Poco dopo la sospensione delle attività scolastiche, il 23 febbraio 2020, ci si è resi conto di quanto fosse grave la situazione pandemica e di quanto ancora gli studenti sarebbero rimasti lontani dalle aule. Si è resa necessaria così la costruzione di un’alternativa che ha insistito sul digitale. Le scuole non erano preparate ma, soprattutto grazie alla volontà di insegnanti e dirigenti scolastici, si è riusciti a dare una continuità all’anno scolastico interrotto. Ha avuto così avvio la DaD (Didattica a Distanza) diventando imprescindibile anche per l’anno successivo. Il digitale è entrato nel sistema scolastico con prepotenza e ha portato cambiamenti che oggi ci impongono di non retrocedere al sistema scolastico pre-Covid, ma di costruire un’offerta formativa in cui il digital fa da supporto al phisical.

Dalla lavagna allo schermo

Le scuole e le università sono stati i primi ambienti individuati ad alto rischio perché frequentate da migliaia di studenti che avrebbero costituito il primo sicuro mezzo di contagio. 

Sin da subito il passaggio dalla didattica in presenza alla didattica a distanza è stato presentato e legittimato come una misura straordinaria per limitare il contagio, messa in atto dalle autorità istituzionali con la forte approvazione da parte di esperti in materia di virologia e sanità. Il successo iniziale a cui sia studenti, sia docenti si sono subito adeguati è dovuto sicuramente  al processo e alla lunga storia insita nella didattica a distanza. Se in Italia il percorso è stato più lento e faticoso per la mancanza di infrastrutture adeguante in tutte le zone della penisola, in altre nazioni è stato immediato proprio grazie ai numerosi precedenti e alle già sperimentate condizioni di necessità. Negli Stati Uniti, per esempio, già dai primi anni del dopoguerra, l’istruzione utilizzava contributi didattici che si avvalevano di comunicazioni telefoniche, audio cassette, videocassette spedite per posta, programmi radiofonici e televisi, tutti strumenti necessari per raggiungere il maggior numero di persone che vivevano in aree non urbanizzate ma anche militari in missione o veterani di guerra. Con l’avvento di internet e di una costruzione di rete sempre più virtuale, il processo ha subìto un’accelerazione tale da semplificarlo sicuramente in ottica di costi e tempi ma anche di relazioni in diretta. A questa necessità non è stato possibile sottrarsi, perché avrebbe significato arrendersi al blocco, all’abbandono degli studenti a sé stessi, al collasso del sistema scolastico e non da ultimo al fallimento personale da parte di insegnanti e professori. 

Oggi risulta dunque necessario mettere il personale scolastico in condizione di passare da una didattica di tipo trasmissivo a una didattica attiva, promuovendo ambienti, pratiche, metodologie e strumenti di tipo digitale che siano a sostegno e integrazione per la realizzazione di nuovi paradigmi educativi sia a distanza che in presenza.

Impatto e prospettive di una misura emergenziale

Potenzialità logistiche

Da una indagine svolta su un campione di studenti della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna da Federico Zannoni nei mesi successivi all’inizio dell’utilizzo di piattaforme per la didattica a distanza, è stato possibile riscontrare gli aspetti positivi e negativi dovuti a questa nuova metodologia di emergenza.

A primo impatto, su questioni prettamente logistiche, è emerso che tra i vantaggi si possono riscontrare un risparmio di denaro, tempo, energie ed una maggiore flessibilità e comodità. Per molti studenti infatti, soprattutto per pendolari e fuori sede, il risparmio di denaro è stato riconosciuto come primo tra i vantaggi, in quanto non serviva più un abbonamento ai trasporti pubblici e inoltre molti studenti hanno recesso il contratto di affitto non appena si sono accorti che la situazione non sarebbe migliorata nel breve tempo. Il risparmio di tempo è avvenuto grazie alla mancanza di spostamenti per raggiungere aule e luoghi di studio e ad una gestione più lineare dell’orario delle lezioni. Tutto questo sicuramente ha portato anche ad un risparmio di energie. La flessibilità è stata un ulteriore punto di forza dell’e-learning, poiché vi era libertà nella scelta dei moduli d’apprendimento e la possibilità di non essere studenti a tempo pieno ha così concesso di potersi impegnare in una professione part-time e di praticare con più frequenza i propri hobby. Sicuramente però non sono mancati gli svantaggi. Tra questi la mancanza di interazione faccia a faccia che ha procurato situazioni di distrazione, isolamento e anche una minore possibilità di confronto sia con gli altri studenti sia con il professore. Un altro aspetto negativo è dovuto all’eccessiva dipendenza della didattica a distanza dalla tecnologia che, nel caso di problemi tecnici e interferenze, ha limitato la comprensione creando disuguaglianze. Risulta perciò evidente come questo metodo, se preso come unica modalità, sia limitante e fallimentare. É anche evidente però quali potenzialità si celino dietro questo tipo di didattica, se inserita all’interno di un percorso ibrido.

