Dogecoin, una criptovaluta nata per scherzo.
Elon Musk, CEO di Tesla e di Space X, nonché fondatore di PayPal, il 4 febbraio 2021 crea un post su Twitter dove mostra un fotomontaggio il quale manda in tilt il mondo delle criptovalute: questo fotomontaggio, tratto dal film Il Re Leone, rappresenta la scena dove Rafiki, il vecchio e saggio mandrillo, amico di Mufasa, innalza il piccolo Simba e lo consacra come erede al trono del regno degli animali. L’ironia sta nel fatto che al posto del volto di Rafiki, c’è lo stesso Musk e al posto di Simba c’è il Doge, ovvero il cane di razza Shiba Inu, simbolo della criptovaluta Dogecoin. Grazie a questo tweet, in poche ore il mondo venne a conoscenza della moneta virtuale e tutte le persone iniziarono a cercarla nei vari “exchange” esistenti, più o meno ufficiali e affidabili, presenti nel Web. Grazie a questo tweet, Musk venne soprannominato “Doge-father”.

elon musk - dogecoin - simba - re leone

COM’È NATA?

Il Web è la patria dei “meme”, ovvero fermi immagine ironici provenienti dalle più disparate origini come film, cartoni, dirette televisive o disegni; tutte simili ad una originale, detta base, da cui successivamente i creativi reinventano dando una propria interpretazione di essa adattandola a temi del quotidiano.
Doge, anch’esso è un meme, nato nel 2013, da una vera foto di un cane di razza Shiba Inu, il quale guarda con perplessità l’uomo che tenta di accarezzarlo. Ad arricchire la foto, vengono inserite delle scritte che si riferiscono agli ipotetici pensieri del cane come: “Wow”, “keep ur hands away from me”, “so scare”.
Questa immagine, prende piede molto velocemente facendo il giro del mondo e venendo rielaborata migliaia di volte, diventando così uno dei meme preferiti del momento.
Diversamente dal resto dei meme, il Doge non morì qualche mese dopo; e questo fu possibile solo grazie a Jackson Palmer.
Jackson Palmer è un ingegnere software australiano che lavorava alla Adobe, nota azienda sviluppatrice di applicazioni per il ritocco nell’ambito multimediale, come Photoshop o Premiere; il quale alla fine del 2013, anch’esso partecipa all’ondata di meme del cane creando un tweet il quale riportava: “Sto investendo in Dogecoin, the next big thing”; allegando un’immagine che riportava una moneta simile a quella del Bitcoin, solo che al centro era stata posta la faccia dello Shiba Inu, rielaborata grazie a Photoshop.

Sebbene Palmer avesse ribadito più volte che il suo intento era assolutamente ironico e nulla di veramente serio; grazie alla combinazione della vitalità del cane meme e al fatto che nel 2013 il tema “Bitcoin” stava diventando sempre più caldo, il tweet di Palmer ottenne grande successo, e così decise di proseguire con la sua idea.
Come prima cosa Palmer acquistò il dominio Dogecoin.com, creando una homepage dove veniva mostrato solamente l’immagine della moneta e un invito a seguirlo in questa avventura.
Questo sito arrivò all’attenzione del futuro secondo padre di Dogecoin, Billy Markus, ingegnere di IBM, il quale già stava lavorando ad una criptovaluta tutta sua, chiamata “Bells”, ispirata dal videogioco Animal Crossing di Nintendo.
Bells, che successivamente divenne Dogecoin, consisteva in un “copia e incolla” di Bitcoin, la moneta più forte del sistema Blockchain, che però divergeva per una particolarità, ovvero le ricompense che le persone ricevevano dal “minare” la criptovaluta. Questa ricompensa non era più proporzionale alla quantità di mining effettuato, ma veniva restituita una quantità di moneta totalmente randomica, detta Lucky Coin; così, chi metteva a disposizione la propria capacità di calcolo richiesto dalla Blockchain, ora poteva ricevere una come anche centinaia di monete.

COS’È UNA CRIPTOVALUTA

Abbiamo parlato di Dogecoin, Bitcoin, criptovalute; ma cosa sono di preciso?
La storia delle criptovalute nasce nel 1983, quando David Chaum, crittografo americano, il quale ipotizza l’idea di una moneta elettronica basata su crittografia e orientata all’anonimato, a cui diede il nome di e-cash.
L’anno storico della nascita della prima cripto valuta però, lo troviamo solamente nel 2009 con Bitcoin, un anonimo sviluppatore con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, il quale creò il primo sistema decentralizzato per lo scambio di criptovaluta.
Successivamente a Bitcoin, sviluppatori e informatici, iniziano a studiare e migliorare la tecnologia blockchain, dando così vita a nuove criptovalute, le quali prenderanno il nome di “alternative coin”, abbreviando “altcoin”, chiamate così perché diverse dalla cripto madre.

Se vogliamo dare una definizione precisa di cosa siano queste criptovalute, possiamo dire che “le criptovalute sono delle valute digitali usate per lo scambio di beni e servizi, basate su crittografia e tecnologie Peer-to-peer”.

