I videogames sono in grado di creare relazioni?

Ci sembra impossibile che i videogames siano in grado di creare relazioni, ma, la rivoluzione digitale, è riuscita a trasformare anche l’impossibile.

Una relazione, nella sua accezione più teorica, è definita come un legame tra due o più persone le quali condividono sentimenti, passioni o professioni.

Ciò che rende possibile identificare e classificare il livello di relazione tra le persone è la tipologia di legame che intercorre tra di esse. La forza di un legame è una combinazione della quantità di tempo, dell’intensità emotiva, dell’intimità e del grado di assistenza reciproca.

Mark Granovetter, docente e sociologo statunitense, ha concretizzato e suddiviso i legami in 3 categorie:

  • Forti: rapporti duraturi come l’amicizia, la parentela o il rapporto di coppia;
  • Deboli: rapporti superficiali tra conoscenti o colleghi;
  • Assenti: le relazioni che non esistono o che non esistono ancora.

 

Con l’avvento del web, le definizioni accademiche di legame sono mutate dovendosi scontrare con il sottilissimo muro che divide realtà e virtualità. Di fatto, in termini sociologici, non si può più individuare una contrapposizione tra il “reale” e il “virtuale”, ma un’infinita sfaccettatura del reale. L’utilizzo sempre più massiccio di device, unito alla costante presenza in rete, permette di connettersi ovunque e in qualsiasi momento della giornata.  La nostra epoca è caratterizzata da persone che, contemporaneamente, vivono la loro quotidianità sia online che offline, quindi tra una realtà fisica e una realtà virtuale. Queste due dimensioni sono impossibili da scindere poiché l’avatar che troviamo in un game, o l’utente che commenta un post, è la stessa persona che possiamo trovare in coda ad un bar o seduto su una panchina al parco.

L’evoluzione dei videogames sempre più complessi, realistici e interattivi, comunica la sensazione di trovarsi “all’interno del gioco”, rischiando di compromettere la distinzione tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Quando, ad esempio, ci dimentichiamo di salvare una partita o moriamo perdendo tutto all’interno di un gioco, proviamo emozioni, un senso di sconforto che si protrae anche nella vita reale. Nell’era dell’always on, dunque, non possiamo considerare i videogiochi come dei semplici videogiochi.

 

Perché giochiamo ai videogames?

Agli albori, i videogames erano limitati a un pubblico indifferenziato poiché la domanda superava di gran lunga l’offerta. Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione del mondo dei videogames data sia dall’ottimizzazione tecnologica, sia dall’espansione del pubblico di videogiocatori.

Il comportamento umano è guidato principalmente dai bisogni primari di competenza, autonomia e socializzazione. L’essere umano tenderebbe quindi a preferire attività che soddisfano uno o più di questi bisogni.

Il primo a condurre uno studio per riuscire a ricomporre il quadro del perché i videogiocatori giochino, è stato Nick Yee, ricercatore americano che studia la rappresentazione di sé e l’interazione sociale in ambienti virtuali. Yee ha individuato tre componenti motivazionali che starebbero alla base dei comportamenti dei videogiocatori:

  • La realizzazione: questa componente comprende la volontà di avanzare nel gioco, l’interesse per le regole e le meccaniche del gameplay. Inoltre include la voglia di competizione, sia verso altri giocatori sia verso il gioco stesso.

 

  • La componente sociale: riferita alla voglia di formare connessioni con gli altri e si concretizza nel chattare con gli altri gamers e aiutarli durante le partite. Alla base c’è il desiderio di far parte di uno sforzo collettivo.

 

  • L’immersività: questa componente riguarda la creazione e la personalizzazione di un personaggio, che portano il giocatore ad identificarsi col proprio avatar. Nick Yee associa questa componente al desiderio di fuga dalla realtà.

 

L’evoluzione del gaming

In principio, si considerava il gioco come una attività negativa nei confronti della socializzazione e, questo stereotipo, si protrae ancora oggi. Attorno a questo mondo ruotano pareri controversi tra chi sostiene che questi allontanino il giocatore dal mondo reale e chi, invece, li ritiene ottimi strumenti per lo scambio sociale.

I videogiochi sono ancora oggi considerati come la causa della solitudine dei gamer. La nostra cultura ci ha insegnato che reale significa contatto fisico e che le esperienze possano essere vissute solo nel mondo esterno. Seppur da non sottovalutare l’apporto patologico del videogioco, i video games rappresentano, in genere, un validissimo mezzo per socializzare e vivere esperienze reali. 

