Forse non tutti noi, immersi nella nostra frenetica quotidianità, ci fermiamo a pensare sufficientemente ai cambiamenti culturali avvenuti dopo l’arrivo del Web nelle nostre vite. Possediamo tutti probabilmente uno smartphone o un personal computer, e probabilmente lo usiamo quotidianamente per comunicare, rimanere aggiornati sulle ultime news, per scattare foto, per ricordare impegni ed eventi e forse anche per creare contenuti sulle nostre pagine social. Immaginereste mai una vita senza questi dispositivi? Riuscite ad immaginare la nostra società senza la presenza del Web? Sicuramente la maggioranza delle risposte sarebbe perlopiù negativa ma, perché? Perché è avvenuto un vero e proprio cambiamento culturale.
Nelle prossime righe cercherò di chiarire meglio la risposta semplificando i concetti di cultura e cultura digitale, di Web 2.0 e 3.0 e i cambiamenti che ne sono susseguiti.

L’intero sistema socio-culturale in cui siamo immersi, tende continuamente ad adattarsi, cercando di somatizzare continuamente i cambiamenti che avvengono.

La cultura è l’accumulo globale di conoscenza e di innovazioni, derivante dalla somma di contributi individuali trasmessi attraverso le generazioni e diffusi al nostro gruppo sociale, che influenza e cambia continuamente la nostra vita. Questo sviluppo è stato reso possibile dalla capacità di comunicazione tra individui dovuta alla maturazione del linguaggio.