Data questa definizione possiamo quindi analizzarle mettendole in paragone alle normali valute fiat presenti nel mercato odierno, come il Dollaro o l’Euro.

Una prima differenza la troviamo nel concetto di decentralizzazione perché, a differenza delle valute fiat, queste non vengono regolamentate da un ente governativo centrale, ma da un algoritmo che permette di evitare così decisioni discrezionali che possono portare a troppa inflazione. Allo stesso tempo sono avvantaggiate anche dal fenomeno di deflazione, essendo divisibili in più decimali, come Bitcoin che ha 8 decimali; questo controllo matematico che la criptovaluta ha sulla loro emissione è il presupposto della trasparenza e della prevedibilità della politica monetaria.

Come la moneta elettronica emessa dalle banche centrali e commerciali, anche le criptovalute sono fiduciarie, ovvero non hanno un valore intrinseco. Essendo digitali le cripto non sono tangibili, non si possono prelevare, e per questo motivo lo scambio avviene con modalità diverse da quelle del denaro tradizionale.

La modalità quindi per poter scambiare la moneta digitale segue il concetto di Peer-to-peer, ovvero che sono direttamente due soggetti privati che, grazie ai Wallet, portafogli digitali dove poter contenere le proprie criptovalute, possono inviarsi il denaro.
Questa operazione però comporta un costo di transazione minimo, che evita così di pagare le commissioni elevate richieste dalle istituzioni finanziarie tradizionali.

criptovalute

A COSA SERVE?

Diversamente dalle altre criptovalute, Dogecoin non ha un Whitepaper con una roadmap visionaria. Tutte le informazioni generali su Dogecoin come il Whitepaper, del tutto informale, e le iniziative proposte e approvate per il miglioramento d’uso, le si possono trovare nella pagina web Github.
La mission di Dogecoin è stata decisa dalla sua Community nel corso del tempo.
La moneta si propone al pubblico come un semplice mezzo di scambio e lo si può vedere anche dall’intestazione del sito che recita: “1 Dogecoin = 1 Dogecoin”.
Dogecoin si propone come la moneta di internet, quella che usi per supportare il tuo content creator preferito, quella che mandi come regalo per il compleanno del tuo amico Meme-Master o per fare beneficenza con metodi alternativi.
Dogecoin per questo motivo non ha stabilito la fornitura massima di Doge, perché per lui non è importante che venga affiancata a sua sorella maggiore Bitcoin, ma che ci siano sempre dei Doge da poter utilizzare e scambiare.
Dogecoin quindi si mostra solamente come un mezzo di scambio; diventandolo concretamente con realtà come Dallas Mavericks, la quale accetta i pagamenti in Dogecoin, la catena di alberghi Kessler Collection, AirBaltic e Post Oak Motor Cars.
Come detto in precedenza, Dogecoin è stato programmato con un codice di Lucky Coin, ovvero un fork di Litecoin, e adotta un meccanismo Proof-of-Work; così può essere minata.
Doge inoltre offre un Wallet ufficiale con 3 varianti: Multidoge; Dogecoin Core, per chi fa mining; Dogecoin Android Wallet, app per smartphone.

Dogecoin per la sua attività di mining mette a disposizione diverse opzioni, ma quella più interessante è sicuramente il Folding@Home (FaH).
FaH è un consorzio che comprende diverse università e istituti di tutto il mondo, ed è supportato da aziende importanti come Intel, Aws, Microsoft e Nvidia.
FaH è una rete distribuita con un bot che dà un punteggio settimanale in base al lavoro computazionale eseguito.
Esso aiuta gli scienziati che studiano malattie come l’Alzheimer, l’Huntington, il Parkinson e anche la più recente Covid-19; mettendo a disposizione la potenza di calcolo per simulare il riempimento delle proteine e studiarle.
Folding@Home, che come forza ha il fatto di essere a base volontaria, viene riconosciuta perché è riuscita a creare il supercomputer più veloce al mondo per far fronte all’emergenza Coronavirus.
Partecipando a FaH con il team dogefolders, di fatto è possibile fornire potere computazionale che aiuta scienziati a trovare nuove cure e allo stesso tempo ottenere Dogecoin come ricompensa in base al punteggio ottenuto.

EVENTI IMPORTANTI

Ma perché la community di Doge è così legata a questa moneta?
Ciò che non tutti comprendono è che quando Doge si definisce la moneta del popolo, a esso lui è fortemente legato, come il caso delle Olimpiadi invernali del 2014.
Dogecoin istituì una raccolta fondi dalla sua community per raccogliere 50.000 dollari, i quali sarebbero serviti per iscrivere la squadra giamaicana di bob, la quale, anche se si era qualificata, non poteva permettersi di partecipare alle Olimpiadi invernali di Sochi. In 2 giorni, furono raccolti ben 36.000 dollari in Dogecoin e il prezzo DOGE-BTC è aumentato del 50%. Successivamente la community di Dogecoin ha istituito un’altra raccolta fondi per un secondo atleta di Sochi, Shiva Keshavan.

