La serie

Sono passati 7 anni da quando il capolavoro di Charlie Brooker Black Mirror è uscito in Italia, una serie antologica in cui ogni episodio si rivela essere una profezia con una chiara connotazione distopica. Nonostante la seria sia nata nel 2011, il tema di cui si occupa può essere considerato del tutto contemporaneo, il fatto che la serie abbia da poco annunciato l’uscita della sua quinta stagione ne costituisce la conferma.

Black Mirror nasce in Gran Bretagna ma, diviene subito un successo mondiale, Endemol riesce a vendere la serie in più di venti Paesi già nel 2011, mentre negli anni successivi la serie viene esportata in più di 90 nazioni. In Italia, la serie viene trasmessa su Sky Cinema 1, nell’autunno dello stesso anno, e a  partire dal 2015 in chiaro su Rai 4. Negli Usa si progetta un remake dell’intera serie, e l’attore e produttore Robert Downey Jr. ha acquisito i diritti di adattamento di un episodio della serie tv per trarne un film che parta dalla premessa della terza puntata della prima stagione (The Entire History of You).

A determinare l’indiscusso successo di questo prodotto è la linea sottile che distingue la nostra realtà dai diversi mondi in cui si svolgono i vari episodi della serie, la costante sensazione di angoscia nel realizzare che, per quanto assurde certe scene possano sembrare, esse somigliano molto alla nostra vita quotidiana. Il titolo della serie suggerisce la connessione con il mondo tecnologico, lo specchio nero di cui si parla è una metafora di tutti gli schermi freddi che ci circondano in cui troviamo sempre la nostra immagine riflessa, smartphone, tablet, PC, sono gli specchi neri dell’era digitale.

La scelta

L’ultimo capitolo della serie è senza dubbio il prodotto più interessante: Bandersnatch è un film interattivo, un’esperienza videoludica in cui durante la narrazione, il pubblico è chiamato a compiere delle scelte che determineranno gli scenari successivi e porteranno diversi finali. La storia di Stefan, è stata costruita attraverso cinque ore di girato per un risultato di un’ora e mezzo che prevede cinque finali possibili e un chiacchierato finale a sorpresa.

Per il mondo dell’intrattenimento, questo prodotto rappresenta un esercizio di stile a cui moltissimi in futuro si ispireranno per la creazione di contenuti. Il tema della scelta che determina ineluttabilmente gli eventi successivi è già stato ampiamente esplorato nel mondo del cinema, ne è un esempio Sliding doors, in cui a distinguere due percorsi narrativi opposti della protagonista Helen, è una metropolitana.

A rendere Bandersnatch un’esperienza cinematografica nuova è l’interattività, la sensazione di potere che essa scatena nel pubblico, il quale diventa parte integrante della storia: può decretarne lo svolgimento, può determinare il destino di Stefan. Il potere decisionale passa dal protagonista alle mani del pubblico e in poco tempo Stefan se ne rende conto, realizza che i gesti compie diventano via via sempre meno controllabili e lo confida a alla Dottoressa Haynes che visita regolarmente, ma la realtà di Stefan, proprio come il gioco che egli sta creando, gli dà solo l’illusione della scelta e disorienta sempre di più.

 

Il libero arbitrio

Questo nuovo format di visione non solo ricorda i videogiochi nella modalità di fruizione, ma anche nei contenuti. Questi giochi ti danno un protagonista, un obiettivo e alcuni colpi di scena lungo il percorso, il resto, dicono, dipende da voi, sei libero di prendere decisioni, fare ciò che vuoi, modellare il gioco secondo le tue preferenze. Questi giochi propongono l’abbondanza di scelte, che si tratti di ciò che indossi, di ciò che dici o di ciò che fai. Ogni scelta porta ad un percorso diverso e a diversi finali. Ma il pubblico può davvero scegliere? In sostanza, Bandersnatch è un commento all’idea filosofica del libero arbitrio e del determinismo. Chi ha tracciato il nostro cammino? La destinazione è già determinata?

L’entusiasmo iniziale che il telecomando ci conferisce per poter scegliere, svanisce presto nel realizzare che non vi è poi tanto spazio di manovra per decidere il destino di Stefan, che il controllo reale lo ha l’autore dell’episodio, che creato un percorso determinato da seguire, ha creato un’illusione di libero arbitrio, i giocatori del gioco di Stefan hanno un’illusione di libero arbitrio, e il pubblico stesso ha un’illusione di libero arbitrio.  È tutto predeterminato.  Inizialmente, la prima scelta che ti viene presentata è tra due cereali per la colazione per Stefan. Il secondo è una scelta riguardo a quale musica Stefan ascolta sul bus per Tuckersoft. Sono ovviamente piccole scelte, che servono più come tutorial per il resto dell’episodio, Quando Stefan arriva alla Tuckersoft e presenta il suo gioco a Mr. Thakur e Colin Ritman  le cose si fanno interessanti: se si sceglie di accettare l’offerta di lavoro, lo spettacolo inizia a Natale, dove il gioco di Stefan riceve una recensione a stella zero, quindi si ritorna all’ultimo punto di controllo, dove a Stefan viene offerto il lavoro. Questo dimostra che le tue scelte non hanno conseguenze perché la tua decisione è annullata per te. Questo può accadere in molti più punti in cui lo spettatore  non può fare altro che riavviare il capitolo per ottenere l’esatto svolgimento della storia che desidera. Questo dimostra che in realtà non vi è alcuna scelta perché l’unica strada da seguire è quella di rifiutare l’offerta di lavoro.Durante uno dei percorsi, si ottiene un dialogo con Colin che allude a questa idea. La cospirazione PAC-Man:

“Ci sono messaggi in ogni gioco. Come Pac-Man. Sai cosa significa PAC? P-A-C: “programma e controllo”. È il programma e il controllo-Man tutta la metafora, pensa di avere il libero arbitrio, ma in realtà è intrappolato in un labirinto, in un sistema, tutto quello che può fare è consumarsi, è perseguitato da demoni che sono probabilmente solo nella sua testa, e anche se riesce a scappare scivolando fuori da un lato del labirinto, cosa succede? Torna indietro nell’altro lato. La gente pensa che sia un gioco felice, non è un gioco felice, è un fottuto mondo da incubo e la cosa peggiore è che è reale e viviamo in esso. È tutto il codice. Se ascolti attentamente, puoi sentire i numeri. C’è un diagramma di flusso cosmico che determina dove puoi e dove non puoi andare. Ti ho dato la conoscenza. Ti ho liberato. Capisci?”

Questa citazione è una metafora della condizione umana, ma cosa si può fare a riguardo? Diventiamo pazzi come l’autore del libro menzionato nel film? Commettiamo atti crudeli? O accettiamo l’illusione della scelta, ma continuiamo a operare come se la scelta esistesse ancora?