“Chi sei?”

Fermati qualche istante a pensare… riesci a rispondere?

Se non ci riesci non ti preoccupare, come dice Mariano Ballester, questa è una domanda che ha portato filosofi, psicologi e teologi all’esasperazione.

Citando Eckhart Tolle:

“Being is not only beyond but also deep within every form as its innermost invisible and indestructible essence.”

non possiamo quindi cercare una definizione con la nostra mente, possiamo solo trovare una risposta dentro di noi, facendone esperienza.

 

Identità personale

George Orwell ci regala un’immagine ironica della difficoltà di definire il concetto di identità:

“What have you in common with the child of five whose photograph your mother keeps on the mantelpiece? nothing, except that you happen to be the same person.”

Entrambi i libri “Language and Identity” di John Edward e “Lingua e Identità” di Massimo Arcangeli, affermano che la miglior raffigurazione dell’identità umana è data da John Donne nel suo libro “Devotion Upon Emergent Occasions” in cui afferma “no man is an island”.

Questa affermazione fu poi ripresa da molti altri autori, tra cui Hemingway o Amos Oz. Quest’ultimo, inoltre, la rielabora all’interno del suo libro “How to Cure a Fanatic”, aggiungendo che l’essere umano è da considerarsi come una penisola.

Le penisole sono sempre attaccate alla terra ferma, questa zona rappresenta metaforicamente tutto ciò che abbiamo trovato appena nati, elementi della nostra identità difficili o impossibili da modificare, come il nostro background, tradizioni, nazionalità, sesso e molte altro. Una seconda caratteristica delle penisole è che hanno sempre un’area affacciata al mare, in questo caso rappresenta metaforicamente il mare di opportunità di indipendenza, libertà che abbiamo nella nostra vita di esplorare, scoprire o cambiare noi stessi.

Connessione on/off line

Oggi con la nascita del web ci sentiamo letteralmente collegati l’uno all’altro, come dice Manuel Castells, una parola chiave del nuovo ordine del mondo è “interconnessione”.

Ciò che è più difficile osservare, è che spiritualmente siamo sempre stati uniti l’uno all’altro, come afferma già l’apostolo Paolo, quando dice che facciamo tutti parte di uno stesso corpo.

Un’altra dimostrazione della nostra interconnessione già presente nell’era pre digitale è data da Barbara Aria e Russel Eng Gon, che utilizzando ideogrammi, spiegano il significato di “armonia” per la popolazione cinese; l’armonia è infatti uno stato raggiungibile solo come riflesso dell’armonia tra esseri umani.

Possiamo renderci conto di questa connessione analizzando alcune nostre reazioni; cosa ci succede quando al telegiornale vediamo una situazione tragica, o triste? Perché anche se quella circostanza triste è dall’altra parte del mondo, e non ci riguarda, sentiamo comunque tristezza o pietà? in situazioni estreme ci sembra quasi di vivere direttamente la disgrazia, proprio perché ci sentiamo, in qualche modo, connessi a tutto il mondo.

Identità personale dopo la rivoluzione digitale 

Abbiamo capito quanto il concetto di identità sia complesso da definire, ma come cambia la nostra identità con l’avvento del digitale?

Per capirlo proviamo a delineare alcuni elementi che ne fanno parte per analizzare quanto il web li abbia influenzati.

Gli studi di George Lakoff lo portarono ad affermare che la nostra identità è collegata alla nostra fisiologia, il nostro timbro di voce, il nostro aspetto, elementi che cambiano così lentamente, da sembrarci costanti per l’intero arco della nostra vita.

Ma cosa ci rende la persona che siamo? Cosa ci rende unici?

Secondo Lakoff è il nostro vissuto, il nostro essere, qualcosa che determina come reagiamo quando incontriamo nuove persone: le ascoltiamo? cerchiamo di supportarle? ci confrontiamo con loro?… oppure come reagiamo di fronte a nuove esperienze: ho paura? curiosità?… . La nostra personalità è quindi collegata al vissuto che determina la nostra reazione alle diverse situazioni che incontriamo nell’arco della vita.

Sempre per Lakoff anche quando parliamo esprimiamo molto della nostra personalità in relazione alle parole che scegliamo, o al tono di voce utilizzato.

