Sommario

Introduzione

Come tutti noi stiamo sperimentando, ad ogni crisi segue un cambiamento.
Ma cosa succede se a cambiare è il pilastro su cui si basa l’economia mondiale?
Torniamo per un attimo al 2008, quando una fortissima crisi finanziaria colpisce gli USA e, successivamente, si ripercuote a livello globale. Questo provoca una sempre più crescente attenzione nei confronti della tecnologia e dell’automazione, tanto da iniziare a parlare già dal 2010 di “Internet delle cose”. Si entra così in quella che il World Economic Forum ha definito come “la quarta rivoluzione industriale”, ossia un cambiamento radicale che vede protagonisti l’innovazione tecnologica e l’interesse sempre più marcato di connettere il mondo fisico e quello digitale.

Negli stessi anni, però, anche l’economia ha iniziato ad assumere una nuova connotazione: da un’economia basata sul possesso di un capitale materiale, si è passati a un’economia immateriale, definita anche cognitiva o informativa, ossia un’economia della conoscenza. Il controllo inizia ad essere assunto non più da chi possedeva i mezzi di produzione, ma piuttosto l’informazione, o meglio la capacità di elaborare l’ingente quantità di dati che le nuove tecnologie producevano.

Ma come è stato possibile accumulare e analizzare le quantità di dati che si stavano memorizzando? Questo avvenne grazie all’introduzione di un nuovo modello di business: la piattaforma.

Grazie alle piattaforme, ossia a infrastrutture digitali che consentono a due o più gruppi di interagire, i detentori delle stesse accumulano dati, i quali, dopo essere stati elaborati, fungono da moneta di scambio. Le informazioni ottenute hanno diversi utilizzi: per esempio, possono essere vendute a terzi oppure essere utilizzate per migliorare il servizio all’interno della stessa piattaforma. Se da un lato però i dati che traggono possono essere utili per personalizzare l’esperienza degli utenti, dall’altro vanno a fomentare il fenomeno delle echo chambers.

Nonostante questo aspetto del modello di business, le piattaforme differiscono tra di loro in base al servizio che offrono. Tra le diverse tipologie si possono distinguere le piattaforme di transazione, definite anche matchmakers, come per esempio Amazon e Airbnb, da quelle di innovazione, come per esempio Microsoft. L’introduzione di questo nuovo modello di business ha portato a grandi cambiamenti a livello globale, tanto che alla fine del 2019 tra le prime sette aziende al mondo con la maggior capitalizzazione, cinque erano basate sul modello piattaforma.

L’aumento delle piattaforme e del loro impatto sull’economia globale ha portato diversi osservatori a indagare quali fossero i lati positivi e quelli negativi di questo nuovo modello. Tra questi si è evidenziato come le piattaforme migliorino la produttività, riducano i costi e le inefficienze nei mercati esistenti, contribuiscano a creare nuovi mercati e forniscano flessibilità e accessibilità per i lavoratori.

Di contro però si è dimostrato come le piattaforme peggiorino la disoccupazione causata dal cambiamento tecnologico, contribuiscano alla sostituzione di posti di lavoro tradizionali con forme di lavoro precario che tutelano meno il lavoratore e portino a entrate fiscali minori. Inoltre, un ulteriore aspetto di criticità è legato alla normativa, la quale non si è ancora adattata a questo nuovo tipo di economia, lasciando ancora molti aspetti non regolamentati.

Proprio a partire dall’impatto che la platform economy ha avuto a livello globale e vedendo come oggi sia centrale nel mercato mondiale, risulta utile chiedersi: qual è il suo impatto sulla società? Esiste un modello di piattaforma che può essere considerato sostenibile? Quali piattaforme risultano esserlo per i lavoratori, i cittadini e la società?

Per rispondere a queste domande, in primo luogo andremo ad analizzare più nello specifico le caratteristiche della platform economy e il concetto di sostenibilità sociale, per poi capire se esista un modello di piattaforma sostenibile e che impatto ha questo tipo di economia sul lavoratore. Nella seconda parte dell’articolo si andranno poi a presentare due modelli di piattaforme innovative, ossia le work platform e le cities platform. Infine, si porterà l’analisi del caso studio eBay, un’azienda basata sul modello piattaforma, che si è distinta per la responsabilità sociale dimostrata.

1. Un nuovo modello di business

Le aziende oggi si trovano a confrontarsi con un mercato in continua evoluzione che lancia diverse sfide, dettate dall’accresciuta competizione e globalizzazione che sta caratterizzando la maggior parte dei settori.

L’innovazione tecnologica, nel corso del tempo, ha permesso di portare enormi modifiche in ambito sociale, economico e culturale, trasformando interi sistemi lavorativi. Negli ultimi anni è stato possibile assistere a una vera e propria esplosione delle piattaforme digitali che hanno creato nuovi modelli organizzativi e sostituito l’approccio lavorativo tradizionale. Le aziende hanno rivoluzionato il loro sistema produttivo attraverso un nuovo business che sfrutta le capacità tecnologiche per mettere in comunicazione persone e risorse creando così un vero e proprio sistema interattivo.

Questo nuovo sistema consente di mettere in relazione il tradizionale mondo fisico con un’interfaccia digitale capace di connettere e organizzare la domanda e l’offerta di un prodotto o servizio in un unico spazio virtuale. Tutto ciò è possibile grazie all’implementazione di piattaforme che consentono interazioni e transazioni tra diversi gruppi di utenti che decidono di partecipare al business creato dalla piattaforma stessa.

Questi nuovi modelli di business, basati sull’adozione di piattaforme digitali, hanno portato alla nascita della platform economy.

1.1. La platform economy

Per platform economy si intende un modello di business che usa la tecnologia per connettere persone, organizzazioni e risorse in un ecosistema interattivo in cui si genera valore. Le piattaforme consentono di far incontrare in modo semplice e lineare le esigenze dell’offerta e della domanda all’interno di un unico spazio digitale.

Questo nuovo modello di business ha cambiato radicalmente l’approccio logico e strategico delle imprese. Le aziende che inizialmente erano circoscritte da luoghi fisici e si focalizzavano sulle proprie risorse interne, ora operano a livello globale e sfruttano risorse terze. In questo caso il sistema e la metodologia del lavoro sono strettamente legati all’utilizzo della piattaforma digitale che consente di raggiungere gli utenti non solo a livello regionale o nazionale ma anche a livello globale. Il lavoratore si rende disponibile al servizio con estrema flessibilità in termini di orario, luogo e disponibilità al committente o al cliente in relazione all’estrema accessibilità dei device utilizzati dalla piattaforma. Ciò comporta un’erosione della sfera privata a vantaggio dei tempi di lavoro che possono risultare notevolmente dilatati.

Dal lato delle imprese che implementano alcune tipologie di piattaforme, si ha una notevole riduzione dei costi di impresa (ad esempio sul personale o sull’infrastruttura) rispetto alle imprese che sviluppano il medesimo business con modalità tradizionali.

Tra le aziende che consentono la collaborazione con i propri utenti e che fondano il proprio modello di business intorno alle piattaforme digitali si possono citare: Airbnb, Uber o Alibaba.

Airbnb consente agli utenti di prenotare strutture turistiche alberghiere o di singoli privati senza possedere gli immobili dedicati alla ricezione turistica. Inoltre lascia il controllo ai proprietari per quanto riguarda la gestione dei costi e l’organizzazione dell’attività e i rischi d’impresa connessi. In questo caso l’utente accede al servizio offerto dai proprietari delle strutture ricettive attraverso la mediazione della piattaforma che amplia la visibilità dell’offerta. L’imprenditore turistico mette a disposizione il proprio prodotto che rende possibile l’esistenza della piattaforma e dell’azienda che l’ha implementata. Potenzialmente anche il cliente può modificare il suo ruolo trasformandosi in fornitore di prestazioni che vengono supportate dalla piattaforma con la possibilità di ricavarne un guadagno.

L’introduzione delle piattaforme che facilitano la vendita di prodotti manifatturieri ha spostato la competizione tra le imprese in un nuovo spazio che ha eliminato le distanze fisiche tra potenziali concorrenti e ampliato le possibilità di mercato per tutti i competitor.

Uno degli effetti di queste piattaforme è quella di creare network che connettono persone, servizi e beni materiali. L’integrità del network è legata non solo ai fattori dell’infrastruttura informatica, della sua sicurezza e del flusso dei dati che si sviluppa all’interno della rete, ma anche ai cambiamenti sociali e ambientali che interferiscono con le componenti antropiche.

