E’ sempre più “alla moda” condividere sulla propria pagina social, post di noi stessi mentre svolgiamo attività fisica. Ma perché lo facciamo? E soprattutto, che influenza abbiamo sugli altri? Una breve riflessione su un fenomeno sempre più influente, che non sempre è visto positivamente.

 

Nell’era digitale in cui stiamo vivendo, tutto è diventato condivisibile, o meglio, postabile. Instagram è diventato il mezzo principale tramite cui postare contenuti anche in tempo reale, a seguire, Facebook. Abbiamo quindi superato l’era delle semplici foto con i filtri; siamo arrivati infatti, a riprendere il presente, quello che ci sta succedendo in quel preciso momento tramite le storie. E queste storie, riescono a influenzare il nostro stile di vita, i nostri comportamenti quotidiani, più di quanto crediamo.

E’ sempre più diffuso il riprendersi mentre si svolge dell’attività fisica. In palestra, all’aria aperta, in casa, ovunque ci si trovi, viene sentito questo bisogno di condividere con i propri follower, gli esercizi che stiamo svolgendo. Ma perché? A cosa effettivamente vogliamo arrivare condividendo con il mondo la nostra giornata di sport? E soprattutto, possono indirizzarci a svolgere uno stile di vita più sano invece che rimanere sul divano a guardare la tv?

Le motivazioni di chi posta una foto o una storia di sé in palestra, o in generale mentre svolge dell’attività fisica possono essere svariate. C’è chi lo fa per il piacere di condividere un momento della propria giornata, chi per essere incoraggiato a proseguire la sua ruotine di allenamento, chi per esibizionismo. Allo stesso tempo, chi osserva, la maggior parte delle volte viene influenzato. Lo ha rivelato uno studio dell’Università Statale del Texas e dell’Università dell’Arizona; si viene influenzati però, non tanto dai feed di famosi influencer, ma da quelli dei nostri amici.

L’influenza che ne risulta non è per forza positiva, in quanto post riguardanti l’attività ginnica fanno prevalere un senso di inadeguatezza derivante dal confronto tra il corpo atletico di chi ha postato la foto o la storia e il fisico, magari un po’ appesantito, di chi la osserva.

Ma quindi, il fitness sui social, motiva o demoralizza?

In generale, gli studi statunitensi dimostrano che per coloro che tendono a paragonarsi a persone che considerano superiori, e come dei modelli di vita, i post che rimandano alla cura del corpo, in particolare attraverso l’attività fisica, funzionano come motivazione ed ispirazione, facendo cosi scattare un comportamento di imitazione. Ma come è stato detto precedentemente, sono le persone più vicine a noi, come i nostri amici, che ci influenzano di più. Proprio su questo, ha puntato Nike, con la sua App Nike+ Run Club, dove gli iscritti al termine del proprio percorso, possono condividere una foto o il percorso stesso sui social, dando un titolo alle corse e taggando anche i propri amici, sfidandoli.

Allo stesso tempo però, questa forma di condivisione, può demoralizzare le persone che tendono a confrontarsi e a sentirsi inferiori riguardo il fisico e l’attività sportiva, facendo trascurare ancora di più il proprio peso e il proprio corpo. Tutto questo ha delle conseguenze serie sull’autostima, che invece di crescere, cala maggiormente. Ma chi si confronta con delle persone meno “performanti” può assumere un comportamento più competitivo e proattivo per mantenere la propria posizione di superiorità in termini sportivi.

In generale, è stato dimostrato che non tutti hanno lo stesso potere di influenzare. In particolare, gli uomini tendono a farsi influenzare sia dai post di altri uomini che da altre donne, mentre invece le donne sono maggiormente motivate dai commenti e dai post di altre donne.

Da un punto di vista antropologico le community sportive e il social fitness incarnano il desiderio di affermazione e di auto-miglioramento da parte degli individui, senso di appartenenza collettiva a una “tribù”, ricerca continua di nuovi stimoli e informazioni. La maggior parte delle persone quindi, che decide di condividere online le proprie perfomances è spinta non solo da un senso di narcisismo, ma anche da quello di competizione.

