I social media si sono sviluppati a partire dalla nascita di Facebook nel 2004. Successivamente sono nati tantissimi social con scopi tutti diversi: prima Snapchat e poi Instagram per la condivisione di momenti e di fotografie, Twitter per i pensieri spontanei e ridotti, LinkedIn principalmente per scopi lavorativi, Meetic per conoscere nuove persone e tantissimi altri ancora.

Dal lancio di Facebook, l’utilizzo dei social media è in continua crescita: grazie a Facebook era possibile mettersi in contatto con persone vicine e lontane da noi, scrivere e condividere i propri pensieri col mondo e non solo. Questo social ha cambiato il mondo.  Crearsi un profilo su Facebook è semplicissimo: basta inserire la propria mail e una password, introdurre qualche dato personale e il gioco è fatto. Col tempo, Facebook è entrato nella vita delle persone ed è diventato di uso comune: tutti si creano un profilo, condividono e producono contenuti sia con amici che con persone che non conoscono. (qui è possibile trovare un ulteriore approfondimento)

Col tempo, poi, si sono sviluppati altri social; si può considerare Instagram il social del momento. Questo social sta prendendo molto piede rispetto a Facebook in quanto è più “veloce” nella creazione di contenuti; abbiamo, inoltre, la possibilità di scegliere se rendere visibili sempre le nostre foto attraverso la creazione di post o se produrre contenuti temporanei attraverso le stories.

In ogni caso, l’avvento dei social ha cambiato molto il nostro modo di comunicare e di relazionarci con le persone. Ciò rappresenta un’evoluzione naturale, in quanto usiamo queste tecnologie nel quotidiano e in dose massiccia.

IL CONCETTO DI AMICIZIA

In primis si è evoluto il concetto di amicizia (qui è possibile trovare un ulteriore approfondimento): oggi non è importante dove si trovino i nostri amici, ma che essi siano presenti sui social. In uno studio svolto da Robin Dumbar (antropologo all’Università di Oxford) è emerso che ogni individuo può avere al massimo 150 amici di cui conosce davvero chi è e cosa fa nella vita; oltre questo numero non li possiamo considerare davvero amici.

Un’altra ricerca svolta da William Rawlins, propone tre diverse tipologie di amici: l’amico attivo, quando si è in contatto costante con una persona e si sa di poter contare su di lei in ogni momento; l’amico dormiente, quando col tempo si sono persi un pò i contatti con una persona ma ritrovandosi si riprenderebbero facilmente; e l’amico commemorativo, quando una persona è stata importante in un momento passato della nostra vita, ma che non ci si aspetta di rivedere o risentire.

I social media ci permettono di prolungare la durata delle amicizie dormienti e commemorative grazie alla possibilità di commentare, di ri-postare i “ricordi” e di mettere like, mentendo così l’amicizia con uno sforzo minimo.

Questo approccio ai social media può essere considerato positivamente in quanto ci permette di conservare e intrattenere rapporti sociali che nella quotidianità sparirebbero e verrebbero dimenticati.

IL CONCETTO DI ISOLAMENTO

Un altro concetto da prendere in considerazione riguardo le amicizie sui social è quello dell’isolamento: le amicizie online non devono togliere tempo alle relazioni offline. Secondo una ricerca Istat (qui è possibile trovare un ulteriore approfondimento), nel 2016, in Italia sei milioni di adulti possono contare su diversi tipi di relazione online e offline, ma tre milioni di Italiani dispongono soltanto della famiglia.

Questi numeri portano alla luce il concreto problema dell’isolamento del singolo, che varia in modo proporzionale rispetto all’età: i giovani partecipano maggiormente alla vita sui social e rischiano di più questa forma di isolamento nella vita reale.

Questo desiderio di socialità non rappresenta solo una tendenza connaturata nell’uomo, ma anche un incentivo ad avere maggiore fiducia nei confronti degli altri e della società. Esistono numerose tipologie di relazione sia sui social, che nella vita reale. Dobbiamo essere in grado di riuscire a mantenerle entrambe per non ritrovarci soli nel “mondo reale”, pur restando consapevoli dell’importanza delle due tipologie di relazione.

Un altro fattore positivo da valutare nelle relazioni sui social è quello della facilità delle relazioni online: le persone più timide possono trovare nei social una maggiore semplicità di comunicazione andando a costruire dei rapporti e delle legami che sarebbero più difficili da creare nella vita “reale”.  Inoltre, per questi soggetti, Internet può rappresentare un strumento per fuggire dalla realtà quotidiana e per ripararsi in un mondo gratificante, nel quale può risultare più semplice superare gli ostacoli che caratterizzano le interazioni reali.