1.2. Le attuali sfide economiche

L’attualità della pandemia Covid-19 ha evidenziato la fragilità di alcune piattaforme di servizi che hanno visto mettere in crisi il proprio core business informativo.

Venuta meno la mobilità, è crollata la domanda. Aziende come Uber e Airbnb hanno subito un default nei flussi informativi che supportano la domanda e l’offerta. Davanti a questa situazione la risposta è stata la riduzione del personale.

Di contro è risultato evidente che altre piattaforme rivolte ai prodotti manifatturieri hanno beneficiato di un notevole aumento dei flussi commerciali e informativi. In questa situazione l’integrità di questi network non è stata messa in discussione.

Ogni azienda nel corso della sua storia è chiamata ad affrontare sempre nuove sfide e difficoltà e anche il modello di business della platform economy deve fare i conti con questa realtà. La reattività di un’impresa agli stimoli esterni, siano essi economici, ambientali o sociali, è un fattore fondamentale per la sua sopravvivenza.

La rapidità dei cambiamenti dei riferimenti aziendali comporta necessariamente una diversificazione e un aumento delle competenze per il singolo individuo e per l’organizzazione aziendale, fattori che incidono sulla capacità d’innovazione dei processi e dei prodotti e che possono aumentare la resilienza del sistema con l’incremento delle capacità di adattamento e di problem solving.

È importante considerare che non sempre le forme di consumo alternativo, facilitate dal nuovo modello di business, si propongono come soluzioni efficaci ai fini di una sostenibilità e di un miglioramento nella qualità della vita dei singoli e sociale. Inoltre la rapidità di evoluzione di questi nuovi mezzi digitali non è di facile gestione da un punto di vista relazionale, normativo e di tutela della privacy.

2. Sostenibilità

2.1. Da quando si è iniziato a parlare di sostenibilità

La sostenibilità può essere intesa contemporaneamente come un’idea, uno stile di vita, un modo di produrre, ed è un concetto che da sempre è presente nella storia dell’umanità sin dalle sue origini. Secondo la definizione data nel rapporto “Our Common Future” pubblicato nel 1987 dalla Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo, la sostenibilità viene intesa come “il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri” ed è possibile suddividerla in sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Le prime prese di coscienza circa la sostenibilità e la connessione tra sviluppo e ambiente sono riscontrabili già durante la prima rivoluzione industriale, nei pensieri di Adam Smith, David Ricardo e John Stuart Mill, i quali erano convinti che non sarebbe stata possibile una crescita continua, ma saremo giunti ad un livello di “stanziamento” dovuto a dei limiti fisici.  Seguendo la concezione di questi primi pensatori, negli anni Sessanta del XX secolo nacque una branca dell’economia chiamata “economia dell’ambiente” dove iniziò ad essere criticata la concezione di crescita infinita. Solo nel 1972, dopo la conferenza di Stoccolma, dove fu elaborato il concetto di sviluppo sostenibile, è possibile riscontrare una presa di coscienza a livello globale circa la sostenibilità. Durante la conferenza vennero infatti individuati alcuni principi al fine di guidare la popolazione mondiale verso una conservazione e un miglioramento dell’ambiente umano.

Qualche anno dopo, nel 1983, fu istituita la “World Commission on Environment and Development” al fine di elaborare un’agenda globale per il cambiamento e di promuovere nuove forme di collaborazione a livello internazionale. La necessità di definire delle linee guida globali, condusse la comunità a riunirsi nel 1992 (“Summit della terra”) ed elaborare l’Agenda 21: un programma d’azione mondiale per lo sviluppo sostenibile del pianeta. Tale documento affronta il tema della sostenibilità sotto differenti punti di vista: economico, sociale ed ambientale e riconosce un ruolo fondamentale alle comunità locali nell’attuare le politiche per lo sviluppo sostenibile. In seguito all’attuazione dell’“Agenda 21” vi furono notevoli ricadute nei regimi giuridici nazionali e regionali.

2.2. I 17 obiettivi dell’ONU verso un futuro più sostenibile

Nel 2015 fu elaborata una nuova agenda sottoscritta da tutti i paesi membri dell’ONU in seguito al vertice dello Sviluppo Sostenibile. Il programma d’azione dell’Agenda 2030 comprende 17 obiettivi da raggiungere a livello mondiale entro il 2030.

Gli obiettivi sono nati dalla consapevolezza che la crescita economica degli ultimi 70 anni di alcune aree del mondo sta andando a danneggiare le risorse e le opportunità di altre. Al fine di cambiare questo scenario il mondo intero si è quindi posto alcuni obiettivi da raggiungere entro il 2030.

I 17 obiettivi si concentrano principalmente sull’eliminazione delle disuguaglianze di genere e le difficoltà di accesso all’istruzione nei paesi più poveri del mondo. Vi sono poi misure che affrontano i problemi legati alla dimensione ambientale, attraverso azioni riguardanti la gestione sostenibile degli oceani, la salvaguardia del suolo, delle foreste, della biodiversità, l’accesso all’acqua potabile ed ai servizi sanitari di base. Se attuata l’Agenda ha la possibilità di dare una maggiore attenzione anche alla sostenibilità sociale, concentrandosi in modo particolare sulle disuguaglianze tra generazioni. Come anticipato in apertura di paragrafo, l’obiettivo della Commissione Europea è promuovere uno sviluppo dell’economia e della società stessa facendo in modo che nessuno venga lasciato indietro e rispettando i limiti imposti dalla natura.

2.3. La sostenibilità per le imprese

La sostenibilità sociale può essere quindi definita come la capacità di assicurare condizioni di benessere umano equamente distribuite per classi e genere. Diventa per questo fondamentale garantire una sostenibilità sociale, al fine di realizzare anche la sostenibilità economica e ambientale, poiché quando la coesione sociale viene a mancare e crescono le disuguaglianze, anche gli obiettivi economici e ambientali diventano difficilmente realizzabili.

Nella sfera aziendale, offrire le migliori condizioni possibili ai lavoratori diventa un elemento chiave al fine di migliorare la produttività e diminuire i costi. Proprio per questo le aziende negli ultimi anni si sono impegnate nell’avviare progetti e piani di welfare.

Per garantire la sostenibilità sociale vengono solitamente adottati differenti strumenti quali: la carta dei valori, che va ad individuare i principali valori che guidano l’azienda nelle sue scelte; il codice etico, che elenca i doveri, i diritti e le responsabilità di tutti coloro che lavorano all’interno dell’impresa; la definizione degli strumenti di rendicontazione sociale che, daranno luogo ad un bilancio che comprende sostenibilità economica, ambientale e sociale.

In seguito a quanto emerso nella prima fase, vengono identificate le azioni da svolgere al fine di migliorare la sostenibilità sociale, quali ad esempio: azioni di welfare aziendale, servizi di cura della persona e assistenze sanitarie. L’idea è quindi quella di partire dal “basso”: azioni quotidiane, semplici che possano un passo alla volta guidare il processo di cambiamento. Sia gli enti pubblici che le aziende private occupandosi della sostenibilità sociale possono diventare i principali attori del cambiamento.

3. Platform economy e sostenibilità

3.1. Lavorare all’interno della platform economy

La sostenibilità è un tema che si lega sotto diversi aspetti allo sviluppo delle piattaforme. Alla luce degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite molte piattaforme, facendo uso di strumenti come crowdfunding, sono diventate dei veri e propri motori di crescita inclusiva.

Gli elementi che determinano la sostenibilità sociale di una piattaforma sono: disuguaglianza, inclusione e discriminazione nelle condizioni di lavoro.

La regolamentazione delle norme relative alle condizioni di lavoro, alla salute e alla sicurezza dei dipendenti è un tema molto delicato, poiché esistono profonde differenze tra le piattaforme. I dipendenti di Amazon, ad esempio, ricevono un trattamento diverso rispetto ai lavoratori sulla piattaforma Mechanical Turk di crowdsourcing di Amazon, in particolare sul livello di autonomia del lavoratore e il controllo esercitato dalla piattaforma. Alcuni lavoratori infatti godono di orari flessibili, altri invece vengono controllati rigidamente e retribuiti sulla base di algoritmi.

Un’altra distinzione chiave è l’area geografica. Salari e condizioni di lavoro possono essere infatti percepiti in modo diverso dai dipendenti del nord o del sud del mondo; nello specifico, quest’ultimi possono guadagnare più volte il salario che guadagnerebbero in un lavoro più tradizionale rispetto ai primi, i quali spesso si trovano a guadagnare meno rispetto alla media.