Situazione emotiva

Non si può negare che oltre ad un cambiamento delle abitudini giornaliere degli studenti vi sia stato un impatto emotivo. Per quasi la totalità del campione delle persone soggetto dell’indagine, le lezioni hanno costituito momenti fissi della giornata che hanno permesso di non abbandonarsi a  pensieri negativi e ansiogeni derivanti dalla situazione sanitaria nazionale e mondiale. Le lezioni hanno inoltre permesso di mantenere un contatto con la realtà, l’interazione sociale e hanno dato un senso alle giornate passate in lockdown. Soltanto un 4% delle opinioni sono state contrarie a questa visione, manifestando infatti un poco coinvolgimento nelle attività universitarie. Le lezioni online durante l’isolamento si sono inoltre rivelate un utile strumento per stimolare una riflessione personale su quanto il percorso di studi fosse stato soddisfacente fino a quel momento e affine alle proprie esigenze e volontà.

Partire dalla DaD per arrivare alla DDI sfruttando la Media Education

Per DDI, Didattica Digitale Integrata, si intende una metodologia di insegnamento e apprendimento che va ad integrare la tradizionale esperienza di scuola con l’esperienza online, evitando così di offrire una mera trasposizione di quella che è la didattica in presenza. La differenza con la DaD sta nel non avere un’esclusiva presenza a distanza di insegnanti e alunni. 

Il metodo della DDI ci consente di far tesoro delle buone pratiche che sono state adottate dagli insegnanti e dai professori in tempi di lockdown e di implementarle per offrire un’esperienza formativa aumentata e coinvolgente, per riuscire ad affrontare al meglio questo terzo anno scolastico colpito ancora dalla pandemia. Va sottolineato quanto questa sia un’opportunità per portare all’interno del Sistema Scuola la Media Education, che da anni si propone come soluzione a molte problematiche socio-culturali che hanno investito la scuola con l’avvento dei digital media. L’accelerazione digitale a cui siamo stati sottoposti non può essere sprecata ma deve essere usata come catalizzatore per ripensare alla didattica, per modernizzarla e attualizzarla in modo tale che sia più aderente alle esigenze degli alunni e non sviluppata secondo programmi che non sono più ricettivi perché superati. 

La digital litteracy nella DDI

Nicholas Carr, scrittore statunitense, nel 2010 si chiese se Google ci avesse reso stupidi. Secondo la sua idea oggi ci troviamo vittime di un’attenzione frammentata, causata dall’interruzione delle nostre attività per stimoli esterni, come ad esempio le notifiche. Siamo dunque abituati ad accumulare frammenti di vita in un luogo di continuità esperienziale e questo ci porta ad avere quelli che Carr chiama switching cost (costi di transizione). Il sociologo canadese De Kerckhove sottolinea, in maniera positiva, come questi costi abbiano modificato il nostro modo di pensare, i nostri percorsi neurali e lo sviluppo di nuove competenze. Ciò ha favorito, ad esempio, ad una maggiore flessibilità e creatività a discapito della memoria classica. 

La domanda che scaturisce da questi contributi è dunque se abbia senso tornare ad un sistema scolastico dove il digitale non sia contemplato.

In conclusione, la scuola dovrebbe avvalersi delle pratiche di Media Education per attuare dei percorsi di Media Litteracy affinché l’apprendimento non sia solo una questione di accesso alle informazioni, ma un processo riflessivo che permetta di sviluppare un pensiero critico, mettendo così in discussione le nostre interpretazioni spesso affrettate e generatrici di pregiudizi e preconcetti.

