Secondo Heidegger, uno dei modelli di conoscenza adottati dall’essere umano è quello che vede protagonista il pensiero tecnico, il quale caratterizza e impronta l’agire del comportamento umano.

Il significato che il filosofo attribuisce al termine “tecnica” non è quello di strumento tecnologico, bensì quello relativo ad una delle modalità di esistenza nel mondo adottate dall’uomo. Per cui, possiamo attribuire a tale concetto un modo di pensare che permetta effettivamente all’uomo di ottenere la sua emancipazione dal sogno primitivo.

Facendo riferimento al mito di Prometeo, la tecnica precedentemente descritta la si può identificare nel fuoco, inteso come mezzo attraverso cui il protagonista del mito riesce ad uscire dal suo stato di uomo primitivo e si affaccia al nuovo mondo in una condizione di superiorità razionale.

 

Trasferendo all’uomo moderno questo concetto, lo si può vedere esplicitato nel pensiero razionale che guida la maggior parte delle sue scelte e dei suoi progetti.

Il perseguimento degli obiettivi e dei bisogni che si hanno quotidianamente viene veicolato dal susseguirsi di una serie pensieri logici che sottostanno alle regole del pensiero razionale della tecnica.

Se nella nostra esperienza A è uguale ad A, di conseguenza il nostro pensiero razionale ci fa escludere l’uguaglianza tra A e -A. Se quindi viene accolto questo precetto, si può sostenere che il pensiero tecnico ci guidi in ogni scelta.

In contrapposizione a quello che è il pensiero tecnico, esiste il pensiero aurorale.

Quest’ultimo trova il suo spazio nelle forme di espressione alternative al “logos”, come l’arte, la follia, la poesia, la religione, la musica (…).

Il piano d’azione in cui opera è quello simbolico, da cui deriva l’estinzione di vero e falso, giusto e sbagliato. In questo campo, il soggetto non ha infatti bisogno di distinguere nettamente le cose, e ritiene dunque possibile l’esistenza di un cavallo volante all’interno di un quadro o di un testo poetico.

Al giorno d’oggi una parte importante della nostra vita è stata trasferita sul digitale, che vede i social network come importanti figure di spicco.

Instagram in particolare, è una piattaforma che lavora tramite immagini e video, all’interno dei quali vengono rappresentati contenuti condivisibili con più soggetti, con cui è poi possibile interagire.

Interessante a questo proposito, è il pensiero espresso dal sociologo Zygmund Bauman, secondo cui

“nelle odierne società consumistiche gli individui devono cercare, esattamente come le merci in vendita nel mercato, di rendersi particolarmente attraenti agli occhi degli altri se vogliono sentirsi parte della società in cui vivono”, possiamo identificare i soggetti come “merci”.

Se è questa la visione intercorrente tra i rapporti interpersonali, dove si è merce e cliente o, viceversa, compratore e comprato, è possibile pensare ad Instagram come ad un vero e proprio spazio espositivo, dove ogni soggetto cerca di sfoggiare il proprio repertorio più accattivante.

Vanni Codeluppi teorizza perfettamente questo concetto con la “Vetrinizzazione sociale”, nell’ononimo libro dove sostiene che:

“Nel corso del Novecento, i media hanno progressivamente rafforzato il modello di comunicazione della vetrina, passando da un modello di fruizione collettiva (manifesti, cinema, televisione) a uno fondato sul consumo solitario (pay tv, Internet). Con il risultato che tutto oggi viene trasformato in fenomeno da “esporre in vetrina”, e per gli individui la vetrinizzazione è diventata difficile da evitare”. (1)

Dunque, il fenomeno di “Vetrinizzazione sociale” fa sì che la gente senta la necessità di esibirsi e di essere guardata per avere la conferma che la propria vita sia degna di nota. Per contro, afferma sempre Codeluppi, chi “non ha nulla da mettere in mostra – un corpo, una competenza o un’abilità da ammirare – esibisce la sua sfera più intima” e “pur di farsi notare, arriva a vetrinizzare completamente i suoi sentimenti e le sue sensazioni”. (2)

Molte sono le situazioni in cui possiamo osservare questi comportamenti. Gli influencer, le star di Instagram, sono l’esempio perfetto della “vetrinizzazione sociale”, in quanto programmano continuativamente la pubblicazione dei post e delle “stories”, entrambi divenuti il mezzo con cui si ottiene un compenso economico. Con i loro post influenzano i follower che aspirano a rivestire il loro stesso ruolo e si identificano nei valori che gli essi stessi veicolano.