Molte delle problematiche riguardo il trattamento dei lavoratori è dovuto alla precarietà del lavoro e alla tassazione delle piattaforme. Le società multinazionali sono incentivate a spostare i profitti verso paesi con bassa tassazione e ciò crea problemi sul fronte della tutela del lavoratore. Per ovviare a questo problema la Banca Mondiale ha ritenuto necessario creare un “guaranteed social minimum” per cercare di eliminare lo sfruttamento ed assicurare una copertura salariale minima al lavoratore.

Tra i lati positivi dell’economia delle piattaforme sul tema della sostenibilità spicca la partecipazione al mercato del lavoro. Un esempio è la capacità di piattaforme come TaskRabbit di favorire l’incontro tra domanda e offerta, incentivando i lavoratori autonomi a promuovere i propri servizi online e facilitando l’interazione diretta con i clienti.

La sostenibilità sociale di una piattaforma si manifesta anche con l’offerta di aiuto nel trovare lavoro a fasce di popolazione particolarmente svantaggiate come migranti, pensionati, persone che vivono nelle aree rurali o disabili. Infatti spesso su tali piattaforme, gli indicatori come il genere o l’etnia non sono specificati e nessun utente è escluso sulla base di essi.

Tuttavia la riduzione o meno della discriminazione dipende da come i fornitori di servizi e i clienti presentano e scambiano informazioni. Per esempio, su piattaforme come Airbnb può accadere il contrario, poiché gli host devono pubblicare una propria foto nell’annuncio per aumentare la fiducia tra le parti. Da una ricerca di Harvard è emerso che gli host afro-americani guadagnano circa il 12% in meno rispetto agli host bianchi e che in percentuale sempre gli afro-americani trovano maggiori difficoltà a trovare ospitalità. Per questo i mercati online hanno il potenziale per aiutare ad alleviare la discriminazione e promuovere la mobilità sociale rispetto ai mercati offline, ma devono considerare diverse variabili e potenziali criticità.

3.1.1. Il caso Airbnb

Se da una parte il modello peer-to-peer di Airbnb può causare in alcuni casi discriminazione razziale, dall’altra l’azienda da sempre si impegna nel sostenere ed aiutare i propri lavoratori in Italia e all’estero con iniziative che favoriscano l’inclusione e diano sostegno alle comunità locali*2. Anche in situazioni difficili come quella attuale, dominata dall’emergenza sanitaria del Covid-19, l’azienda ha dimostrato una particolare attenzione ai propri dipendenti, attraverso una lettera aperta del CEO Brian Chesky per parlare degli imminenti licenziamenti.

Nella lettera si annuncia il licenziamento di circa il 25% della forza lavoro dell’azienda, circa 1.900 dipendenti che saranno lasciati a casa in tutto il mondo, su un totale di 7.500. Tuttavia gli ex dipendenti non saranno lasciati da soli, infatti in linea con lo spirito di sostenibilità che Airbnb persegue da anni, continuerà a dare 14 settimane di stipendio e ulteriori ammortizzatori in base al ruolo e allo stato di provenienza dei lavoratori. A tutti, poi, sarà offerto un percorso di accompagnamento nella ricerca di un nuovo lavoro con attività di job placement anche attraverso l’utilizzo di strumenti digitali.

Quando abbiamo iniziato Airbnb, il nostro slogan originale era: “Travel like Human”. La parte umana è sempre stata più importante della parte del viaggio. Ciò di cui ci occupiamo è l’appartenenza, e al centro dell’appartenenza c’è l’amore

Con questo esempio è possibile comprendere quanto il tema della sostenibilità sociale sia presente nella politica di piattaforme come Uber e eBay, ma che allo stesso tempo sia un obiettivo difficile da perseguire poiché spesso la natura stessa delle piattaforme complica i processi.

3.2. Le sustainable platform

Se da un lato il rapporto e la relazione con i dipendenti risulta cruciale nel definire un’impresa socialmente sostenibile, dall’altro questo non basta.  La sostenibilità sociale di un’azienda, sia essa tradizionale che innovativa, è strettamente legata al rapporto che questa ha con la società in generale e quindi con i propri stakeholder.

Le piattaforme da questo punto di vista sono controverse: sono nate con il proposito di connettere le persone, ma presentano oggi diverse criticità, quali per esempio le preoccupazioni legate alla privacy (si pensi a Facebook e Google) e un sempre maggiore dominio di mercato, come nel caso di Amazon. Man mano che le piattaforme sono cresciute hanno perso il valore iniziale con il quale sono nate e il risultato oggi è che l’opinione pubblica nei riguardi di queste sia molto ambivalente: molte persone usano quotidianamente i servizi che esse offrono, ma allo stesso tempo sono diffidenti nei loro confronti, tanto che la fiducia nelle piattaforme sta diminuendo rapidamente. Dovremmo quindi lasciarci bloccare da queste preoccupazioni o è possibile recuperare la natura originaria delle piattaforme? Le piattaforme, per loro definizione, sono spazi che permettono la libera circolazione di merci, informazioni e servizi, il più delle volte utilizzando la tecnologia e la rete internet, promuovendo quindi una visione della società più aperta.

Il nostro compito oggi dovrebbe essere quello di cercare dei modi per valorizzare la promessa iniziale, il potenziale di questa nuova forma di business e i valori di apertura e inclusività.

Tutto questo è possibile se si pensa la piattaforma come un modello di business e di organizzazione aziendale completamente diverso da quello tradizionale.  Da una struttura gerarchica e chiusa, si passa quindi alla concezione di un modello di organizzazione aperto, flat e decentralizzato che prende il nome di “sustainable platform”. Il concetto di piattaforma sostenibile si basa su una visione di business caratterizzata da un ecosistema inclusivo, in cui l’attenzione è rivolta alla creazione di un ambiente aperto che cerca risorse da tutti gli stakeholder. Grazie a questa connessione, la volontà è di fornire una costante innovazione attraverso processi aperti e inclusivi di collaborazione e co-creazione.

Il modello di piattaforma sostenibile ad oggi è più un ideale che una struttura definita. Questo perché, nel momento in cui una piattaforma tende ad ampliarsi e a operare a livello globale, inizia ad affidarsi a strutture organizzative gerarchiche, che permettono di gestire meglio la complessità della dimensione, ma che pongono fine alla sua apertura e inclusività.
Nonostante questo, data l’importanza delle piattaforme per l’economia globale, risulta comunque utile impiegare le proprie energie per lo sviluppo di un ambiente che può aiutare a creare piattaforme migliori, ossia più sostenibili e responsabili.

Con “sustainable platform” si intende una forma di organizzazione aperta e decentralizzata, in cui non si ha una separazione netta tra dimensione interna e dimensione esterna dell’azienda, ma anzi una stretta correlazione, basata su relazione e dialogo, tra la dimensione tecnologica, la comunità di riferimento, la cultura e l’ecosistema in cui la piattaforma si inserisce.

Fonte: Fenwick M., Vermeulen E. P.M., «A Sustainable Platform Economy & the Future of Corporate Governance», ECGI Working Paper Series in Law, n. 441, 2019

3.2.1. L’importanza della relazione con la comunità

Come afferma Michael Cusumano la platform business strategy:

differs from a product strategy in that it requires an external ecosystem to generate complementary product or service innovations and build positive feedback between the complements and the platform. The effect is much greater potential for innovation and growth than a single product-oriented firm can generate alone

Questa visione pone in risalto due elementi fondamentali: la relazione delle piattaforme con l’ambiente esterno e l’importanza del feedback per fornire soluzioni sempre innovative. Da questo si comprende quanto il dialogo aperto con la comunità e tutte le parti interessate sia essenziale per generare valore e garantire che gli interessi e le preoccupazioni degli utenti vengano regolarmente integrati nelle operazioni della piattaforma. Questo dialogo è necessario specialmente se si parla di tematiche molto delicate, come per esempio la privacy. Dimostrazioni di comportamenti poco responsabili in tale frangente potrebbero causare l’allontanamento degli stakeholder, tra i quali quindi sia utenti che investitori, dalla piattaforma e il loro spostamento su una concorrente. La relazione con la comunità risulta quindi essenziale per la creazione di una piattaforma sostenibile e responsabile.

3.2.2. Il ruolo della cultura

Un secondo aspetto molto rilevante è la cultura, in quanto una forte cultura può portare a una maggiore lealtà e a un marcato senso di comunità tra tutti gli stakeholder, siano essi utenti, lavoratori o investitori. Dal punto di vista degli utenti, la cultura di un’azienda determina la scelta o meno di un determinato servizio, perché nell’era digitale essa diventa visibile e influisce sulla percezione del consumatore; inoltre, la cultura non è più distinguibile dal prodotto, ma ne fa strettamente parte.

