Che cosa sono le wearable technologies

Nel corso degli ultimi anni le tecnologie indossabili sono diventate sempre più presenti nella vita di tutti i giorni e sempre più persone hanno iniziato ad acquistarle.

Con wearable technologies si fa riferimento a quei dispositivi intelligenti, elettronici e tecnologicamente sofisticati, quindi a una qualsiasi tipologia di macchina con capacità computazionale che può essere utilizzata dall’uomo e che interagisce direttamente con il suo corpo con il quale deve essere in contatto. 

Tali tecnologie possono essere sia un indumento come una giacca o un paio di scarpe, oppure un accessorio come per esempio un paio di occhiali, un orologio o un braccialetto. Questi apparecchi possono essere collegati ad altri dispositivi quali gli smartphone, attraverso il sistema di rete wireless o tramite la tecnologia bluetooth permettendo quindi il rilevamento, l’immagazzinamento e lo scambio di dati in maniera immediata e senza il bisogno dell’intervento umano. 

La loro funzione principale è quella di catturare qualsiasi tipo di dato, visualizzarlo, renderlo comprensibile e condividerlo o comunicarlo; infatti, sono dotati di sensori che permettono di monitorare i movimenti e le azioni di colui che lo utilizza.

Queste tecnologie vengono utilizzate in diversi ambiti e attraverso modalità differenti come verrà analizzato più avanti.

 

Cenni storici e nascita

Questi apparecchi non sono un fenomeno del tutto recente, di seguito verranno riportati alcuni esempi.

Il primo apparecchio indossabile che venne definito in quanto tale è l’occhiale. Esso è stato progettato per migliorare la percezione del mondo a chi lo indossa e per fornirgli una visione quanto più chiara e migliore. Questo dispositivo nacque più di 700 anni fa con Roger Bacon, un filosofo, scienziato e teologo inglese, ma prima di lui, Nerone, il quinto imperatore dell’impero romano, utilizzava degli smeraldi levigati per vedere meglio i combattimenti dei suoi gladiatori. 

Anche l’anello dell’abaco cinese può considerarsi un oggetto indossabile ed esso venne inventato durante la dinastia Qing (1644-1911); come anche il tedesco “Pomander”, che ad oggi è considerato il più antico orologio conosciuto.

Nell’ambito del fashion conosciamo il “Cute Circuit”, una società di moda con sede a Londra che disegna le tecnologie indossabili per questo ambito, la moda interattiva. L’azienda iniziò a realizzare dei tessuti considerati intelligenti per dare all’ambito della moda un’immagine nuova e più moderna. Prima della fondazione di questa società, avvenuta nel 2004, è importante ricordare che nel 1800, comparvero le ballerine “illuminate” con l’intento di dare un plus ai palchi durante gli spettacoli. Venivano quindi poste delle luci negli abiti delle danzatrici e questo fenomeno ha toccato le tappe della moda newyorkese.

Tutti oggi conosciamo il marchio GoPro relativo alle videocamere e fotocamere indossabili resistenti all’acqua e agli urti. Esso è di proprietà di un’azienda californiana che a inizio 1900 testò le telecamere indossabili sui volatili. Questa tecnica di farle volare assieme ai piccioni fu inventata dal tedesco Neubronner nel 1907, esse erano molto leggere per garantire il volo e permettevano all’esercito tedesco di scattare fotografie aeree e quindi per visionare la situazione.

Più tardi, negli anni 60 e 70 del Novecento venne inventato un piccolo computer indossabile per monitorare le partite nei casinò. Questa invenzione è frutto di due matematici statunitensi, Edward Thorp e Claude Shannon e, in particolare, Thorp rivelò di aver progettato e sviluppato questo dispositivo indossabile con lo scopo di barare nel gioco della roulette. Il computer era infatti in grado di prevedere dove si sarebbe fermata la pallina nel tavolo e quindi era uno strumento utile per migliorare le opportunità di vincita. 

In ambito musicale vennero apportati grandi cambiamenti solo a partire dal 1979 con il primo lettore di cassette portatile della Sony che rivoluzionò l’industria musicale.

Com’è quindi possibile notare, i primi dispositivi indossabili hanno radici antiche e, da qui in poi, furono numerosissime le invenzioni in questo campo, rese possibili grazie alle innovazioni e ai sistemi tecnologici in continua evoluzione. Tutt’oggi sono in continuo e costante aggiornamento, si pensa infatti che esse saranno sempre più presenti nelle vite quotidiane di tutti noi e che sarà il mercato più in voga nel futuro.

È chiaro però che, i dispositivi indossabili che conosciamo noi oggi, sono quelli che fanno riferimento a quegli strumenti che sono frutto dell’evoluzione tecnologica. Si può infatti affermare che la storia di queste tecnologie si è evoluta nel tempo grazie al passaggio dall’analogico al digitale ma anche all’impiego di nuovi materiali e alla miniaturizzazione dei componenti che ha fatto sì quindi che questi prodotti fossero facilmente indossabili e trasportabili. Anche la produzione e diffusione di batterie sempre più efficienti, potenti e durevoli nel tempo sono state di fondamentale importanza in questo ambito.

Le wearable technologies si possono suddividere in due categorie: gli strumenti che generano esperienze di realtà aumentata e virtuale e quelli che forniscono servizi di assistenza personale. In particolare, questi ultimi sono oggetti di piccole dimensioni, mobili e facilmente trasportabili. Entrambi gli strumenti delle due categorie devono però possedere un processore e una batteria affinché possano essere associati alle tecnologie indossabili. 

Questi dispositivi presentano delle caratteristiche proprie che li rende oggetti unici e distintivi, infatti, si contraddistinguono per la loro capacità operativa in mobilità, nel senso che possono essere utilizzate anche senza l’uso delle mani. Queste tecnologie riescono infatti ad attirare immediatamente l’attenzione dell’utente attraverso i segnali di notifica e tramite questi l’utente è come se si trovasse costantemente online, posto che la batteria glielo permetta.

 

La relazione tra le tecnologie indossabili e gli utenti

I maggiori leader mondiali

Il mercato dei wearable device, secondo i dati statistici riportati da IDC (International Data Corporation), sta subendo un continuo aumento. Nel 2018, come mostrato nel grafico sottostante, ha superato i 560 milioni di euro, proseguendo il trend di crescita degli ultimi anni, anche se a ritmo meno sostenuto.

Le spedizioni globali di dispositivi indossabili sono ammontate a 84,5 milioni di unità nel terzo trimestre del 2019, un aumento annuo del 94,6% e un nuovo record per le spedizioni in un solo trimestre, secondo i nuovi dati dell’IDC.

Gran parte della crescita della domanda di dispositivi indossabili è stata trainata da nuovi prodotti nel mercato dei dispositivi indossabili. Nello specifico, le spedizioni degli auricolari rappresentano il 52,3% del volume totale seguite da smartwatch (26,7%) e smartband (20,7%).

Le aziende che detengono e si contendono tale mercato sono principalmente cinque. La testa della classifica dei produttori è dominata da Apple, grazie alla crescente popolarità delle cuffie Apple Watch, AirPods e Beats.

Anche Xiaomi con il popolare Mi Band, ha spedito oltre 10 milioni di unità nel corso del trimestre, rendendo la società in grado di espandersi significativamente a livello globale, includendo Europa, Medio Oriente e Africa.

Il terzo competitor nel mercato delle wearable technology è Samsung. I nuovi orologi e hearable di Samsung (sia con marchio proprio che con marchio JBL) hanno conquistato, infatti, il 9,8% del mercato.

