winkelmann, noto al pubblico come Beeple o Beeple Crap, un artista digitale, grafico e animatore americano.

L’11 Marzo scorso, questo strano personaggio, ha venduto per la cifra di 69,3 milioni di dollari la sua prima opera digitale tramite Christie’s la più grande casa d’aste al mondo.

L’acquirente, un certo Metakovan, è diventato il primo proprietario di un’opera del tutto originale e sicuramente senza eguali.

Alle ore 16 di quel pomeriggio di Marzo, Beeple, circondato dai suoi familiari nel proprio salotto di casa, resta incredulo nel vedere il risultato dell’asta che  vedeva protagonista la sua opera digitale, e che aveva scatenato l’attenzione  di tutto il mercato della crypto art.

L’immagine da lui composta è il risultato di tredici anni di lavoro. Infatti, dal 2007, Mike Winkelmann ha realizzato, giorno dopo giorno, una piccola immagine digitale. La prima ritraeva, tramite una semplice bozza, il volto stilizzato di suo zio Jim.

Oltre cinquemila giorni dopo, Beeple ha realizzato “Everydays: The First 5000 Days”, un collage di 21.069 x 21.069 pixel delle sue prime cinquemila opere giornaliere.

Tra le sue migliaia di opere si trova un pò di tutto e sintetizzare cercando di trovare i tratti comuni risulta assai complicato.  Con una drastica semplificazione, nel lavoro di Beeple si possono individuare quattro macro-periodi. Il primo composto da vignette e disegni relativamente semplici, tra cui il primo ritratto di zio Jim. Il secondo periodo, è invece più astratto e digitale, molto probabilmente fase dovuta alle molteplici sperimentazioni dell’autore con i nuovi programmi per disegno digitale. Il terzo periodo lo possiamo definire fantascientifico ed introduce quello che è l’ultimo capitolo del suo collage che tratta tematiche di satira politica e sociale tramite un tono ipertecnologico e avveniristico.

Tra le centinaia di immagini raffigurate, troviamo elementi e personaggi di qualsiasi genere, passando da Buzz Lightyear a Kim Jong Un, da Michael Jackson a Pikachu, e ancora Donald Trump o Topolino. 

Ci sono riferimenti di attualità di ogni genere, come la morte di George Floyd o lo scioglimento dei Daft Punk, ma anche molteplici cenni alla storia del passato. Tutti contenuti provocatori che potrebbero turbare e stimolare discussioni. 

 

Dunque, se è vero che gli NFT possono venire associati ad ogni contenuto digitale, è soprattutto nel mondo dell’arte che questa nuova tendenza si sta diffondendo.

Secondo il portale di Crypto.art, blockchain applicata alla creatività e  alla manifestazione più contemporanea dell’arte, a Novembre 2020 le opere d’arte basate su tecnologia di NFT hanno raggiunto quota 1,5 milioni di dollari, arrivando al mese di Marzo di quest’anno ad una cifra che supera di 120 milioni di dollari.  

Cosa è davvero arte?

La domanda che viene posta è dunque la seguente: si può considerare questa nuova forma di manifestazione artistica davvero arte? Cosa sia l’arte non è certo, ma essa può sicuramente essere intesa come una diversa percezione del mondo che ne coglie lo spirito anticipando il futuro. 

Questo spirito si manifesta in luoghi sempre diversi, e quello del nostro presente è del web. L’arte parla così il linguaggio del proprio tempo, l’attuale linguaggio digitale.

L’uomo da sempre nutre l’esigenza di rappresentare il suo vissuto, l’azione, i sentimenti, un bisogno che riserva sin dalla preistoria.

Le impressioni grafiche tramandate dal Paleolitico altro non sono che il prodotto primordiale delle manifestazioni artistiche dell’essere umano, che gli permettono di distinguersi dall’essere animale. 

Comincia con i disegni sulle grotte dove gli ominidi si impegnavano nel tracciare disegni al fine di comunicare con l’aldilà, il lungo viaggio dell’individuo umano che si circonderà in modo costante e sotto le più svariate forme dell’arte. 

 

Infatti, lo stesso Beeple in un comunicato ufficiale ha dichiarato: “di sicuro questa vendita segnerà l’inizio di un nuovo capitolo della storia dell’arte, quella della digital art.” 

 

Questa capacità di poter trasformare l’arta in digital art, la si deve principalmente al potere della rete. Un soggetto in perenne movimento, difficile da mettere a fuoco e fotografare. Essa è il luogo delle maggiori possibilità, dove si manifestano le intelligenze, sia collettive che individuali, e dove trova spazio la libertà d’espressione. 

Ormai più di cinque anni fa si iniziò a parlare di arti e pratiche artistiche dell’era post-digitale. Gli artisti in questo periodo hanno iniziato a sviluppare un linguaggio ibrido molto ricco, includendo tanto il materiale quanto l’immateriale, il reale e il virtuale, dando il via ad un “arsenale”. Di nuove possibilità d a sperimentare.