Un altro elemento che inconsciamente utilizziamo per esprimere la nostra personalità, è il modo in cui utilizziamo il nostro corpo, le nostre espressioni facciali, la postura, o i movimenti inconsapevoli. Questi aspetti si sviluppano durante il corso della nostra vita, e difficilmente cambiano, diventando parte di che pensiamo di essere.

Riprendendo l’immagine di Amos Oz, questi aspetti fanno parte degli elementi della penisola che si attaccano alla terra ferma.

Fisiologia nel web

L’immagine corporea rappresenta il modo in cui ci presentiamo al pubblico e questo fa parte dei tanti elementi che compongono la nostra identità personale. Si tratta di un concetto astratto, ma possiamo provare a suddividerlo in 4 diversi componenti per facilitarci l’analisi:

  1. Cognitiva: riguarda l’idea mentale che abbiamo del nostro stesso corpo, influenzato da nostre credenze o pensieri.
  2. Percettiva: è la percezione personale riguardante forme e dimensioni del proprio corpo.
  3. Affettiva: sono sentimenti che sviluppiamo nei confronti del nostro corpo e possono essere di soddisfazione o insoddisfazione.
  4. Comportamentale: Tutte le attività che si svolgono per prendersi cura del proprio corpo.

Sebbene sembri un fattore prettamente personale, l’immagine corporea può essere anche frutto di fenomeni sociali: ognuno di noi infatti cerca di mantenere un’immagine consona a ciò che ci dice la società, questo perché in realtà ciò che ci interessa è l’accettazione sociale, componente fondamentale per l’uomo, in quanto animale sociale.

Questo bisogno di accettazione porta gli individui ad analizzare coloro che ricevono più approvazione, cercando di imitarli, per aumentare la propria probabilità di accettazione.

Oggi i media accompagnano la crescita di bambini e adolescenti con immagini perfette: dai social sembra che sia proprio questa perfezione che porta all’accettazione sociale, quando invece quello che ci rende apprezzati è la nostra autenticità. L’autenticità si sviluppa nella ricerca del nostro carisma, nella nostra missione, nella realizzazione dei nostri desideri espressivi.

Il confronto sociale è un processo sociocognitivo che ci fa pensare che l’ideale di bellezza maschile sia l’uomo muscoloso, mentre l’ideale del corpo femminile sia sottile. Queste rappresentazioni possono in realtà portare a condizioni psicologiche molto pericolose per chi fruisce di questi media, come insoddisfazione corporea, disturbi alimentari o percezione errata del proprio corpo.

 Esperienze online

L’era tecnologica porta con sè moltissime nuove possibilità ma anche moltissimi nuovi pericoli che possono sviluppare vere e proprie patologie o disturbi.

  • Fomo: fear of missing out, una forma di ansia sociale, la paura di essere tagliati fuori, è una situazione che porta il soggetto a provare un senso di inadeguatezza, paura e ansia se non costantemente connesso ai social. Si tratta di una vera e propria malattia nata nel nostro secolo a causa dei nuovi mezzi di comunicazione e dei relativi nuovi stimoli che portano con essi. Chi soffre di FOMO, ogni volta che posta un contenuto, si aspetta nell’immediato un feedback, una reazione, una risposta, e la aspetta con ansia, in attesa della gratificazione di un like o un complimento. Queste persone sentono la morbosa necessità di essere costantemente connessi per non perdersi nulla di ciò che sta accadendo nella loro vita online. Il New York Times lo definisce come “una miscela di ansia, inadeguatezza e irritazione che può divampare mentre navighiamo veloci nei social media”. Se consideriamo l’importanza dell’esperienza secondo Lakoff per la nostra costruzione del “se”, possiamo notare quanto siano pericolosi i social.
  • Sindrome della vibrazione fantasma: la sensazione che il cellulare stia suonando o vibrando senza l’esistenza di un effettivo stimolo. Questa sensazione nasce dall’uso degli strumenti digitali, e può portare a sintomi depressivi, ansia, problemi di attenzione, disturbi dell’umore o allucinazioni. Esistono teorie che sostengono che questo tipo di disturbo sia più diffuso tra persone estroverse, che sentono la necessità di essere sempre in contatto con il mondo, o da persone che soffrono di nomfobia, ovvero la paura di rimanere senza rete.
  • Cyberbullismo: un altro fenomeno preoccupante derivato dalla nascita del web, è proprio il cyberbullismo, ovvero il bullismo in rete, bodyshaming, insulti, commenti indesiderati e molto altro. Questo tipo di bullismo ha trovato terreno fertile nei social proprio perché essi danno la possibilità di nascondersi dietro ad uno schermo, eliminando il contatto umano. Non si percepisce l’effetto negativo del commento sulla vittima, e non ci si deve giustificare, favorendo quindi il bullismo.

