Quanto il postmodernismo ha influenzato e determinato le forme artistiche attuali? Fino a che punto l’espressione artistica è in grado di assumere una connotazione digitale, per continuare ad essere considerata tale? Ma soprattutto: cos’ha determinato il passaggio dall’arte “classica” a digital art e in che modo subentrano temi quali crypto-art, NFT e blockchain?

A partire da un excursus storico tra epoca moderna e post-modernismo, passando per l’influenza che quest’ultimo ha avuto nei confronti delle forme d’arte digitali attuali, fino ad arrivare alla nuova forma artistico-comunicativa della crypto-art.

In un solo articolo, tutte le risposte che stavi cercando su questo argomento!

 

Un pò di storia

Per capire come si è giunti a parlare di forme d’arte come quella digitale o crypto, risulta fondamentale una panoramica storica generale sui movimenti che hanno determinato l’avvento di tali innovazioni artistiche.

Un passo indietro: l’epoca moderna

Due Guerre Mondiali concluse. Boom economico anni ‘50-’60. Inizio degli anni ‘70. La concezione di tutto ciò fino ad ora considerato moderno, inizia ad essere sormontata da fattori quali il progresso costante e le grandi innovazioni che hanno determinato tutto il XX secolo. Lo stesso modello di produzione capitalistico, inizia ad insediarsi e a farsi sentire. Si è di fronte a un cambiamento radicale, un punto di non ritorno che non solo coinvolge ogni ambito della vita quotidiana, ma influisce su aspetti riguardanti l’intera società e ciò che ne fa parte. 

A partire da questo momento, a risentirne particolarmente è anche il mondo dell’arte.

Un nuovo capitolo: il fenomeno del post-modernismo

Il termine Post-modernismo è stato usato per la prima volta da Jean-Francois Lyotard, primo teorizzatore del post-modernismo in ambito filosofico. Secondo la tesi proposta nella sua opera “La condizione post-moderna” (1979), ci troviamo di fronte a un momento storico in cui la modernità è giunta al suo definitivo compimento.  Le tre correnti cardine di tale epoca, ovvero quelle dell’illuminismo, dell’idealismo e del marxismo, da sempre in grado di trasferire un senso universale e unitario della realtà basato su razionalità e progresso, sono state sostituite da altre connotazioni socio-culturali fondate sulla decadenza degli stessi ideali.

Lo stesso avvento esponenziale del capitalismo, in pochi anni affermato come modello economico vincente, così come la conseguente globalizzazione, hanno rivoluzionato le stesse coordinate universali spazio-temporali, generando forme di comunicazione innovative e rivoluzionarie. Una situazione che indica, in tutto e per tutto, una generale impotenza dell’uomo verso i cambiamenti della società, e che lo costringono ad approcciarsi e adattarsi alla vita in modo completamente diverso. Sia nelle proprie abitudini, che nelle proprie forme di espressione.

Ma in che modo e a che livello, quanto scritto finora, ha influito sul mondo dell’arte, comportando cambiamenti tanto sostanziali? Com’è stato possibile il trasferimento da una concezione di arte reale e concreta, a una virtuale e intangibile? 

 

Post-modernismo e forme artistiche post-moderne

Concluse le premesse storiche, risulta facile affermare come il post-modernismo sia stato in grado di influire in modo evidente anche su una delle forme di comunicazione primordiali da sempre insita nell’indole umana: quella dell’arte.

A partire dall’ambito architettonico, per poi estendersi a ogni altra tipologia di manifestazione estetico-visiva, l’obiettivo del post-modernismo è stato fin dal principio quello di rappresentare un nuovo atteggiamento nei confronti di una forma di comunicazione artistica, caratterizzato da maggiori riflessioni e revisioni critiche, in modo da far decadere il concetto di progresso e di “obbligo d’invenzione creativa”, a favore di un recupero del “già detto”. L’arte postmoderna riprende e mescola quindi le forme e gli stili artistici del passato, creando un miscuglio di quest’ultimi: l’artista è libero di muoversi in qualsiasi epoca e prende spunto dalle correnti in riferimento a essa.

Un’espressione artistica che coinvolge un insieme di movimenti artistici, al fine di creare forma d’arte innovativa costituita da installazioni artistiche, arte concettuale e inter-multimedia; quest’ultimi condividono caratteristiche comuni, come: l’uso di parole come elemento artistico centrale, presenza di collage in diverse tipologie, semplificazione dei concetti, performance art, riciclaggio di stili e temi del passato.

 

L’arte si fa digital

È proprio qui, grazie alle costanti evoluzioni tecnologiche del periodo e conseguente avvento del computer, che si afferma una delle correnti artistiche che ad oggi è sempre più predominante nelle nostra quotidianità: la digital art. Un’arte, quella digitale, in grado di offrire una nuova prospettiva culturale a 360°: se da un lato i media tradizionali sembrano aver esaurito il loro potenziale, dall’altro fattori quali il progresso tecnologico, lo sviluppo di sistemi-app e la condivisione online la promuovono e rendono, per la prima volta, alla portata di tutti. 

Digital art: definizione e metodologia 

Di pari passo al processo di digitalizzazione, ormai parte integrata ad ogni aspetto della nostra vita, a cambiare è anche il modo in cui l’arte può esser oggi creata, vista, valutata o,  addirittura, acquistata. Ma prima di parlare di quest’ultimo aspetto correlato al mondo crypto, NFT e blockchain, è essenziale proseguire con ordine per una migliore comprensione. Quando si parla di arte digitale, si fa riferimento a un insieme di opere e pratiche artistiche che “sfruttano” la tecnologia come parte cardine e indispensabile dell’intero processo creativo ed espositivo. Ciò significa che ogni nuova forma di espressione che si rifà a net-art, installazioni digitali e VR (virtual reality), ad oggi sono riconosciute come pratiche artistiche a tutti gli effetti. 