A seguito troviamo Huawei, che nonostante le sfide politiche, si è classificata al quarto posto a livello mondiale grazie a una forte performance nel suo paese di origine, la Cina. All’interno dei suoi confini, Huawei è cresciuto del 188% anno su anno, rendendola una delle aziende in più rapida crescita nel Paese asiatico.

Infine, al quinto posto c’è Fitbit, ancora con qualche difficoltà nella crescita durante il trimestre. Da sottolineare, però, che l’acquisto da parte di Google non fa ben sperare sul futuro di questo brand.

 

Applicazioni principali dei wearable devices nei vari contesti della vita reale 

Come constatato nel precedente paragrafo, i dispositivi wearable stanno sempre più affondando le proprie radici nel mercato tecnologico offrendo ad un numero sempre più vasto di utenti, dei servizi attraverso i quali poter trasmettere e condividere informazioni in modo innovativo e differente rispetto al passato. Infatti, si è passati in pochi anni dall’utilizzo di ingombranti computer con ridotta potenza di calcolo ad oggi, dove l’impiego di potenti strumenti portatili è ormai la normalità. Con i dispositivi wearable abbiamo la possibilità di monitorare la realtà di tutti i giorni e avere informazioni su ciò che ci circonda. Gli ambiti di applicazione di questa moderna tecnologia sono molteplici e variegati. Nello specifico, secondo la Beecham Research, sono identificabili in sette settori principali: la sicurezza, la medicina, il benessere, lo sport e il fitness, lo stile di vita informatico, la comunicazione e il glamour.

Le funzioni della tecnologia indossabile sono diverse e svolgono un ruolo dinamiconelle varie sfere della vita. Le aziende tecnologiche più conosciute stanno sviluppando tecnologie sempre più innovative e alla portata di tutti per espandere il mercato. Analizziamo ora, in particolare, tre dei settori dove le wearable technology hanno riscontrato un maggior utilizzo.  

 

Ambito sportivo e del benessere

Una delle applicazioni principali dei dispositivi indossabili è senza dubbio relativa alla cura del benessere dell’utente e al monitoraggio del corpo durante le attività sportive. I componenti elettronici, essendo sempre più leggeri e di dimensioni ridotte, hanno permesso alla tecnologia di essere impiegata sempre più facilmente nell’ambito dello sport e del controllo della risposta del corpo durante lo svolgimento di un’attività fisica. Grazie all’utilizzo di tecnologie indossabili munite di sensori affidabili con il rilevamento di uno svariato numero di informazioni, gli sportivi a livello agonistico e non, sono in grado di monitorare autonomamente le proprie prestazioni. 

I dispositivi indossabili sono in grado di monitorare il nostro corpo, non solo quando facciamo sport, ma anche durante tutto l’arco della giornata e possono dirci, in modo abbastanza preciso, quante calorie abbiamo bruciato, quanti passi abbiamo effettuato o ancora scandire i nostri cicli del sonno. In particolare, su quest’ultimo, i dispositivi indossabili sono in grado di effettuare uno storico delle nostre ore di sonno e di darci dei consigli per migliorare le nostre abitudini e per iniziare a svegliarci nel momento più opportuno mediante una vibrazione direttamente sul nostro polso, nel caso in cui, ad esempio, sia stata impostata una sveglia. 

Nel settore fitness e benessere, uno dei prodotti principali è l’Apple Watch dotato di WatchOS, sistema di proprietà Apple, che si interfaccia mediante l’applicazione Salute, alla quale trasmette, via Bluetooth o tramite la piattaforma iCloud, i dati scansionati dall’utente durante la giornata e l’attività sportiva. I dati saranno poi disponibili all’utente stesso per essere visionati in un secondo momento, ma saranno anche disponibili in forma anonima, per studi di carattere scientifico relativi alla prevenzione di malattie. 

A tal proposito Apple ha anche creato una piattaforma open source chiamata ResearchKit. Attraverso quest’ultima ricercatori e sviluppatori possono attingere gratuitamente e liberamente ai dati raccolti direttamente dall’Apple Watch e da altri dispositivi di marchi diversi, per poter studiare i comportamenti degli utenti e il conseguirsi dello sviluppo di determinate malattie. 

 

Ambito ludico

I dispositivi indossabili stanno prendendo sempre più piede anche in ambito videoludico permettendo ai giocatori di immergersi in una realtà virtuale a 360° e viverne appieno l’esperienza.

Ciò avviene attraverso l’utilizzo di visori per la realtà virtuale o aumentata che permette ai giocatori di essere al centro dell’azione interfacciandosi sia attraverso dei controller classici che attraverso l’utilizzo delle proprie mani. Diventa inevitabile che tale nuovo modo di porsi di fronte alla tecnologia è sicuramente portatore di innovazione e nuovi utilizzi. 

Questo richiede ai programmatori di videogiochi una modalità di sviluppo diversificata che deve andare a prevedere eventuali movimenti scorretti da parte del giocatore e deve creare un’ambientazione a 360°. Tra le aziende più conosciute per la realtà virtuale, quindi il settore video-ludico, troviamo Oculus, azienda che è stata acquistata da Facebook nel 2014. Uno strumento analogo è stato creato da Google, il “Cardboard”: un visore realizzato in cartone al cui interno è possibile posizionare un qualsiasi smartphone Android, al fine di utilizzarlo come se fosse un visore per la realtà virtuale. 

Una filosofia diversa rispetto alla realtà virtuale, chiamata mixed reality, è stata intrapresa da Microsoft nello sviluppo del loro prodotto wearable: Microsoft Hololens, il quale permetterà l’interazione dell’utente attraverso il movimento delle braccia con gli ologrammi che si vanno a posizionare nella stanza in cui l’utente si trova. L’esperienza è resa quindi collaborativa in quanto tutte le persone della stanza possono interagire con tutti gli ologrammi senza limitazioni su chi li abbia creati.

 

Ambito medico

I dispositivi indossabili, come gli smart glass, hanno trovato ampio utilizzo anche in ambito sanitario. In Italia sono stati impiegati per la prima volta dall’Istituto di ricovero e cura Humanitas, dove venivano utilizzati per rendere partecipi in tempo reale l’equipe medica durante un’operazione chirurgica permettendo di chiarire dubbi insorgenti senza distogliere lo sguardo dal lavoro che si stava compiendo. 

Secondo l’Istituto Humanitas, una futura applicazione dei Google Glass prevede la visualizzazione diretta sulla lente dei Glass di parametri vitali e dati clinici del paziente agevolandone il lavoro.

I dispositivi indossabili vengono usati in ambito medico anche per il monitoraggio in fase post-operatoria del paziente. In questo modo può essere controllato in tempo reale dal medico che viene aggiornato in modo automatico sul suo stato di salute. 

I dispositivi in questo ambito ricoprono anche le esigenze dei pazienti stessi, i quali possono ora indossare dispositivi in grado di misurare il battito cardiaco, la pressione del sangue o la frequenza respiratoria, senza ovviamente sostituire il loro utilizzo con la figura del medico che deve essere colui che controlla e analizza il paziente nello specifico e come caso particolare. Con un corretto e costante utilizzo da parte del paziente di questi dispositivi di monitoraggio si può agevolare il lavoro del medico nella lettura dei dati, al fine di poter individuare una procedura di cura migliore.

 

I target di riferimento

L’ingegno e la creatività umana hanno sviluppato i dispositivi wearables per assecondare le diverse necessità e bisogni delle persone.
I target di persona che seguono, sono stati definiti per caratteristiche psicografiche, ovvero per quelli che sono gli interessi e le attività svolte (come lo sport), gli atteggiamenti e i bisogni . 

