Non è poi passato molto tempo da quando il latte veniva consegnato porta a porta. Una semplice azione che avveniva ogni mattina e garantiva qualità, integrità e provenienza del prodotto poiché chi lo portava era un viso familiare e fidato, quello del lattaio.

Un fattore fondamentale nel settore agroalimentare che al giorno d’oggi si sta perdendo in etichette di prodotti poco chiare e certificazioni non del tutto verificate. Una mancanza che pone noi, i consumatori finali, a porci una domanda: cosa stiamo acquistando?

Nell’attuale società consumistica dove i prodotti sono sempre più colorati e attraenti, i supermercati nascono un giorno sì e l’altro pure, e le promozioni si perdono nel mare di volantini, a rimetterci sono sempre i produttori, coloro che con passione e sacrificio hanno dato inizio a tutto. Persone come noi che rischiano di rimanere schiacciate dal grande meccanismo del mercato. Grazie a loro possiamo apprezzare ciò che mangiamo ogni giorno. Sono gli elementi fondamentali di tutta la filiera, eppure ce ne stiamo dimenticando. Basti pensare che solo negli USA i posti di lavoro nell’agricoltura sono 21,4 milioni, ma molti di loro sono in crisi poiché nel 2018 le materie prime sono state pagati meno del 90% del prezzo di mercato. Le briciole.

Ad oggi, l’agricoltura contribuisce con 992 miliardi di dollari al PIL degli Stati Uniti, rendendola uno dei settori principali per la stabilità economica. Bisogna quindi tornare alla terra e rivalorizzarla, farla tornare all’antica stabilità, sfruttando le migliori tecnologie che la modernità può offrirci. Una su tutte, e ancora poco nota in questo settore, la blockchain.

Cos’è la blockchain e cosa può fare per il settore food

Il 90% delle banche europee e nordamericane sta esplorando questa nuova tecnologia, mentre si pensa che entro il 2025 il 55% delle strutture sanitarie la sfrutterà (Techjuty). Per alcuni la blockchain è la nuova generazione di Internet, colei che porterà al cambiamento della rete e ad una sua rivoluzione.

Se queste persone (perlopiù tecnici) ne sono convinte, la stragrande maggioranza della popolazione non l’ha nemmeno sentita nominare. È perciò doveroso fare un passo indietro e spiegare di cosa si tratta e che benefici può portare alla nostra quotidianità.

La blockchain è un libro mastro digitale incorruttibile di transazioni economiche che può essere programmato per registrare non solo transazioni finanziarie, ma praticamente tutto ciò che ha valore.” – Don & Alex Tapscott, autori di Blockchain Revolution (2016).

In parole semplici, la blockchain è un insieme di sotto-tecnologie che consentono di passare un’informazione da A a B in modo completamente automatico e sicuro.

È una serie di record di dati immutabili gestiti non in modo centralizzato, ma da molti nodi sparsi per la rete. Ciascuno di questi blocchi di dati è protetto e vincolato tra loro, utilizzando principi crittografici.

Una parte di una transazione avvia il processo creando un blocco. Questo blocco è verificato da migliaia di computer distribuiti in rete. Il blocco verificato viene aggiunto a una catena, che viene archiviata attraverso la rete, creando non solo un record univoco, ma un record unico con una storia unica. Falsificare un singolo record significherebbe falsificare l’intera catena in milioni di istanze.

Una tecnologia con queste caratteristiche porta con sé dei benefici fondamentale nella fitta rete di dati in cui viviamo oggi:

  • Decentralizzazione
  • Trasparenza
  • Sicurezza
  • Immutabilità
  • Consenso

Se dal punto di vista dei giganti economici (esempio precedente delle banche) questa innovazione va trasformata per rendere ancora più sicure le transazioni, essa darebbe molti vantaggi anche a tutte le persone.

In una realtà in cui non fidarsi è l’unica certezza, la blockchain sta cercando di ripristinare il concetto di fiducia. Nel nostro caso, cosa può portare al settore del food?

Quando andiamo al supermercato e prendiamo in mano un prodotto, siamo sempre diffidenti. Da dove viene? Dove è stato lavorato? E come? Ogni brand di cibo fa sempre più fatica ad instaurare un vero rapporto di fiducia con i suoi consumatori.

Nel mercato agroalimentare la difficoltà nel certificare l’origine e la qualità di un prodotto agricolo è un problema del consumatore tanto quanto delle aziende agricole, che grava sul business e sull’autenticità dei prodotti agricoli del coltivatore.

In questo senso, la tecnologia blockchain potrebbe trasformare l’intera industria alimentare consentendo di creare filiere aperte in cui tutti gli attori, dai produttori delle materie prime fino ai curatori del packaging, possano aggiungere e controllare i dati con la massima trasparenza.

