Come cambia l’attribuzione di valore attraverso i social network

Ne troverete uno su ogni muro, ogni scrivania, nel palmo di ogni mano: il freddo, brillante schermo di una tv, di un monitor, di uno smartphone

Data l’esponenziale crescita dell’utilizzo di piattaforme digitali, è conseguentemente cambiata in modo significativo l’adozione di pratiche, comportamenti, usi e consuetudini da parte degli utenti di internet, al fine di guadagnare visibilità e autorevolezza nel mondo virtuale. Queste pratiche vengono utilizzate in un contesto che possiamo definire “economia dell’attenzione”, ovvero un’assegnazione strategica di valori in relazione alla capacità degli utenti di applicare alla propria immagine un processo di “personal branding”. Uno dei social media che ha contribuito in maggior modo alla formazione di dinamiche relative alla Microcelebrity, è senza ombra di dubbio Instagram, che come conseguenza di questo processo sta assumendo sempre di più il ruolo di social network come palcoscenico, o come uno strumento di gossip-drama.
Fortemente incentrato su una rilettura della società contemporanea, la serie firmata Netflix “Black Mirror” costituisce uno spunto per una critica all’evoluzione mediatica, analizzando quelli che sono gli aspetti più preoccupanti dell’ambiente digitale nel quale ci troviamo immersi oggigiorno. Charlie Brooker, regista di questa serie, sviluppa la metafora di Black Mirror a partire proprio dalla linea sottile con cui, attraverso i dispositivi mobile, non siamo solo noi ad osservare gli altri, ma spesso sono gli altri ad osservare noi, tant’è che quando non li utilizziamo vediamo in essi il nostro riflesso. C’è una continua tensione nel sapere che tutto ciò che condividiamo, scriviamo, pubblichiamo e mostriamo agli altri verrà visualizzato e in un qualche modo valutato, sia a livello visivo che mentale, andando a modificare l’idea che gli altri hanno di noi. Nonostante gli scenari rappresentati possano sembrare molto vicini al mondo d’oggi, è importante pensare a Black Mirror come ad una serie fantascientifica, dove la rilettura distopica enfatizza in maniera estremamente negativa una società del tutto sopraffatta ai meccanismi imposti dalle nuove tecnologie e insensibile nei confronti degli altri agenti sociali.

L’episodio che, a mio avviso, presenta in maniera più caratterizzante il tema dell’identità digitale e dell’utilizzo di piattaforme mediatiche come specchio della società attuale è “Nosedive” letteralmente “caduta libera”. Ambientato anch’esso in un futuro prossimo, dove la società reale viene sovrapposta alla società virtuale, questo episodio trova un riscontro diretto nelle strutture portanti dei Social Network: ogni aspetto della vita degli individui viene incentrato sulla necessità di valutare le persone e le loro interazioni con gli altri utilizzando il proprio smartphone. Ogni individuo viene classificato dagli altri agenti sociali sulla base di una scala da zero a cinque stelle: questa valutazione rappresenta l’unico elemento attraverso cui è possibile considerare se una persona è socialmente rilevante oppure no. In questo scenario apparentemente drammatico, Lacie rappresenta una delle tante persone considerate “scalatrici sociali”, ovvero ossessionata dal proprio punteggio come una via di soddisfazione personale. Possiamo trovare nel rapporto che oggi abbiamo con le piattaforme social una valutazione numerica attraverso il numero di like per post, ma soprattutto attraverso il numero di follower.