Si considerano le categorie che seguono come clusters chiusi, per essere il più chiari possibile, pena la generalizzazione e la conseguente impossibilità di trarre delle conclusioni: ovvio che potrebbe essere d’interesse comune il controllo dei propri parametri (pressione, temperatura corporea, ecc), quindi potrebbero rientrare tutti nel target di chi acquista i wearables per scopo sanitario.

Tuttavia, dal momento che l’investimento per questi devices molto specifici è ingente, sono state enfatizzate categorie di persone molto precise (come quelle degli anziani e persone con disabilità, nel caso dei wearables a uso sanitario), che hanno delle necessità quotidiane di monitorare alcuni valori.

 

Uso sanitario per anziani e persone con disabilità fisiche

Hearables

Gli utilizzi degli hearables vanno ben oltre l’ascolto di musica: essi sono infatti tra i dispositivi indossabili che possono essere usati nell’ambito della salute, per il monitoraggio dello stato del paziente (per il controllo di eventuali cadute e misurano la temperatura corporea), ma non solo.

Nella lista del Time relativa alle migliori invenzioni del 2019 è presente il dispositivo uditivo di Starkey, Livio AI, un piccolo apparecchio acustico che è stato creato innanzitutto per amplificare il suono e ridurre il rumore di fondo per persone con difficoltà uditive.

Grazie al ricorso all’intelligenza artificiale e ai sensori incorporati, il dispositivo in questione fa molto di più: esso consente di ascoltare musica, risponde a domande come un assistente vocale, traduce conversazioni nella lingua dell’utente, monitora attività fisica e frequenza con cui si parla con qualcuno nell’arco della giornata e persino capisce se l’utente è caduto e notifica automaticamente l’episodio a dei contatti specifici (due funzioni pensate in particolare per gli anziani che vivono da soli).

Dispositivi per l’orecchio come Vi Sense o Vinchi possiedono degli assistenti virtuali propri, incorporati che possono essere utili per diversi scopi: informare l’utente sul battito cardiaco o ricordargli di fare esercizio fisico, di prendere le medicine o di sottoporsi a una visita medica.

Altri dispositivi auricolari come Cosinuss’ Degree° consentono di misurare la temperatura corporea e forniscono all’utente suggerimenti sulla cura, rivelandosi così una fonte di dati potenzialmente utile, per esempio, per i medici, per la valutazione dell’andamento dello stato di salute dei pazienti.

 

Smartwatch

Anche gli smartwatch diventano sempre più sofisticati e specialmente sempre più utili in ambito medico: l’orologio Move ECG consente di effettuare un elettrocardiogramma e di inviarlo al medico, mentre l’HeartGuide OMRON permette di misurare la pressione arteriosa.

Nel 2017, Apple ha lanciato l’applicazione Apple Heart Study che, tramite l’uso dello smartwatch del brand, consente di avvertire gli utenti in caso di alterazioni del ritmo cardiaco. Inoltre, l’azienda ha lanciato il Movement Disorder Manager, da utilizzare sempre tramite collegamento con l’orologio Apple, che consente ai medici e ai ricercatori di monitorare eventuali disturbi del movimento: è possibile in questo modo misurare e registrare dei tremori e dei sintomi collegati al morbo di Parkinson.

 

AR

Come già citato in precedenza, tra i più noti wearable AR, ci sono i Google Glass, che sono stati usati anche in ambito sanitario. Essendo collegati a Internet e sfruttando la realtà aumentata, consentono agli utenti di accedere alle informazioni che vengono presentate sul display posizionato su una delle lenti. Le immagini, ad alta definizione, vengono proiettate sugli occhi degli utenti e i contenuti vengono visualizzati come se ci si trovasse di fronte a uno schermo di 25 pollici, a una distanza di due metri.

Il dispositivo viene presentato come utile non solo nel settore manifatturiero, ma anche nell’ambito medico e dell’assistenza sanitaria.

 

Per chi ascolta musica o fa sport

Così come i dispositivi per l’orecchio, anche i noti orologi intelligenti e i braccialetti da fitness possono essere molto utili per il monitoraggio di parametri fisiologici, risultando particolarmente utili per diversi sport. Essi consentono agli utenti di monitorare l’attività fisica, il battito cardiaco ma anche la velocità, il tempo, la distanza percorsa, così come le calorie bruciate.

 

Dispositivi hearable

Molti sono stati i brand che hanno sviluppato cuffie bluetooth sportive, tra i wearables preferiti dagli sportivi per correre wireless. Un esempio per tutti: Bose, uno dei brand leader nel settore audio. Gli auricolari Bose Soundsport, consentono di effettuare con facilità il pairing con il proprio smartphone o altri dispositivi bluetooth. Bose non si è limitata a questo: ha avviato una collaborazione con Tile, la più grande community al mondo dedicata agli oggetti smarriti al mondo. Si deve solo usare l’app Bose Connect per aggiornare il software delle cuffie running e includere Tile.

Oltre ad essere waterproof, hanno un sensore del battito cardiaco per un monitoraggio costante ed accurato dell’allenamento. Un altro esempio di auricolari di ultima generazione sono le Jabra Sportpulse: anche queste cuffie wireless funzionano con l’app per mobile Jabra Sport Life. Esse son dotate di un cardio-frequenzimetro integrato. Oltre alla comodità del bluetooth, assicurano la continuità delle funzioni più utili come l’avvio e la messa in pausa dei brani mp3, la possibilità di saltare le tracce, regolare il volume e rispondere alle chiamate.

 

Smartwatch

Con una buona parte degli smartwatch è possibile effettuare chiamate, inviare e ricevere messaggi o visualizzare foto e tanto altro. Alcuni però, hanno integrato delle funzioni davvero interessanti. L’Apple Watch, della nota azienda della Silicon Valley già citato all’inizio di questo paper, ne è il chiaro esempio: oltre ad essere un ottimo smartwatch per la corsa grazie al suo sensore GPS è anche un eccellente gadget multimediale. Un altro modello di smartwatch riconosciuto per il suo potenziale di performance è FitBit Bionic: esso ha incorporato un sensore GPS che è possibile utilizzare per monitorare con precisione la propria corsa e personalizzare le metriche in base ai dati che più interessano (distanza, ritmo, passo medio, frequenza cardiaca, calorie bruciate, ecc.).

Clothing

Per quanto concerne invece gli indumenti, esistono vari capi in grado di agevolare e ottimizzare una serie di attività quotidiane. Vi sono, per esempio, delle magliette e dei pantaloncini intelligenti che consentono di misurare diverse variabili fisiologiche durante lo svolgimento dell’attività fisica: gli abbigliamenti sportivi di Athos Core, dotati di sensori ad hoc, consentono di monitorare l’attività muscolare ma anche il battito cardiaco e la respirazione. I dati vengono inviati tramite Bluetooth allo smartphone attraverso un’apposita applicazione.

Incentrandosi sugli appassionati di Yoga, il brand di abbigliamento Nadi ha lanciato invece dei leggings da yoga in grado di identificare le posizioni corrette da assumere e di segnalare all’utente, attraverso delle lievi vibrazioni su fianchi, ginocchia e caviglie, quando va cambiata la posizione o quando va mantenuta per più tempo.

Per il ciclismo invece, in collaborazione con Google, Levi’s ha lanciato una giacca di jeans, la Trucker Jacket, con un sensore Jacquard integrato sulla manica sinistra, che consente di essere connessi a Internet senza bisogno di cavi. Se la giacca in questione, come si può leggere sul sito di Levi’s, era stata originariamente concepita per i ciclisti, la nuova versione è più adatta alla vita di tutti i giorni: basta accoppiare la giacca al cellulare e, toccando la manica interattiva, è possibile effettuare richieste all’assistente vocale di Google, ricevere un avviso se si dimenticano giacca o cellulare, scattare una foto con un gesto, cambiare canzone o chiedere indicazioni stradali.

