Oggi più che mai viviamo in un contesto in cui, grazie agli smartphone, abbiamo a portata di mano l’accesso a qualsiasi tipo di informazione. Se da un lato è diminuito il divario digitale (la discrepanza tra chi può avere accesso alle informazioni e chi no), dall’altro si è accentuato il fenomeno del sovraccarico di informazioni.

 

Alvin Toffler, saggista statunitense, fu uno dei primi a parlare del fenomeno di sovraccarico delle informazioni, che egli stesso definì nel suo libro Lo Choc del futuro, riferendosi alla condizione di una persona che si ritrova ad avere troppe informazioni a proposito di un determinato elemento e di conseguenza si ritrova in difficoltà nel prendere una decisione. Esiste, quindi, un limite naturale alla nostra capacità e celerità di elaborazione delle informazioni.

Il sovraccarico cognitivo pregiudica la nostra capacità di recepire, selezionare e comprendere gli stimoli che veicolano informazioni importanti per noi. Appare ovvio che tutto ciò ha delle conseguenze e, il più delle volte, risulta negativo: quando gli input di un sistema superano la capacità del sistema stesso di elaborarli, questo va in tilt e la stessa cosa succede con le informazioni.

Tornando però alla definizione di tale concetto, nonostante questo sia stato elaborato nel 1970, oggi si associa alle moderne comunicazioni. Infatti, viene di solito utilizzato in connessione alle varie forme di comunicazione online.
“È vero, però, che le recenti evoluzioni nei campi della comunicazione e soprattutto nell’accesso all’informazione, hanno permesso a questo tipo di sovraccarico di diffondersi largamente. C’è quindi bisogno di educare questo fenomeno così come siamo riusciti ad educarci nell’utilizzo del fuoco” (https://www.lifetrepuntozero.it/sovraccarico-cognitivo-digitale-2/).

Con l’esponenziale sviluppo della tecnologia e dei media siamo sempre più esposti ad una grande quantità di informazioni e ciò risulta essere innegabile. Le informazioni sono ovunque perché create, condivise e disponibili in ogni spazio di interazione virtuale e in ogni momento grazie all’ampia disponibilità di device tecnologici.
Oggi è possibile parlare di paradosso dell’obesità informativa per cui un lavoratore della conoscenza dispone di così tante informazioni che la maggior parte di esse risulta superflua e addirittura si corre il rischio che sia quantomeno difficile da gestire. È altresì rilevante sottolineare che per chi lavora nel mondo della comunicazione l’avere accesso alle informazioni è di vitale importanza, ma è doveroso soffermarsi anche sul fatto che alla stregua della sovra-alimentazione, tipica dei paesi sviluppati, ci si ritrova costantemente bombardati da stimoli e dati provenienti dalle fonti più disparate.

Alcuni studi hanno cercato di determinare l’impatto che i social possono causare col crescere delle sollecitazioni e delle informazioni che si ricevono: pensate che in un solo giorno sono pubblicati oltre 322 milioni di tweet, oltre 3700 tweet al secondo! È come se in un giorno fossero pubblicate oltre 100 mila copie de La divina commedia.

Tale sovraccarico provoca un fenomeno conosciuto da chi si occupa di social media, come il Social media fatigue, ovvero l’affaticamento da social media. A riprova di ciò, uno studio condotto dal PEW Research Center ha dimostrato che il 61% degli utenti di Facebook ha dichiarato di essersi preso una pausa di alcune settimane dal social, mentre alcuni hanno deciso di abbandonare la piattaforma digitale per sempre.
“Le ragioni dichiarate dagli stessi utenti erano molteplici e, se quella maggiore (21%) non è direttamente riconducibile all’affaticamento (mancanza di tempo, dicono), se si aggregano quelle che invece lo sono, si raggiunge una percentuale significativa: il 34% non trova contenuti rilevanti, o denunciano troppa conflittività e negatività o che, semplicemente, perdono troppo tempo. Gli utenti, stressati, non sempre prendono decisioni limpide e almeno un 20% di essi dichiara di pentirsi almeno una volta al mese di aver pubblicato, condiviso o commentato qualcosa online”
(https://www.ninjamarketing.it/2016/01/25/sovraccarico-informazioni-social-fatica/).

