Risolvere Soggetto – Sistema, Individuo – Comunità, Attore – Rete (statica) con la dinamica Nodo – Relazione – Rete (dinamica, social network) significa superare logica riduzionistica e rapporti di causazione lineari per concentrare la propria attenzione sul gioco di relazioni tra i diversi luoghi dello spazio (J. Law, 1999) in cui individuo e società non vanno più pensati come elementi eterogenei.

Il singolo acquistando proprietà grazie al sistema nel quale agisce, è nominato dalle relazioni che intrattiene mentre – ad un differente livello di analisi – è possibile leggere il sistema grazie ad una mappatura delle relazioni tra i singoli nodi che compongono la rete.

Negli articoli precedenti, si è cercato di esporre il metodo e i principi utilizzati nelle ricerche condotte in Social Network Theory (SNT), rivelando come il paradigma delle rete e lo studio dei social network siano uno strumento adatto a unire macro– e micro– livelli di analisi sociologica.

Come è stato detto, questo campo di ricerche più che favorire la nascita di una nuova disciplina sembra proporre nuovi strumenti concettuali grazie ai quali descrivere e tentare di risolvere precedenti questioni (B. Wellman, 2001) inerenti alle più diverse discipline: studi storici, antropologici e sociologici, teoria della persona e filosofia, cultural studies, geografia sociale, organizational analysis, marketing e gestione del personale e organizzazione del lavoro.

Indeed, the notion of “network” is itself an alternative topological system. Thus in a network, elements retain their spatial integrity by virtue of their position in a set of links or relations. Object integrity, then, in not about a volume within a larger Euclidean volume. It is rather about holding patterns of links stable (…)

J. Law, 1999

Relational materiality

Precedentemente si è detto che il nodo o attore va pensato come il luogo dove le informazioni sono immagazzinate e dal quale vengono diffuse, in quanto è capace di condensare e codificare il dato di informazione l’individuo è il mezzo attraverso il quale la comunicazione avviene e i luogo dove il significato è incorporato, embedded.

L’attore è radicalmente indeterminato.

Una seconda proprietà del nodo attore è quella di poter essere cercato e “mappato” costantemente proprio per il suo essere in relazione, il suo trovarsi nella rete.

I nodi ordinando e rendendo “durevoli” nel tempo le relazioni, nel senso conferito alla parola da H. Bergson, processando e scambiando dati producono la rete, trasformandola e traducendola incessantemente. Law chiama queste proprietà dell’attore della rete relational materiality e performativity usando altrove:

enrolment, traduction, translation.

Questo carattere “attivatore”, quest’elemento “vitalistico” c’impone di ripensare lo spazio sociale nei termini di una rete dinamica di flussi di informazione condensati temporaneamente in zone ad alta densità di relazioni formate da gruppi parzialmente chiusi di attori.

attore mondo

Law, Callon, Latour

Tali luoghi sono, ad esempio: gruppi d’individui portatori di un dato interesse, piccole comunità come il quartiere, il distretto, il comune, gli utenti di un certo online social network, i lettori dello stesso quotidiano. Ma, allo stesso modo, i server principali di corporation come Google, Yahoo, le banche dati di importanti studi legali, le ambasciate e sedi di governo.

(…) the notion of network is itself a form – or perhaps a family of forms – of spatiality: that it imposes strong restrictions on the condition of topological possibility. And that, accordingly, it tends to limit and homogenize the character of links, the character of invariant connection, the character of possible relations, and so the character of possible entities.

J. Law, 1999

Altrove, gli agenti sono un tutt’uno chiamato attore-mondo (Callon, 1986) e il quale spazio è:

(…) not a network connecting entities which are already there, but a network which configures ontologies.

bruno latour

Secondo il sociologo francese B. Latour (1987, 1996) a lungo contestato per l’estremismo dei propri lavori, la rete in quanto tale non esiste se non come dinamica prodotta dall’incontro relazionale di due o più attori, o in altri termini, come “deriva linguistica” ovvero termine costruito dal e nel dialogo delle scienze sociali – ed sarebbe quindi necessario abbandonare le antiche dicotomie Attore – Spazio, Agency – Structure, Micro – Macro, Node – Actor in favore del più comprensivo Actant l’attività del quale è descritta come “translation o “mediation.

Gli hub delle rete, i centri e principali raccordi, e gli individui strategici di una data comunità condividono un’alta densità di connessioni e concentrazione di informazione negata agli emarginati così come alle ampie zone periferiche delle metropoli. I margini del network sono zone d’ombra, poco definite e difficile da mappare: fasce deboli della popolazione, escluse dall’istruzione e dalle grandi arterie di comunicazione.

Luoghi cronicamente carenti di informazioni.

nodo spazio

Server vs client

La dinamica Server – Client (E. Moglen, 2010, della Columbia Uni), immutata dai tempi di Roma Imperiale ed oggi applicata con successo su scala globale alle infrastrutture che regolano e organizzano l’Infosfera, rende ceco ed indifeso il cliente che è di conseguenza costretto a chiedere ed ad attendere informazioni, beni o servizi al server.

Similmente oggi i piccoli villaggi e le periferie dipendono e vengono coordinati dalle grandi città, i rivenditori e i negozi al dettaglio dai magazzini generali della grande distribuzione, stati satelliti e piccole democrazie dalle grandi potenze mondiali, l’emittente locale da colossi mediatici come BBC News, CNN o il The New York Times.

Mentre il server, luogo ad alta densità, al centro delle relazioni, dispone di una visione e di un controllo totale sulle informazioni, la cui vista è impedita all’emarginato, al quale, privato di capacità interpretativa e proiettiva, viene offerta solamente – se vogliamo – una verità parziale.