 Tono di voce nel web

Nella vita reale il nostro tono di voce è principalmente regolato dalle nostre emozioni: se si è felici il tono sarà più squillante e allegro, se si è tristi il tono sarà più basso e cupo, mentre invece se si è arrabbiati si avrà un tono di voce alto e veloce. Ci dà la possibilità di esprimerci liberamente, ma soprattutto di esprimere chi siamo, in quanto si modifica inconsciamente con i nostri cambi d’umore.

Quando parliamo del tono di voce online, quest’ultimo viene pensato, studiato, costruito per ogni brand o campagna: in che modo si vuole far percepire il brand? A che target si sta comunicando? Che emozioni si vogliono esprimere? Quali valori si vogliono far trasparire?.

Le modalità con cui si esprime un messaggio è più importante del messaggio stesso.

Tipologie di tono di voce:

  • Freddo: caratteristico degli ambienti formali, in cui è richiesto un linguaggio forbito e distaccato.
  • Neutro: un tipo di tono formale, utilizzato spesso dai brand luxury per presentare i brand, capace di trasmette precisione.
  • Caldo: il tono di voce più vicino al cliente, colloquiale, utilizzato per mettere a proprio agio il cliente e parlargli in maniera diretta.
  • Colorato: giocoso, ironico, provocatorio, utilizza spesso anche doppi sensi, giochi di parole o slang. Si potrebbe paragonare alla scrittura che si utilizza in un sms.

Questi studi hanno numerosi benefit, come umanizzare il brand, aumentare l’autorevolezza, migliorare il contatto con i clienti o anche differenziarsi da altri brand, ma non si riuscirà mai a trasmettere con la naturalezza e spontaneità presente nella vita reale.

Movimenti del corpo nel web

La comunicazione non verbale può rispecchiare gran parte della nostra personalità, ma anche gran parte della nostra cultura. Se si parla nella vita reale, faccia a faccia, si noterà la postura di una persona, i movimenti delle braccia, degli occhi, delle mani: la prossemica. L’insieme di ognuno di questi piccoli movimenti aiuta a costruire l’idea che gli altri si fanno di noi.

La gestualità è un’altra importante componente della comunicazione: la stessa frase espressa con gestualità diverse, avrà infatti effetti diversi sulla persona che si ha davanti.

Inutile dire che online tutti questi elementi vengono meno e questo andrà a pesare sul messaggio che si vuole trasmettere. Anche se pensiamo alle videochiamate, l’immagine della persona è parziale, poiché si perdono comunque molti stimoli utili.

Conclusione

Lakoff afferma che ogni persona ha un’essenza indescrivibile e indivisibile che rende davvero una persona ciò che è. La nostra personalità si può arricchire e sviluppare, ma l’essenza rimarrà sempre la stessa.

Questo aspetto rappresenta la parte della penisola che galleggia in mezzo all’oceano, la nostra libertà di esplorare ed arricchirci, le esperienze che viviamo e quanto di ogni esperienza portiamo con noi nel corso della nostra vita.

Il concetto di essenza di Lakoff è espresso anche dall’ideogramma cinese del “chi”.

Barbara Aria e Russell Eng Gon spiegano i vari segni dell’ideogramma e i diversi significati di essi.

Vediamo una linea orizzontale che divide l’ideogramma in 2, nella parte superiore è rappresentato ciò che è visibile, mentre la parte inferiore rappresenta ciò che è invisibile ai nostri occhi. Nella parte inferiore vediamo raffigurato l’ideogramma del riso, mentre nella parte superiore vediamo raffigurato l’ideogramma del vapore che esce dalla pentola di riso.

Ricollegandoci al concetto di essenza, ciò che rende noi “noi” è la nostra essenza quindi ciò che è invisibile ai nostri occhi, il riso, mentre ciò che facciamo vedere è solo il vapore.