Si parla però di sana competizione, anche se allo stesso tempo può essere un’influenza negativa su persone insicure del proprio corpo e alla costante ricerca della perfezione, che come si sa, non esiste.

Il fenomeno quindi della condivisione della propria attività fisica, può essere anche pericoloso. Sempre più frequenti sono casi di disturbi dell’alimentazione, e tante volte con un eccesso di attività fisica per poter assomigliare ai cosiddetti “Influencer di Instagram”. In questo caso, c’è una vera e propria visione distorta della realtà.

Nella società ipermoderna il corpo ha la funzione di strumento di comunicazione per trasmettere la propria identità, manipolandolo per raggiungere determinati obiettivi di comunicazione.

Un gruppo di ricercatori dell’Università della Pennsylvania però, ha riconosciuto nelle reti sociali una positiva modalità di trasmissione dell’informazione, con cui motivare gli utenti ad incrementare i livelli di attività fisica. Il valore aggiunto di questo fenomeno, è anche il fatto che non solo le semplici persone comuni sono influenzate dal condividere le proprie perfomances sportive, ma anche gli atleti stessi hanno iniziato ad utilizzare il digitale per implementare la propria influenza e creare il proprio personal brand.

Sono sempre più presenti anche dei Personal Trainer Online, che tramite la condivisione dei propri post e delle proprie storie, presentano dei veri e propri programmi di training, promuovendo il messaggio di non arrendersi mai alle proprie difficoltà. In altre parole, può essere definito anche come Influencer Marketing.

I brand sportivi hanno da molto tempo ormai intuito questo metodo di marketing e del contatto mediato dagli influencer con i potenziali pubblici di riferimento, e utilizzano principalmente Instagram e Facebook per promuovere i propri contenuti, cercando di motivare gli utenti.

Tutto quindi diventa una sorta di Vetrina sociale, come definisce Codeluppi, in cui il fenomeno di vetrinizzarsi è definito come “cercare di dare vita a eventi memorabili nell’ambiente sociale, creando spettacoli che colpiscano le persone e le coinvolgano in profondità”. La vetrina stessa ha dato origine quindi a un nuovo modello di comunicazione, che ha portato al culto dell’immagine. La comparsa della vetrina ha quindi modificato il rapporto che gli individui instaurano con la loro immagine personale. Nell’Ottocento, Veblen ha definito il “consumo vistoso”, ossia il particolare utilizzo dei beni secondo cui l’individuo ostenta ciò che possiede per comunicare la sua posizione sociale, dove la stessa cosa è stata usata e mostrata anche nello sport, in particolare per gli sport, con l’abbigliamento, che è uno strumento a disposizione dell’individuo per valorizzare l’identità personale.

Un altro motivo per cui viene condivisa la propria attività sportiva sulle pagine social, è quindi anche quello di mostrare l’abbigliamento utilizzato, molte volte utilizzando le marche dell’attrezzatura come uno status sociale. Ed è proprio questo quello a cui puntano i Brand sportivi.

“Vetrinizzarsi” non è un semplice mettersi in mostra, ma produce una vera e propria condizione di dipendenza psicologica, fino ad arrivare a un “corpo flusso”, ovvero un corpo in costante mutamento, senza un’identità fissa, che cerca di non dipendere dalla biologia.

Condividere le proprie attività fisiche sui social quindi, in particolare Instagram, può avere dei lati positivi, come negativi. Certo è, che utilizzato in maniera sbagliata può diventare molto pericoloso, in particolare con l’utenza che prende come esempio determinati stili di vita non veri, non reali. Allo stesso tempo però, nell’epoca ipermoderna, pubblicare un post è diventato qualcosa di automatico, all’ordine del giorno, riconducibile alla vetrinizzazione di cui tutti ormai ne facciamo parte, e da cui ne siamo dipendenti sotto sia il punto di vista psicologico, ma anche fisico.

di Silvia De Giovanni