In questo senso, l’architettura delle rete ha a che fare con quella del Panopticon (J. Bentham, 1789, concetto reso celebre in M. Foucault, 1975, 1978) come Moglen ha brillantemente messo in luce in una recente intervista intitolata programmaticamente Freedom in the Cloud. La cui registrazione è oggi consultabile qui (audiotrascrizione).

Ma le difficoltà di visualizzare il centro dell’edificio benthamiano non risiedono solo nella natura essenzialmente diafana della sua architettura e di quella del controllo di informazioni nella società della sorveglianza.

Hub di informazione e società liquida

final-binary

Nella società contemporanea gli hub, spazi ad alta densità di scambio di informazioni, sono moltiplicati infinitamente e crescono, si sviluppano e muoiono organicamente, migrando da un luogo all’altro delle rete secondo le stagioni, della ricchezza di risorse disponibili a buon mercato sfuggendo a crisi, carestie e conflitti.

In una società in cui i confini e i limiti delle convenzioni sociali sono divenuti ormai “liquidi” (Z. Bauman, 2000, ma anche la “società del rischio” di U. Beck, 1998, e quella “biotech” di J. Rifkin, 1998), la messa a fuoco della realtà è resa difficile dalla velocità con la quale i diversi Big Brother si avvicendano, differenti centri nascono e cessano di esistere, diverse istituzioni vengono create e dimenticate.

A differenza di 1984, dati e informazioni sono controllati da diversi “ministeri” in competizione tra loro e numerose falle ai vertici del network impongono una costante, anche se minima, redistribuzione e ri-allocazione delle risorse.

Questa è forse la maggior differenza tra la società della disciplina d’impronta foucaultiana e quella del controllo descritta da G. Deleuze in Postscript on Control Society (1990) laddove il crollo dei confini di ogni istituzione – prigione, ospedale, fabbrica, scuola e famiglia – moltiplica indefinitamente i poli della società tradizionale rendendoli “variabili indipendenti”:

In control society (…) the key in no longer a signature or number but a code; codes are passwords, whereas disciplinary societies are ruled (when it comes to integration or resistance) by precepts. The digital language of control is made up of codes indicating whether access to some information should be allowed or denied. We’re no longer dealing with a duality of mass and individual. Individuals become “dividuals”, and masses become samples, data, markets, or “banks”.

Deleuze, G. 1990

La società dello spettacolo

deleuze

I nodi al centro della rete sono contemporaneamente i luoghi in cui risorse e dati sono collocati e nei quali lo spettacolo di significati e immagini è creato (G. Debord, 1967). Comunità, nazioni e gruppi d’interesse vengono continuamente prodotti e distribuiti fino ai confini dello spazio sociale a partire dalle opinioni e informazioni poste al centro.

Sotto quest’aspetto, Internet e le dinamiche risultanti da questo nuovo mezzo di comunicazione non rappresentano che un’amplificazione e un incremento delle tradizionali relazioni sociali. La protezione offerta dalla propria nazione non è qualitativamente diversa dal sentimento provato nei riguardi del nostro preferito online social network. Il ripetersi di crisi economiche nel sistema capitalistico di organizzazione del lavoro (D. Harvey, 2001), i problemi sociali tipici di aree metropolitane degradate (M. Castells, 1972, 1978) e zone del Web a bassa densità di informazioni, incapaci di raggiungere la grande massa di utenti perché escluse dalle principali reti di relazioni sono fenomeni del tutto simili, ed in quanto tali, andrebbero studiati.

In questo senso, ogni problema politico può venir tradotto in termini di allocazione di risorse limitate nello spazio di una rete potenzialmente illimitata. Chi è lasciato entrare? Chi è lasciato fuori da i confini?

Come sostiene T. Terranova (2004) il punto è usare il concetto di social network per caratterizzare la cultura del presente e l’età delle connessioni. Ma per far questo è necessario iniziare a pensare nello stesso modo la cultura di Internet e quella della vita reale, i sistemi biofisici e la natura dei dati trasmessi globalmente lungo le dorsali oceaniche ogni giorno e in ogni istante.

Scienza delle relazioni

Senza questo cambio di direzione, senza l’utilizzo di questi strumenti di analisi e di questo framework mentale (G. Lovink, 2002, 2005, D. de Kerckhove, 2001) non è possibile alcun calcolo, alcuna cartografia. Un pensiero di questo tipo è necessario se si vuol provvedere a un lista corretta di entità, d’individui da nominare e luoghi da mappare.

In conclusione, spero di aver mostrato come il paradigma della rete rappresenti uno strumento fondamentale per chiarire l’attuale complessità sociale e come, grazie alla propria generalità e applicabilità, questo sia utilizzato in diverse discipline scientifiche a partire almeno dagli anni Settanta e possa interessare oggi scienze umane, ontologia sociale e altri settori d’indagine del pensiero filosofico in quanto “Scienza delle Relazioni”.

Ovviamente, le teorie esposte in queste pagine e il termine Social Network non pretendono di esser né universali né inclusivi. In quanto dinamica, ogni rete sociale è essenzialmente soggetta al cambiamento e in quanto tale più che venir spiegata nella sua completezza, ne va portato alla luce il carattere, rendendo visibile e analizzando i luoghi temporaneamente “durevoli” in un arcipelago in continua attività. Del resto, dovremmo abituarci a diffidare da ogni pensiero che proponga se stesso come ultimo e definitivo. Come scrive M. Granovetter (1973):

“Paradoxes are a welcome antidote to theories which explain everything all too neatly”.