Durante questi mesi di pandemia e di isolamento è esploso il trend delle dating app: un elemento che rappresenta l’ultima frontiera della conoscenza  attraverso i nuovi mezzi di comunicazione. Sempre più persone infatti stanno provando questo mezzi per potersi creare nuove amicizie, conoscenze o per trovare l’anima gemella; sfruttando la tecnologia e il proprio smartphone come strumento.
Una nuova frontiera delle relazioni interpersonali, mediata dalla tecnologia: le  relazioni 2.0

Cosa sono e come funzionano le Dating App

Prima di iniziare a parlare di quali possano essere le implicazioni delle app d’incontri nella nostra vita relazionale, è opportuno andare a definire cosa siano effettivamente queste ultime e come funzionino. 

Le app di dating rappresentano una modalità di conoscere persone attraverso pc o smartphone con l’intento di poterle incontrare e avere con loro un appuntamento.
Queste ultime infatti prendono ispirazione dal termine inglese “to-date”, che porta con esso l’idea di avere un appuntamento con qualcuno, al di fuori della nostra cerchia regolare di amici e che condivide con noi interessi o intenti. 

All’interno delle seguenti applicazioni viene permesso all’utente di creare un profilo nel quale inserire delle proprie foto, i propri dati e una propria descrizione.

Successivamente ci viene permesso di cercare per zona geografica e ci si basa su una logica definita “Swipe” ovvero di scorrimento tra i vari profili delle persone che ci appaiono sull’app. Per incrementare le possibilità di conoscere persone ci viene data la possibilità di acquistare degli abbonamenti che garantiscono lo sblocco di funzionalità aggiuntive delle applicazioni. 

Tra le più famose app annoveriamo Tinder, Bumble, Hinge, Badoo, Meetic anche se la lista potrebbe dilungarsi di molto visto l’interesse che attrae questa tipologia di app all’interno del pubblico di consumatori. 

Infatti come detto nell’introduzione, queste app hanno iniziato ad inserirsi sempre di più nella nostra vita di tutti i giorni proprio a causa della pandemia, diventando per certe persone l’unico mezzo di socializzazione conosciuto. 

Fin qui sembrerebbe un modo come un altro per conoscere persine online, quasi un evoluzione degli incontri nella vita reale che eravamo portati a fare prima della pandemia; ma è veramente così? Nell’attuale società nella quale viviamo, un fenomeno simile va considerato valutando sia i pro che i contro che quest’ultimo comporta per poterlo capire a pieno.  

Le app di dating come nuova frontiera di conoscenza 

Una delle peculiarità delle app di dating è che queste ultime ci permettono di conoscere nuovi soggetti e aumentare quelle che sono le nostre conoscenze, la nostra cerchia di amicizie e possibilmente trovare la nostra anima gemella. 

Durante la pandemia di Covid-19, queste ultime hanno visto un incremento esponenziale dei suoi utilizzatori, grazie alla loro natura online e l’aumento della volontà dei soggetti di conoscere persone nuove: impossibilitati dal viaggiare e muoversi siamo stati costretti ad intraprendere nuove strade. 

La stessa CEO di Bumble, ha invogliato le persone ad iscriversi alle app con la frase “Vogliamo permettervi di essere connessi, anche se siete fisicamente separati”; un affermazione questa, che indica come le app vogliano diventare il nuovo mezzo di connessione principale per i soggetti, quasi soppiantando del tutto il vecchio sistema di conoscenza reale. 

Ma è davvero così? Secondo uno studio del 2019 della Standford University, le dating app stanno soppiantando l’utilizzo di amici e parenti per trovare amici e l’anima gemella online, riscrivendo quindi le regole di interazione che abbiamo visto finora all’interno della nostra vita. Ciò funziona grazie alla possibilità data dalle app di eliminare “l’ansia da comunicazione sincrona” ovvero poter riflettere sulla risposta da dare all’altra persona tutto il tempo che si vuole e decidere al meglio la propria strategia di approccio.

Un’aspetto talmente importante per il 44% degli utilizzatori di app, che ritiene che l’utilizzo di queste ultime vada effettuato per poter avere un qualsiasi genere di appuntamento. Questo effetto si ha soprattutto per coloro che si sentono timidi e impacciati con l’altro sesso, in quanto una comunicazione ragionata e al di fuori della vita reale permette di andare a mostrare sempre la miglior parte di sé stessi eliminando quelli che sono i difetti che caratterizzano la persona.  

Insomma a quanto pare le app di dating permetterebbero di rivoluzionare il nostro modo di interagire con la altre persone per sempre, portando alla nascita di una nuova modalità di interazione del tutto estranea al sentimento e basata solamente sul mero utilizzo della razionalità. 