Dal punto di vista degli investitori, la cultura è fondamentale: nessuno stakeholder, ancora meno gli investitori, vuole associare la propria immagine a quella di un marchio offuscato. Per questo anche una piattaforma è chiamata alla massima attenzione e a un’alta responsabilità sociale: la convinzione è che una piattaforma non debba solo appartenere a una società, ma progettare e lavorare per garantire dei miglioramenti.

Infine, dal punto di vista dei lavoratori, la cultura è essenziale per consentire una relazione di fiducia con i propri dipendenti. Essere coinvolti in un business dinamico e innovativo è essenziale per i lavoratori di oggi, i quali cercano nel lavoro una prospettiva di crescita. In questa ottica il modello di business della piattaforma, grazie alla sua apertura, è il luogo perfetto per dare costantemente nuovi stimoli. Così, una piattaforma che si consideri sostenibile dovrebbe garantire ai propri dipendenti una crescita personale e la possibilità di sperimentare sempre nuovi ambiti innovativi, grazie all’apertura del sistema su cui si basa.

3.2.3. Ripensarsi come ecosistema dinamico

Il terzo aspetto che caratterizza la “sustainable platform” è l’ecosistema dinamico. Le piattaforme oggi si trovano a confrontarsi con mercati globali ipercompetitivi, in un contesto in cui la crescita tecnologica ha una velocità esponenziale e le richieste dei consumatori sono in continua evoluzione. In un quadro in continua evoluzione anche le imprese devono essere in grado di farlo e questo è possibile solo grazie a un sistema organizzativo aperto che incentivi l’innovazione. Per questo, le piattaforme sostenibili saranno quelle in grado di costruire e mantenere relazioni inclusive basate sulla collaborazione tra partner. Ma collaborare per l’innovazione implica anche ripensare i confini esterni per includere attori che generalmente non sono considerati parte dell’organizzazione, ma che hanno comunque un ruolo cruciale. Oltre a dirigenti e dipendenti, è necessario quindi includere nei processi decisionali gli early adopters e i leader di opinione, ma anche centri di ricerca, università e startup. In questo modo quindi, vengono a mancare i confini netti tra interno ed esterno e si crea un ecosistema dinamico, caratterizzato da più parti interessate interagenti ma con identità distinte. L’obiettivo di una piattaforma sostenibile diventa quindi evolversi continuamente e creare uno stile di collaborazione dinamico e inclusivo che porti a una nuova fluidità tra parti interne e esterne della piattaforma.

4. Le work platform

La tecnologia e il digitale hanno avuto un impatto consistente sulle dinamiche del mercato del lavoro, creando strutture e opportunità per permettere l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro e, soprattutto, di competenze. Questo avviene tramite l’utilizzo di piattaforme che incidono anche sull’organizzazione, suddivisione e distribuzione delle attività lavorative.

4.1. Smartworking come nuova frontiera del mercato del lavoro

Grazie alla digitalizzazione, non solo sono nati questi spazi online che mettono in relazione committente e lavoratore, ma sono cresciute anche le possibilità di lavorare in modalità smart working (questo fenomeno è cresciuto in maniera esponenziale soprattutto nell’ultimo periodo, poiché il Coronavirus ha impedito alle persone di recarsi nel luogo di lavoro e dunque ciò ha favorito il “lavoro agile”).

Come sottolinea Emanuele Madini, Associate Partner di P4I-Partners4Innovation ed esperto di Smart Working ed HR Transformation:

Lo Smart Working è un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo e azienda. Propone autonomia nelle modalità di lavoro a fronte del raggiungimento dei risultati e presuppone il ripensamento “intelligente” delle modalità con cui si svolgono le attività lavorative anche all’interno degli spazi aziendali, rimuovendo vincoli e modelli inadeguati legati a concetti di postazione fissa, open space e ufficio singolo che mal si sposano con i principi di personalizzazione, flessibilità e virtualità

Questa tipologia di lavoro, dunque, permette alle persone di lavorare quando vogliono e dove vogliono, con l’unico vincolo di eseguire i lavori entro i tempi prestabiliti dalla propria azienda o dai propri clienti.

4.2. La figura del Freelancer

Il freelancer, ovvero un libero professionista che opera nel mercato in modo autonomo e possiede una partita IVA, opera principalmente in smartworking e può trovare online numerose piattaforme che si propongono di mettere in relazione domanda e offerta di competenze e di lavoro; in questo modo ha molte più possibilità di ampliare il suo portafoglio clienti. La figura del Freelancer, che solitamente fa uso di piattaforme online in cui trovare lavoro, è quella di un professionista che ha competenze in vari ambiti nel mondo digitale (social media, marketing, copywriting, traduzione di testi, web design eccetera). Oggi questa categoria è al centro dell’attenzione anche come fenomeno sociale, poiché sta crescendo moltissimo: cresce la voglia dei giovani di lavorare in proprio, cresce il numero di professioni digitali che si possono fare e ci sono molte piattaforme che aiutano a trovare occupazione. La digital economy ha contribuito alla nascita di molte mansioni professionali che possono essere svolte in modalità freelance; infatti un articolo su Forbes elenca 55 attività professionali che possono essere avviate senza alcun capitale finanziario, ma possedendo delle buone competenze. Degli esempi di professioni digitali che funzionano molto bene nel contesto italiano possono essere il social media marketing, il blogging, l’insegnamento online, l’interpretariato e le traduzioni, la scrittura (copywriting, ghost writing e scrittura di articoli), il tutoring, la fotografia, la grafica web e il foto editing, la programmazione, le ricerche online, il social media management, la seo e il web design.

4.3 Quali sono le principali Work Platform?

Nel contesto attuale in cui ci troviamo, esistono diverse work platform.

4.3.1 Upwork

Questa piattaforma è nata nel 1999 da Beruud Sheth, Srini Anumolu e Sanjay Noronha e vanta circa 10 milioni di freelancer e circa 4 milioni di clienti. Conosciuta inizialmente come Elance-oDesk, Upwork permette ad imprese e a lavoratori autonomi di entrare in contatto e collaborare a distanza. Il funzionamento è molto semplice, infatti i clienti possono effettuare colloqui, assumere e lavorare con i freelancer e le agenzie attraverso la piattaforma. L’iscrizione è gratuita, a meno che non si voglia optare per un abbonamento “professional”, in grado di dare maggior visibilità al nostro profilo e alle nostre competenze. È anche possibile inserire un “profile rate” approssimativo, cioè una paga oraria base, in modo che chi analizza il nostro profilo sia a conoscenza anche dei costi che dovrà sostenere per il nostro servizio.

All’interno di Upwork ogni progetto contiene al suo interno un brief più o meno dettagliato, con la descrizione, la durata e le capacità richieste al freelance. Una volta che il progetto viene assegnato e viene portato a termine, Upwork trattiene una commissione del 20% sull’intero budget; questo è un dettaglio che va considerato attentamente quando inviamo il preventivo al cliente. La suddetta, inoltre, possiede una chat in tempo reale con l’obiettivo di ridurre i tempi necessari per trovare, scegliere ed assumere i lavoratori freelance.

Upwork, inoltre, offre un’applicazione con un registratore di tempo che permette ai freelancer di calcolare, tramite screenshot verificati, il tempo reale che impiegano per lavorare ad un certo progetto. Sicuramente è un portale che va seguito con attenzione e costanza, per poter crescere agli occhi dei clienti che ricercano freelance con determinate caratteristiche e non perdere di vista i progetti in essere. Può essere anche utile monitorare i propri competitors, per capire come si offrono al mercato e come vendono il loro lavoro.

4.3.2 Fiverr

Fiverr è un marketplace online per freelancer. È stato fondato nel 2010 e la compagnia possiede la sede a Tel Aviv (Israele). Anche su questa piattaforma, come su Upwork, i professionisti freelancer possono trovare offerte di lavoro da parte di aziende in cerca di persone con competenze che possano aiutarli a raggiungere i vari progetti aziendali (si possono acquistare e vendere servizi). Fiverr sicuramente è molto famosa e utilizzata principalmente negli Stati Uniti, in Italia invece stenta ancora a decollare. In questa piattaforma le prestazioni di servizi effettuati dai vari freelancer vengono definite “gigs”, e sono prevalentemente svolte in modalità smartworking, ergo a distanza. C’è inoltre la possibilità di contattare dei collaboratori e commissionargli un lavoro o una parte del lavoro; infatti, se ci viene commissionato un progetto su Fiverr ma certe parti di esso è possibile esternalizzarle, la piattaforma permette di mettere in contatto le persone con dei collaboratori (ad esempio se sei un videomaker e devi fare un video per una determinata azienda il quale al suo interno necessita di loghi grafici, puoi commissionare ad un’altra persona solo la creazione del logo grafico in modo tale che lo possa realizzare per te). Anche su questa piattaforma, come su Upwork, la registrazione è gratuita; ovviamente le competenze sono certificate dalla reputazione che possiedi sulla piattaforma, la quale si basa sul portfolio lavori e sulle recensioni degli utenti per cui hai lavorato.