La forza del Web non risiede nella sua separazione dal mondo reale, ma nella pervasività dei suoi effetti. Nell’intersezione tra il mondo digitale e quello offline, il sociologo Barry Wellman, inscrive il concetto di “individualismo in rete”. Il Web non va considerato come un’entità autonoma, ma come il luogo in cui le persone mettono in gioco i valori acquisiti nel corso dell’esistenza.  Questa visione è nata anche dell’entrata dell’online all’interno dei videogames, e da qui, il via alla possibilità di giocare con altri giocatori grazie al multiuplayer.  

I videogames: alcuni dati

Secondo uno studio del  Pew Research Center, istituto statunitense con sede a Washington che fornisce informazioni su problemi sociali, opinione pubblica, andamenti demografici sugli Stati Uniti e il mondo in generale, l’89% dei giocatori gioca con amici che conosce di persona, il 54% con amici conosciuti online e il 52% con altri players online, che non conosce. Più della metà degli adolescenti ha fatto nuove amicizie online e un terzo di loro (36%) afferma di averle fatte proprio mentre giocava ai videogiochi.

La socializzazione all’interno dei video games avviene soprattutto grazie ad una connessione vocale che, tramite microfono, consente ai giocatori di parlare mentre sono in game aumentando l’interattività e la possibilità di socializzare. 

Questo modello di relazioni viene codificato da Barry Wellman come “sistema operativo sociale”, nato dall’incontro tra il fitto schema dei rapporti interpersonali e una dotazione tecnologica in grado di incorporarli alla perfezione. 

 

Il gioco: solitudine o socialità?

Il videogioco, unito ad una connessione internet, permette di entrare in contatto con chiunque a migliaia di chilometri di distanza, valicando barriere spaziali e linguistiche. Esiste un linguaggio specifico nel mondo del gaming reso possibile anche dalle traduzioni automatiche fornite dal gioco stesso. È quindi possibile per qualsiasi giocatore di ogni età entrare a contatto con altre persone, scambiarsi pareri, socializzare e, soprattutto, giocare. 

Ogni giorno, migliaia di gamers si connettono per partecipare a sfide cooperative o competitive. Queste sfide richiedono l’assimilazione di competenze sociali, relazionali e organizzative quali:

  • Capacità di negoziare con gli altri e di scendere a compromessi;
  • Definizione dei propri ruoli;
  • Rispetto per il prossimo.

Il mondo del gioco non è caos e disorganizzazione, ma un mondo con le proprie regole che richiede di essere vissuto tanto quanto il mondo “reale” in quanto reale. 

Il videogiocatore è, in primis, una persona, e, come tale, una fonte inesauribile di forza creativa in grado di costruire rapporti umani. Giocando con e contro, l’utente può scoprire che cosa è capace di fare, cosa gli piace fare e tutta una serie di informazioni identitarie fondamentali per lo sviluppo e la crescita personale. 

Videogames: le nuove community 2.0

Videogiochi, dunque, come opportunità di partecipazione attiva in nuovi spazi di socializzazione, di confronti e scontri, di dialogo, di collaborazione e di sfida, non più solo con sé stessi, ma anche con altri giocatori da tutto il mondo.

Il multiplayer on-line è, sempre più, una dimensione di sfida ludica in continuo divenire e in costruzione, che offre la possibilità di testare le proprie capacità maturate fino a quel momento, ma anche di integrare nuove conoscenze, nuove azioni ai problem solving che si incontrano nel gioco, grazie all’osservazione degli altri gamer, che possono essere amici che si conoscono già di persona o nuove conoscenze che nascono intorno alla passione per un gioco. Non a caso, negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un boom di Youtuber che registravano le loro partite in game trasformandosi nel trend dello streaming. I maggiori siti come Twitch e YouTube stanno riscontrando infatti un notevole successo soprattutto per la parte dedicata ai videogiochi e ai gamers. 

Attorno a questo mondo si creano vere e proprie community di videogiocatori, di tutte le fasce d’età, che mettono al centro la dimensione della condivisione come collante di questi nuovi legami.

 

Videogames: solitudine o socialità?

I giochi moderni vengono sviluppati con funzioni di socialità. In passato l’esperienza del giocatore era prevalentemente solitaria, oppure, al limite, si giocava “contro il computer”. Oggi si compete in rete, contro avversari e insieme ad alleati, in squadre con le quali si comunica in tempo reale per coordinare l’azione.
Inoltre, sempre più spesso, accade che il campo da gioco venga progettato per essere luogo di incontro e socializzazione e non semplice terreno di scontro. Il giocatore  può anche gironzolare e chiacchierare con altri players, oppure, godersi un evento che avviene in tempo reale. Basti pensare ai giochi “open world” dove ci si può spostare a piacimento sulla mappa di gioco. Un altro esempio può essere Fortnite, il pioniere dei concerti live e degli eventi in diretta.