Un pensiero critico di questo tipo è fondamentale nel nostro rapporto con i media e con l’educazione. A tal riguardo è estremamente utile riconoscere i quattro concetti chiave, individuati da Buckingham in Un manifesto per la media education (2020), che riguardano aspetti fondamentali presenti in tutti i media: il linguaggio, la rappresentazione, la produzione e il pubblico.

Sappiamo bene che ogni media ha un suo linguaggio, è quindi fondamentale studiarne le specificità per poter analizzare e riflettere su come essi si avvalgano di diverse forme di linguaggi per trasmettere idee e creare mondi. Per questo motivo i media non rappresentano quindi la realtà oggettiva, ma mettono in scena una visione mediata che necessita di una lettura critica. Studiare le rappresentazioni significa dunque analizzare come i media raccontino la realtà e cosa invece decidano di escludere dalla loro visione del mondo.

Inserire i quattro concetti chiave espressi da Buckingham nella didattica digitale e multimediale, risulta essere una necessità da porre come base nelle future progettazioni della DDI.

     

Sfruttare la Rete corata con la pandemia per il Post-Covid

La pandemia e le dinamiche ad essa collegate hanno reso ancora più evidente il fatto che la scuola sia una delle espressioni dello Stato e delle Istituzioni all’interno del territorio, per questo vi è la necessità di aprire la scuola con un’offerta formativa ed educativa che faccia rete con associazioni ed imprese.

Non è più possibile che la scuola sia un ente a sé stante e fossilizzato su metodi di insegnamento solo tradizionali, ma necessita fortemente dell’implemento offerto dalla cultura digitale. L’auspicio è dunque che l’estensione dell’e-learning, dovuta alla situazione emergenziale, non sia sprecata, ma vista come un’opportunità di crescita per costruire una nuova scuola più inclusiva e rispondente alle necessità della società del XXI secolo.

Autore

Sono Riccardo Lamon, ho 24 anni, sono studente di Web and Digital Marketing allo IUSVE, precedentemente laureato in Scienze e Tecniche della Comunicazione Grafica e Multimediale alla medesima Università. Sono molto curioso e attento alle tematiche che riguardano l’istruzione e il digitale. 


Bibliografia e Sitografia 

de Kerckhove D., Il futuro della memoria, Castelvecchi, Roma, 2018.

Carr N., La Rete ci renderà stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello, Raffaello Cortina, Milano, 2011.

Zannoni F., «La didattica universitaria a distanza durante e dopo la pandemia: impatto prospettive di una misura di emergenza», URL: https://oaj.fupress.net/index.php/med/article/view/8979

Save the Children, «Un anno in pandemia: le conseguenze sull’istruzione in Italia e nel mondo», URL: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/un-anno-pandemia-le-conseguenze-sull-istruzione-italia-e-mondo 

Innovation for Education, «Didattica Digitale Integrata (DDI): cos’è, linee guida, idee ed esempi», URL: https://www.innovationforeducation.it/approfondimento/didattica-digitale-integrata-did-cose-e-come-realizzarla-al-meglio/

Vivo Scuola, «DDI_Didattica Digitale Integrata. Cos’è’?», URL: https://www.vivoscuola.it/Didattica-Digitale-Integrata/Didattica-Digitale-Integrata-DAD/INFO/DDI_Didattica-Digitale-Integrata.-Cos-e

Repetto M., «La scuola come nuovo polo educativo e scio-culturale nell’era pandemica del COVID-19», URL: https://oaj.fupress.net/index.php/med/article/view/9673/9011

Buckingham D., Un manifesto per la Media Education, Mondadori, Milano, 2020.

De Marco L., «Pandemia, controllo digitale e democrazia: un’esperienza DaD in Filosofia e Media Education», URL: https://oaj.fupress.net/index.php/med/article/view/9650/9022 

Allen, I.E., & Seaman, J. Learning on demand: Online education in the United States, Babson Survey Research Group, 2010.

Matthews D., The origins of distance education and its use in the United States. T.H.E. Journal, 27(2), 1999.

Buckingham D., Media Education: Literacy, Leaning, and Contemporary Culture, Polity Press, Cambridge, 2003.

Buckingham D., Media Literacy per crescere nella cultura digitale, Armando Editori, Roma, 2013. 

Rivoltella P.C., Media Education. Idea, metodo, ricerca, La scuola, Brescia, 2017.