4.3.3. Freelancer

Freelancer è la piattaforma di lavoro freelance e di crowdsourcing più grande al mondo per numero di utenti e progetti. Vengono messi in contatto oltre 44,167,298 datori di lavoro e freelance provenienti dai più di 247 paesi, regioni e territori. Sulla piattaforma i datori di lavoro possono assumere dei freelance per portare a termine lavori in settori quali lo sviluppo software, la scrittura, l’inserimento dati e il design, fino ad arrivare all’ingegneria, le scienze, le vendite e il marketing, la contabilità e i servizi legali.  Freelancer è uno dei siti maggiormente apprezzati ed utilizzati da chi è alla ricerca di lavori come libero professionista, infatti sulla piattaforma si possono trovare o inserire annunci di vario genere, che vanno dalla realizzazione di siti web fino alla stesura di testi, articoli, libri ed altro.

La forza di Freelancer sta nella sua facilità d’utilizzo. Al momento dell’iscrizione, anche in questo caso gratuita, vengono richieste le capacità professionali che si possiedono e che si possono offrire ai vari clienti. Successivamente si devono inserire alcuni dati, come ad esempio il sesso, gli anni e altri dati personali. Una volta finita l’iscrizione si può iniziare a cercare o offrire lavoro in modo molto semplice ed intuitivo. Freelancer dà la possibilità di aprire progetti in cui altri utenti registrati possono candidarsi mediante offerte, oppure c’è la possibilità di trovare progetti di altri utenti e candidarsi per lo svolgimento. L’algoritmo della piattaforma mostrerà in modo automatico le varie offerte che potrebbero interessare l’utente in base alle sue competenze e alle sue preferenze in ambito lavorativo.

Quando si seleziona un determinato progetto e lo si vuole portare a termine, la prima cosa da fare nella piattaforma è inserire nell’offerta l’importo che si desidera ricevere per il compimento del lavoro e il tempo necessario per conseguirlo. Ovviamente anche Freelancer, come Upwork, trattiene una percentuale del guadagno sui vari progetti.

4.3.4. AddLance

AddLance è una piattaforma per freelancer in cui professionisti e aziende possono trovare un punto di incontro e collaborare insieme; conta ben 20.000 professionisti attivi, numero che, dal lancio della piattaforma nel 2015 ad oggi, è costantemente in crescita. Questa piattaforma ha un funzionamento diverso rispetto ad altre piattaforme nello stesso mercato. Invece di trattenere commissioni o applicare costi di abbonamento, il processo è completamente gratuito per chi pubblica l’annuncio, mentre è il fornitore (professionista o freelancer) che paga una piccola quota “a gettone” per rispondere e candidarsi. Questo significa che il rapporto tra cliente e freelancer è completamente libero e indipendente, come dovrebbe essere qualsiasi rapporto cliente-fornitore. Il vantaggio per il cliente è che riceverà soltanto offerte motivate e ragionate, senza impegno di sceglierne per forza. Anche per il freelancer il sistema è vantaggioso, infatti non vedrà il proprio compenso eroso da commissioni troppo onerose, non ha nessun costo di abbonamento e ha solo una piccola spesa pubblicitaria per contattare il cliente sul modello della “lead generation”.

4.4 Vantaggi e svantaggi delle work platform

Le work platforms sono molto vantaggiose sia per le imprese che per i freelancer, infatti le prime possono esternalizzare quote di lavoro avendo accesso a un’enorme quantità di professionisti dei quali devono scegliere solamente quello che fa più al caso loro. I freelancer, invece, hanno la possibilità di ampliare la propria rete di collaborazioni con le imprese ed entrare in contatto con nuovi potenziali clienti.

È anche vero che non è tutto oro ciò che luccica, infatti queste piattaforme hanno anche dei lati negativi, soprattutto per i freelancer. Innanzitutto c’è un rischio nel partecipare ai contest, perchè c’è un eccessivo dispendio di energie e di tempo senza alcuna garanzia di ottenere l’incarico. Il web permette una visibilità sicuramente maggiore del mondo offline, ma appunto per questo motivo la concorrenza è maggiore e il numero dei competitors è decisamente elevato. Infine l’ultimo aspetto negativo di queste piattaforme riguarda il tema dei compensi: a causa della molta concorrenza, le retribuzioni sono piuttosto ridotte e c’è il rischio di svendere le proprie competenze.

5. Le cities platform: tra blockchain, smart cities ed inclusione sociale

5.1. Le smart cities

Le smart cities rappresentano il luogo comune dell’innovazione, dove si affrontano temi legati alla vita ed al benessere del singolo con lo scopo di rispondere alla sostenibilità ambientale e migliorare la sicurezza, la mobilità e la qualità del lavoro.
Le smart cities sono delle città intelligenti dal punto di vista architettonico e infrastrutturale. La sua realizzazione include un insieme di strategie di pianificazione urbanistica volte al miglioramento dei servizi dei residenti. Lo scopo è mettere in relazione le persone, le infrastrutture e la società, permettendo di creare comunità, migliorare l’efficienza energetica, la comunicazione e la mobilità. Tutto questo viene fatto attraverso l’utilizzo di piattaforme e tecnologie sempre più all’avanguardia. Vivere all’interno di queste città permette di migliorare la qualità della vita del singolo, perché la volontà è venire incontro, in modo più preciso ed efficace, alle esigenze di cittadini, imprese e istituzioni.

5.1.1. Le smart cities in Europa

Le smart cities sono state introdotte a livello mondiale nel 2010 con un piano di ingenti investimenti. A livello europeo le smart cities sono intese come il luogo dove i network tradizionali e i servizi sono più efficienti grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali.

I fattori sui quali si reputa una città smart sono differenti: dall’economia, alla mobilità, passando per l’ambiente, le persone, lo stile di vita fino alla governance.

La Business School IESE Cities in Motion Index (CIMI) si è occupata di stilare una lista delle dieci città europee considerate più smart. Esse sono, in ordine crescente, Oslo, Helsinki, Vienna, Stoccolma, Copenhagen, Berlino, Amsterdam, Reykjavìk, Parigi e Londra. Vediamone alcune più nello specifico.

  • Oslo
    Capitale della Norvegia, è considerata una delle città più green, inclusiva e creativa da tutti i suoi abitanti. La grande connettività, sostenibilità e innovazione nonché l’uso di soluzioni IoT (Internet of Things) permettono a questa città di essere la nazione leader in questo ambito e vantare una popolazione largamente soddisfatta.
  • Helsinki
    Capitale della Finlandia è la prima città a vincere il primo premio nella competizione “European Capital of Smart Tourism Competition” nel 2018 mostrando, in questo modo, di essere leader mondiale nell’uso delle piattaforme in modo smart.
  • Vienna
    La città austriaca entro il 2050, si è posta l’obiettivo di garantire la migliore qualità della vita minimizzando i consumi e le risorse. Vienna si sta concentrando sulla costruzione di edifici, infrastrutture digitali e su aspetti riguardanti i temi di energia, ambiente, salute, istruzione e mobilità.
  • Parigi
    Parigi con la sua attenzione all’urbanizzazione e alla riduzione dell’utilizzo delle risorse risulta una città reinventata. La Francia infatti vuole ridurre le proprie emissioni di gas serra nella sua capitale, oltre a creare una maggiore inclusione digitale attraverso tecnologie come l’IoT. Diversi architetti hanno pubblicato un piano per introdurre un’architettura intelligente, integrata nell’impianto, nota come Parigi 2050.
  • Londra
    La capitale del Regno Unito è stata classificata come prima a livello europeo e seconda solo dopo New York a livello mondiale. I quartieri, le persone e i servizi della città collaborano costantemente utilizzando la tecnologia. Questo utilizzo permette di aumentare la collaborazione, le competenze e le abilità degli attori coinvolti aumentando il benessere collettivo della città.

