L’industria musicale ha subito forti e rapide evoluzioni negli ultimi 30 anni, andando in parallelo con il cambiamento della società e le sue relative dinamiche di consumo.

Quali caratteristiche ha l’attuale situazione della fruizione della musica? O dobbiamo dire consumo della musica?

Evoluzione dei supporti:

La possibilità di diffondere produzioni  musicali è stata concretizzata dall’avvento del disco in vinile, annunciato a metà anni Quaranta. Il limite di questo sistema era la portabilità e si inizia a sentire l’esigenza di rendere più compatto e mobile il prodotto musicale. Nasce negli Anni Sessanta lo Stereo8, la prima tecnologia musicale su nastro magnetico che portava il suono nelle prime vetture.
La rivoluzione della musica portatile arriva pochi anni dopo con la Musicassetta. La supremazia della cassetta viene spodestata dal compact disc conosciuto con la sua abbreviazione CD. Supporto che offriva una migliore qualità e praticità d’uso che gli consentirono di rimanere il leader di mercato per circa 10 anni.
Il primo passo per la digitalizzazione della musica come la conosciamo oggi, arriva alla fine degli anni novanta con la realizzazione del formato MP3.

La distribuzione in rete della musica senza un sistema di controllo apre le porte alla pirateria che manda in crisi le etichette di tutto il mondo che per tutelare i diritti d’autore prediligono l’uso del supporto fisico.
La rivoluzione del portabilità arriva nel 2001 con il lancio dell’iPod che permette l’archiviazione di migliaia di brani musicali a portata di mano. Nel 2003 con iTunes Store, Apple diventa il più grande distributore musicale online e mettendo tutte le tracce a 0,99 centesimi rende accessibile e facilita l’esplosione della musica digitale.
Nel 2007 esce iPhone e rivoluziona la società aumentando la popolarità di internet e di conseguenza dei servizi streaming.

Nel 2008 viene lanciato spotify con dinamiche di costi completamente diverse da iTunes.
Negli anni a seguire nascono altre piattaforme di streaming musicale con meccanismi di acquisto simili a Spotify.

Cambiamento di abitudini di ascolto

In neanche 100 anni siamo passati dal vinile con una canzone a milioni di brani letteralmente a portata di mano. Spotify permette un tipo di consumo totalmente diverso da prima, oltre la possibilità di un’infinita scelta, la piattaforma utilizza più algoritmi per: creare playlist, consigliare brani e suggerire artisti. Queste azioni automatiche vengono fatte sulla base delle nostre abitudini di ascolto portando il l’utente non solo a consumare ma ad avere nuovi modalità di consumo. Logica che rispecchia il pensiero di Marx :

“la produzione non produce solo l’oggetto del consumo ma anche il modo di consumo, essa produce non solo soggettivamente ma anche oggettivamente. La produzione crea quindi il consumatore”

Marx, Per la critica dell’economia politica; Editori Uniti; Roma 1971, p. 180. – (Amazon)

Il tema dell’influenza della creazione dei gusti e abitudini dei consumatori è evidente in un sistema digitale odierno come quello delle piattaforme di streaming. Ma già in passato si rifletteva su questa tematica, Adorno dedica un intero libro per chiarire la relazione esistente tra musica, classi sociali e le relative ideologie. (Theodor W. Adorno, Introduzione alla sociologia della musica, Torino, Einaudi, 1962. – Amazon) Lo scrittore Serravezza, che argomenta in un suo testo la filosofia di Adorno, sottolinea come il sociologo realizza che

“l’industria della musica opera su radici oggettive per creare il gusto e le abitudini dei consumatori, ma nel contempo si preoccupa di lasciare ai soggetti dell’esperienza l’illusione di essere liberi, padroni dei propri gusti, delle proprie preferenze.”

A. Serravezza, Musica, filosofia e società in Th. W. Adorno, p. 123. – Amazon

Oggi più che mai questo ragionamento per quanto estremo è in linea con l’attuale situazione che regna nel mondo musicale, dove la supremazia del consumo della musica è affidata a piattaforme, aziende multinazionali che ne detengono il controllo.

La vastità dell’offerta a disposizione ha portato, come nel mondo dell’informazione, a un overload di contenuti, come spiega Ramonet che ha calcolato che negli ultimi 30 anni siano state prodotte nel mondo più informazioni   che nei cinquemila anni precedenti. Che conseguenze porta questo cambiamento?

“Per lungo tempo rara e costosa, l’informazione, insieme all’aria e all’acqua, è ormai l’elemento più abbondante del pianeta. Sempre meno costosa via via che il suo gettito aumenta, ma – proprio come l’aria e l’acqua – sempre più inquinata e contaminata”.

Ignacio Ramonet, Le Monde diplomatique, aprile 1997

Fruitori o Consumatori?

L’evoluzione dell’industria musicale si allinea sempre di più al concetto di società dei consumi di Bauman in cui la costante promozione di interessi economici porterà alla mercificazione completa della vita umana.

Nelle dinamiche del mercato musicale il concetto di novità è costante, basta guardare negli ultimi anni come i Singoli sono in aumento rispetto agli album. Poiché gli ascoltatori sono frammentati nell’ascolto di più generi e la logica di dare una canzone alla volta in più tempo fa in modo che ci sia un continuo stato di novità e attesa. I brani musicali vengono ascoltati in media in un arco temporale sempre più minore, come nella cultura consumistica si è difatti declassata la durabilità di un oggetto in favore della transitorietà. Si privilegia la novità alla durata. Nella vita di un consumatore non ci deve essere l’acquisizione e il mantenimento (caratteristica dello streaming) di ciò che lo ha reso felice ma è necessario rimanere in movimento in modo da mantenere il consumatore in uno stato di insoddisfazione poiché se appagato porterebbe alla fine del ciclo, elemento base della società liquido-moderna.


Quali conseguenze avrà la rivoluzione del consumo musicale nella società?

Per quanto riguarda il mondo degli artisti Jack Conte ha fatto un TED talk che parla della rivoluzione nell’industria musicale.


“Da quando tutti parlano, il mondo è diventato muto.”
Montale


Matteo Migliaccio – Linkedin 

foto con frase della biografia di Matteo Migliaccio