Luigi L. Cavalli Sforza, 2008

Secondo il genetista la cultura non è altro che il risultato di tanti cambiamenti che si sono susseguiti e che hanno portato con sé le informazioni e le conoscenze che gli individui hanno dovuto accumulare per modellarsi al cambiamento stesso. Secondo questa definizione quindi, ognuno di noi è artefice del proprio sistema culturale in quanto attraverso il nostro background apportiamo materia nutritiva in grado di formare la nostra cultura, e che modificandosi nel corso del tempo andrà a costituire quella futura.
Se come dicono Greenfield, Smith e Bond la cultura si auto costruisce come sistema organizzato di significati condivisi attraverso un processo interattivo”, oggi noi stiamo vivendo nel momento di transizione tra quello precedente e quello futuro.
Ma sicuramente, appartenere alla stessa cultura significa anche condividere con gli altri il modo in cui ci approcciamo alla realtà, ossia guardare con gli stessi occhi il mondo e il suo funzionamento, seguendo questo ragionamento noi oggi apparteniamo tutti ad un’unica cultura condivisa, quella digitale.
La cultura digitale è la cultura che si è sviluppata grazie alle nuove tecnologie e in particolare a Internet, sviluppatasi negli anni ’60 negli Stati Uniti ha poi preso piede in tutto il mondo.
Una delle caratteristiche della cultura digitale è sicuramente la partecipazione, che come definisce Deuze Mark, professore associato del Dipartimento di Telecomunicazioni dell’Università dell’Indiana, “implica un ruolo attivo da parte degli utenti che non sono più solo fruitori passivi dell’informazione ma diventano attori e autori della società dell’informazione. In questo modo si trasforma anche il modello di comunicazione che da “uno-a-molti” diventa di tipo “molti-a-molti”. Leggendo questa definizione ritorna alla mente la definizione di Greenfield, Smith e Bond di cui sopra, rafforzando l’idea che questa tipologia di cultura sia effettivamente un cambiamento avvenuto nella società, e non solo l’avvento di nuove forze di comunicazione.
Tornando alla partecipazione, caratteristica della cultura digitale, oggi il termine si è ampliato parlando di una vera e propria “cultura della partecipazione” in cui gli individui si sentono liberi di condividere idee e conoscenze con gli altri. Chiaramente il luogo più fertile per tali slanci sono sicuramente i social network che offrono forme di comunicazione sincrone che si sviluppano in tempo reale ma anche asincrone come ad esempio i forum, in cui passa del tempo prima di ricevere un feedback. Il sociologo Manuel Castells definisce i social network un unico grande medium a rete in cui i produttori ed i fruitori di contenuti sono dalla stessa parte, a differenza di quelli tradizionali che vertevano sulla loro contrapposizione. In queste piattaforme ciascuno esprime la propria opinione, genera i propri contenuti e li scambia con altri utenti, alimentando il flusso di dati nel web. Il flusso della comunicazione, se tradizionalmente è stato legato ai media tradizionali, in questo modo viene spinto dal basso, arricchendo il fenomeno della “coda lunga della comunicazione”.
Sicuramente ciò che spinge gli individui a generare contenuti online è il bisogno di condividere valori e ideali con gli altri per ricercare forse i punti fissi persi nella cultura passata.
Ovviamente, se gestita nella maniera più giusta e consapevole, la cultura digitale può portare a una crescita esponenziale e al miglioramento dello stile di vita di ogni individuo, se gestita in malo modo invece può risultare superficiale, o per citare Bauman potrebbe essere manifestazione di una “società fluida, in cui prevale la perdita di senso e si surfa in superficie”. Sono sempre di più le persone che condividono l’idea e la paura che con il venir meno di valori e contenuti condivisi, si rischi di erodere le basi della vita sociale e i fondamenti classici della cultura come lo stato, religione, famiglia, scuola, lavoro, persona. Esprime bene questo concetto Bauman: «Il mondo attorno a noi è tagliuzzato in frammenti scarsamente coordinati, mentre le nostre vite individuali sono frammentate in una serie di episodi mal collegati fra loro». L’universo parallelo del cyber spazio è solo un’illusione di alienazione da sé stessi e dalla propria vita reale.
Essendo uno dei pilastri fondamentali, parlando di partecipazione, non possiamo fare a meno di accennare al Web 2.0. Associato a Tim O’Reilly, il Web 2.0 è inteso come l’insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello d’interazione tra il sito web e l’utente, in cui strumenti come social network, offrono la possibilità di sviluppare un flusso di comunicazione partecipativo tra gli utenti in rete. Il Web 2.0 poggia quindi su tre concetti fondamentali: interazione, condivisione e partecipazione per l’appunto. L’interazione offre a ciascun individuo la possibilità di usufruire, in tempo reale, dei contenuti che più gli interessano e di condividerli con gli altri utenti della rete. In questo modo la comunicazione diventa partecipativa, perché chiunque può dare il suo contributo nella diffusione dei contenuti presenti su internet, che diventano così accessibili a tutti. Il cambiamento culturale che il Web 2.0 ha portato, lo abbiamo già precedentemente spiegato parlando della cultura della partecipazione.
Ma e oggi a che punto siamo? Oggi si parla di Web 3.0, ma si accenna addirittura al Web 4.0. In ottica 3.0 comunque l’orizzonte si amplia al tema dell’interazione uomo-macchina, un aspetto che il Web 2.0 sostanzialmente non affrontava. Alla luce di questa integrazione, il Web 3.0 potrebbe confluire nel destino degli avatar, le figure grafiche animate che troviamo sul sito di Second Life e in una moltitudine di videogame, per metterli in condizione di dialogare in maniera intelligente con l’utente umano. Si può capire come questi tipi di innovazione modificheranno in maniera sostanziale le nostre abitudini e conseguentemente le nostre vite, portando sicuramente ad un nuovo cambiamento culturale.
Oggi quindi, il nostro universo culturale si trova in una fase di costante mutamento, che da qui in avanti non farà altro che cambiare riferimenti. Non so se questo aspetto si possa definire una vera e propria novità rispetto al passato, poiché in fondo i cambiamenti e le introduzioni di nuove tecnologie, siano esse quelle arcaiche o quelle recenti, si sono sempre avvenute. Ci siamo sempre adattati a nuovi linguaggi, a nuovi modi di comunicare, a nuove mentalità, starà a noi contribuire al prossimo cambiamento culturale.

 

Biografia

Elisabetta Carraro-Studentessa di Web Marketing & Digital Communication presso l’università IUSVE di Mestre. Appassionata degli sport all’aria aperta e della montagna, nel tempo libero è capo Scout e volontaria in più realtà del territorio Bellunese.