Infine, con un semplice QR code i consumatori potrebbero risalire all’origine della mela che stanno acquistando in pochi secondi e ricostruirne tutta la storia.

Con una traccia trasparente e completa di certificazioni agricole, record di fabbrica, identificatori di prodotto e altri dati, rivenditori e fornitori di servizi possono “aprire i loro libri” con la coscienza pulita. Possono certificare con estrema accuratezza che condividono le convinzioni dei propri clienti su prodotti assolutamente naturali e sulla loro lavorazione con pratiche di lavoro equo e con danni minimi all’ambiente.

Non aderire a standard di lavoro giusti e non dimostrare una buona gestione delle risorse naturali fa male alle imprese. Basti pensare ad alcuni produttori di tecnologia che si sono fatti odiare per aver sfruttato i loro dipendenti in paesi in via di sviluppo. Oppure a molti rivenditori che hanno subito una reazione negativa per la vendita di merci che violavano le politiche sui diritti umani.

Una catena di approvvigionamento trasparente dimostra che un marchio opera in modo vero e corretto. Così blockchain può garantire ai brand di commercializzarsi con autenticità rafforzando i legami con i clienti.

Un tipo di collegamento che darà nuova vita e risalto a chi spesso viene poco considerato nell’acquisto finale: i produttori di materie prime. Infatti, con questo tipo di apertura, i marchi non solo conquisteranno i cuori e le menti dei clienti, ma condivideranno anche il palco con le molte persone sconosciute che producono i loro prodotti e coltivano il loro cibo.

I consumatori saranno così in grado di identificare le fonti delle merci solitamente anonime, collegandosi con le storie di queste persone e sostenendo i loro sforzi.

A rafforzare questa visione esistono molte ricerche. Una su tutte quella svolta da Cone Communications che evidenzia come l’87% delle persone acquista un prodotto se il marchio si preoccupa di un problema sociale, mentre il 76% rifiuta di acquistare un prodotto/servizio se non è in linea con la propria etica. Queste sono considerazioni rilevanti che hanno un forte impatto nel fatturato di un’azienda.

 

Blockchain è il futuro? No, è adesso

Spesso quando si parla di tecnologie in crescita si tende a proiettare i loro effetti nel futuro. Questo accade anche con blockchain, un’innovazione con migliaia di possibili applicazioni in diversi campi, ma che non si riesce a vedere concretamente. Eppure, la famosa catena di blocchi può già vantare molti progetti in tutto il mondo, specialmente nel settore food.

Uno in particolare è l’IBM Food Trust, piattaforma in grado di “garantire la carta d’identità” del cibo dal “campo alla tavola”.  IBM porta sul mercato la possibilità di mettere a disposizione di tutti gli attori della filiera agroalimentare, dalle imprese agricole, all’industria di trasformazione fino ai retailer, un ambiente digitale completamente pensato per il tracking delle materie prime e dei prodotti.

La comunicazione del servizio si basa su una semplice domanda: “quanto conosciamo il nostro cibo?”. IBM infatti, grazie alla blockchain, permette di rendere gli alimenti che mangiamo ogni giorno sicuri, freschi, sostenibili e trasparenti, diminuendo anche lo spreco di cibo.

Una proposta davvero interessante, già adottata da molte aziende. Tra queste troviamo Carrefour, Topco Associates (una realtà retail che unisce 49 imprese con 15mila punti vendita), Wakefern (50 imprese e 300 punti vendita) e Walmart che ha implementato questa nuova tecnologia per certificare i prodotti del “fresco”.

Anche in Italia non si sta a guardare. A Padova lavora dal 2014 una startup innovativa specializzata in soluzioni digitali avanzate per il settore Smart Agri-food, chiamata EZ Lab. Il suo progetto più importante è AgriOpenData, una piattaforma che supporta gli agricoltori nella tracciabilità e nella certificazione dei prodotti utilizzando la tecnologia Blockchain e gli Smart Contracts. Grazie alle nuove possibilità del digitale, la startup si propone di aiutare e migliorare l’industria agricola favorendo la produzione di alta qualità e garantendo trasparenza e sicurezza all’intera filiera di produzione.

 

Insomma, qualcosa sta (finalmente) cambiando nel settore food. Conoscere il lattaio non sarà più un’utopia o un ricordo di un passato molto lontano. La blockchain può fare veramente la differenza dai produttori fino a noi consumatori che finalmente riusciremo a capire cosa stiamo realmente mettendo nel nostro carrello e soprattutto cosa stiamo mangiando.

 

 

Autore dell’articolo:

davide chiarini