5.2. Lati negativi e positivi delle smart cities

Oltre a questi aspetti più che positivi, nel tempo sono state avanzate differenti critiche sullo sviluppo delle città intelligenti. Per esempio, la sopravvalutazione dell’interesse legato a queste città potrebbe indurre a non prendere in considerazione vie alternative per lo sviluppo urbano, alterando gli assetti urbani. Inoltre, la rincorsa all’innovazione potrebbe portare a sottovalutare possibili effetti negativi della creazione di nuove infrastrutture e reti tecnologiche. Un ultimo aspetto di criticità riguarda le loro finalità: si pensa che le smart cities siano state progettate dalle multinazionali del mondo digitale, con lo scopo di creare una nuova clientela. All’interno delle città verrebbero offerti e somministrati prodotti creati da queste imprese. Si verrebbe a creare pertanto una clientela prestabilita di acquirenti fidelizzati disposti a comprare questi prodotti.

Nonostante ciò le smart cities, che hanno fatto dell’elemento tecnologico il punto centrale su cui progettare e costruire la città, restano progetti volti allo sviluppo della sostenibilità e dello sviluppo urbano, con lo scopo di ridurre gli sprechi e l’inquinamento e volte fortemente all’inclusione sociale di tutti i cittadini e delle persone coinvolte in questo progetto.

5.3. Il ruolo delle piattaforme nelle smart cities

Le smart cities sono legate ampiamente al concetto delle piattaforme. Le piattaforme rappresentano il cuore pulsante di queste città e la loro potenza sta nella capacità di disporre di una infrastruttura in grado di interagire e unire differenti fattori in una comune visione. Le piattaforme si basano sulla condivisione dei dati, lo sviluppo di un lessico e un significato comune che permette di arrivare ad una lettura della città in modo più veloce e preciso. Quest’ultime sono supportate da tecnologie all’avanguardia e da sistemi come la Blockchain.

Quest’ultima è un insieme di tecnologie il cui registro è organizzato come un insieme di collegamenti uniti tra di loro da differenti nodi. I nodi rappresentano i punti in cui entrare in relazione con altri soggetti e infrastrutture. La Blockchain insieme all’utilizzo di soluzioni Internet of Things e di discipline quali Big Data e Data Management, Data Analytics e cybersecurity, Performance management e business intelligence permette di collegare e conoscere in modo completo tutti i componenti e dati della città. Attraverso una buona integrazione e l’interoperatività di questi elementi sarà possibile facilitare e monitorare infrastrutture e persone al fine di migliorare la loro comunicazione e il funzionamento.

L’integrazione di differenti tecnologie nello sviluppo delle città intelligenti permette di ripensare il modo in cui vengono forniti differenti servizi. Attraverso le piattaforme è possibile ad esempio rivedere il metodo di stoccaggio delle merci, mentre con l’uso di piattaforme cloud-composed è possibile monitorare le transizioni dei prodotti lungo tutte le fasi. Il risultato è quello di aumentare l’efficienza nella distribuzione e gestione delle merci e dei sistemi di logistica e trasporto. Un altro esempio di impiego delle piattaforme nelle città intelligenti emerge nell’importante momento di esercizio del voto. L’esercizio di questo diritto ha un costo molto alto, viste le crescenti volontà di effettuare sondaggi per verificare le preferenze. L’utilizzo delle piattaforme permette di rivedere le procedure del passato migliorando le logiche dell’esecuzione di questo diritto.

Le piattaforme, come sottolineato in precedenza, per poter interagire in modo efficace con gli utenti e migliorare il funzionamento della città, hanno bisogno di avvalersi di dispositivi intelligenti. Alcuni esempi sono:

  • smartparking: attraverso l’utilizzo di display e sensori nascosti è possibile nelle aree a parcheggio libero gestire i pagamenti mentre nelle strade fluidificare il traffico e ridurre l’uso del carburante;
  • sensori per l’inquinamento: attraverso l’utilizzo di questi dispositivi è possibile misurare le radiazioni e il livello d’inquinamento;
  • sensori dei rifiuti: vengono installati in sedi istituzionali, aree pubbliche industrie ed uffici all’interno di cestini per rifiuti e container, questi sensori permettono di gestire i rifiuti in maniera più efficiente.

Questi dispositivi collegati con la tecnologia Blockchain permettono di raccogliere, monitorare e analizzare differenti dati e aspetti, consentendo una migliore gestione della città, e dare una migliore risposta ai cittadini. L’impiego delle piattaforme permetterà pertanto di focalizzarsi sulla diminuzione di alcuni lati negativi della città, come ad esempio l’inquinamento, la discriminazione, la disoccupazione e la povertà e potenziare quelli positivi come ad esempio la creatività, l’intelligenza, le competenze e abilità del singolo.

Dal punto di vista dei rapporti con la Pubblica Amministrativo, l’utilizzo delle piattaforme permette di rafforzare la partecipazione dei cittadini alla co-progettazione alla vita pubblica. I cittadini possono, infatti, integrare le tecniche di partecipazione, come ad esempio la consultazione on-line di materiale e servizi, avere un rapporto diretto con la Pubblica Amministrazione oppure comunicare direttamente proponendo miglioramenti su differenti ambiti. Attraverso le piattaforme i cittadini possono attivare la co-creazione e la collaborazione da differenti aree facilitando e migliorando il loro rapporto. Le piattaforme risultano pertanto soprattutto dal punto di vista sociale uno strumento per bilanciare i diversi aspetti che le caratterizzano.

Le piattaforme digitali offrono pertanto innumerevoli opportunità come promesse di efficienza, innovazione, crescita personale e inclusione sociale ma anche ripieghi negativi che possono generare malcontento e condizioni anche economiche spiacevoli.

In generale, le piattaforme utilizzate all’interno delle smart cities permettono di migliorare l’utilizzo di risorse ed energia e diversi aspetti legati alle infrastrutture, ma anche di facilitare la comunicazione. Inoltre, consentono di ridurre le disuguaglianze di classe e permettono la giustizia sociale, aumentando l’inclusione e promuovendo la diversità e la tolleranza. Permettono poi di accrescere il livello culturale dei cittadini che vi abitano, aumentando il benessere generale dell’individuo.

6. Il caso studio: eBay e la sostenibilità sociale

6.1. Qualche curiosità per iniziare

eBay è stata fondata dal programmatore Pierre Omidyar, uomo di origini iraniane nato a Parigi nel 1967 e naturalizzato statunitense. La prima apparizione online del sito è del 1995 e nell’idea del suo creatore doveva essere solo un sito di aste: chiunque volesse cedere vecchi oggetti postava un annuncio accompagnato da foto e impostava un prezzo di partenza, gli utenti poi avrebbero formulato le loro offerte giocando al rialzo con le offerte precedenti. Il tutto era gratuito. Come succede spesso nelle storie connesse alle invenzioni tecnologiche, anche questa nasconde delle curiosità interessanti.

Il sito, fino al 1997 si chiamava AuctionWeb ed era ospitato sui server di Omidyar. Inoltre, la prima vendita riguardava un puntatore laser rotto, acquistato per 14,83 dollari. Sorpreso dall’acquisto e preoccupato che l’annuncio non fosse stato compreso correttamente, Omidyar mandò una email all’acquirente che ammise di aver afferrato perfettamente cosa stesse acquistando: “Sono un collezionista di laser rotti”, fu la divertente risposta.

6.2. Lavorare per eBay

Cosa significa oggi lavorare all’interno di eBay? Quali sono le condizioni dei lavoratori?

Negli Stati Uniti i dipendenti di eBay possono usufruire di un’assicurazione sanitaria e di dodici settimane di congedo parentale retribuito. I benefici finanziari includono l’assicurazione sulla vita e il programma pensionistico. Inoltre, i lavoratori possono aderire a un programma di conciliazione di vita professionale e ottenere anche un anno sabbatico.

Oltre agli USA, anche in altri paesi sono state adottate alcune misure per rendere l’ambiente di lavoro meno gerarchico e più semplice. In Corea, i dipendenti hanno cancellato la pratica comune di rivolgersi ai colleghi con titoli formali preferendo un approccio più morbido e basato sul valore umano della persona. Ciò può contribuire a creare un clima disteso nel quale poter lavorare serenamente e trasformare idee astratte in progetti concreti e vincenti.

6.3. L’attenzione per la sostenibilità sociale

Diversità e inclusione sono due pilastri del modello di business di eBay che si dimostra giorno dopo giorno una realtà particolarmente attenta alla sostenibilità sociale, in quanto promuove diverse azioni significative.