Questo sta a significare che ognuno di noi ha una propria e specifica tolleranza allo stress, tuttavia, quello derivante dal sovraccarico da social media è un fenomeno per molti versi ancora poco conosciuto, ma comunque da non sottovalutare, tanto quanto il fenomeno più generale dell’information overload.

Ciò  porta a una considerazione importante: è indispensabile guardare a questo “nuovo” fenomeno con attenzione e accortezza, anche perché spesso questa moltitudine di informazioni viene percepita come un “rumore” in termini cognitivi e, se viene a mancare l’autocontrollo e la consapevolezza, possono generarsi effetti negativi come malumore, ansia, frustrazione e confusione.

È molto importante evidenziare che il sovraccarico cognitivo si può ricondurre a due fenomeni, ovvero l’information Fatigue Sindrome (IFS) e l’information Anxiety. Entrambe le sindromi sono derivanti dallo stress di dover confrontare una quantità eccessiva d’informazione. Lo scrittore americano Wurman definisce l’ansia da informazione come “il prodotto del sempre più ampio divario tra ciò che capiamo e quello che pensiamo di capire. È il buco nero tra i dati e la conoscenza”. Non sorprende, quindi, che il sovraccarico di informazioni possa causare una vera e propria patologia, sfociando in una forma di dipendenza da Internet e proprio per questo è necessario ricorrere ad alcune soluzioni per tamponare il problema.

“Saper gestire il sovraccarico di informazioni è importante per la propria crescita personale in quanto uno dei principi fondamentali per avere successo è quello di discernere le informazioni che sono utili al raggiungimento dei propri obiettivi da quelle che non assolvono a tale compito” (https://arricchisciti.com/2016/03/sovraccarico-di-informazioni/).

Ciò porta a riflettere su alcune strategie pratiche per gestire al meglio il sovraccarico di informazioni derivante da internet come, per esempio, scollegarsi dai social network o disattivare le notifiche durante i momenti della giornata in cui si è impegnati in altre attività. Infatti, sarebbe buona norma dedicare soltanto un “momento” al giorno ai social, per evitare di rimanere costantemente collegati per leggerne i contenuti.

Togli le notifiche audio dal tuo smartphone, elimina i widget che ti dicono che qualcuno ha commentato un tuo post in un social network, chiudi applicazioni come Twitter e Facebook. Se i social network sono importanti nella nostra vita, dedica loro un momento specifico (la “pausa Twitter” come la pausa caffè), ma durante il resto del tempo non farti disturbare. Vedrai che la vita va avanti lo stesso, anzi, sarai stupito di come ti sentirai meglio.

Tra le altre soluzioni è utile snellire le proprie fonti informative, leggendo soltanto pochi ma autorevoli siti web per non tenere aperte contemporaneamente più di 10 schede nel browser, o ancora il non focalizzarsi sul negativo e su ciò che rappresenta soltanto una perdita di tempo. In altre parole, un’altra strategia per evitare il sovraccarico di informazioni è quella di evitare di farsi coinvolgere troppo da notizie negative o improduttive. Ascoltare telegiornali in continuazione ti riempie di notizie drammatiche che non apportano alcun beneficio alla tua crescita personale. È importante restare informati, ma non c’è bisogno di leggere tutti i giorni notizie di cronaca.

Infine, può risultare utile anche usare una To Do List per definire le priorità, in modo da programmare ogni giorno le attività e gli spostamenti, evitando così di perdere il tempo inutilmente, magari navigando in Internet.

Concludendo, è possibile gestire questo fenomeno prestando attenzione alle piccole cose, al tempo che dedichiamo ai social, alle numerose informazioni che durante il giorno ci ritroviamo a googlare. Il tempo è denaro, si sa. Per evitare che il sovraccarico di informazioni ci complichi la vita, è molto importante riflettere e cercare di ragionare in termini di Return on Investment. Bisogna imparare a immaginare il tempo che trascorriamo a leggere i contenuti del web, delle email e dei social network come un investimento che facciamo su noi stessi, chiedendoci: quale ritorno?

 

Di Riccardo Berloco