Un altro importante episodio del legame DOGE-Persone lo troviamo con Eric Nakagawa, quando, preso d’ispirazione dalla solidarietà dimostrata durante le Olimpiadi invernali di Sochi e da altre piccole beneficienze, istituì una raccolta fondi per costruire un pozzo nel bacino del fiume Tana in Kenya, in collaborazione con Charity: Water.
L’obbiettivo di questa raccolta fondi era di raccogliere un totale di 30.000 dollari in Dogecoin prima della Giornata mondiale dell’Acqua.
La campagna ebbe successo, raccogliendo donazioni da più di 4000 partecipanti.

Dogecoin nel Luglio del 2020 fu partecipe di un’ulteriore presa di potere da parte delle persone grazie a TikTok, quando dal nulla comparve un trend che aveva come scopo quello di far arrivare Dogecoin a 1 dollaro di valore. Questa Challenge, anche se non è arrivata ad importo, è comunque riuscita ad aumentare il prezzo del 40% soli 2 giorni

IL CASO MOOLAH

Fino a quanto detto, può sembrare che per Dogecoin sia sempre andata a gonfie vele; in realtà non è sempre andata così, e un esempio molto importante per la sua storia lo troviamo con la vicenda Moolah.
Poco dopo la creazione e la crescita iniziale della moneta, nel progetto entra a far parte la società Moolah, fondata da un britannico il quale si faceva chiamare Alex Green.
Palmer descrive Moolah come la “PayPal delle criptovalute”; e così Moolah divenne il primo vero exchange globale di Dogecoin.
Tra i fondatori Palmer e Markus e il nuovo arrivato Green vediamo come fin da subito c’è una forte differenza, dove i creatori vendevano Dogecoin per beneficienza, mentre Green tratteneva una percentuale su ogni Doge comprato e venduto, e inoltre vendeva i Dogecoin che esso stesso minava.
Anche Green inizialmente si mostrava generoso verso le donazioni ad associazioni per la lotta contro il cancro o ad una scuderia che correva nel campionato Nascar americano; però diversamente da Palmer e Markus, il suo era un Business. Questo lo capirono bene i due creatori quando parteciparono ad una convention su Dogecoin alla quale era presente sia Alex, sia alcuni suoi dipendenti.
Moolah nel giro di poco tempo riuscì a guadagnare oltre 300.000 dollari dalla comunità di fan di Dogecoin, comunità che non aveva creato ma che stava sfruttando abilmente.
Il gioco per Moolah finì nell’ottobre del 2014 quando dichiarò bancarotta e i soldi, quelli versati dalla comunità, sparirono nel nulla.
Poco dopo l’ex fidanzata di Alex Green contattò Palmer e gli confessò che in realtà Alex Green era Ryan Kennedy e che aveva in passato già creato e fatto fallire altre società molto simili a Moolah. Il caso finì in mano alla Polizia britannica, che arrestò Green/Kennedy con l’accusa di frode e riciclaggio.

Shiba Inu

CHE FUTURO AVRÀ DOGE?

In conclusione, con tutte le vicende che ha passato Dogecoin è difficile fare previsioni su quali saranno le sorti per la nostra moneta. Anche perché, da quando Elon Musk lo ha reso popolare e i giornalisti hanno iniziato a guardarci dentro, è emersa una notizia poco rassicurante: circa il 28% di tutti i Dogecoin minati fino ad ora apparterrebbero ad una sola persona, ignota. Non si tratterebbe, quindi, dei “Bitcoin del popolo” ma di una criptovaluta sulla quale qualcuno sta scommettendo da diverso tempo, nel silenzio più assoluto, sperando che Dogecoin possa fare un percorso simile a quello fatto negli ultimi anni dalla sorella maggiore Bitcoin.
Lo stesso Elon Mask si è trovato costretto a correggere le sue dichiarazioni: se il 4 febbraio 2021 dichiara su Twitter “Dogecoin è la criptovaluta del popolo”, solamente due settimane dopo afferma che “se i maggiori possessori di Dogecoin venderanno le loro criptovalute, io darò il mio appoggio”, riferito a Dogecoin, “Troppa concentrazione è l’unica vera questione”.

AUTORE

Alessandro_Gioachin_Autore

Sono Alessandro Gioachin, ho 24 anni e sono uno studente di Web Marketing e Digital Communication allo Iusve. Penso che il motore del mondo siano le idee, ma un’idea, per essere buona, ha bisogno della sua realizzazione; per questo sono convinto che il Marketing sia la risposta più concreta per incidere nel mondo di oggi.

 

SITOGRAFIA

https://academy.youngplatform.com/criptovalute/dogecoin-meme-to-the-moon/

https://www.fastweb.it/fastweb-plus/digital-magazine/dogecoin-storia/

https://academy.youngplatform.com/criptovalute/criptovalute-cosa-sono/

https://coinmarketcap.com/alexandria/article/technical-analysis-doge-shib-babydoge-cate-floki-and-saitama-august-w5

https://coinmarketcap.com/alexandria/article/dogechain-launched-doge-pumps-on-memecoin-trading-excitement