Questo numero costituisce infatti una sorta di valutazione che un profilo può dimostrare agli altri, acquisendo così un valore maggiore o minore, in una scala che potremmo definire “scala di influenza”. In un contesto come questo quindi la propria identità sociale digitale risulta essere più importante e soprattutto l’unica che viene manifestata agli altri soggetti, motivo per cui necessita di una continua modifica sulla base di ciò che viene ritenuto socialmente accettabile. A partire dal proprio aspetto fisico, al modo in cui ci si veste, fino ad arrivare agli elementi più naturali di una persona, come il sorriso, o una risata spontanea, vengono studiati per trasmettere agli altri individui una sensazione di autenticità volta a guadagnare popolarità sul social. Nasce così un forte paradosso tra il tentativo di apparire autentici attraverso i social network, e la costruzione di una personalità totalmente basata su ciò che può piacere agli altri, sulla ricerca di una continua approvazione.
Il Washington Post, in relazione alla notizia della nascita di una nuova applicazione per recensire le persone, dichiara: «Ogni cosa che fai può essere giudicata, resa pubblica, o registrata».
L’applicazione in questione è Peeple, ideata da Julia Cordray, il cui scopo principale sarebbe quello di valutare le persone “entro un raggio di dieci miglia” sulla base di tre categorie specifiche: dimensione romantica, dimensione professionale e infine dimensione personale. Attraverso quest’applicazione dunque un possibile datore di lavoro potrebbe sapere in anticipo il vostro grado di affidabilità, elemento non distante dalla distopica realtà di rating online descritta da Charlie Brooker.
Se da una parte questa applicazione non ha ricevuto il consenso sperato, è facile accorgersi di come ci siano altri strumenti di recensione in rete, come per esempio Uber, servizio di carsharing, nei quali viene recensito il guidatore, che comportano una valutazione del soggetto in questione su differenti aspetti, che vanno al di là del servizio stesso. I social network sono sempre più un luogo di valutazione delle persone, dove i numeri (follower, like) hanno un vero e proprio valore reputazionale.

I numeri online, sono quindi rappresentativi della vita offline? Se è vero che il mondo di oggi tende a livellare sempre di più questa separazione tra mondo online e mondo offline, dove il successo di alcuni utenti attraverso i social permette una vera e propria scalata sociale anche nella vita reale, bisogna riconoscere che questo pensiero non può essere valido per tutti i contesti.
Personaggi di spicco nati dal web come possono essere ClioMakeUp, piuttosto che Chiara Ferragni, sono solo alcuni esempi di come il successo online si sia trasformato in successo anche nella vita offline, creando una reputazione che ha portato queste persone ad essere delle icone in tutto il mondo. Tuttavia, la mycrocelebrity si sviluppa a livelli più intimi e rimane nella confort zone del web senza che, al di fuori di esso, si abbiano conseguenze dirette di questo successo. La mycrocelebrity quindi si sviluppa soprattutto per tematiche, per cui gli utenti sui social sono interessati ad un tema, che può variare dallo sport, al make-up, alla moda, talvolta alla fotografia. Questi personaggi hanno quindi successo sul web, successo che gli viene attribuito da altri utenti i quali danno un riconoscimento per ciò che vedono attraverso commenti, like e follow. Il numero di follower di un profilo, è quello che oggi rappresenta al meglio la reputazione online: quando atterriamo sulla pagina, e leggiamo che il numero di persone interessate a quel profilo è alto, automaticamente attribuiamo a quel profilo un’importanza, un’autorevolezza, una capacità di fare qualcosa meglio di qualcun altro, e di conseguenza siamo più portati ad essere anche noi follower di quel profilo. Allo stesso modo, quando riceviamo un follow e andiamo a visitare l’utente in questione, ci sentiamo molto più appagati se il suo numero di follower è alto, talvolta ci pare strano, talvolta ci da un senso di importanza.
Occorre sottolineare anche un altro aspetto di questa dinamica dei follower: accade molto spesso, che ad aumentare la propria reputazione, sia anche il umero di profili seguiti. Molti personaggi di spicco nel web infatti tendono ad avere nel loro profilo pochissime persone seguite, in maniera da rendere evidente che loro sono importanti per gli altri, ma per loro, le persone realmente importanti sono poche, perché sono quelle della vita reale e non online. È come se ci fosse la volontà di essere interessanti agli occhi degli altri, ma “snobbare” gli altri perché non sono abbastanza interessanti da meritare un follow.
Per chiudere il discorso, è importante fare alcune precisazioni: già il mondo del web ha cercato di affrontare quello che sembrerebbe un problema di corsa ai follower online, tentando di eliminare alcuni profili fake creati appositamente per andare ad arricchire quel numero. Altra iniziativa è stata anche quella di ridurre sullo schermo lo spazio dedicato al numero di follower, per dare più visibilità ad altri elementi, piuttosto che a questi dati.