Introduzione

La pratica della condivisione tra le persone è sempre esistita. Tuttavia, l’uso della rete Internet e dei dispositivi mobile hanno dato nuovo slancio al valore della condivisione, diffondendo tale fenomeno su scala globale. Le persone ora sono diventate partecipanti attivi dei servizi, possono condividere con chiunque, da ogni dove e in ogni momento, assumendo le vesti di prosumer (consumatore ma anche produttore del servizio stesso).
La trasformazione digitale ha avuto un forte impatto sull’infrastruttura economica-sociale in cui viviamo, cambiando radicalmente alcuni assetti economici e il modo in cui le persone interagiscono tra di loro e con i beni. In questo scenario si è delineato un nuovo modello economico-sociale, quello della sharing economy.
Il presente articolo si propone di presentare e descrivere questo nuovo modello di business, mettendo in evidenza sia gli aspetti di luce che di ombra che costituiscono la sua essenza.


Cos’è la sharing economy

L’espressione sharing economy, tradotta all’italiano come economia della condivisione o economia collaborativa, viene spesso sostituita in maniera indistinta da altre denominazioni come consumo collaborativo, peer-to-peer economy, economia on-demand ecc. La mancanza di una chiarezza sistematica nell’uso di questi termini aumenta le dispute retoriche come testimoniano le diverse definizioni proposte in letteratura.

Ma che cos’è quindi la sharing economy? Come funziona?

Si tratta di un nuovo modello di business di tipo B2B, B2C o peer-to-peer che consiste nell’acquisire, fornire e condividere prodotti e servizi, senza trasferimento di proprietà, attraverso una piattaforma online che mette in comunicazione il proprietario del bene e gli utenti della comunità.

Un cambio di paradigma all’interno del panorama economico tradizionale, segnando il passaggio dal concetto di possesso al concetto di fruizione. Le persone ora non acquistano ma usufruiscono a pagamento o gratuitamente di un servizio accessibile alla comunità intera. Le relazioni tra gli attori, gestore della piattaforma e utente, avvengono in maniera orizzontale e sono basate su meccanismi di fiducia e reputazione.

Questo nuovo approccio economico, basato sul funzionamento della rete distribuita formata da comunità interconnesse, trasforma le modalità di produzione, consumo, finanziamento e istruzione.

Il modello si prefigge l’obiettivo di incassare denaro sfruttando asset inutilizzati o sottoutilizzati, nonché risorse che vanno dagli spazi fisici alle competenze professionali, trovando applicazione in molteplici settori economici.

Alex Stephany, consulente ed imprenditore britannico, nel suo libro intitolato “The Business of Sharing. Making it in the New Sharing Economy” definisce la sharing economy come il valore generato dal mettere a disposizione di una comunità online risorse sottoutilizzate, tramite piattaforme digitali, riducendo la necessità di possedere tali risorse.


Contesto di sviluppo

La sharing economy nasce a seguito della diffusione della rete Internet, dello smartphone e della connessione di dati mobile.
Il network, infatti, rappresenta l’elemento fondamentale che ha reso possibile questo nuovo tipo di economia. Jeremy Rifkin, infatti, in “The Age of Access” afferma che l’accesso alle reti è la precondizione necessaria per l’accesso ai servizi di sharing economy.

La rete Internet, infatti, facilita le transazioni consentendo l’incontro tra domanda e offerta attraverso piattaforme online. Le nuove tecnologie permettono alle persone di cercare velocemente e facilmente informazioni circa i prodotti e servizi offerti da altri individui e incentivano la formazione di comunità di persone raccolte attorno a interessi e bisogni comuni. In generale, le nuove tecnologie favoriscono la diffusione di comportamenti collaborativi basati sulla disintermediazione, condivisione, fiducia, socializzazione.

In questo contesto si registra anche una crescente sensibilità delle persone verso i temi della sostenibilità ambientale ed economica, dell’inclusione sociale e del ritrovato desiderio di comunità, i quali hanno favorito l’ascesa della sharing economy come modello permeato dai suddetti valori e in grado di rispondere a tali trend emergenti.

Molti vedono in eBay il primo esempio di sharing economy nell’epoca della trasformazione tecnologica, ovvero un sito di compravendita tra privati che funziona tramite il meccanismo dell’asta fondato nel 1995 da Pierre Omidyar.


Vantaggi e svantaggi

Per capire la portata di questo nuovo fenomeno in continua crescita, è utile delineare i vantaggi e svantaggi della sharing economy visti dalla prospettiva sia degli utenti che delle aziende.