Controindicazioni nell’utilizzo delle dating app 

Come definito in precedenza, le applicazioni di dating permettono la possibilità di andare ad allargare le proprie conoscenze e la propria schiera di amicizie e contatti. Esse vanno quindi a potenziare i nostri legami deboli, nel tentativo di poterli trasformare in legami forti: nella maggior parte dei casi infatti non si sviluppano legami relazionali molto potenti, bensì dei legami latenti o dormienti che rischiano addirittura di sparire completamente.

Ciò ci permette di poter evidenziare uno dei principali elementi negativi delle dating app ovvero la natura di investimento intensivo di queste ultime. Secondo uno studio infatti solo uno swipe su 500 si trasforma in uno scambio di numeri telefonici, portando l’utilizzatore a dover passare molto tempo all’interno di questi servizi nella vana speranza di potersi incontrare realmente con una persona. Questo elemento sicuramente non giova a livello psicologico, in quanto fa sentire inadeguati e allo stesso tempo di non essere capaci di meritare l’amore e il rispetto altrui.
Questo effetto andrebbe ricercato all’interno delle app stesse, più precisamente nella chiave del loro successo: la possibilità di conoscere quante più persone possibile solamente muovendo un dito. La possibilità di avere una scelta molto ampia porterebbe infatti i soggetti a non riuscire a decidere e ad essere poco soddisfatti delle loro scelte, ripensando a quelle che potevano aver fatto: un circolo vizioso, che non permette di vivere in modo sano all’interno di queste realtà, rinforzato ancor di più dal comportamento di molti degli utenti all’interno di queste piattaforme. 

 All’interno di queste ultime infatti i soggetti, consci di avere un intero oceano dal quale scegliere, decidono di adattare tutta una serie di comportamenti assai strani ma che rimarcano perfettamente la natura stessa degli utenti. 

Spinti infatti dall’indecisione perenne derivata dalla troppa scelta, non si fa altro che allontanare la possibilità del tanto sognato incontro offline, attuando una serie di comportamenti che mettono in stand by l’aspetto emotivo e anche l’altro soggetto; portandolo in un limbo eterno tra essere accettato oppure no.
La base di questi comportamenti è da ricercare nella base stessa delle relazioni attuali, ovvero l’idea che queste ultime siano diventate sempre di più fluide cioè caratterizzate dalla volontà di trasformarsi in oggetti del desiderio per altre persone e quindi di fatto in qualcosa di irraggiungibile.
Per ottenere ciò, i vari soggetti attuano una serie di azioni che portano l’altro a sentirsi in dubbio con sé stesso, come ad esempio il Ghosting (pratica che consiste nel cessare di rispondere improvvisamente a messaggi e chiamate), il Breadcrumbing (rimanere in contatto con l’altro perché non si disinteressi del tutto, ma non troppo spesso perché la relazione avanzi) e l’Orbiting (orbitare attorno ad una persona sui social senza mai avvicinarsi troppo). 

Tutto ciò non si trova solamente in questo contesto, ma anche in tutti gli altri della nostra vita sociale, nei quali è molto più semplice scappare di fronte ad una problematica piuttosto che affrontare il vero e proprio problema.
Oltre a ciò, siamo portati a diventare ambasciatori di noi stessi delineando quindi solamente le caratteristiche più positive e nascondendo invece quelle negative: in poche parole siamo diventati dei soggetti da copertina.
Una caratteristica principale delle applicazioni di dating infatti, è il loro essere basate sull’idea che il soggetto che ve ne fa parte deve mostrare il meglio di sé a quelli che sono poi dei veri e propri buyer: il soggetto in definitiva si trasforma in un oggetto. 

Ci si mostra infatti solamente con quelle che sono le nostre foto migliori, le nostre qualità migliori, evitando di mostrare difetti ed elementi che non potrebbero essere apprezzati dagli altri e che porterebbero l’altro a non considerarci. Abbiamo sviluppato la paura di non essere accettati per ciò che siamo, e queste ne sono alcune delle conseguenze. 

Dating app come ricerca del Capitale Umano

Come descritto precedentemente, all’interno di queste piattaforme si  fa quindi forza su quello che Bordieu definisce “Capitale Fisico” ovvero le caratteristiche che ognuno di noi incorpora all’interno di sé stesso, siano esse fisiche o intellettuali. 

Questa volontà deriva dal fatto che il soggetto che si iscrive a queste app, cerchi la possibilità di migliorare il suo status sociale e allo stesso tempo il suo Capitale Sociale. Quest’ultimo, come definito da Bordiueu, rappresenta “l’insieme delle risorse reali o potenziali legate al possesso di una rete durevole di relazioni”; basandosi sul numero di relazioni stabili che ha il soggetto.
Le app dovrebbero permettere infatti al soggetto  di sviluppare la propria cerchia di relazioni, creandone anche di stabili e durature nel tempo in modo da alzare di conseguenza il suo status sociale e la sua influenza.
Peccato che questa cosa rimanga negli intenti della maggior parte delle persone, in quanto le stesse app, non permettano di creare una vera e propria conoscenza reale: il tasso di appuntamenti online che si trasformano in appuntamenti reali resta ancora bassissimo. 