6.3.1. Attività e iniziative sociali

Dal 2016 ad oggi, eBay ha investito 7000 ore in attività destinate allo sviluppo di attività pertinenti alla valorizzazione delle diversità e a questo si aggiungono oltre 50 iniziative con il medesimo scopo. Il tutto per fare la differenza e trasformare il mondo in un luogo più giusto.

6.3.2. Tutela contro le discriminazioni

All’interno dell’azienda esiste una “comunità dell’inclusione”, caratterizzata da un gruppo di impiegati che intervengono nel caso in cui si dovessero verificare delle forme di discriminazione di qualsiasi tipo (età, status di disabilità, gender, religione, orientamento sessuale). La comunità offre uno spazio sicuro e affidabile in cui poter discutere di tematiche delicate. Questa possibilità può regalare ai dipendenti una sensazione di libertà e comprensione, che a sua volta si rifletterà in un maggiore attaccamento all’organizzazione e a tutto quello che rappresenta.

6.3.3. Battaglie per i diritti LGBQT

eBay è conosciuta per essere molto attiva nella sfera LGBQT. Nel 2017 ha stretto un accordo di partnership con Stonewall, una organizzazione inglese per i diritti della comunità LGBQT per una campagna nominata “Rainbow Lace”, il cui ricavato è andato a Stonewall.

6.3.4. Aiuto alle persone in difficoltà

La società cerca di diffondere i suoi valori anche nelle comunità locali, battendosi per regalare speranze ai meno fortunati. Attraverso l’iniziativa JumpStart, lanciata vicino alla sede centrale di San Jose, i dipendenti addestrano le minoranze sottorappresentate, le donne e gli immigrati su come partecipare al commercio elettronico con insegnamenti pratici. eBay promuove la sua cultura diversificata e inclusiva anche con i suoi venditori di terze parti. Nel 2017 sono stati assunti dirigenti che hanno lo scopo di garantire che i venditori rispettino i principi di diversità e inclusività dell’azienda. Chi non lo fa, viene allontanato dal sito.

6.3.5. Parità della forza lavoro

eBay è impegnata anche a garantire la parità nella sua forza lavoro. Nelle posizioni dirigenziali, un dipendente su tre è donna e la parità di compensi tra uomini e donne è stata raggiunta definitivamente nel 2016. Le aziende che perseguono una condizione di uguaglianza creeranno luoghi di lavoro ideali per tutti. Assicurare a donne e uomini una retribuzione adeguata alle loro competenze e valorizzarne equamente il contributo può favorire l’assunzione e la fedeltà del personale migliore e più capace. I datori di lavoro traggono vantaggio dal mettere maggiormente a frutto il talento e le competenze femminili assicurando alle lavoratrici la possibilità di beneficiare di iniziative per la formazione e per lo sviluppo della carriera, fondamentali per incrementare la produttività e la competitività. Un numero sempre maggiore di studi rileva una correlazione tra una più netta uguaglianza di genere e la redditività delle aziende, soprattutto nelle posizioni di prestigio. Colmare il divario di retribuzione può aiutare a dare forma a una società più onesta e più integrata e contribuisce all’emancipazione della figura della donna. In aggiunta, può incrementare la retribuzione delle donne lungo tutto l’arco della vita lavorativa, riducendone il livello di povertà, in particolare dopo il pensionamento.

6.3.6. Formazione in aree disagiate e remote

eBay incoraggia tutti i commercianti con basso reddito che operano in aree remote a usare internet per connettersi all’economia globale e sviluppare il proprio business efficacemente. Viene messo in atto un processo destinato ad accrescere il livello di digitalizzazione, considerato fondamentale per spingere il mondo verso nuove frontiere e plasmare la cultura collegata al commercio del futuro.

6.3.7. Sostegno a CE100

La società è un membro di CE100 (circular economy 100), una piattaforma della fondazione Ellen Macarthur che raggruppa le aziende interessate a guidare il mondo verso un’economia circolare, cioè un’economia che si rigenera da sola, mantenendo la sua ecosostenibilità. Uno dei principi fondamentali di questa economia è rappresentato dall’energia, che dovrebbe sempre provenire da fonti rinnovabili. La rete CE100 facilita il market making fornendo opportunità collaborative che riuniscono business, innovatori, città e governi, università e leader di pensiero. Sfruttando le capacità e le dimensioni dell’azienda, eBay vede la sua piattaforma di commercio come una risorsa unica che può guidare l’innovazione e supportare strategicamente la transizione verso un’economia circolare.

6.3.8. Finanziamenti e formazione avanzata

eBay.org finanzia imprese e imprenditori, tanto che la fondazione ha erogato oltre 43 milioni in prestiti e sovvenzioni. Inoltre, anche gli stessi dipendenti di eBay sono impegnati spesso in attività legate all’associazione. Entro quest’anno l’obiettivo dell’azienda è formare 50.000 imprenditori.

6.3.9. eBay for charity

La società offre un’opportunità alle piccole e grandi organizzazioni nonprofit per espandere i loro progetti sulla rete. Dal 2003 il più noto sito di aste online ha lanciato un programma specifico per chi opera nel sociale. Si chiama “eBay for charity” e grazie alle aste di beneficenza in questi anni ha permesso di raccogliere oltre 912 milioni di dollari a favore di diverse organizzazioni. Da qualche anno “eBay for charity” è approdato anche in Italia con un portale dedicato interamente ai gruppi che vogliono espandere la raccolta fondi con aste di oggetti. Per tutte le organizzazioni nonprofit registrate, lo strumento è gratuito e permette di aprire e finalizzare aste online senza alcun costo. La piattaforma permette anche di vendere con la formula “compra subito” gadget e prodotti della stessa organizzazione come magliette, penne e altro merchandising.

6.4. eBay in Italia

eBay, da sempre partner delle PMI, in questo periodo sta intraprendendo una serie di misure a livello globale per andare incontro alle esigenze dei propri venditori e per aiutare le imprese che decidono di approdare online.

Per tutte le imprese italiane che non hanno un canale eCommerce, eBay mette a disposizione una serie di webinar gratuiti nel proprio canale YouTube dove gli esperti del marketplace offrono supporto nell’apertura di un’attività online e insegnano come cogliere le opportunità che, in generale, questo mercato può offrire.

Inoltre, per le imprese che vogliono aprire un negozio sul marketplace, eBay offre 12 mesi gratuiti per il negozio standard e 6 mesi gratuiti per il negozio Premium. In questo modo, i nuovi venditori non incorreranno in spese fisse per un periodo di tempo, agevolando economicamente il loro ingresso nel mercato online.

Per quanto riguarda le oltre 35.000 imprese italiane che già operano sulla piattaforma, l’azienda sta mettendo in atto iniziative per andare incontro alle loro esigenze in questo momento complesso legato all’emergenza Covid-19.In primo luogo, per sostenere il flusso di cassa, eBay sta lavorando a un piano di proroga di 30 giorni dei termini di pagamento di alcune tariffe di vendita per tutti i venditori professionali. In questo modo sarà garantita la flessibilità necessaria per sostenere le attività in questo momento difficile.

6.5. Omidyar e il piacere della beneficenza

Pierre Omidyar, founder di eBay, insieme  alla moglie Pam ha donato 392 milioni a organizzazioni non profit che lottano per far vincere la democrazia e la partecipazione dei cittadini. La missione filantropica di Omidyar inizia con la fondazione, insieme alla moglie, della Omidyar Foundation per contribuire e sovvenzionare progetti di enti e organizzazioni non profit; successivamente entrambi decidono di creare anche la Omidyar Network per finanziare progetti di imprenditori con finalità sociali.

Inoltre, Omidyar è tra gli americani che hanno aderito al Giving Pledge, la campagna lanciata da Warren Buffett e Bill Gates per convincere le persone più ricche del mondo a lasciare le loro fortune a organizzazioni benefiche.

Nel 2014 investe anche nel settore della comunicazione, dando vita a First Look Media, un’organizzazione in difesa della libertà di stampa e di espressione. È l’ideatore anche del sito di giornalismo investigativo The Intercept e costituisce il Fondo per la difesa della stampa libera destinato a sostenere le spese legali dei giornalisti messi sotto tiro per le loro denunce. First Look Media ha anche co-finanziato “Il caso Spotlight” (si racconta la storia dell’inchiesta del Boston Globe sui preti cattolici pedofili) vincitore dell’Oscar 2018 come miglior film.

Nel 2011 Pierre Omidyar venne premiato con la Carnegie Medal of Philantropy per il grande impatto sociale e culturale delle sue attività filantropiche.