 

Negli anni 2000, Castells parlava di “Network Society”, ovvero una nuova struttura sociale dominante, che non cancella le altre strutture, ma che genera una nuova economia, l’economia informazione globale, e una nuova cultura della virtualità reale. L’online non diventa così qualcosa di sconnesso dalla realtà, ma integrato. 

 

Ulteriore elemento d’interesse, è il fatto che la rete blockchain non sia centralizzata, rendendo tutti i nodi al pari del loro potere. La blockchain diventa dunque una nuova opportunità in grado di togliere il potere dalle mani di un organismo centrale e di ridistribuire l’autorità secondo principi di democrazia e trasparenza. 

Dove prima si poneva fiducia in un organismo centrale che si prendeva carico di garantire l’effettività e la sicurezza delle transazioni, ora con blockchain, si delega questa responsabilità equamente a tutti i nodi della rete. 

Questo nuovo meccanismo è quello che Geert Lovink definisce come il passaggio da  “fiducia contrattuale” a “fiducia distribuita”. 

Fondamentalmente la prima è quella sancita e applicata tramite leggi e regolamentazioni, mentre la seconda, è un tipo di fiducia che si instaura tramite la condivisione tra i soggetti coinvolti e diventa di conseguenza a carico di tutti i partecipanti. 

È questo il punto focale che caratterizza l’avvento di questa tecnologia. Si tratta di una sorta di libro maestro distribuito in copie uguali, dove tutti hanno libertà di accesso alle stesse informazioni. Ciò consente di dar vita ad una nuova logica di governance, dove non esiste più la possibilità che un’unità prevalga sulle altre, ma che tutti i nodi prendano parte al processo allo stesso modo. 

La blockchain diventa così una tecnologia per alimentare la fiducia, in quanto permette di scambiare valore senza dover passare per un’autorità centrale.

Questo metodo permette dunque ai nuovi artisti digitali di guadagnare tramite un sistema di pagamento peer-to-peer, facile da usare e comprende il minor numero possibile di intermediari. 

 

Se però da un lato possiamo confermare la positività di questa nuova tecnologia democratica, dall’altro vi è qualcuno che invece muove delle critiche. 

Sempre Lovink, sostiene che questo progetto altro non sia che l’ennesimo tentativo anarchico di sostituire il potere istituzionale con l’infallibilità dei sistemi informatici e dei programmatori del sistema criptato, ai fini di creare denaro dal nulla. 

 

Questo concetto si sposa benissimo con una delle questioni più discusse nella storia dei media: il rapporto tra quantità dei contenuti e la loro qualità. 

Infatti, con l’aumento dei prodotti culturali disponibili e l’ampliarsi del pubblico in grado di accedervi, diventa sempre più difficile andare a definire quali sono i parametri di qualità. 

 

Andrew Keen, saggista e opinionista inglese, descrive questo scenario come un drastico abbassamento della qualità dell’offerta culturale. Secondo l’autore, la possibilità di fornire così facilmente l’immissione di contenuti digitali nel web, ha dato luogo a tre ordini di conseguenze: perdita della qualità complessiva del sistema, la tendenza ad un pensiero avverso alla specializzazione, e la diffusione di pratiche di produzione sociale che hanno messo in crisi le industrie culturali. 

 

Secondo Patrice Flichy invece, vi è una sempre maggior tendenza a vedere ciò che prima veniva considerato “cultura del quotidiano”, come la creazione di un nuovo atto artistico. Da questo presupposto, Flichy considera questo nuovo trend un fenomeno di massa puro e semplice, dove assistiamo ad un allargamento della sfera pubblica, dunque ad una sostanziale democratizzazione, osservata come la contrapposizione tra dilettanti e professionisti. 

 

Dopo la considerazione di queste critiche, possiamo considerare gli Nft un nuovo mercato dell’arte?

Se, come sosteneva Castells consideriamo la network society come una nuova struttura sociale, è possibile affermare che in essa vi sia anche lo spazio per la nascita di nuove forme di arte, completamente innovative ed originali. 

Così facendo, l’immagine animata a 8 bit di un gattino digitale che disegna dietro di sé un arcobaleno avrà qui tutto il potere di venire considerata come digital art, e di essere venduta e comprata all’interno delle blockchain secondo principi di libertà e di “fiducia distribuita”. 

Se, invece, la paura è quella di perdere l’essenza stessa del termine “arte”, confondendo la democratizzazione della distribuzione e creazione di contenuti con l’obiettivo di avere guadagni economici contribuendo solamente quantitativamente ma omettendo la qualità del prodotto, gli Nft posso ritenersi lontani dal concetto artistico. 

 

Forse la soluzione sta nel significato che assumono gli Nft per le persone. É tramite i principi della rete, uno spazio libero e democratico, che risiedere il futuro di come verranno interpretate queste nuove opere digitali. 

 

AUTRICE

 

 

Sono Carolina Bottazzo, ho 24 anni e sono una studentessa di Web Marketing & Digital Communication presso l’Istituto Universitario Salesiano IUSVE di Mestre.

Studio il mondo del web perché mi affascina osservare come si sta evolvendo la società tramite l’uso della rete. Mi incuriosiscono molto le persone e il loro modo di relazionarsi con la realtà che percepiscono.