Si può affermare che, oggi giorno, giocare supera la connotazione individualistica e solitaria, che lo caratterizzava agli inizi: se si gioca da soli nella propria cameretta, si aprono comunque nuovi spazi di socializzazione.

È fondamentale quindi per le software house sviluppare giochi che permettano l’esperienza multiplayer per soddisfare le richieste dell’utente. Molti giocatori tendono ad attribuire, nella valutazione complessiva della soddisfazione per il videogioco, un peso maggiore proprio al gioco online piuttosto che a quello offline sostenendo che per molti aspetti il gioco in rete costituisca un’esperienza più varia, sfidante e condivisibile.

Legami ed identità nei videogames

Lo studio sulla “forza dei legami di Internet” mostra come gli utenti del Web abbiano lo stesso numero di legami forti  dei non utenti, ma un numero maggiore di legami deboli. Il numero dei legami forti però è più limitato di quello dei legami deboli e il loro sviluppo non agisce in ampiezza ma in profondità. La tesi più diffusa è che la socialità sul Web insista potenziando l’articolazione dei legami deboli attraverso il recupero dei rapporti latenti o dormienti.

Abbandonando la mera parte teorica, si può affermare che i videogames abbiano creato una socialità ben distinta da quella che avviene nel resto del web.

Sui social e su internet siamo una “online personas” ovvero abbiamo una reputazione che ci vincola nella pubblicazione e nella creazione di contenuti. Nei videogiochi l’unico vincolo che si presenta è l’esserci. Esserci significa essere collegati in quel preciso momento ed essere connessi con delle specifiche persone. Il gioco online si chiama così proprio per la sua stretta correlazione con il presente e, tutto ciò , dà valore al fatto che le relazioni stabilitesi online siano distinte dalla maggior parte dei legami che possiamo instaurare sui social o sul web. Se riceviamo un messaggio su whatsapp o se qualcuno ci commenta una foto su Instagram possiamo decidere noi quando rispondere e visualizzare; al contrario, i videogiochi, sono concepiti in prima persona e le relazioni sono vissute nel presente proprio come quelle reali.

Come spiegato in precedenza, i legami che si creano nelle community di gamer possono essere considerati legami forti veri e propri. Nonostante la relazione tra i giocatori sia mediata da uno schermo e un avatar non comporta l’annullamento della stessa. Possiamo quindi considerare giocatore e avatar come due identità connesse e indistinguibili così come il presente per i videogiochi. 

 

Il futuro dei videogiochi e dei gamers

Il mondo dei giochi è un mercato straordinario in rapida evoluzione che si trasforma in parallelo con il cambiamento della società. Il bisogno intrinseco di socialità presente in ogni essere umano è la bussola per ogni sviluppatore, ma, più in profondità, la sfida più grande sarà creare dei giochi in grado di creare legami forti interlacciati con la realtà. 

Oggi siamo limitati dalla tecnologia, ma il bisogno dei gamers di “realtà reale” all’interno del game è sempre più incontenibile. 

Prima o poi ci ritroveremo dentro uno di questi mondi tridimensionali, nel corpo di un avatar o commentare le ultime notizie e ad acquistare prodotti.

Gli ostacoli per esaudire i desideri dei gamers sono molti come, ad esempio, la difficoltà a gestire una mole impegnativa di server contemporaneamente connessi o la difficolta della tecnologia di poter realizzare una grafica il più reale possibile fino ad arrivare all’interoperabilità tra mondi diversi e tra monete virtuali alternative. 

Ciò che è certo, è che questo bisogno è concreto e deve essere la base per la ri-progettazione  del nuovo mondo reale. 

 

 

Bibliografia

Miconi A., Teorie e pratiche del web, Bologna, Il Mulino, 2103

Cappelletti N., Digital Caos, Palermo, Dario Flaccovio Editore, 2019

 

Sitografia

Martina Mazzei, Perche giochiamo ai videogiochi?, https://www.horizonpsytech.com/2020/09/02/perche-giochiamo-ai-videogiochi/, 2020

Wikipedia, Relazione interpersonale, https://it.wikipedia.org/wiki/Relazione_interpersonale, 2021

Pew Research Centre, https://www.pewresearch.org/, 2020

Neoconnessi, Videogiochi e socialità, https://www.neoconnessi.it/videogiochi-e-socialita/, 2021

Edugamers, Socializzare attraverso il videogioco è possibile?, https://www.edugamers.cloud/post/socializzare-attraverso-videogioco, 2020

 

BIOGRAFIA

Sono Arianna Baggieri, ho studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Verona dove mi sono laureata in progettazione artistica per l’impresa (Design).
Successivamente ho deciso di continuare gli studi e, attualmente, sto frequentando il corso di laurea magistrale IUSVE in web marketing e digital communication. Sono appassionata di gelato, sport e videogame (non si direbbe😉).