Quello che più conta è il riso, fondamento della sussistenza cinese, che rimarrà sempre lo stesso, ma a seconda degli ingredienti che aggiungeremo e di come lo cuoceremo, il suo vapore avrà profumi e sfumature completamente differenti.

Tutta la materia che ci costituisce viene dall’esterno: quello che chiamiamo “il mio corpo” è frutto di quello che abbiamo mangiato, che è frutto del pianeta, della terra, del suo mondo vegetale ed animale. Lo stesso si può dire del contenuto della nostra mente: idee, impressioni, ricordi, conoscenze mentali. Anche il DNA è fatto del DNA che viene da fuori, da altri due esseri umani.

Tutto quello che raccogli in mente e corpo è accumulo dall’esterno, ma non puoi dire di esso “sono io”. Tutti possiamo dire:  ”questo è il mio orologio”, ma se dico “l’orologio sono io”, saremmo guardati con sospetto. Eppure facciamo la stessa cosa col nostro sistema corpo-mente: un giorno mangiamo la mela, la mela diventa il tuo corpo e allora sei autorizzato a dire che quella mela è te.

La vita che siamo non è visibile ai nostri occhi, non è percepibile in modo distinto dai sensi. Quando arriviamo a rendeci conto di essa, allora si parla di “Realizzazione”. A quel punto non si è raggiunto niente: ci si è solo reso conto di qualcosa che c’è sempre stato. La realizzazione non cambia le dinamiche delle cose, ma quando la possediamo, la prospettiva del mondo cambia, improvvisamente possiamo gestire un potere nuovo, come quando l’uomo medievale ha realizzato che la terra non era piatta. Solo allora avrai formulato calcoli esatti trovando il coraggio di esplorarla, avendo sconfitto la paura di cadere chissà dove dal bordo del “piatto terrestre”. Ma la terra è sempre stata rotonda.

L’era digitale è un toccasana per chi ha sete di verità: come è difficile porsi all’osservazione metacognitiva della propria vita, così è facile trovare sul web altri “entronauti” animati dalla nostra stessa sete. Il web coi suoi potenti filtri di ricerca, alla distanza di un click ci permette la gioia della comunicazione con persone che vibrano alla nostra stessa frequenza, che condividono con noi interessi e pezzi di strada. Niente avviene da sé: una volta individuata la strada occorre muoversi, lavorare, meditare con intelligenza per fare fruttare il nostro impegno, e quando lo si fa in gruppo, l’energia di ogni componente rimbalza su tutti gli altri.

 

Biografia

Ciao sono Irene, laureata in Lingue all’Università di Verona e attualmente iscritta al corso di Web Marketing & Digital Communication presso lo IUSVE di Verona. Sono affascinata da tutto ciò che riguarda l’identità personale o sociale, chi siamo, in che modo plasmiamo il nostro essere e come comunichiamo con l’altro.

La mia tesi triennale mi ha permesso di approfondire questi concetti, studiando come le lingue (madre e non) possono modificare il nostro essere.

 

Bibliografia

  • Arcangeli Massimo (2007) Lingua e Identità, Roma, Meltemi.
  • Aria Barbara, Eng Gon Russell (1992) the spirit of the Chinee Character, San Francisco, Chronicle Book.
  • Ballester Mariano (2010) Meditazione profonda e autocoscienza, Padova, Edizioni Messaggero Padova.
  • Donne John (1959) Devotion upon Emergent Occasions, University of Michigan.
  • Edwards John (2009) Language and Identity, Cambridge, Cambridge University
  • Orwell George (2007) The Cambridge Companion to George Orwell, Cambridge, University Press.
  • Oz Amos (2010) How to cure a fanatic, London, Penguin Books.
  • Tolle Eckhart (2001) Practising the power of now, Canada, New world library.
  • Antoine de Saint Exupery “Le petit prince”
  • Justin Stone “Meditation for healing”, Good Karma Publishing, 1977

Sitografia

  • https://www.stateofmind.it/2014/10/tecnologia-sta-cambiando-cervello/
  • https://www.treccani.it/vocabolario/fomo_%28Neologismi%29/
  • https://www.doctorium.it/immagine-corporea-disturbi-alimentari/
  • https://www.sanitainformazione.it/giovani/allarme-cyberbullismo-adolescenti-miur/
  • https://www.gema.it/blog/marketing-comunicazione-e-management/la-comunicazione-non-verbale-gestualita-e-mimica/