  • Vantaggi per gli utenti e per le aziende

I vantaggi per gli utenti sono numerosi rispetto ai tradizionali modelli di business: facilità di accesso e di utilizzo della piattaforma, disponibilità di beni a prezzi più convenienti, riduzione del consumo e risparmio economico attraverso l’ottimizzazione di beni sottoutilizzati, riduzione dell’impatto ambientale, nuove opportunità lavorative e di guadagno, rafforzamento del concetto di comunità e ritorno ad una dimensione più umana, maggiore indipendenza e flessibilità nella scelta.
Anche le aziende godono di alcuni benefici come la possibilità di raggiungere un bacino di utenza più ampio, le nuove tecnologie permettono di ridurre i costi del personale e degli spazi commerciali, le piattaforme permettono di raccogliere una grande mole di dati sugli utenti.

  • Svantaggi per gli utenti e per le aziende

L’analisi rileva anche degli svantaggi che è doveroso conoscere prima di applicare questo modello di business.
Gli utenti devono considerare la problematica della privacy legata all’uso della piattaforma, la mancanza di garanzia del grado di qualità del prodotto o servizio offerto dalla piattaforma, la trasformazione di molte piattaforme di servizi gratuiti in modelli a pagamento.
Tra gli svantaggi per le aziende si trovano la perdita di fatturato delle imprese consolidate, il calo delle vendite a favore dell’uso di beni condivisi, la mancanza di regolamentazione in termini di diritto del lavoro per cui i lavoratori autonomi vivono di un lavoro precario privo di tutele.


Esempi di aziende basate sulla sharing economy

L’economia collaborativa si dirama in diversi settori economici: si parla di sharing economy nell’ambito degli alloggi, dei trasporti, dei beni, degli spazi, dei media.

Airbnb è la massima espressione di house sharing. Si tratta di una piattaforma online, nata nel 2008 per mano di Brian Chesky e Joe Gebbia, due coinquilini neolaureati che stavano attraversando un periodo di difficoltà economica. Per riuscire a pagarsi l’affitto, ebbero l’intuizione di pubblicare un annuncio per affittare alcuni posti letto a casa propria. Da quel momento in poi la pratica dell’home sharing cominciò a diffondersi ovunque e a diventare un vero e proprio business. La piattaforma è un intermediario che gestisce la prenotazione e affitto di alloggi privati a terzi ad un prezzo conveniente, dando agli utenti la possibilità di recensire il servizio goduto.

Uber, invece, è un’azienda rappresentativa della sharing mobility che da ai privati la possibilità di offrire un trasporto con la propria auto alle persone che lo richiedono tramite app. Le spese di trasporto vengono direttamente addebitate al cliente sul conto connesso all’app.

Depop è un esempio di piattaforma di sharing economy dei beni, che offre agli utenti la possibilità di vendere o scambiare abiti di seconda mano. Per ogni transazione c’è una commissione del 10% che va automaticamente alla piattaforma.

Wework è una società statunitense che esemplifica il concetto di coworking, cioè la condivisione degli spazi di lavoro. Oggi le persone possono affittare online uffici o sale riunioni all’interno dei coworking, senza dover affittare o acquistare un locale commerciale.

Netflix è un caso emblematico di sharing economy dei media. Una piattaforma di servizi in streaming che permette agli utenti di guardare film e serie tv in cambio del pagamento di un canone mensile.


Natura capitalista o socialista?

Nella letteratura sono numerosi i dibattiti circa la natura della sharing economy, la quale si presenta contradditoria e ambivalente.
C’è chi la decanta come una nuova forma di economia basato sulla condivisione, mettendone in luce solo gli aspetti positivi; e chi la presenta come un’economia basata sulla logica del profitto economico, mettendone in luce gli aspetti più problematici.

La domanda sorge spontanea: il nome “sharing economy” rispecchia davvero un nuovo modello economico basato sulla condivisione? O è una nuova forma di capitalismo che ricerca il profitto economico secondo modalità nuove?

Jeremy Rifkin parla di sharing economy come affermazione di un nuovo modello economico che sostituisce i due modelli tradizionali del Novecento, capitalismo e socialismo.

In realtà, un’attenta analisi di questo sistema economico mette in luce il carattere ibrido del sistema stesso, il quale attinge valori e meccanismi appartenenti sia al mondo del capitalismo che a quello del socialismo. Dall’economia capitalista acquisisce la logica di mercato di sfruttamento e la forma mentis della ricerca costante del profitto; dall’economia socialista riprende i valori della condivisione, della collaborazione e della comunità.

La sharing economy, pertanto, non può considerarsi come una vera economia basata sulla condivisione, perché l’atto del dono, atto puro e gratuito che non impone un prezzo o l’obbligazione di un dono di ritorno, non sta alla base del funzionamento di tale economia. Imprese come Uber ed Airbnb non stanno realmente condividendo qualcosa, bensì sono riuscite a trovare un nuovo modo per essere competitive nel mercato e aumentare la propria redditività, sfruttando le nuove tecnologie, le lacune normative vigenti e manodopera a basso costo. Tutto ciò consente di garantire al pubblico un’offerta più competitiva rispetto ai business tradizionali.