 

Per altri tipi di target

Per la qualità dell’aria

Ci sono diversi dispositivi di monitoraggio ambientale come, per esempio, il device creato da Tzoa, che può essere applicato ai capi d’abbigliamento e che consente di monitorare non solo la qualità dell’aria ma anche il grado di umidità e l’indice UV. I dati raccolti vengono poi inviati allo smartphone dell’utente, che ha in questa maniera un accesso semplice e veloce ai dati sull’ambiente circostante, che sarebbero altrimenti difficili da ottenere.

Per le forze dell’ordine

Per quanto riguarda le fotocamere indossabili, esse vengono usate sia per scopi di intrattenimento (come nel caso delle note action cam), sia per la sicurezza, utilizzate quindi dalle forze dell’ordine. In Italia sono già state adottate dalla polizia di Pordenone delle bodycam, sia per la tutela dei cittadini che per quella degli agenti.

 

Come le aziende utilizzano queste tecnologie

Gli usi vari ed eventuali dei wearable devices, ne fanno degli accessori immancabili per la vita quotidiana: un americano adulto su cinque possiede un dispositivo indossabile. Molti di questi sono utilizzati in ambito aziendale e sono in continuo aumento, soprattutto con l’adozione di processi industriali in ottica di industria 4.0 e di smart factory. Si tratta di tecnologie indossabili che danno un grande aiuto agli operai, ai dirigenti aziendali e agli operatori aziendali nella sfera operativa e in quella della gestione d’impresa.

Sappiamo che l’Industrial Internet of Things cambierà i processi produttivi, in quanto l’obiettivo è quello di rendere sempre più intelligente ed automatizzata la fabbrica e di facilitare lo svolgimento del lavoro. I wearable technologies consentono di controllare i macchinari ed i prodotti, raccogliere dati ed analizzarli in tempo reale, ottimizzando i processi di produzione ed aumentando la produttività. Ad esempio la manutenzione di una macchina industriale può essere eseguita attraverso dei visori indossabili per la realtà aumentata che permettono di avere le mani libere e vedere le operazioni da eseguire passo passo sul macchinario.

Una indagine di Salesforce ha fatto emergere che ci sono imprese che stanno testando le applicazioni di queste tecnologie nell’ambito della comunicazione real-time tra i dipendenti, della gestione del tempo e della sicurezza sul posto di lavoro (G. Cervelli, S. Pira, L. Trivelli, 2017).

Eni, in collaborazione con il MiT di Boston ha realizzato un insieme di tecnologie indossabili per garantire la sicurezza degli operai nelle raffinerie. Si tratta di una maglia con dei sensori che misurano la frequenza cardiaca, la respirazione, la risposta galvanica della pelle e la posizione spaziale; una giacca intelligente in cui sono stati posizionati dei sensori per rilevare eventuali fughe di monossido di carbonio e solfuro di idrogeno; delle scarpe che misurano il peso di ciò che solleva il lavoratore, avvisandolo con delle vibrazioni nel caso in cui l’oggetto sollevato fosse troppo pesante per la propria salute fisica. Queste tecnologie consentono di avvertire il lavoratore con delle vibrazioni, senza distrazioni, come avverrebbe con l’uso di spie lampeggianti o schermi, inoltre questi accessori smart comunicano tra loro e contemporaneamente trasmettono informazioni sulla salute del lavoratore alla sala di controllo (G. Cervelli, S. Pira, L. Trivelli, 2017).

Attraverso queste nuove tecnologie si riesce ad abbassare la frequenza degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali, le quali rappresentano una grande spesa per le imprese.

I computer indossabili agevolano l’accesso alle informazioni di un determinato prodotto comunicando con l’unità di controllo, perfezionando così la gestione del magazzino e limitando l’errore umano. Nella logistica i dispositivi indossabili possono migliorare nettamente il flusso di lavoro comunicando all’operatore il punto esatto in cui si trova un determinato prodotto, inoltre tali dispositivi possono raccogliere enormi quantità di dati per analizzarli e migliorare così l’efficienza del lavoro stesso.

Trattandosi di strumenti sempre connessi, i dispositivi indossabili possono agevolare i processi di autenticazione aziendale, che potranno avvenire anche senza l’uso di password. La formazione e l’addestramento dei lavoratori può essere erogato attraverso visori per la realtà aumentata. Tramite il software, infatti, si possono seguire le procedure più adatte da seguire in ogni situazione, analizzando le criticità e ricevendo assistenza da remoto. Negli ultimi anni Epson sta sviluppando diversi smartglass con tecnologie pensate per la manutenzione industriale e basate sull’assistenza da remoto e sulla realtà aumentata

L’azienda Kitetic ha prodotto un dispositivo da attaccare alla cintura del lavoratore per tenere sotto controllo la sua postura ed evitare distorsioni e stiramenti, i quali sono gli incidenti sul lavoro più frequenti. Un test ha dimostrato una riduzione del 96% del rischio di distorsione o stiramento in 4 settimane. 

Le wearable technologies sono utili anche per favorire il benessere dei lavoratori, ad esempio, la Chairless Chair consente di sedersi ovunque senza avere una sedia. Lo si indossa mentre si cammina e può essere trasformato in sedia quando se ne ha bisogno.

Anche lo stress psicologico può essere monitorato e risolto prima che diventi un problema grazie a queste nuove tecnologie. Se i dati rivelano un aumento della pressione sanguigna il dispositivo può inviare un messaggio automatico per invitare il lavoratore a fare una pausa. Lo stress è causa di molti errori nell’attività quotidiana e si prevede che nel prossimo futuro gli algoritmi di intelligenza artificiale saranno in grado di identificarlo per suggerire degli interventi dell’operatore, tra cui ad esempio l’impiego di un esoscheletro che alleggerisca la difficoltà data da operazioni molto ripetitive e faticose. 

Abbiamo quindi visto come i dispositivi wearable in ambito aziendale siano in grado di migliorare la produttività e i processi in diversi settori verticali, rendendoli più pratici e sicuri. Tuttavia l’uso di questi dispositivi fa subito pensare a problematiche di tipo etico, in quanto controllano il lavoratore in diversi modi e per diversi scopi, raccogliendo dati sensibili. 

 

Il caso Amazon

In merito a questa questione, il caso dei “braccialetti elettronici” di Amazon ha ottenuto un grande scalpore ed ha ampiamente mobilitato l’opinione pubblica. 

È indubbio che quando i datori di lavoro danno ai propri lavoratori dei wearables è necessario anche elaborare dei codici di condotta sulle modalità di raccolta, archiviazione e uso dei dati personali: in pratica bisogna consegnare una informativa privacy e un modulo di consenso ai propri dipendenti in ottemperanza al regolamento europeo UE 2016/679.

Alcuni anni fa Amazon ha ottenuto un brevetto per dei bracciali con sensori elettronici che consentono di monitorare il movimento e la posizione dei propri dipendenti all’interno del magazzino al fine di condurli verso i pacchi da ritirare nel più breve tempo possibile. Si tratta di un dispositivo che comunica con i trasduttori ad ultrasuoni posti nell’ambiente di lavoro. Stando a quanto è stato dichiarato da Amazon questo dispositivo facilita il lavoro dei dipendenti ma immediatamente il presidente del consiglio, le parti politiche e i sindacati si sono scagliati contro l’iniziativa del colosso americano. Infatti, l’allora presidente della Camera Laura Boldrini twittò “Braccialetto elettronico è modalità degradante e offensiva per dignità lavoratori. Lavorare non è un reato”.