I divi sono a loro volta oggetto di consumo, e per questo motivo, diventano obsoleti con il passare del tempo.

Per questo motivo cercano sempre nuove strategie per rendersi desiderabili agli occhi dei propri followers, per non rischiare di essere “archiviati”. Quando queste tattiche non sono efficaci, i profili perdono rilevanza e non vengono più seguiti.

Un esempio di questo destino abbastanza comune è il decorso della vita social dei protagonisti, vincitori e non, che escono da alcuni format televisivi, come X-factor, Amici, Grande Fratello ecc.

Il soggetto quindi cerca di “presentare al mondo” la versione migliore di sé, con l’obiettivo di suscitare il consenso degli altri e di rendersi desiderabile, e conseguentemente acquistabile.

Per cui, nel nostro vivere i social, è il pensiero tecnico che ci porta a creare post che abbiano una finalità precisa. È così che i soggetti perdono molto tempo per scegliere la foto migliore, la perfetta inquadratura, la descrizione più appropriata, il filtro e l’orario migliore per pubblicare il post.

Al fine di ottenere il post migliore, ogni individuo cerca di combinare al meglio le proprie competenze tecniche, con l’abilità di suscitare emozioni e reazioni negli interlocutori. Questo avviene quando si stimola il pensiero aurorale degli stessi, che si riconoscono nelle emozioni di chi ha scritto e pubblicato il post.

Una foto al tramonto, una “caption” accattivante, la pubblicazione di versi di poesie, un quadro che ci ha fatto emozionare sono tutti ottimi esempi dell’utilizzo del pensiero aurorale su Instagram. Le persone, dopo la pubblicazione di questi contenuti, sono attente alle reazioni, positive e non, che dimostrano i follower. Questo crea nel soggetto un apparente stato di euforia per tutti gli apprezzamenti alla foto, relativi quindi all’obiettivo intrinseco che questa portava con sé.

Stimolare il pensiero aurorale degli altri è, dunque, il mezzo più efficace per far sì che le persone possano immedesimarsi in altre, o suscitare la loro approvazione, in quanto stimolate dai sentimenti e delle emozioni umane.

Al contrario, il pensiero tecnico, in quanto legato alla ragione e alla razionalità, non lascia spazio all’irrazionalità propria del sentimento.

 

Il pensiero tecnico, come precedentemente descritto, è insito nella natura umana e lo si utilizza sempre, anche in contesti che apparentemente non nascono con la pretesa di essere programmati o con un fine preciso o prestabilito. All’interno di Instagram spesso tutti ci comportiamo come oggetti di consumo e vogliamo che la gente ci veda per quello che desideriamo mostrare. Costruiamo le nostre identità sociali e facciamo leva sul pensiero aurorale per entrare in empatia con i nostri follower, i quali, condividendo le nostre stesse emozioni apprezzando i nostri post, creano delle interazioni con noi.

Risulta pessimistico pensare che tutto quello che si fa in realtà sottenda al pensiero tecnico, volto a soddisfare i nostri obiettivi e bisogni, contrario a quello che è postare e vivere secondo un’ottica più spontanea e disinteressata.

Siamo immersi in un mondo che ci ha abituati a dover “apparire” per essere accettati, e questo si riflette nei nostri comportamenti e sulle piattaforme social che utilizziamo.

Il pensiero aurorale è il mezzo con cui noi ci rendiamo attraenti agli occhi delle altre persone, mentre il pensiero tecnico è il nostro modo di essere. Sembrerebbe che tutto il mondo si stia riducendo alla razionalità del pensiero tecnico, per cui ognuno decide qual è il suo posto nel mondo e come apparire agli occhi degli altri, ma dobbiamo essere capaci di prenderci cura anche del nostro pensiero simbolico, non pensandolo sempre in relazione ad uno scopo ben preciso.

Consapevoli di questo, si può cercare di essere più liberi nella definizione delle nostre scelte e decidere di assecondare questa modalità, oppure seguire maggiormente quello che è il nostro istinto.

Alessandra Goldoni


(1) V. Codeluppi, La vetrinizzazione sociale, 2007, Bollati Boringhieri
(2) Ibidem