L’espressione, quindi, è parzialmente ingannevole, in quanto allude a immagini e connotazioni positive, sebbene la natura intrinseca del sistema presenta caratteristiche diverse.
La retorica della sharing economy, infatti, tende a presentare solo gli aspetti di luce di questo nuovo sistema, ignorandone le criticità. I sostenitori della sharing economy descrivono le transazioni commerciali come transazioni basate sulla gratuità e sullo sviluppo di legami di fiducia e collaborazione tra le persone, laddove invece queste transazioni hanno carattere commerciale e il principale aspetto collaborativo risiede nella struttura a rete alla base dell’architettura web dei siti e delle app che mettono in comunicazione gestori e fruitori di un dato bene.

April Rinne, un’entusiasta della sharing economy, concepisce quest’ultima come un’opportunità di crescita e innovazione per i mercati e la classe media.
Rachel Botsman, invece, teorizza la sharing economy come una forma di consumo collaborativo caratterizzato da un uso più efficiente e sostenibile delle risorse, capace di creare e rafforzare i legami sociali tra le persone.

Juliet Schor adotta un approccio più critico, esaustivo ed equilibrato, in quanto vede la sharing economy come un’economia dalla natura incerta, in cui vi è uno scontro tra forze positive e negative. É un’economia dal volto duplice: un volto umano e un volto puramente commerciale. È un’economia che da un lato stimola l’integrazione economico-sociale favorendo lo sviluppo di legami comunitari e pratiche collaborative, sostenendo l’ambiente e riducendo il consumismo della società odierna; dall’altro lato per sopravvivere fa uso di pratiche di sfruttamento economico dei lavoratori, elude il fisco e sfrutta i dati degli utenti che interagiscono con la piattaforma per aumentare la propria redditività.


Conclusioni

Possiamo concludere affermando che la sharing economy è un fenomeno che ha sollevato molte domande e che ha portato gli autori a formulare pareri contrastanti.
Attualmente la visione di Juliet Schor sembra essere la più completa, in quanto considera il fenomeno nella sua interezza, mostrandone virtù e criticità.
È vero che, come dice Rachel Botsman, la sharing economy, basata sulla capacità relazionale delle tecnologie peer-to-peer, permette di sviluppare più facilmente connessioni con le persone (Airbnb ne è un esempio in quanto la piattaforma favorisce nuovi rapporti interpersonali). Tuttavia, non si può trascurare il fatto che queste piattaforme in apparenza sembrano mettersi al servizio delle persone, nel concreto hanno sviluppato un nuovo modello di business sfruttando le lacune normative vigenti il cui obiettivo è aumentare i profitti.
Non si tratta dunque di vere piattaforme di condivisione del bene comune, bensì di piattaforme tecnologiche di tipo collaborativo che funzionano secondo logiche neoliberiste tenute nascoste dalla retorica della sharing economy.
È importante quindi considerare i benefici della sharing economy alla luce di queste problematiche.


Autore

Sono Chiara Stragliotto, ho 25 anni e possiedo una laurea triennale in Mediazione Linguistica e Culturale presso l’Università di Padova. Ho sempre avuto la passione per le lingue straniere e un’esperienza Erasmus mi ha permesso di affinare le mie competenze. L’universo del marketing è diventato la mia seconda vocazione dopo aver frequentato un corso all’università. La laurea magistrale in Web marketing & Digital communication presso lo IUSVE di Mestre mi ha permesso di conoscere più in profondità il digitale in tutte le sue sfaccettature e di innamorarmi di questo mondo in continua evoluzione.


Sitografia

https://www.finaria.it/finanza/sharing-economy/

https://ascoli.unicusano.it/universita/lauree/sharing-economy/

https://digitexport.it/innovare/sharing-economy-modelli-di-business-e-casi-di-successo.kl#/

https://www.insidemarketing.it/sharing-economy-per-economia-italiana/

https://www.letture.org/la-sharing-economy-chi-guadagna-e-chi-perde-mario-a-maggioni

https://www.ionos.it/digitalguide/online-marketing/vendere-online/sharing-economy/

https://www.ilmerito.org/9-in-pratica/225-capitalismo-socialista-l-ossimoro-della-sharing-economy-di-francesco-laschi

https://medium.com/homoacademicus/la-sharing-economy-non-esiste-e4033f52a0e0

https://collaboriamo.org/cb_resource/sharing-economy-definizioni-per-luso/

https://www.economyup.it/innovazione/sharing-economy-cosa-e-e-perche-e-difficile-dire-cosa-e/
https://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/sharing-263.htm

https://www.eticaeconomia.it/passione-o-interessi-retoriche-ed-evidenze-sulla-sharing-economy/

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