Dunque è opportuno chiedersi se un dispositivo di questo genere sia permesso in Italia sulla base della normativa giuslavoristica vigente. A questo proposito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha dichiarato che qualsiasi strumento non indispensabile per lo svolgimento del lavoro deve essere autorizzato da un accordo sindacale; anche il Garante Privacy, con il provvedimento n. 479 del 16 novembre 2017, ha dichiarato l’illiceità degli strumenti non indispensabili allo svolgimento della prestazione lavorativa che non derivino da un accordo sindacale o da un’autorizzazione amministrativa

 

I wearable technologies in azienda durante il Covid-19

In merito alle misure contro il coronavirus da usare in azienda emerge un dispositivo indossabile che permette di tenere le distanze tra i lavoratori. Si tratta di Pj20 Tracer, un dispositivo che potrebbe rivelarsi molto utile durante la fase della riapertura delle attività produttive. Il dispositivo monitora in tempo reale la distanza dei lavoratori all’interno dell’azienda grazie alla tecnologia Bluetooth, quando due o più dispositivi si trovano al di sotto di una certa distanza (un metro o più) Pj20 Tracer avvertirà la persona con un suono, una vibrazione o un segnale luminoso. La memoria interna del dispositivo registra tutti i contatti al di sotto della distanza consentita ed in caso di necessità si può accedere ad una piattaforma dedicata alla mappatura dei contatti avvenuti. Pj20 Tracer non necessita di una connessione a Internet e rispetta le normative privacy attraverso un identificativo digitale variabile in ogni dispositivo, inoltre la posizione non viene tracciata in modo assoluto sulla base della geolocalizzazione, bensì in modo relativo rispetto agli altri lavoratori.  

In conclusione, è opportuno notare come il nostro Paese e le aziende siano ancora poco preparate ad affrontare una rivoluzione di questa portata. L’adozione dei dispositivi indossabili in azienda è un’azione che implica una certa consapevolezza e una sviluppata sensibilità nei confronti dei lavoratori poiché questi dispositivi possono essere utilizzati per esasperare le condizioni di sfruttamento o per aumentare la sicurezza ed il benessere dei lavoratori: dipende dalle modalità e dagli scopi che sottendono il loro uso.

 

I brand che le producono 

Come precedentemente affermato, i più grandi produttori di wearable device sono Apple, Xiaomi, Samsung, Huawei e Fitbit. Vediamoli nello specifico uno per volta per capire il potenziale e le caratteristiche dei prodotti offerti da questi big della tecnologia.

Apple
Apple lavora innanzitutto tramite gli Apple Watch. Questi orologi sono collegati con l’iPhone tramite un’app apposita e oltre a fornire il controllo dello smartphone dal polso, offrono anche un tracciamento continuo di tutte le attività collegate al concetto di fitness che l’individuo svolge. Apple ha inoltre cominciato a collaborare con un altro tra i brand più famosi al mondo: Nike. Sono stati sviluppati infatti degli Apple Watch Nike che si collegano, invece, al cellulare tramite l’app della stessa Nike. 

Xiaomi
Il prodotto più conosciuto è sicuramente il Mi Band, un dispositivo che è sempre possibile collegare al cellulare tramite l’app Mi fit. Le sue funzioni principali sono quelle di monitorare l’attività fisica svolta e il sonno dell’utente. Sono state sviluppate diverse versioni del prodotto e presto sarà disponibile il Mi Band 5, caratterizzato dall’inclusione del sistema PAI (Personal Activity Intelligence) che permette di monitorare anche il proprio stato di salute. 

Samsung
Anche Samsung si è inserita nel mercato tramite la produzione di smartwatch, smartband e visori (Samsung Galaxy Gear) ma non si è limitata alla creazione di questi prodotti, è andata oltre: si è infatti cimentata nella creazione di una cintura intelligente che è in grado di controllare l’individuo finché sta mangiando: i sensori nella fibbia e lungo il girovita sono in grado di percepire gli aumenti di tensione causati da un’eccessiva abbuffata e avverte subito il soggetto tramite una notifica sullo smartphone alla quale è collegata.

Huawei
Invece che concentrarsi solamente sugli smartwatch, Huawei offre un’ampia gamma di prodotti che si vogliono adattare il più possibile alle esigenze specifiche dei singoli. Huawei offre infatti i cosiddetti sportwatch, smartwatch adattati prettamente per l’attività fisica sportiva, gli smartband, che rappresentano una versione meno potenziata degli smartwatch (hanno una serie di funzionalità ridotte soprattutto per quanto riguarda le chiamate e le app disponibili) e i talkband, una via di mezzo tra smartwatch e smartband, quindi specifici per coloro che non hanno bisogno di funzionalità troppo avanzate, ma che comunque non vogliono rinunciare alle chiamate.

Il caso Fitbit
Google, negli ultimi anni, aveva tentato di inserirsi in questo nuovo mercato delle tecnologie indossabili ma senza ottenere alcun successo. Non riuscendo a fare breccia con dispositivi propri, ha deciso di sfruttare la già esistente Fitbit, acquisendola. L’azienda è famosa soprattutto per i suoi braccialetti e orologi che permettono un monitoraggio continuo del sonno, dell’attività fisica e dei parametri corporei del soggetto che lo indossa.

Ma non sono solo i più famosi colossi tecnologici, come quelli sopra citati, che si sono inseriti in questo nuovo mercato, ci sono anche moltissime realtà più piccole che stanno sperimento e avendo un successo non indifferente, anche con prodotti ben più innovativi. Vediamo alcuni esempi.

iRhythm Technologies
iRhythm Technologies è un’azienda che ha prodotto Zio XT, un cerotto dotato di sensori che può essere posizionato in zona toracica per effettuare monitoraggi di lungo periodo sul cuore dei pazienti. È un prodotto resistente all’acqua e al sudore e si può collegare allo smartphone di chi lo indossa tramite un’apposita app che permette di registrare e raccogliere dati. 

Ralph Loren
Anche i più grandi produttori di abbigliamento si sono adattati a questo nuovo mercato, come infatti Ralph Loren che è riuscita a creare una PoloTech: le fibre d’argento vengono intrecciate con il tessuto della maglietta e sono così in grado di controllare i movimenti del soggetto che la sta indossando. Anche in questo caso è presente un collegamento con lo smartphone che permette di registrare i dati e di fornire l’allenamento più adeguato all’utente. Inoltre la maglietta è perfettamente lavabile, anche in lavatrice.

OM Signal
Sempre per rimanere nel settore dell’abbigliamento vediamo come OM Signal, un’azienda tecnologica canadese, si sia rivolta ad un pubblico prettamente femminile tramite l’ideazione di un reggiseno che attraverso una serie di sensori posti nella fascia inferiore, registra il battito cardiaco, la respirazione e le calorie bruciate.

 

Rapporto con il settore sanitario

Quasi tutte le più importanti realtà si stanno oggi interessando al settore sanitario e alla raccolta di dati ad esso inerenti. Questo avviene in primis con le tecnologie indossabili e attraverso le diverse applicazioni scaricabili sullo smartphone che raccolgono informazioni sullo stato di salute e sull’attività svolta. I wearable device offrono infatti un collegamento diretto con le informazioni sanitarie degli utenti, che se estrapolate e analizzate a dovere sono in grado di fornire alle più grandi aziende la possibilità di avere un controllo diretto anche per quanto riguarda questi dati. Non si tratta però di dati qualsiasi, in questo caso vengono estrapolati dati fortemente inerenti alla salute della popolazione, che possono essere sicuramente usati per scopi benevoli, ma purtroppo non è sempre questo il caso.