Possiamo però notare con un occhio più critico che i social possiedono anche diversi aspetti negativi: primo fra tutti può essere la considerazione che una persona, attraverso il social media, può diventare nostra amica con un semplice click, mentre l’amicizia nel “mondo reale” necessita di tempo, dedizione e condivisione. Inoltre, molto importante in un’amicizia è anche la fisicità intesa come presenza fisica della persona e il linguaggio non verbale che sono fondamentali in una relazione e che nei social non esistono.

Altro aspetto molto importante da considerare riguardo alle relazioni sui social media è quello di non mostrarsi mai per quello che si è: sui social media è facile mentire sul proprio stato emotivo ed è semplice gestire il modo di porsi con le altre persone non essendoci dialoghi diretti face to face, ma ragionati precedentemente.

FENOMENO DEL PHUBBING

Sempre restando su un approccio critico, dobbiamo tenere conto del fenomeno di Phubbing (qui è possibile trovare un ulteriore approfondimento)che si sta sempre di più sviluppando: sintomo nella quale gruppi di amici trascorrono momenti di vita reale insieme, ma, allo stesso tempo, si ritrovano ognuno sul proprio smartphone presi dai propri profili e dalle proprie relazioni online; in questo modo le relazioni reali vengono trascurate per quelle virtuali.

La fascia d’età che maggiormente utilizza i social per relazionarsi con amici e con il mondo è quella adolescenziale. Un’importante ricerca svolta nel 2008 realizzata dall’associazione Save the Children in collaborazione con il CREMIT ha indagato il significato che Internet assume per gli adolescenti e gli atteggiamenti adottati rispetto ai possibili rischi del mondo virtuale. Si è evidenziato come tra i ragazzi intervistati prevalga l’idea che Internet sia utile, facilmente gestibile e non particolarmente pericoloso, nonostante molti ammettano di aver assunto almeno una volta comportamenti trasgressivi e provocatori, o aver vissuto situazioni rischiose.

Riguardo a questo tema sono state ricavate due teorie: la teoria del disimpegno e la teoria della stimolazione (Valkenburg e Peter) che analizzano le conseguenze di un uso eccessivo dei social media.

La teoria del disimpegno sottolinea come la comunicazione on-line incida negativamente sul benessere psicologico, poiché sottrae tempo che potrebbe essere dedicato alle amicizie già esistenti riducendone la qualità. La tendenza dei ragazzi a intrattenere relazioni con sconosciuti, spesso di breve durata, non permetterebbe di impegnarsi in relazioni significative. Le amicizie virtuali tenderebbero a diventare emotivamente intense in un periodo di tempo troppo breve senza che vi sia sufficiente fiducia nel legame.

La relativa anonimità dell’interazione on-line favorirebbe infine la tendenza dei soggetti a mentire, ad esprimere apertamente emozioni negative o a interrompere in modo brusco la comunicazione nel momento in cui si verifica un conflitto senza le preoccupazioni che tipicamente caratterizzano la comunicazione faccia a faccia.

La teoria della stimolazione sottolinea, al contrario, come la comunicazione on-line permetta un arricchimento del contesto relazionale del soggetto e favorisca le opportunità di crescita e di adattamento al contesto. In rete sembrerebbe più facile svelare le parti più intime di sé: tale processo favorirebbe quindi un accudimento, gradimento e fiducia reciproca che a loro volta migliorerebbero le qualità dell’amicizia stessa.

In Internet le amicizie fra ragazzi di sesso diverso sarebbero più solide e intimamente profonde di quelle nella vita non virtuale forse per il minore imbarazzo che si prova in riferimento alla connotazione sessuale della relazione e alla sua presentazione pubblica.

Grazie alle numerose ricerche e alle considerazioni fatte riguardo all’utilizzo dei social media, possiamo affermare che l’avvento di essi abbia cambiato il mondo migliorandolo per semplicità e per ricchezza: abbiamo la possibilità di rimanere in contatto con persone lontane da noi e di relazionarci in modo più semplice. Allo stesso tempo, non dobbiamo considerare le relazioni online le uniche relazioni esistenti, in quanto non fisicamente reali.

CONCLUSIONI

Per concludere, possiamo affermare che possono coesistere entrambe le tipologie di relazione: dobbiamo essere in grado di gestirle in maniera corretta per riuscire a mantenere le relazioni online e, allo stesso tempo, dedicare momenti anche alle relazioni offline dimenticandoci dell’esistenza dei social per godere di momenti di qualità con le nostre amicizie, la nostra famiglia e con le persone che ci circondano.