La Dating Fatigue: piaga del nuovo millennio

Questa cosa, unita anche agli altri argomenti portati in precedenza, non fa altro che sviluppare quella che Judith Duportail definisce come “dating fatigue” ovvero la nuova solitudine moderna nata dall’impossibilità di creare un legame umano e una comunicazione con l’altra persona. 

Un fenomeno che non fa altro che alimentare una serie di disagi a livello personale, che portano la maggior parte delle persone all’impossibilità di uscire da queste app in quanto solo con esse si sentono apprezzati per ciò che sono e valorizzati come persone. Si va a creare quindi quello che potremmo definire come “Burnout Emotivo del XX Secolo”. 

Quest’ultimo alimenta un altro elemento preoccupante cioè il concetto di “Always On” descritto da Sherry Turkle: un angoscia da connessione perenne alla ricerca di una nuova scarica di dopamina data dai nuovi match o dai nuovi messaggi e dalla FOMO cioè la “fear of missing out”, la paura di perdere l’opportunità e perdersi il momento che non saremo più in grado di recuperare.
Questi due aspetti del social dating ci fanno comprendere come è stata persa la possibilità di sfruttare il “Carpe Diem”: quel famoso ideale che abbiamo ricorso per anni e che consiste nel godersi l’attimo, basando le nostre azioni sulle sensazioni che viviamo di volta in volta. 

Ciò che facciamo invece è basare  la nostra totale attenzione sulla ricerca della “Best next thing” cioè della persona migliore che si trova solo a qualche swipe di distanza, distruggendo le possibilità di interazione e scoperta dell’altra persone nel profondo.
Un modus operandi che non fa altro che allontanarci dalla nostra possibile anima gemella e che ci porta a cadere in un oblio da cui è molto difficile risalire.

La nascita di questo burnout non fa certo sperare per il meglio, e anzi fa capire come ci si trovi solamente all’inizio di una possibile crisi che potrà acuirsi nei prossimi anni a venire. L’unico antidoto sarebbe quello di riportare le relazioni ad una precedente versione, puntando sulla volontà di ricercare delle zone di pace e una base egualitaria. 

Il continuo puntare sull’aspetto fisico, sulla prima impressione e sulla ricerca incessante della miglior alternativa, non fa altro che alimentare l’ipotesi che queste app non siano una soluzione al problema della solitudine e al sentirsi incompleti, bensì la causa. Le creatrici stesse di un vuoto che ci inghiotte, trasportati all’interno del nostro ascensore emotivo tra chat mai iniziate e persone scomparse senza apparente motivo.
L’ennesimo esempio di come un’economia di tipo capitalista si inserisca all’interno del nostro modo di comunicare ed interagire, creando distruzione e rivoluzione, a scapito delle persone che vivono all’interno della società stessa e portandole a diventare succubi della tecnologia.
Tutto ciò non ci fa altro che riflettere sulle capacità dell’uomo e di come queste siano di per sé mediate dalla tecnologia, perenne costante della nostra vita e negli ultimi anni salvatrice/distruttrice di mondi e realtà che hanno sempre rappresentato per noi una sicurezza dalle varie mutazioni sociali che si sono susseguite negli anni.
È  arrivato veramente il momento in cui le nostre relazioni, qualsiasi esse siano, vengano mediate e create basandosi solamente grazie ad un app?


Bibliografia e sitografia

Ferri F. «Dating che fatica! – Settimanale D La Repubblica n. 1252 »

Turkle S., Alone Together. Why We Espect More from technology and Less from Each Other , New York, Basic Books, 2011.

Bordieu P., The Forms of Capital in Handbook of Theory of Research for the Sociology of Education, a cura di J.E. Richardson, Westport, Grendowod Press, pp. 246-258, 1986.

Brown A. «Coronavirus Is Changing Online Dating-Permanently», URL:https://www.forbes.com/sites/abrambrown/2020/04/05/coronavirus-is-changingonline-dating-permanently/

Shashkevich A. «Meeting online has become the most popular way U.S. couples connect, Stanford sociologist finds», URL: https://news.stanford.edu/2019/08/21/online-dating-popular-way-u-s-couples-meet/

McClintock M. «The Psychology of Dating Apps», URL: https://medium.com/swlh/the-psychology-of-dating-apps-d014c304bdbe

Moioli U. «Tinder e le altre dating app: una ricerca spiega come vengono usate dagli utenti», URL: https://www.hdblog.it/applicazioni/articoli/n541412/tinder-dating-app-come-vengono-usate/


Autore

Sono Tommaso Cattarin, ho 24 anni, sono studente di Web and Digital Marketing allo IUSVE.  Da sempre sono attratto dalle tematiche del digitale e da come queste ultime influiscono sulla nostra vita.