Questa raccolta non si limita però solo agli smartwatch e ai dispositivi sopra citati, ma si estende alle pratiche più svariate. Il settore sanitario offre infatti la possibilità di raccogliere dati molto preziosi, e nei suoi confronti si è manifestato l’interesse di tutti i grandi brand mondiali, non solo quelli che si occupano di wearable technologies. 

Partendo da Amazon, vediamo come questo nel 2018 abbia creato una società che si chiama Haven, in collaborazione con la holding Berskshire Hathaway e la banca statunitense Jp Morgan Chase, per cercare di migliorare le cure e ridurre i costi sanitari per i propri dipendenti negli Stati Uniti. Anche Microsoft si è mostrata interessata al settore, attraverso l’inserimento nel suo sistema cloud, Azure, di alcuni nuovi strumenti per consentire al sistema sanitario di condividere i dati medici dei pazienti. Inoltre nel 2019 è anche emerso come molti siti popolari legati alla salute condividano i dati con grandi piattaforme come Google e Facebook: in particolar modo si è scoperto come i dati provenienti da Drugs.com, un’enciclopedia farmaceutica online, venivano poi condivisi con DoubleClick, che è la compagnia che vende le pubblicità per Google, mentre un altro portale per la verifica di sintomi (WebMd) condivideva informazioni con Facebook.

La raccolta di informazioni sanitarie può in alcuni casi mettere un po’ di paura, ma fondamentale è comprendere come poi tutti questi dati verranno utilizzati, tecnologie indossabili coinvolte o meno. Per quanto riguarda però il rapporto tra settore sanitario e wearable device un esempio che potrebbe far riflettere in maniera positiva è sicuramente quello dell’azienda Fitbit analizzato qui in seguito.

Case study: Fitbit

Fitbit si è più volte interessata alle ricerche sanitarie in atto nei vari momenti storici, per cercare di facilitare il possessore di un dispositivo indossabile nel riconoscimento di una malattia, sulla base dei dati che vengono costantemente raccolti. Nello specifico è stato dimostrato un certo interesse soprattutto nei confronti di due malattie infettive: la sindrome simil-influenzale e il più recente Covid-19.

Fitbit e la sindrome simil-influenzale

Partendo da un sempre più ampio numero di utilizzatori di dispositivi indossabili marcati Fitbit, è stato possibile raccogliere un quantitativo di dati utili per lo studio del funzionamento delle epidemie di influenza. Uno studio condotto qualche anno fa, è stato così in grado di evidenziare come, in cinque paesi degli Stati Uniti tra il 2016 e il 2018, ci fosse una correlazione positiva tra i dati rilevati sulla frequenza cardiaca a riposo di un certo numero di individui che indossava i device, e i dati riguardanti la sindrome simil-influenzale: i focolai di questa malattia coincidevano infatti con dei picchi di frequenza cardiaca a riposo. Questa tipologia di correlazione risulta essere fondamentale per cogliere i cambiamenti per quanto riguarda il livello di salute di una popolazione e il vantaggio di questo tipo di misurazioni è che monitorare la salute in questo modo risulta essere passivo e poco invasivo.

Fitbit e il coronavirus

Dal momento in cui le persone di tutto il mondo sono state costrette a rimanere nelle proprie abitazioni a causa dell’emergenza Covid-19, Fitbit ha iniziato a registrare un calo mondiale di attività fisica svolta. L’azienda ha così deciso di reinventarsi e di sfruttare le tecnologie indossabili per facilitare l’identificazione dei sintomi correlati alla malattia stessa. Se consideriamo il fatto che molte persone non manifestano alcun sintomo nonostante abbiamo contratto il coronavirus, l’azione di Fitbit risulta essere ancora più cruciale, poiché anche gli asintomatici possono tranquillamente trasmettere il virus ad altri soggetti. Così facendo l’azienda offre i propri dati raccolti per supportare il lavoro di ricerca in ambito sanitario. La collaborazione è ancora agli inizi ma si punta a far in modo che il dispositivo sia in grado di avvertire l’utente nel caso in cui rilevasse dei mutamenti significativi correlati alla malattia in questione.

 

La questione privacy

Tra le questioni più rilevanti da prendere in considerazione quando si parla di wearable technologies, è la tutela dei dati personali che vengono trattati. Infatti, la maggior parte di questi dispositivi è dotato di sensori per la raccolta di dati personali ponendo nuove sfide alla sicurezza degli individui. Le wearable tecnologies utilizzate per monitorare la salute, ad esempio, sono dotate di accelerometri (sensori di accelerazione) e giroscopi (sensori di rotazione) che consentono il conteggio dei passi e la conoscenza della posizione corrente del loro utilizzatore. In sostanza, siamo circondati di oggetti progettati per acquisire informazioni e ricavarne un profilo dettagliato in base ai comportamenti, alle caratteristiche e alle abitudini degli individui. 

Sia che si tratti di self-tracking wearable technologies, cioè dispositivi connessi al monitoraggio dello stile di vita come smartwatch, bracciali o anelli bluetooth, sia di tecnologie indossabili per la salute, come quelle utilizzate per il fitness e l’attività sportiva, la questione della privacy è la stessa: questi dispositivi consentono di rilevare dati sensibili e dati biometrici che, se utilizzati in modo improprio, permettono di monitorare le attività degli utenti e dare accesso a informazioni sensibili. In aggiunta, questi dispositivi sono sempre più sormontati da una moltitudine di sfide legali, la maggior parte e le più difficili riguardano proprio la privacy dei dati.

Per questi motivi, le agenzie governative dovrebbero stabilire norme e regolamenti riguardanti i dispositivi indossabili indipendentemente dall’uso che ne viene fatto.

 

Cosa dice la Legge?

Il quadro normativo attuale in questa materia risulta carente ed impreciso. Quando si parla di privacy e di protezione dei dati personali sicuramente si può fare riferimento al Diritto alla Privacy (art. 7, Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea) che tutela la sfera personale dell’individuo. Esso può essere accostato al Diritto alla Protezione dei Dati Personali (art. 8, Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea). Grazie all’evoluzione delle nuove tecnologie, questi diritti stanno assumendo una nuova forma; infatti oggi, per privacy si intende anche la tutela “rispetto alla presenza di oggetti intelligenti” che pervadono la vita privata (art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo). 

Questi oggetti però, non solo trattano i dati personali, ma li aggregano creando dei set di informazioni, spesso ad insaputa del soggetto che in questo modo non può far valere i propri diritti. In quest’ottica è nata la data protecy, una nuova forma di tutela che garantisce la protezione sia della sfera personale sia dei dati personali. Infatti, nel 2016 è entrato in vigore il Regolamento generale sulla protezione dei dati riguardante, come cita il testo stesso, la “protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati”. Alla luce di ciò l’acquisto degli smart objects deve essere sempre accompagnato da un documento che faciliti la comprensione dell’oggetto acquistato e del trattamento che esso effettua, garantendo così al soggetto la legittimità e la correttezza del trattamento. Tale quadro normativo richiede dunque a chi raccoglie i dati sensibili, sia di fornire un’informativa idonea, sia di ottenere il consenso scritto dell’utente, aggiunto ad un’autorizzazione del Garante per la protezione dei dati personali. Tuttavia la raccolta di un consenso scritto per il trattamento dei dati sensibili nel contesto delle wearable technologies risulta difficoltoso, e il Garante non ha ancora stabilito regole specifiche in merito

Inoltre, tali dispositivi spesso sono programmati per collegarsi automaticamente ad Internet, senza che le persone li debbano configurare. Questo causa l’impossibilità dei soggetti di controllare i dati che li riguardano poiché non possono gestire il flusso di informazioni che il device scambia con la rete. Per questo motivo è complicato impedire un’acquisizione consistente di informazioni, senza contare il fatto che una terza parte malintenzionata potrebbe rubare i dati e venderli ad altre organizzazioni. 