Per quanto riguarda la metodologia di realizzazione “standard” che viene applicata nella digital art, generalmente si utilizza uno schema ben preciso: una volta sviluppata l’idea creativa sulla base dello strumento digitale che si intende utilizzare, viene realizzata un’opera ex-novo in grado di trasmettere un messaggio anche nella sua parte espositiva.

 

L’arte si fa crypto

Alla luce di quanto detto finora, risulta scontato chiedersi: in che altro modo può svilupparsi un’opera digitale nel mondo online? Come prosegue, in cosa consiste e come termina il suo percorso? E come può un’opera d’arte digitale venir trasformata in un titolo/strumento finanziario, per poi essere rivenduta a investitori e collezionisti? 

Prima di rispondere a tutte queste domande, facciamo un passo indietro e aver ben chiaro un concetto: erroneamente, spesso si utilizzano le parole digital art e crypto art come sinonimi, quando in realtà fanno parte di due categorie differenti, o al massimo consecutive: se la prima è apparsa già con gli anni ‘50 a seguito della comparsa dei primi computer e si serve della tecnologia per la sua realizzazione on-offline, la seconda è intrinsecamente legata al mondo degli NFT e della Blockchain.

 

Come si può facilmente notare, a causa degli acronimi e termini molto specifici utilizzati in riferimento a tale ambito (NFT, crypto, blockchain), una comprensione complessiva e chiara in merito a tale argomento risulta assai complicata. Per semplificarla e renderla dunque più accessibile, nel prossimo capitolo verranno illustrate alcune definizioni essenziali per capire di cosa si sta parlando nel concreto. 

 

 

L’era dell’arte intangibile: crypto, NFT e blockchain

Quando parliamo di crypto art, facciamo riferimento a vero e proprio movimento artistico costituito da artisti (i quali raramente svelano la propria identità) che realizzano, grazie alla tecnologia NFT, opere digitali basate su Blockchain (ecco perché spesso i termini crypto Art e NFT Art si sovrappongono e vengono usati come sinonimi). In parole povere, il processo concreto che avviene è il seguente: l’artista realizza l’opera digitale e chi la acquista riceve un NFT, ovvero una sorta di “certificato di proprietà e unicità” dell’elaborato. Il paradosso quindi, sta nel fatto che di fronte a un concetto tanto concreto, vi sia un acquisto completamente immateriale.

Per quanto riguarda NFT (non-fungible token), esso può esser classificato come una stringa di codice che detiene tutte le informazioni dell’opera digitale e dell’autore di riferimento; è quindi, a tutti gli effetti, un file digitale che viene emesso a seguito della realizzazione di un’opera digitale e reso disponibile a tutti per il suo acquisto. Una carta d’identità dell’opera stessa che resta immutabile nel tempo: una volta generata e inserita nella Blockchain, la sua proprietà e paternità rimangono uniche, mentre il file digitale in quanto tale può essere riprodotto infinite volte.

Da tali definizioni si può ricavare la caratteristica principale relativa alla crypto-art: se, come detto sopra, la paternità e la proprietà di un’opera artistica NFT è unica e definita dall’NFT stesso (che, essendo su Blockchain, non può essere manomesso o cambiato), la fruizione di di tale realizzazione può esser scaricata da chiunque e usata come si preferisce.

Ora manca l’ultimo tassello del puzzle: la blockchain. Essa è una catena di blocchi che contengono informazioni codificate e una serie di dati. È il sistema che permette a un’opera NFT di rimanere invariata nel tempo e visibile a tutti. Essa si presenta sotto forma di 3 tipologie: pubblica, permission o privata, e si rifà alla criptovaluta del Bitcoin, come valuta virtuale per effettuare il pagamento.

 

Conclusioni: possibili sviluppi della digital art

Ma quindi, questo mercato può essere una fonte effettiva di guadagno e di lavoro? La risposta, come ci si aspettava, è “assolutamente sì”.

Secondo le ultime ricerche infatti, il mercato degli NFT continua ad avere una crescita esponenziale, tanto da triplicare il proprio valore di mercato solo nell’ultimo anno, raggiungendo una cifra superiore ai 250 milioni.

Per quanto concerne il guadagno effettivo che se ne può trarre, al momento risulta impossibile prevederlo con precisione, in quanto molto dipende dalla metrica di qualità delle opere realizzate e dalla reputazione che si ottiene all’interno del sistema. In ogni caso però, solo l’anno scorso sono state vendute crypto-art su blockchain, per un importo che si aggirava sui 100 mila dollari in denaro fisico. 

Parlando invece di artisti, ad oggi il digital artist più ricco sembra essere il cosiddetto Pak, artista anonimo che, grazie a una collezione di opere realizzata e messa in vendita, ha ottenuto un guadagno di oltre 90 milioni di dollari.

Giunti alla fine di questo articolo e per quanto visto in esso, si può quindi affermare come la digital art, o meglio la crypto-art, si stia sempre più affermando in modo evidente a livello mondiale, creando non solo nuove opportunità, ma anche definendo l’inizio di una vera e propria era artistica. 

 

BIOGRAFIA

Mi chiamo Veronica Biatel, sono laureata triennale in Scienze della comunicazione presso l’Università degli studi di Verona. Attualmente iscritta al corso di laurea magistrale in Web Marketing e Digital Communication all’università IUSVE di Verona. Amo tutto ciò che riguarda il mondo della tecnologia e del digitale, compreso quello dell’arte associato a questi temi.