Conclusione

Partendo dal presupposto secondo cui le piattaforme siano uno dei modelli di business centrali nell’economia globale, si sono voluti evidenziare quali siano i risvolti di questo paradigma in materia di sostenibilità, ponendo il focus su quella sociale (definendola come la capacità del modello di assicurare condizioni di benessere equamente distribuite per genere e classi).

È stato dunque evidenziato come la platform economy consenta maggiori opportunità lavorative a fasce svantaggiate di popolazione (come migranti e disabili), attraverso la creazione di network dove le discriminazioni sono rese più complesse dalla struttura degli stessi. È stato messo in luce anche che la questione delle differenze sociali sia ancora controversa e non del tutto risolta. Esemplare, a tal proposito, il caso delle work platform che consentono ai freelancer di ampliare la propria rete di collaborazioni, ponendoli, allo stesso tempo, in un contesto altamente competitivo, dove le retribuzioni sono tendenzialmente basse. Nel caso, invece, del contrasto alle discriminazioni è emerso come il modello delle smart cities consenta di promuovere la tolleranza e la crescita sociale.

Per cercare di portare il proprio business verso la sostenibilità sociale, nel caso in cui questa non sia garantita dalla struttura della piattaforma, sono necessari interventi ed azioni concrete da parte di chi ne controlla l’ambiente. Esemplare la “comunità dell’inclusione” del colosso dell’e-commerce eBay e le sue battaglie nella lotta contro le discriminazioni di ogni genere. Attraverso queste iniziative è possibile far emergere i tratti peculiari delle “sustainable platforms”, in primis di porsi in relazione con l’ambiente esterno e di creare un forte senso di coesione tra tutti gli stakeholder coinvolti, di cui viene ricercato il benessere.

In conclusione, alla luce delle argomentazioni esposte, è possibile dire che le piattaforme, salvo alcuni casi come quello di eBay, non sono sostenibili socialmente o lo sono solo in parte, a causa della loro natura essenzialmente controversa. Per cercare di essere socialmente sostenibili, queste necessitano di concreti interventi da parte di chi le gestisce.

Bibliografia

Heinrichs H., «Sharing Economy: A Potential New Pathway to Sustainability» Gaia, 22(4), 2013, pp. 228-231

Fenwick M., Vermeulen E. P.M., «A Sustainable Platform Economy & the Future of Corporate Governance», ECGI Working Paper Series in Law, n. 441, 2019

Geissinger A., Laurell C., Oberg C., Sandstrom C., «How sustainable is the sharing economy? On the sustainability connotations of sharing economy platforms», Journal of Cleaner Production, n. 206, 2019, pp. 419-429

Lassandari A., «La tutela collettiva del lavoro nelle piattaforme digitali: gli inizi di un percorso difficile», LLI, vol. 4, n. 1, 2018

Srnicek N., Capitalismo digitale. Google, Facebook, Amazon e la nuova economia del web, Roma, LUISS University Press, 2017

Sitografia

Airbnb, «La nostra variegata community rende Airbnb possibile», URL: https://www.airbnb.it/diversity (29.04.2020)

Business Chief, «Top 10 smart cities in Europe», URL: https://europe.businesschief.com/top10/2606/Top-10-smart-cities-in-Europe (15.05.2020)

Centro Studi Assolombarda, «Platform Economy: definizioni e prospettive», URL: https://www.assolombarda.it/centro-studi/platform-economy-definizioni-e-prospettive-1 (22.05.2020)

CEPS, «Sustainability in the age of platform», URL: https://www.ceps.eu/wp-content/uploads/2019/06/Sustainability-in-the-Age-of-Platforms-2.pdf (22.05.2020)

Copadata, «Una piattaforma software per le soluzioni della Smart City», URL: https://www.copadata.com/it/industrie/smartcity0/ (18.05.2020)

Cusumano M., «Principles for Managing Strategy & Innovation», URL: https://blog.irvingwb.com/blog/2012/01/principles-for-managing-strategy-and-innovation.html (15.05.2020)

eBay, «eBay Beneficenza», URL: https://www.ebay.it/b/eBay-Beneficenza/bn_7115654281 (15.05.2020)

eBay, «Diversity&Inclusion», URL: https://www.ebayinc.com/company/diversity-inclusion/ (28.04.2020)

Ellen Macarthur Foundation, «CE100», URL: https://www.ellenmacarthurfoundation.org/our-work/activities/ce100 (17.05.2020)

Enciclopedia Treccani, «Echo chambers», URL: http://www.treccani.it/vocabolario/echo-chamber_%28Neologismi%29/ (27.04.2020)

Forbes, «55 freelance businesses you can start for free tomorrow morning», URL: https://www.forbes.com/sites/abdullahimuhammed/2017/05/06/55-freelance-businesses-you-can-start-for-free-tomorrow-morning/#578205911bdd (10.05.2020)

Fortune, «Coronavirus, le iniziative di eBay per aiutare l’e-commerce», URL: https://www.fortuneita.com/2020/03/25/coronavirus-le-iniziative-di-ebay-per-aiutare-lecommerce/ (17.05.2020)

Nazioni Unite, «Obiettivi per lo sviluppo sostenibile», URL: https://docs.google.com/document/d/1zuLF9Na-72OKfn5hPjWciBcw3yaGpJ43ODZQy8lA3tU/edit (29.04.2020)

Network Digital 360, «Che cos’è la Smart City Platform e quale ruolo svolgono IoT, Blockchain e AI», URL: https://www.blockchain4innovation.it/mercati/pubblica-amministrazione/che-cose-la-smart-city-platform-e-quale-ruolo-svolgono-iot-blockchain-e-ai/ (22.05.2020)

Starting Finance, «La classifica dei più generosi filantropi americani», URL: https://www.startingfinance.com/approfondimenti/filantropi-americani-classifica-2019/ (19.05.2020)

Statista, «The 100 largest companies in the world by market value in 2019», URL: https://www.statista.com/statistics/263264/top-companies-in-the-world-by-market-value/ (27.04.2020)

Uber, «Fostering diversity and inclusion», URL: https://www.uber.com/it/it/community/diversity-and-inclusion/ (28.04.2020)

Agenda 2030, «Obiettivi per lo sviluppo sostenibile», URL: https://unric.org/it/agenda-2030/ (28.04.2020)

Gli autori

  • Giulia Nichele
    Trevigiana, 22 anni, determinata, curiosa e sempre alla alla ricerca di nuovi stimoli. Laureata in scienze e tecniche della comunicazione grafica e multimediale. Studentessa di Web marketing & Digital communication presso lo Iusve di Mestre.
  • Filippo Novello
    Veneziano “di Venezia”. Comunicazione e grafica come basi. Marketing e User Experience come passioni. Dopo la laurea triennale allo Iusve ho proseguito gli studi con il corso di Web Marketing & Digital Communication. Spesso mi troverete con un caffè in mano e delle tazzine vuote sulla scrivania.
  • Marta Panzarin
    Fossaltina, 23 anni, amante del bello e appassionata di design e comunicazione. Dopo la laurea triennale decide di avventurarsi nel mondo del marketing intraprendendo il corso di studi in Web Marketing e Digital Communication allo Iusve di Mestre.
  • Virginia Pavan
    Trevigiana, 22 anni, positiva, curiosa, desiderosa di migliorare e sperimentare. Laureata in scienze del Turismo presso l’Università degli studi di Padova. Studentessa di Web marketing & Digital communication presso lo Iusve di Mestre.
  • Alberto Pertosa
    Trevigiano, 23 anni, appassionato di scrittura e di crescita personale. Laureato in comunicazione presso l’Università degli studi di Verona. Studente di Web marketing & Digital communication presso lo Iusve di Mestre.
  • Valentina Petillo
    Mestrina, 23 anni, curiosa, amante dell’arte e appassionata di grafica. Laureata in scienze e tecniche della comunicazione grafica e multimediale. Studentessa di Web marketing & Digital communication presso lo Iusve di Mestre.
  • Samuele Pillin
    Maniaghese, 25 anni, appassionato di sport con la tavola e marketing digitale. Laureato in economia e commercio presso l’Università degli studi di Udine. Studente di Web Marketing and Digital Communication presso lo Iusve di Mestre.
  • Ada Pollesel
    Vittoriese, 22 anni, appassionata di design, comunicazione e musical. Laureata in Scienze e Tecniche della Comunicazione Grafica e Multimediale, frequento ora la magistrale in Web Marketing & Digital Communication presso lo IUSVE di Mestre.