 

Le ricerche

Gli specialisti di Kaspersky Lab, azienda russa specializzata nella produzione di software per la sicurezza informatica, hanno condotto una ricerca per esaminare quali informazioni sensibili di un soggetto potrebbero essere fornite a terzi non autorizzati. Per fare ciò hanno sviluppato un’applicazione per smartwatch che registra i dati e li archivia nella memoria del dispositivo o, in alternativa, vengono immagazzinati sullo smartphone ad esso connesso. Gli esperti hanno dunque elaborato degli algoritmi in grado di identificare dei modelli comportamentali in base all’utente e, inoltre, sono in grado di conoscere il momento e il luogo nel quale il soggetto effettua una determinata attività. Oltre a ciò, con l’utilizzo di alcuni codici informatici, i ricercatori sono anche in grado di risalire al codice PIN presso i bancomat (con una precisione di circa l’87%) e il codice di sblocco del proprio smartphone (con una precisione di circa il 64%). In questo contesto, l’accesso a queste informazioni da parte di terzi malevoli potrebbe portare al riconoscimento dell’identità dell’utente e ad altre informazioni dettagliate. A questo riguardo Morten Leh, General Manager Italy di Kaspersky Lab ha affermato:

I wearable intelligenti non sono solo gadget in miniatura, sono sistemi cyber-fisici in grado di registrare, memorizzare ed elaborare parametri fisici. La nostra ricerca mostra come anche algoritmi molto semplici, eseguiti sullo smartwatch stesso, possano essere in grado di catturare il profilo unico di un utente dai segnali dell’accelerometro o del giroscopio. Questi profili possono quindi essere utilizzati per portare un utente fuori dall’anonimato e tenere traccia delle sue attività, compresi i momenti nei quali vengono inserite informazioni sensibili. Un processo che può essere condotto utilizzando app per smartwatch legittime che inviano segretamente dati a terze parti.”

I ricercatori di Kaspersky Lab hanno quindi elaborato alcuni consigli che le persone dovrebbero seguire quando utilizzano questi dispositivi smart: come prima cosa fare attenzione se il dispositivo invia una richiesta per il recupero di informazioni sull’account dell’utente: alcuni hacker potrebbero utilizzarle per ricostruire un’”impronta digitale” del soggetto; in secondo luogo è importante non dare il consenso per l’acquisizione di informazioni “extra” riguardante l’invio di dati di geolocalizzazione; ed infine prestare attenzione alla durata della batteria del dispositivo: se questa si scarica velocemente, o in maniera anomala, potrebbe essere segnale di un uso improprio. 

Sulla stessa linea è l’indagine “Privacy Sweep” condotta nel 2016 dalla Global Privacy Enforcement Network (GPEN), rete nazionale nata per rafforzare la cooperazione tra le Autorità della privacy di diverse Paesi. L’indagine “a tappeto” è stata realizzata su un campione di oltre trecento dispositivi e ha fatto emergere gravi carenze nella tutela della privacy degli utenti; tra le più gravi vi sono: le modalità con cui i dati sono raccolti, utilizzati e comunicati a terzi; le modalità di conservazione e di cancellazione dei dati stessi; le modalità di contatto con i clienti che intendono ottenere informazioni rispetto alla tutela della propria privacy. 

 

Possibili soluzioni

Assicurare al soggetto la conoscenza delle finalità di utilizzo dei dati, in modo da permettergli di esercitare i propri diritti nel momento in cui riscontri una divergenza dalle finalità dichiarate potrebbe essere una soluzione a questi problemi. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di configurare i software utilizzati per il trattamento dei dati facendo in modo che essi raccolgano solo quelli strettamente necessari al perseguimento delle finalità dichiarate. 

Dato che queste tecnologie stanno diventando sempre più importanti nella vita delle persone, le organizzazioni e le aziende dovrebbero agire per risolvere queste problematiche, presentando soluzioni a questo aspetto. Infine, è altresì importante che i legislatori e le autorità competenti affrontino il tema e regolamentino questo progresso tecnologico garantendo allo stesso tempo la tutela dei dati personali. 

 

Il futuro delle tecnologie indossabili

Come abbiamo visto, le tecnologie indossabili hanno grandi potenzialità, ma portano con sé anche dei rischi legati alla privacy. Questi device si stanno diffondendo sempre di più, condizionando così la quotidianità degli utenti. Dall’ambito ludico a quello del benessere, ma soprattutto nel settore medico, le wearable technologies portano numerosi vantaggi; allo stesso tempo però possono diventare dei “cavalli di Troia” in grado di carpire informazioni non strettamente legate ai fini per cui sono state adottate.

In questa sezione scopriremo quali possono essere gli sviluppi delle tecnologie indossabili e come queste andranno ad influenzare la vita delle persone e le mosse delle aziende tech nel prossimo futuro.

Un terreno di conquista per le grandi piattaforme

Le grandi piattaforme del web stanno correndo una gara che ha come obiettivo la maggior raccolta di dati degli utenti. Una gara che inizialmente si svolgeva solamente su binari digitali: Facebook, Amazon, Google e gli altri colossi di Internet permettevano all’utente di fruire dei propri servizi; in cambio ottenevano preziose informazioni, molto utili a scopo commerciale (N. Srnicek, 2017).

Il primo terreno di sfida fra queste piattaforme, come detto, era limitato ai rispettivi siti web; con il tempo i tentacoli delle piattaforme hanno iniziato a raggiungere nuovi territori, trasformandosi in hardware: pensiamo per esempio ai campanelli Smart, collegabili alle consegne Amazon, oppure agli ancor più noti assistenti domestici Google Home e Alexa.

Un’ulteriore dimostrazione di quanto sia importante per le piattaforme mettere nelle mani degli utenti i propri prodotti, è il fatto che queste siano disposte a perdere denaro pur di riuscire a diffondere i propri hardware. Un caso emblematico è rappresentato da Microsoft, che tentò in tutti i modi di conquistare il mercato con il proprio sistema operativo mobile, Windows Phone; un tentativo fallimentare, che costò all’azienda di Bill Gates una perdita di oltre 8 miliardi di dollari. 

In ogni caso, questa continua gara tra colossi del web ha anche dei risvolti positivi per gli utenti. Le aziende, infatti, per poter vendere i propri device, devono riuscire a perfezionarli in modo da facilitare al massimo l’esperienza di utilizzo. In questo modo per l’utente la parola “tecnologia” fa rima con “comodità” e spesso questo è sufficiente a chiudere un occhio riguardo al tema della privacy.

Se quello degli assistenti domestici è un campo già ben presidiato da Amazon, Google ed Apple, lo stesso non si può dire delle tecnologie indossabili. In questo terreno la corsa alla “colonizzazione” da parte delle grandi aziende è appena iniziata.

Le ipotesi più fantasiose diventano realtà

Quando si parla di tecnologie future si tende ad immaginare oggetti in grado di compiere azioni straordinarie, fantascientifiche. Si parla per esempio di smart shoes, ovvero scarpe in grado di generare energia attraverso la camminata, di indumenti che ti guidano verso la giusta direzione, e di lenti a contatto intelligenti, magari contenenti un assistente virtuale. Molte grandi promesse riguardano l’ambito medico, con dispositivi che possono monitorare e proteggere i malati.

Insomma, c’è molto materiale per poter scrivere la sceneggiatura di molte nuove stagioni di Black Mirror. Alcune di queste tecnologie sono già in fase di sviluppo e magari presto saranno diffuse e utilizzate da milioni di persone. Concentriamoci però sulle caratteristiche che concretamente dovranno avere. Quale direzione prenderà il mercato dei wearables?

Le caratteristiche dei futuri wearable devices

Appena intuito il potenziale delle wearable technologies, sono state molte le aziende che hanno lanciato sul mercato i propri dispositivi. Non tutti i device sono stati però ugualmente apprezzati dai consumatori. Si è cercato, infatti, di rendere tecnologico ogni indumento o accessorio, con risultati spesso scadenti.

Quello che ci si può aspettare dal futuro è una ricerca sempre più approfondita, che sia in grado di perfezionare solo i dispositivi relativi a settori strategici, dove la tecnologia può realmente fare la differenza. Si assisterà quindi ad una maggiore efficacia ed efficienza dei device attualmente commercializzati con successo (T. Osborne, 2017).

Un altro aspetto da tenere in considerazione è indubbiamente la resistenza e la durabilità dei prodotti. Se la tecnologia ci ha abituati ad una rincorsa alla novità e a tematiche come l’obsolescenza programmata, per quanto riguarda i dispositivi indossabili la situazione potrebbe essere diversa. Trattandosi di tecnologie più durevoli e permanenti, come abbigliamento e accessori, le aziende potrebbero essere costrette a ripensare il loro approccio.

Tuttavia c’è chi sostiene che il mondo della moda possa influenzare questo mercato, rendendolo più dinamico da un punto di vista principalmente estetico (T. J. Lukes, 2016).

Un’altra direzione che potrebbero intraprendere le aziende, invece, sarebbe il sacrificio della bellezza del dispositivo a favore di una maggiore funzionalità, in particolare per quanto riguarda la durata della batteria. I dispositivi saranno inoltre poco appariscenti, in grado di integrarsi con l’abbigliamento tradizionale senza attirare l’attenzione.

Per quanto riguarda i materiali, un protagonista importante sarà il grafene, grazie alla migliore conduttività rispetto al silicio e alla sua leggerezza: una combinazione che lo rende ideale per batterie, display, impianti e sensori; questa è l’opinione di Paul Armstrong, proprietario di HERE / FORTH.

Finisce l’era degli smartphone?

C’è chi vede nella diffusione delle tecnologie indossabili il tramonto degli smartphone; vediamo se sarà  realmente così. I sostenitori di queste teorie affermano che i wearables hanno diversi vantaggi rispetto al cellulare: sono più eleganti, meno ingombranti da trasportare, semplici da utilizzare in diversi contesti e sono anche più socialmente accettabili in determinate situazioni. Inoltre, per quanto riguarda alcuni campi specifici, molti device hanno dato prova di poter competere con gli smartphone o addirittura di superarli nelle prestazioni. (B. Mortazavi, 2015).

Il forte aumento che sta avendo la crescita di questi dispositivi sembrerebbe confermare queste qualità. Tuttavia la grande diffusione per ora non incide sull’utilizzo degli smartphone, che anzi fungono da piattaforma ideale per gestire l’intero ecosistema digitale. Questo avviene perché smartwatch o simili riescono ad integrare in modo efficace solo un numero limitato di funzionalità. Non appena si tenta di integrare tutto ciò che serve per sostituire lo smartphone, questo ha un impatto grave sui vantaggi, peggiorando le performance del dispositivo.

Per avere successo nel mercato dei dispositivi indossabili, quindi, le aziende dovranno considerarli non come oggetti in grado di sostituire completamente ciò che li precede, ma come dispositivi digitali ecosistemici.

Il parere degli esperti

Sul futuro delle tecnologie indossabili si sono espressi anche molti esperti del settore.

Paul Armstrong, proprietario di HERE/FORTH, prevede che la tecnologia indossabile in futuro diventerà addirittura invisibile. Un ambito che verrà particolarmente toccato è quello sanitario: grazie alla crescente accettabilità di opzioni più invasive come le nanotecnologie e le pratiche di bio-hacking (installazioni sotto la pelle), potremmo arrivare all’apertura di porte senza chiavi o a prevedere facilmente problemi di salute.

Il punto debole dei wearables, secondo il fondatore di Wearsafe David Benoit, è la facilità con cui i consumatori perdono interesse per i dispositivi poco tempo dopo averli acquistati. Il segreto, quindi, sarebbe fornire un’esperienza di utilizzo memorabile, mettendo al primo posto sicurezza e fruibilità: l’ideale sarebbe un’integrazione totale di tutto l’ecosistema digitale, così da poter proseguire un’attività passando da un device all’altro.

In ogni caso non bisogna perdere di vista un aspetto fondamentale come quello della privacy e della raccolta di dati. Il marketing, per esempio potrebbe sfruttare determinate tecnologie per offrire esperienze estremamente personalizzate; spiega la fondatrice di Naturally Content Amy Kilvington, potremmo aspettarci di ricevere annunci da una catena di fast food proprio nel momento in cui il nostro corpo ha più fame.

 

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Gli autori

Siamo un team di 7 studenti del primo anno del corso di Laurea Magistrale “Web Marketing and Digital Communication” dello IUSVE, sede di Mestre (VE).

Proveniamo da percorsi di vita e accademici diversi. Prima di riunirci in questo team, ecco che parole avremmo scelto per descriverci:

 

Sara Vezzoni: 23 anni, laureata in Comunicazione presso l’Università degli studi di Padova, esperienze lavorative varie ma non inerenti al mondo del marketing e della comunicazione. 

Alessandro Zaratin: 24 anni, laureato in Comunicazione presso l’Università degli studi di Padova. Ho lavorato in un’agenzia di comunicazione e collaborato con VeronaSera, Treviso Basket e alcuni giornali periodici. Ora sono Social Media Manager freelance e scrittore di libri creativi.

Cristal Tonetto: 27 anni, laureato in Comunicazione presso l’Università di Padova. Ho lavorato nell’ufficio marketing di Skema Srl e presso la CNA di Conegliano.

Angela Spinello: 22 anni, laureata in Mediazione linguistica per la pubblicità e il marketing presso il Campus Ciels di Padova. Ho alle spalle alcune esperienze lavorative ma inerenti all’ambito del marketing e della comunicazione ho svolto il tirocinio curricolare presso un’agenzia di comunicazione la quale è stata un’esperienza che mi ha ulteriormente avvicinata e appassionata a questo mondo.

Lisa Steffan: 23 anni, laureata in Relazioni Pubbliche presso l’Università degli studi di Udine. Ho lavorato per tre edizioni, alla realizzazione dell’evento Pordenonelegge-Il festival del Libro. Trasferitami successivamente in Inghilterra ho lavorato in un’azienda multinazionale con la posizione di Marketing Intern.

Maria Elisa Suka: 23 anni, laureata in Philosophy, International Studies and Economics presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia; mi sono occupata delle strategie di web content per i canali social del negozio Feelin Venice; attualmente gestisco gli account social ed il sito e-commerce dell’archivio storico Cameraphoto Epoche di Venezia.

Matilde Visentin: 22 anni, laureata in Comunicazione Pubblica e d’Impresa presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza. Ho svolto diversi lavori part-time che mi hanno permesso di affacciarmi al mondo del marketing.